Abluzioni rituali ebraiche

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Caraffa d'argento per abluzioni, usata per il netilat yadayim

Le abluzioni rituali ebraiche, o le purificazioni con l'acqua, assumono nell'Ebraismo due forme principali. La tevilah (ebraico: טְבִילָה) è un'immersione completa del corpo nella mikveh; e la netilat yadayim che è il lavaggio delle mani con una caraffa e e maim acharonim che e' la pulizia delle dita delle mani dopo il pasto prima di recitare la birchat hamazon.

I riferimenti alle abluzioni rituali si trovano nella Bibbia ebraica e sono elaborate nella Mishnah e nel Talmud. Sono state codificate in vari codici della legge ebraica e della tradizione, come per esempio nella Mishneh Torah di Mosè Maimonide (XII secolo) e nello Shulchan Arukh di Joseph Karo (XVI secolo). Queste usanze sono più comunemente osservate nell'ambito dell'Ebraismo ortodosso. Nell'Ebraismo conservatore, le pratiche sono normative con una certa mitezza e con eccezioni. Le abluzioni rituali non sono osservate dall'Ebraismo riformato.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tevilah.

Bibbia ebraica[modifica | modifica sorgente]

Il Tanakh include vari regolamenti sul bagno rituale:

«  Chiunque sarà toccato da colui che ha la gonorrea[1], se questi non si era lavato le mani, dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell'acqua e sarà immondo fino alla sera. »   (Levitico 15.11 [1])

Ci sono anche riferimenti al lavaggio delle mani:

«  Lavo nell'innocenza le mie mani e giro attorno al tuo altare, O Signore. »   (Salmi 26.6 [2])

Epoca del Secondo Tempio[modifica | modifica sorgente]

Filone di Alessandria fa riferimento alle abluzioni rituali nel contesto del Tempio e del Levitico, ma parla anche di "lavaggio" spirituale.[2] A Qumran sono stati identificati dei bacini che servivano da terme, e tra i manoscritti del Mar Morto sono stati rinvenuti testi sul mantenimento della purezza rituale che riflettono i requisiti dell'Levitico.[3]

Ebraismo rabbinico[modifica | modifica sorgente]

Monte del Tempio[modifica | modifica sorgente]

  • Prima di ascendere al Monte del Tempio, purificazione secondo i dettami delle autorità ortodosse che permettono di salire al Monte del Tempio (e anche al Movimento Masorti in Israele). In questo caso una mikveh ordinaria non è sufficiente — si richiede invece una vasca di "acqua viva (corrente)", cioè una sorgente, fiume o piscina che riceva tali acque.

Secondo l'Ebraismo conservatore[modifica | modifica sorgente]

Lavaggio delle mani[modifica | modifica sorgente]

Base generale della legge ebraica[modifica | modifica sorgente]

Esecuzione[modifica | modifica sorgente]

La pratica contemporanea nella maggioranza delle occasioni è quella di versare acqua su ogni mano tre volte usando una caraffa; questo rituale è correntemente conosciuto col termine yiddish "negel vasser", che significa "acqua ungueale". Tale termine yiddish viene usato anche per la speciale caraffa usata in queste abluzioni.

La benedizione[modifica | modifica sorgente]

(HE)
«  בָּרוּךְ אַתָּה הָ׳ אֱלֹהֵינוּ מֶלֶךְ הָעוֹלָם אֲשֶׁר
קִדְּשָׁנוּ בְּמִצְוֹתָיו וְצִוָּנוּ עַל נְטִילַת יָדָיִם
 »
(IT)
« Benedetto sei Tu, O Signore nostro Dio, Re dell'universo, che ci hai santificato coi Tuoi comandamenti, e ci hai comandato il lavaggio delle mani. »

Ai pasti[modifica | modifica sorgente]

Prima delle funzioni liturgiche[modifica | modifica sorgente]

Un lavabo per il lavaggio rituale delle mani all'entrata della Sinagoga Ramban di Gerusalemme

Secondo lo Shulchan Arukh, una persona si dovrebbe lavare entrambe le mani prima della preghiera, in base alla tradizione che richiede la purificazione rituale entrando nel Tempio di Gerusalemme, in assenza del quale la preghiera prende il suo posto, secondo l'Ebraismo ortodosso.

Prima delle benedizioni sacerdotali[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver dormito[modifica | modifica sorgente]

Il Talmud afferma che Dio comandò agli ebrei di lavarsi le mani e riporta il testo della benedizione netilat yadaim ancora in uso.[4]

Secondo lo Shulchan Arukh una persona che ha dormito deve lavarsi appena si alza e dire la benedizione natilat yadayim.

Anche nel Sefer haZohar è indicata la proibizione di dare e dire Benedizioni con le mani "non pulite", e per Dio e verso [alcuni] individui (Zohar 171).

Altre occasioni[modifica | modifica sorgente]

Ci si deve lavare le mani anche nei seguenti casi:

  • dopo essere stati nella stanza da bagno, essendo il rituale un simbolo sia di purezza corporea che di rimozione delle impurità umana.
  • dopo essersi tagliate le unghie o i capelli
  • dopo aver partecipato ad una processioni di funerale, dopo aver lasciato un cimitero, o dopo esser stati nelle vicinanze di una salma, nel raggio di quattro cubiti
  • dopo aver toccato una parte del proprio corpo normalmente coperta (parti genitali, schiena, ascelle, ecc.)
  • dopo essersi toccati dentro naso o orecchie
  • dopo essersi toccati il cuoio capelluto, ma non semplicemente i capelli
  • prima di lavori di scriba e calligrafia sacra (facoltativo)

Immersione del corpo[modifica | modifica sorgente]

Esistono diverse occasioni dove le regole bibliche o rabbiniche richiedono l'immersone completa del corpo, chiamata tevilah. A seconda delle circostanze, tale bagno rituale può richiedere l'immersione in "acqua viva" - sia usando una corrente naturale sia una mikveh (costruita in modo che riceva direttamente una fonte naturale d'acqua, come per es. una sorgente).

Tale tradizione segue i requisiti e le normative di immersione dell'Ebraismo rabbinico e derivazioni. Altre branche dell'Ebraismo, come quello Falascia, hanno pratiche sostanzialmente differenti, tra cui l'obbligo di una vera fonte naturale o corso d'acqua.

Conversione all'Ebraismo[modifica | modifica sorgente]

L'Ebraismo richiede ai conversi di immergersi completamente nell'acqua di una mikveh o bacino d'acqua corrente.

Umori del corpo e malattie della pelle[modifica | modifica sorgente]

Niddah[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Niddah.

La niddah viene integralmente osservata dell'Ebraismo ortodosso ed è normativa in quello conservatore. L'immersione rituale delle donne prima di ricominciare i propri rapporti sessuali dopo il periodo della niddah rimane l'uso principale delle mikveh contemporanee.

Zav/Zavah[modifica | modifica sorgente]

"On'ì"[modifica | modifica sorgente]

Keri[modifica | modifica sorgente]

Decesso[modifica | modifica sorgente]

Contatto con una carcassa[modifica | modifica sorgente]

Contatto con un cadavere[modifica | modifica sorgente]

Cura della salma[modifica | modifica sorgente]

Yom Kippur[modifica | modifica sorgente]

Immersione rituale degli uomini[modifica | modifica sorgente]

Pratiche correnti[modifica | modifica sorgente]

Commentario storico e accademico contemporaneo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ebraico: "zav", perdite uretrali a scolo.
  2. ^ Jutta Leonhardt, Jewish worship in Philo of Alexandria, p. 270 (2001) – "Lavaggio rituale": Il lavaggio rituale viene usato per la purificazione rituale nel contesto del culto del Tempio. In Som. I, 81, Filone cita Lev 22.6, che dice: "[Nessuno] mangerà le cose sante prima di essersi lavato il corpo nell'acqua ..."
  3. ^ Michael Anthony Knibb, The Qumran community, p. 92 (1987) -"... e tra le molte cisterne a Qumran, due bacini sono stati identificati che servivano da bagni e forse venivano usati per ... Impuro, impuro egli sarà fintanto che rifiuti i precetti di Dio: il linguaggio proviene dal Levitico."
  4. ^ Berakot 60b.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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