Secondo libro dei Maccabei

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Sino a qui riferimenti ebraici

Deuterocanonici
(non canonici per/secondo gli ebrei,
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apocrifi per protestanti)
Ortodosso
Copto
Siriaco (Peshitta)
Progetto Religione
uso tabella

Il Secondo libro dei Maccabei (greco B' Μακκαβαίων, 2 makkabáion; latino 2 Machabaeorum) è un testo oggi contenuto nella Bibbia cristiana (derivato dalla precedente Settanta e accolto nella Vulgata). Non è accolto nella Bibbia ebraica (Tanakh). Come gli altri libri deuterocanonici è considerato ispirato nella tradizione cattolica e ortodossa, mentre la tradizione protestante lo considera apocrifo.

Si tratta di un riassunto composto direttamente in greco poco dopo al 124 a.C. forse ad Alessandria d'Egitto di un'opera di un certo Giasone di Cirene, composta poco dopo il 160 a.C.

È composto da 15 capitoli e descrive la lotta per l'indipendenza della Giudea dei fratelli Maccabei (Giuda, Gionata, Simone) contro i re seleucidi della Siria, narrando eventi accaduti tra il 180 a.C. e il 161 a.C.

Autore, data e lingua[modifica | modifica sorgente]

L'autore è ignoto. Certamente non è il medesimo del Primo libro dei Maccabei. Si suppone che sia un giudeo alessandrino o influenzato dalla scuola letteraria egiziana. È presente in lui un'adesione totale e completa alla legge.

Il libro è databile alla fine del II secolo a.C.

È scritto in un greco eccellente, colto e molto retorico.

Origine del libro[modifica | modifica sorgente]

Il libro si presenta come il riassunto di un'opera in cinque libri di un certo Giasone di Cirene (cfr. 2, 19-32).
Non si conosce nulla di questo tale e del suo libro.

Racconta in altro modo gli stessi avvenimenti dei primi sette capitoli del Primo libro dei Maccabei dal 176 al 160 a.C.

Relazione con il primo libro dei Maccabei[modifica | modifica sorgente]

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, il libro non è la continuazione del primo libro dei Maccabei, ma tratta una parte degli stessi avvenimenti. Infatti, a differenza del primo libro che illustra il periodo storico dal 175 al 135 a.C., il secondo libro dei Maccabei si sofferma sugli avvenimenti tra gli anni 176-160 a.C.

Naturalmente i due libri divergono in molti aspetti e fatti, cosa che si spiega perché gli obiettivi dei due autori sono molto differenti. Il libro si propone soprattutto di innalzare lodi al Tempio di Gerusalemme e in seconda battuta di raccontare la ribellione contro i greci.

In certe parti completa ed approfondisce quanto raccontato dal libro precedente.

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

Il libro si incentra su due feste religiose: la dedicazione del Tempio collegata alla sua ricostruzione e la festa commemorativa del giorno in cui Nicanore aveva minacciato il Tempio ed è stato ucciso. L'autore narra le origini del movimento maccabaico con un sacro zelo contro gli idoli di Greci e Romani. Nel libro ha un posto di rilievo l'eresia sacrilega di Eliodoro.

Storicità[modifica | modifica sorgente]

Letto insieme al Primo libro di Maccabei, il libro disegna un ritratto storico preciso della regione giudaica e della sua interminabile lotta per mantener pura ed incontaminata la sua religione monoteista.

Sentimento religioso[modifica | modifica sorgente]

Il libro è molto importante nella dottrina religiosa dell'Antico Testamento. È sua intenzione, tra il resto, di dimostrare l'esistenza degli angeli e di sviluppare due concetti che suonano familiari per il cristiano moderno: l'intercessione dei santi e la resurrezione della carne.

Altrove tratta dei castighi che sono riservati nell'aldilà ai peccatori (7, 14-36) e l'aiuto che la preghiera arreca ai fedeli defunti (12, 42-45). In questo modo vengono introdotti nella spiritualità prima ebraica e poi cristiana due nuovi concetti: un Giudizio universale con esito "manicheisticamente" dualista, dunque anche punitivo-vendicativo, e la condizione ultraterrena del Purgatorio.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Franz-Josef Nocke, Escatologia, par. 2.5.2., Giustizia per i martiri (2 Mac), Brescia, Queriniana, 2006. ISBN 88-399-0650-9; ISBN 978-88-399-0650-2.

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