Tavole eugubine

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Tavola eugubina

Le Tavole eugubine (Tabulæ Iguvinæ) sono sette tavole bronzee rinvenute nel XV secolo nel territorio dell'antica Ikuvium (Gubbio), sulle quali è iscritto un testo in umbro, relativo a complessi cerimoniali di lustrazione ed espiazione della città. Le tavole furono vendute al comune di Gubbio nel 1456 e attualmente sono conservate nella cappella del Palazzo dei Consoli a Gubbio.

Testo[modifica | modifica sorgente]

Particolare di una tavola eugubina

Cinque delle sette tavole sono scritte su entrambe le facce, mentre due (la terza e la quarta) sono scritte su un'unica faccia, per un totale di dodici facce. Il testo è redatto in lingua umbra e in alfabeto latino e umbro (un alfabeto simile agli altri alfabeti italici).

Le prime tavole (dalla I alla IV) sono state scritte, probabilmente, intorno al III o al II secolo a.C., in caratteri umbri e lingua umbra. Anche le tavole VI e VII sono scritte in lingua umbra, ma con alfabeto latino e sembra che possano risalire al I secolo a.C. La tavola V è scritta in caratteri umbri nella faccia a e nelle prime sette righe della faccia b. Le rimanenti righe (8-18) sono invece in caratteri latini. Le tavole scritte in alfabeto umbro sono dette "paleoumbre", quelle scritte con alfabeto latino sono dette "neoumbre".

Con tutta probabilità le tavole riportano, in forma monumentale, testi molto più antichi, forse risalenti al I millennio a.C.[1]. Tra di esse. le differenze di lingua sono dovute in gran parte a diversità di grafia, giacché l'alfabeto umbro non aveva segni per o, g, d e spesso scriveva p per b e il paleoumbro ř nel neoumbro è reso con rs. Tutti i testi sono comunque scritti in lingua umbra.

Le tavole contengono prescrizioni per il collegio sacerdotale dei Fratres Atiedii, un gruppo sacerdotale composto da 12 sacerdoti devoti al dio Ju-pater (lo Juppiter latino, ovvero Giove).

Le tavole sono l'unica fonte per lo studio del popolo umbro e della sua lingua, oltre che per le sue pratiche religiose. Sembrano essere scritte in un metro poetico simile al saturnio, metro che si incontra nella prima poesia latina. Se si escludono brevissime iscrizioni epigrafiche sono anche gli unici testi in lingua umbra.

Il linguista Giacomo Devoto considera le tavole eugubine, di cui a lungo si è occupato, come il "più importante testo rituale di tutta l'antichità classica"[2].

Esempio[modifica | modifica sorgente]

A titolo di esempio la traslitterazione delle prime righe dell'intero testo:

« este persklum aves anzeriates enetu
pernaies pusnaes preveres treplanes
iuve krapuvi tre buf fetu arvia ustentu
vatuva ferine feitu heris vinu heri puni
ukriper fisiu tutaper ikuvina feitu sevum »
(traslitterazione delle prime righe della prima tavola)

Ritrovamento[modifica | modifica sorgente]

Il luogo di ritrovamento delle tavole è sconosciuto, sebbene debba trovarsi nel territorio dell'antica Gubbio. La maggior parte degli studiosi ritiene che possano provenire dal teatro romano di Gubbio[1].

Nel primo studio documentato sulle tavole, con la parziale edizione a stampa dei testi nel 1580, l'erudito locale Gabriele Gabrielli data il rinvenimento al 1444, si ignora su che basi[3]. Sicuramente documentata è solo la vendita delle tavole al Comune di Gubbio, nel 1456[4], da parte di un certo "Paulus Greghorii de Siga habitator Eugubii", poi definito anche "de partibus Sclavoniae"[5].

Secondo un anonimo del XVII secolo il rinvenimento sarebbe invece avvenuto in una sala sotterranea nei pressi della chiesa di San Francesco a Gubbio[6].

La provenienza dal teatro romano fu ipotizzata da Antonio Concioli, Sr (1678)[7].

Secondo altri, invece, le tavole sarebbero state rinvenute nelle vicinanze del tempio di Giove Appennino (tra Scheggia e Cantiano)[8].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Augusto Ancillotti e Romolo Cerri, "Le tavole di Gubbio e La Civiltà degli Umbri" Jama, Perugia, 1996 BN 97-2006 IT\ICCU\MIL\0311307
  2. ^ Giacomo Devoto, "Le tavole di Gubbio", 1948.
  3. ^ Gabriele Gabrielli (Gubbio, 1555 - Forlì, 1602) aveva compilato un Vocabolarium etruscum ("raccolta d'iscrizioni etrusche e d'alfabeti", forse in assoluto il primo glossario di questo genere). Del documento, manoscritto, oggi conservato alla Biblioteca Marucelliana, furono pubblicate nel 1580 solo alcune sezioni dedicate alle Tavole Eugubine. Le Tavole furono parzialmente riprodotte a stampa (col metodo dell'acquaforte) in 300 esemplari, corredate di una breve introduzione e un commento, e quindi inviate "ai dotti" d'Italia, di altre nazioni Europee, d'Egitto, di Turchia e d'altrove, affinché questi contribuissero a decifrarne il significato. In margine alle riproduzioni furono apposte le cifre GGE (Gabriel Gabrielli Eugubinus)[senza fonte].
  4. ^ La vendita è documentata nell'atto di cessione, datato 25 agosto 1456 (Sezione dell' Archivio di Stato di Gubbio, rif.1453-1457 [rif. 25], fol. 132r.
  5. ^ L'abbreviazione "Sig.a" era stata in passato sciolta con Sigia o Schigia, ovvero Scheggia, mentre deve invece riferirsi alla località di Signa, città della Slavonia citata anche in altri documenti del comune di Gubbio (odierna Signo, presso Spalato) (Piero Luigi Menichetti, Le tavole eugubine, articolo sul sito ufficiale del comune di Gubbio). La vendita avvenne in nome e per conto di una certa Presentina, figlia di Francesco Vici Maggi, e il pagamento avvenne mediante cessione per due anni dei proventi della "gabella sui monti e pascoli" (corrispondente a circa 40 fiorini d'oro), con inizio dal 1º gennaio 1457.
  6. ^ Piero Luigi Menichetti, Le tavole eugubine, articolo sul sito ufficiale del comune di Gubbio).
  7. ^ Seguono la medesima ipotesi anche Francesco Maria Picotti, Michel Bréal e Oderigi Lucarelli (Guida turistica di Gubbio, 1888): Piero Luigi Menichetti, Le tavole eugubine, articolo sul sito ufficiale del comune di Gubbio.
  8. ^ Marcello Gaggioti, Dorica Manconi, Liliana Mercando. Monika Verzár, Umbria Marche (Guide archeologiche Laterza), Laterza, Bari 1993, p.187.: « Scoperte nei pressi del teatro romano o - secondo altri- nei pressi di Scheggia, le sette tavole di bronzo di Gubbio ci offrono il più preciso quadro della struttura di una città-stato italica.»

Bibliografia e fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Archivio Comunale Scheggia, Cartella 29, n. 19; rogito, 11 maggio 1605, del notaio di Scheggia, Andrea Bartolini
  • Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, Vallecchi, Firenze, 1931
  • Geremia Luconi, Umbria ignorata, Psalterium, Roma, 1939
  • Giacomo Devoto, Le Tavole di Gubbio, Sansoni, Firenze, 1948
  • Pio Paolucci, Scheggia: note critico-storiche, La Toscografica, Empoli, 1966
  • Aldo Prosdocimi, L'umbro, in Aldo Prosdocimi (a c. di), Lingue e dialetti dell'Italia antica, Biblioteca di storia patria, Roma 1978
  • Aldo Prosdocimi, Le Tavole Iguvine, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 1984 ISBN 978-88-222-3247-2
  • Piero Luigi Menichetti, Storia di Gubbio: dalle origini all'unita d'Italia, Petruzzi, Città di Castello, 1987
  • Augusto Ancillotti e Romolo Cerri, Le tavole di Gubbio e la civiltà degli Umbri, Jama, Perugia, 1996

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