Leviti

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I Leviti erano i membri della tribù israelitica di Levi.

Ad essi era affidato il compito di sorvegliare il tabernacolo e il Tempio. La linea sacerdotale di Aronne (un gruppo che faceva parte dei Leviti e i cui membri erano detti cohanim) era quella che si occupava concretamente dei sacrifici rituali, mentre gli altri Leviti avevano il compito di cantare, di suonare e di assistere. I Leviti sono descritti come i guardiani di Dio, il suo esercito personale che trasportava scalzo l'arca dell'alleanza. Essi non ottennero alcuna parte della terra d'Israele, poiché servire Dio era la loro eredità. Vivevano nelle città levitiche, sparse per tutta Israele, e si sostenevano con le decime. I Leviti erano stati scelti per questo speciale ruolo perché, mentre erano in Egitto, avevano mantenuto fede alla religione dei loro padri. Nel deserto non avevano adorato il vitello d'oro, ma avevano appoggiato Mosè, membro della tribù di Levi. Durante l'esilio babilonese essi si rifiutavano di cantare "il canto del Signore" in terra straniera[1] e si tagliarono i pollici per non essere costretti a suonare durante le cerimonie idolatre che avevano luogo nella corte babilonese.

Indice

[modifica] Benedizione del padre Giacobbe

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Simeone (tribù).

[modifica] Benedizione di Mosè

« ...I tuoi Urim e Tummim appartengono ad un uomo a te pio che tu mettesti alla prova a Massà e con il quale contendesti per le acque di Merivà. Quei Leviti che dissero di padre e madre: "Non li abbiamo mai visti, che non portarono riguardo ai fratelli e non conobbero i figli perché osservarono i Tuoi detti e preservarono il Tuo patto, essi insegneranno i Tuoi statuti a Giacobbe e la Tua legge ad Israele; portarono il profumo dinanzi a Te e l'olocausto sul Tuo altare. O Signore, benedici i loro averi e gradisci l'opera delle loro mani, ferisci i fianchi di coloro che sorgeranno contro di loro ed i nemici loro, sì che non possano rialzarsi »   (Deuteronomio 33.8-11)

[modifica] Torah

Nella Torah ai leviti sono delegati compiti sussidiari a quelli del sacerdoti nella gestione del culto religioso. L'ambientazione storica è relativa al periodo della peregrinazione degli Ebrei nel deserto del Sinai (XIII-XII secolo a.C.), ma gli esegeti considerano questi testi come retroproiezione della situazione propria del secondo tempio, ricostruito nel VI-V secolo a.C., durante il quale furono definitivamente redatti i testi della Torah.

Secondo il Libro dei Numeri, le primitive funzioni dei leviti, suddivisi in clan o famiglie, erano così ripartite:

  • figli di Keat: trasporto degli arredi sacri della Dimora-Shekhinah (il "santuario ambulante" costruito da Mosè su diretta indicazione di Dio)
  • figli di Gherson: trasporto dei teli della Dimora;
  • figli di Merari: trasporto e montaggio dell'intelaiatura della Dimora.

Il servizio cultuale iniziava a 25 anni e terminava a 50, per i soli maschi.

In alcuni passi della Torah si parla di "leviti sacerdoti". L'interpretazione di questa espressione non è chiara ma può indicare che il confine tra i sacerdoti (discendente del levita Aronne) e gli altri leviti fosse, in alcune epoche, abbastanza tenue.

[modifica] In Canaan

Terminata la peregrinazione nel deserto con l'ingresso nella terra di Canaan, secondo i libri di Giosuè e Giudici ai leviti, diversamente dagli appartenenti alle altre tribù d'Israele, non furono riservati determinati territori (a parte 48 piccoli centri urbani sparsi nella Palestina). La loro sussistenza era legata alle decime che il popolo doveva versare loro, ma parte dei leviti si dedicava all'economia di sussistenza (agricoltura e pastorizia) che caratterizzava il resto della popolazione.

All'epoca del primo tempio (X-VI secolo a.C.) i leviti svolgevano il ruolo di cantori, musicisti, portieri, oltre ad occuparsi della preparazione delle offerte e pulizia dei locali e degli arredi sacri. Un parallelismo con la tradizione cristiana, con le dovute differenze, vedrebbe i leviti adempiere i ruoli occupati da chierichetti e sagrestani. In diversi passi riferiti a prima della riforma di Giosia (VII secolo a.C.), la quale accentrò il culto attorno al Tempio di Gerusalemme, si accenna al coinvolgimento dei leviti (e dei sacerdoti) nel culto delle "alture", cioè altari costruiti in varie colline palestinesi. Caratteristica di questi luoghi di culto lontani dal tempio, formalmente dedicati a YHWH-Dio, era la facilità di inserimento di elementi cultuali pagani, ed è forse a questo proposito che si riferisce la dura condanna ai leviti di Ez44,10-14.

All'epoca del ritorno dall'esilio di Babilonia, nel periodo del secondo tempio (VI-V secolo a.C.), i leviti rivestirono oltre alle funzioni liturgiche un ruolo chiave nella riorganizzazione della società e del culto ebraico diretta da Esdra.

[modifica] Tradizione successiva

Nel Nuovo Testamento, un levita e un sacerdote compaiono nella parabola del buon samaritano (Luca 10,32). Negli Atti degli Apostoli, un levita soprannominato Barnaba, originario di Cipro, diventa discepolo di Gesù e compagno di Paolo.

Oggi essi hanno solo un ruolo residuale nella religione ebraica: sono chiamati alla lettura della Torah subito dopo i sacerdoti ed è loro compito lavare le mani dei sacerdoti prima della benedizione sacerdotale.

[modifica] Note

  1. ^ cfr. Salmo 137

[modifica] Voci correlate

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