Legis actio per manus iniectionem

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La legis actio per manus iniectionem o manus iniectio rappresenta uno dei cinque modi di agire previsti dall'antico schema procedurale delle legis actiones e veniva utilizzata, secondo quanto dice Gaio nelle sue opere, per la realizzazione di posizioni giuridiche soggettive per le quali una legge vi faceva rinvio, avente quindi carattere esecutivo.[1]

La manus iniectio in particolare aveva come più comune presupposto una condanna al pagamento di una somma di denaro. Nell'ambito di tale procedura il creditore giungeva ad afferrare il debitore, e lo trascinava davanti al pretore, e ripetendo il gesto pronunciava la solenne dichiarazione della manus iniectio.

Esperita tale dichiarazione, il debitore (ora chiamato addictus), era completamente alla mercé del creditore. Questi poteva trattenerlo incatenato presso la propria dimora, venderlo come schiavo, o addirittura ucciderlo.

Tipologie di legis actio per manus iniectionem[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Garanzia.

La legis actio per manus iniectionem aveva applicazione più comune nel caso di condanna al pagamento di una somma di denaro e si si suddivideva in tre tipologie diverse:

  • La manus iniectio iudicati traeva la sua origine da una espressa disposizione delle XII tavole[2], che permetteva al creditore riconosciuto da una sentenza[3] di esperire l'actio dopo trenta giorni dalla sentenza, nel caso in cui il debitore non avesse ancora assolto al debito.
    A questo profilo si affiancava il confessus, quando cioè il convenuto confessava il proprio debito in iure, parificato, quindi, allo iudicatus.
  • La manus iniectio pro iudicato era utilizzata da coloro che, detti sponsor, avevano prestato garanzia di un debito, avendolo quindi pagato e ritrovandosi senza pagamento, da parte del debitore garantito, da oltre sei mesi del relativo importo.
  • La manus iniectio pura, creata dalla lex furia testamentaria, che dava la possibilità all'erede di agire contro il legatario che avesse percepito, a titolo di legato, più di mille assi.[1]

Procedimento[modifica | modifica wikitesto]

Il procedimento si svolgeva di fronte alle due parti e dinanzi al magistrato giudicante: il ruolo attivo era riconosciuto principalmente al creditore il quale, rivolgendosi al presunto debitore, enunciava certa verba di un formulario predeterminato, andando a elencare la fonte del credito, l'importo e dichiarava di manum inicere, per poi afferrare l'altra parte.

Costui, in sua difesa, poteva chiamare un vindex, ovvero qualcuno che avrebbe contestato il diritto dell'attore di procedere a manus iniectio, attraverso la negazione del debito, aprendo così una legis actio dichiarativa, nella quale il vindex, se soccombente, avrebbe dovuto pagare il doppio dell'importo del debito che aveva tentato di negare. Nel caso in cui non vi fosse vindex, la condizione del debitore peggiorava, in quanto poteva essere trascinato dal creditore e tenuto in catene per sessanta giorni.

Il creditore, in questa posizione, aveva l'obbligo di condurlo in tre mercati nundinae consecutivi[4] e proclamare l'importo del debito, affinché qualcuno, se avesse voluto, riscattasse il debitore.

Se questo, però, non avveniva, il debitore a questo punto perdeva qualsiasi diritto, potendo non soltanto essere venduto come schiavo fuori Roma, ma anche essere ucciso.

Particolare piuttosto cruento, a norma delle XII Tavole, i creditori potevano reclamare una parte del corpo del debitore, dopo che esso veniva fatto a pezzi.[5] Nella manus iniectio pura, però, era riconosciuta la possibilità al debitore di negare il debito, senza la necessità del vindex ed essere sottoposto, quindi, al procedimento che portava, se soccombente, al raddoppio dell'importo.

Questa possibilità venne generalizzata, attraverso la lex Vallia, lasciando che il vindex fosse necessario solo contro il iudicatus e nei confronti dello sponsor, dal debitore principale.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Matteo Marrone, Il processo in Manuale di diritto privato romano, Torino, G.Giappichelli Editore, 2004, pp. 36-37-38.
  2. ^ probabilmente a conferma di precedenti mores.
  3. ^ iudicatum.
  4. ^ il mercato nundinae si teneva ogni nono giorno del mese.
  5. ^ Le testimonianze in nostro possesso, però, non affermano né di debitori uccisi né squartati.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Matteo Marrone, Manuale di diritto privato romano, Torino, G.Giappichelli Editore, 2004, ISBN 88-348-4578-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]