Carmen Arvale
Con il nome di Carmen Arvale ci si riferisce a quanto è giunto fino a noi del canto liturgico tradizionale degli Arvali (Fratres Arvales), un antico collegio sacerdotale romano. Per questo motivo ci si riferisce ad esso anche con il nome di carmen fratrum Arvalium (letteralmente: carme dei fratelli Arvali). I sacerdoti Arvali si dedicavano al culto della dea Dea Dia (in tempi più recenti identificata con Cerere) e officiavano sacrifici in suo onore perché continuasse ad assicurare la fertilità dei campi coltivati (in latino arva).
Composto in versi di diversa lunghezza, il Carmen Arvale è stato ritrovato su in iscrizione rinvenuta in territorio vaticano durante alcuni scavi nel 1778; l'iscrizione è datata 29 maggio 218, a testimonianza del fatto che, dopo la politica di restaurazione del mos maiorum voluta da Augusto, le originarie tradizioni romane furono a lungo mantenute in vita seppure il loro senso reale risultasse ormai incomprensibile. Il Carmen veniva intonato dai sacerdoti durante le processioni denominate Ambarvalia, con cui si propiziava la fertilità della terra. Il testo dell'iscrizione di cui disponiamo è quello della redazione voluta di Augusto tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo d.C., ma il Carmen fu probabilmente composto tra il V e il IV secolo a.C. I primi cinque versi venivano ripetuti a ritmo particolarmente lento per tre volte; il triumphe finale, che dava inizio alla danza denominata tripudium, veniva ripetuto cinque volte. Lo stile del testo è particolarmente solenne, ripetute sono le invocazioni alla divinità; il carattere sacro e orale del componimento è testimoniato dalla presenza di alcune figure retoriche, tra cui l'iterazione, l'anafora, l'allitterazione e l'omoteleuto. Nel canto si invoca l'aiuto di Marte e dei Lari, affinché non consentano che i campi inaridiscano, ma si adoperino perché rimangano fertili:
| (LA)
« enos Lases iuvate
enos Lases iuvate enos Lases iuvate neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber semunis alterni advocapit conctos semunis alterni advocapit conctos semunis alterni advocapit conctos enos Marmor iuvato enos Marmor iuvato enos Marmor iuvato triumpe triumpe triumpe triumpe triumpe. » |
(IT)
« Lari aiutateci,
Lari aiutateci, Lari aiutateci, non permettere, Marte ,che rovina cada su molti. non permettere, Marte ,che rovina cada su molti. non permettere, Marte, che rovina cada su molti. Sii sazio, crudele Marte. Balza oltre la soglia. Rimani lì. Sii sazio, crudele Marte. Balza oltre la soglia. Rimani lì. Sii sazio, crudele Marte. Balza oltre la soglia. Rimani lì. Invocate a turno tutti gli dei delle sementi. Invocate a turno tutti gli dei delle sementi. Invocate a turno tutti gli dei delle sementi. Aiutaci Marte. Aiutaci Marte. Aiutaci Marte. Trionfo, trionfo, trionfo, trionfo, trionfo. » |
Il Carmen Arvale è stato in tempi moderni ripreso e riportato in auge da Gerald Gardner, che lo ha inserito tra i canti rituali della religione Wicca.
[modifica] Bibliografia
- G. Pontiggia; M.C. Grandi, Letteratura latina. Storia e testi, Milano, Principato, 1996.
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