Libro di Malachia

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Il Libro di Malachia (ebraico מלאכי, mal'aki; greco Μαλαχίας, malachías; latino Malachias) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

È scritto in ebraico e la redazione del libro è avvenuta in Giudea attorno al 480-460 a.C.

È composto da 4 capitoli e contiene vari oracoli del profeta Malachia contenenti esortazioni al culto a Dio e contro l'infedeltà idolatrica.

Autore[modifica | modifica wikitesto]

Il libro è comunemente attribuito al profeta Malachia, ma non è escluso che fosse anonimo, poiché questo nome significa "il mio messaggero"; così hanno tradotto i LXX aggiungendo "mettete dunque (ciò) sul vostro cuore". Il Targum specifica: "Il mio messaggero, il cui nome è Esdra, lo scriba".

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il libro si compone di sei brani costituiti sullo stesso tipo: Jahve, o il suo profeta, lancia un'affermazione che è discussa dal popolo o dai sacerdoti, e che è sviluppata in un discorso in cui si alternano minacce e promesse di salvezza. Si inizia con il distinguere tra l'amore di Dio come padrone, e quello come padre: se il popolo non riesce ad amarlo come padre, deve almeno rispettarlo come padrone (1,6).[1] Ci sono due grandi temi: le colpe culturali dei sacerdoti e anche dei fedeli (1,6), (2,9), (3,6-12), e lo scandalo dei matrimoni misti e dei divorzi (2,10-16). Il profeta annunzia il giorno di Jahve, che purificherà i membri del sacerdozio, divorerà i cattivi ed assicurerà il trionfo dei giusti (2,1-5.13-21). Il passo 3,22-24 è aggiunto come conclusione della raccolta dei dodici profeti minori.

Datazione[modifica | modifica wikitesto]

Il contenuto del libro permette di determinare la sua data: è posteriore al ristabilimento del culto nel tempio riedificato (515 a.C.), e anteriore alla proibizione dei matrimoni misti sotto Neemia (445 a.C.), probabilmente assai vicini a quest'ultima data.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jacob ben Abba Mari ben Samson Anatoli, 2004

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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