Ispirazione della Bibbia

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All'interno della teologia cristiana con ispirazione si intende il fondamento dei testi della Bibbia nel progetto di autorivelazione di Dio all'uomo, una rivelazione che avviene in una dinamica trinitaria, dal Padre per il Figlio nell'unità dello Spirito Santo. I testi considerati ispirati sono ritenuti sacri, poiché permettono di accedere alla Parola di Dio, fanno parte del canone della Bibbia e sono considerati normativi in particolare per questioni di fede e morale. Al contrario i testi non riconosciuti come ispirati sono considerati apocrifi.

Si nota una notevole varietà del modo di intendere l'ispirazione tra le varie confessioni cristiane e lungo il variare dei secoli. Questo ha portato alla stesura di diversi canoni biblici e a diversi modi di intendere l'effettiva storicità degli eventi narrati nei testi ispirati (vedi Inerranza della Bibbia).

"Ispirazione" nell'Antico Testamento[modifica | modifica sorgente]

L'idea della particolare autorevolezza divina di alcune azioni o insegnamenti è presente all'interno di alcuni loci dell'Antico Testamento. Nelle versioni italiane, in particolare quelle che seguono la Vulgata, viene talvolta usato il termine "ispirazione", ma il confronto col testo originale ebraico o aramaico evidenzia come in tali lingue mancasse un preciso termine con un significato tecnico come avviene per l'attuale 'ispirazione':

« Ma i profeti Aggeo e Zaccaria figlio di Iddo si rivolsero ai Giudei che erano in Giuda e a Gerusalemme, profetando in nome del Dio d'Israele, che li ispirava [lett. che era su loro]. »   (Esdra 5,1)
« Quanto agli anziani dei Giudei, essi continuarono a costruire e fecero progressi con l'incoraggiamento delle parole ispirate [lett. con la profezia del] del profeta Aggeo e di Zaccaria figlio di Iddo. Portarono a compimento la costruzione secondo il comando del Dio d'Israele e secondo il decreto di Ciro, di Dario e di Artaserse re di Persia. »   (Esdra 6,14)
« Il mio Dio mi ispirò [lett. pose nel mio cuore] di radunare i notabili, i magistrati e il popolo, per farne il censimento. Trovai il registro genealogico di quelli che erano tornati dall'esilio la prima volta e vi trovai scritto quanto segue. »   (Neemia 7,5)
« Ma certo essa è un soffio nell'uomo; l'ispirazione [lett. neshamà, soffio] dell'Onnipotente lo fa intelligente. »   (Giobbe 32,8)
« Guai a voi, figli ribelli - oracolo del Signore - che fate progetti da me non suggeriti, vi legate con alleanze che io non ho ispirate [lett. che non sono da me] così da aggiungere peccato a peccato. »   (Isaia 30,1)
«  Io gli ispirerò sentimenti di pietà per voi [lett. e porrò per voi misericordie], così egli avrà compassione di voi e vi lascerà dimorare nel vostro paese. »   (Geremia 42,12)

In moltissimi loci veterotestamentari si parla di "Parola di Dio" o vengono introdotti oracoli con la formula stereotipata "Così dice il Signore" (v. p.es. 1Re12,22-24; 1Cr17,3-4; Ger35,13; Ez2,4; Zac7,9...). Anche in questi casi manca il termine 'ispirazione', ma è evidente che il testo presenta tali parole come 'ispirate', cioè provenienti da Dio.

L'ultimo libro dell'Antico Testamento (Sapienza) ispirato da Dio e scritto durante la vita di Cristo (Bibbia - Ed. san Paolo, 2009 - pag. 1734) non menziona Cristo né la risurrezione.

Ispirazione nel Nuovo Testamento[modifica | modifica sorgente]

È solo nel Nuovo Testamento che compare il termine specifico e l'idea di 'ispirazione' riferito ad alcune opere precedenti. In particolare:

« Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso e che fin dall'infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio [lett. θεόπνευστος theopneustòs, "Dio-soffiata"] e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. »   (2 Timoteo 3,14-16)
« Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio. »   (2 Pietro 1,20-21)

L'esame di questi due passi mostra come già in età apostolica (I secolo) vi fosse all'interno della comunità cristiana la consapevolezza della origine soprannaturale delle Scritture bibliche, sebbene siano state concretamente redatte da autori umani.

Interpretazione teologica[modifica | modifica sorgente]

Lo stesso Nuovo Testamento dunque evidenzia come i testi sacri siano stati redatti da uomini (in termine tecnico "agiografi", dal greco letteralmente "scrittori sacri") ispirati da Dio, ma non chiarisce come debba essere considerato questo rapporto. Lungo i secoli, in particolare dai Padri della Chiesa e dai teologi scolastici, sono state fornite diverse interpretazioni circa il modo di intendere questo rapporto Dio-agiografi e dunque circa la natura stessa dell'ispirazione della Bibbia e della sua verità storica (vedi Inerranza della Bibbia).

I vari modelli (espressioni, similitudini, spiegazioni concettuali) non devono essere visti necessariamente come esclusivi, cioè scegliendone uno e rigettando gli altri. Non è mancata, in particolare nella tradizione cattolica, una loro applicazione complementare, mettendo in risalto di volta in volta alcuni aspetti peculiari del processo ispirativo.

"Scritta da Dio"[modifica | modifica sorgente]

In alcuni passi dell'Antico Testamento (Es24,12;31,18;32,16;34,28;Dt5,22;10,4) il decalogo viene detto "scritto da Dio", o addirittura "dal dito di Dio" (Es31,18). Questa immagine, applicata ai soli dieci comandamenti dati a Mosè sul monte, stabilisce un legame diretto e immediato tra la Parola di Dio e il testo sacro, senza alcuna mediazione umana. Agli occhi del moderno metodo storico-critico questo può apparire come un modello eccessivamente semplicistico.

Dio autore[modifica | modifica sorgente]

Solitamente nella tradizione cristiana e in particolare nel magistero cattolico, per esprimere il rapporto di Dio con la scrittura ispirata, Dio viene definito 'autore' della Bibbia. L'immagine va contestualizzata all'interno delle eresie dualistiche (v. in particolare il Manicheismo), per le quali l'autore dell'Antico Testamento non è lo stesso del Nuovo Testamento. Scrive Agostino:

« Come l'unico vero Dio è il creatore dei beni temporali e dei beni eterni, così egli medesimo è l'autore di entrambi i Testamenti, poiché il Nuovo è figurato nel Vecchio, e il Vecchio è figurato nel Nuovo. »
(Agostino, Contro l'avversario della Legge e dei Profeti (Contra adversarium Legis et Prophetarum) 1,17,35, PL 42,623)

L'immagine di Dio come autore della Bibbia è successivamente ripresa dai principali concili cattolici:

« La Chiesa confessa un solo e identico Dio come autore dell'Antico e del Nuovo Testamento. »
(Concilio di Firenze, bolla Cantate Domino del 4 febbraio 1442, EB 47, DS 1334)
« Il sacrosanto concilio Tridentino [...] accoglie e venera tutti i libri sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, essendo Dio autore di entrambi. »
(Concilio di Trento, Decreti sulle sacre Scritture dell' 8 aprile 1546, EB 57, DS 1501)
« Questi libri dell'Antico e del Nuovo Testamento [...] la Chiesa li considera sacri e canonici non perché, composti per opera dell'uomo, sono stati poi approvati dalla sua autorità, e neppure soltanto perché contengono senza errore la rivelazione, ma perché, scritti sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati trasmessi alla Chiesa. »
(Concilio Vaticano I, costituzione Dei Filius del 24 aprile 1870, EB 77, DS 3006)

Il pericolo evidente di questo modello è quello di negare o minimizzare il ruolo dell'autore umano. Proprio per questo il documento cattolico più recente relativo alla Bibbia, la costituzione Dei Verbum del Concilio Vaticano II, nell'affermare che autore della Bibbia è Dio, aggiunge che anche gli agiografi umani sono 'veri autori':

« I libri della sacra Scrittura, [...] scritti per ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa. Ma per comporre i libri sacri Dio scelse alcuni uomini e si servì di loro nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte. »
(Concilio Vaticano II, costituzione Dei Verbum del 18 novembre 1965, n. 11, EB 686, DS 4215)

Dictatio[modifica | modifica sorgente]

Un modello che ha avuto una notevole fortuna nell'antichità è stato quello che vede nella Bibbia il risultato di una dictatio di Dio agli agiografi. Il termine latino 'dictare' non va inteso come del tutto coincidente con l'omologo italiano 'dettare': esso indica primariamente un dire intenso, autorevole, e in senso lato può indicare la dettatura vera e propria.

« Coloro i quali intraprendono l'interpretazione della Lettera ai Romani, caratterizzata da molti passi oscuri, necessitano dell'aiuto dello Spirito Santo, che per mezzo dell'apostolo ha detto [lett. dictavit] queste cose. »
(Girolamo, Lettera 120,10, PL 22,997 [1])
« Se pertanto questi discepoli hanno scritto le cose che egli [Gesù] compì alla loro presenza e le parole che egli disse, non si può dire che non le abbia scritte lui in persona, in quanto queste sue membra hanno trascritto ciò che avevano appreso dal loro capo, il quale era lì dicente [lett. dictante] queste cose. »
(Agostino, Il consenso degli evangelisti (De consensu Evangelistarum) 1,35,54 PL 34,1070 [2])

Nel modello della dictatio il principale autore della Bibbia è Dio, mentre l'agiografo ha un ruolo nettamente subordinato, anche se non vengono chiarite le modalità di tale rapporto. È evidente il pericolo insito in questo modello che può facilmente arrivare a minimizzare l'apporto umano nella stesura della Scrittura.

Dettatura[modifica | modifica sorgente]

Il modello della dictatio fu radicalmente estremizzato dal teologo domenicano Domingo Báñez (1528-1604). Báñez vedeva nella Bibbia il risultato di una mera dettatura verbale da parte di Dio all'agiografo, che risulta così come niente più che un mero copista. In ambito cristiano questo modello è parte integrante dell'integralismo religioso che caratterizza in particolare alcuni movimenti protestanti in ambito statunitense: il contenuto della Bibbia viene direttamente da Dio e perciò è privo di errori e va preso alla lettera.

Un modello simile è presente anche nella tradizione islamica circa la formazione del Corano, dettato a Maometto.

Organon[modifica | modifica sorgente]

L'immagine dell'organon, traslitterazione della parola greca significante 'strumento', fu sviluppata fin dall'epoca patristica. Secondo tale modello l'agiografo umano, con le proprie facoltà e conoscenze, è uno strumento nelle mani di Dio. Rispetto al modello della dictatio si può dire che, all'interno del rapporto Dio-agiografo, il baricentro si avvicina a quest'ultimo.

Già nel II secolo l'apologista cristiano Atenagora di Atene scrive nella sua Supplica intorno ai cristiani (Legatio pro Christianis, circa 176-180 d.C.) [3]:

« Noi invece di ciò che pensiamo e teniamo per fede abbiamo a testimoni i profeti, i quali con lo spirito pieno di Dio alto hanno parlato e di Dio e delle cose di Dio. Ora potreste dire anche voi, che per intelligenza e per pietà verso la divinità vera superate gli altri, come sia irragionevole trascurare di credere allo spirito di Dio, che ha mosso, come strumento, la bocca dei profeti, per badare alle opinioni umane. »
(Cap. 7.3, PG 6,903)
« Per altro, se noi ci accontentassimo di siffatte considerazioni, potrebbe alcuno pensare che sia umana la nostra dottrina; ma poiché le voci dei profeti danno fede ai nostri ragionamenti, (e io penso che anche voi, amantissimi come siete del sapere e dottissimi, non siate ignari né di quelle di Mosè, né di quelle d’Isaia e di Geremia e degli altri profeti, i quali nell’estasi dei loro pensieri, quando lo Spirito divino li muoveva, proclamarono ciò che dentro li eccitava, di loro servendosi lo Spirito come un flautista soffierebbe nel flauto) che dunque dissero costoro? »
(Cap. 9.1, PG 6,908)

L'opera anonima Cohortatio ad Graecos (II-III secolo) recita:

« Lo Spirito Santo è come un plettro divino che si serve dei profeti come di uno strumento, quali una cetra o una lira »
(Cap. 8, PG 6,256)

Il modello godette di notevole fortuna nella teologia scolastica medievale che lo ha reinterpretato alla luce della metafisica Aristotelica: i testi biblici sono scritti da uomini, che ne rappresentano la causa efficiente (o strumentale), ma lo Spirito Santo rimane l'autore principale della Bibbia. Scrive Tommaso d'Aquino:

« L'autore principale della Sacra Scrittura è lo Spirito Santo, l'uomo invece ne è l'autore strumentale »
(Quodlibetales 7,14,5)

Nella tradizione cattolica contemporanea il modello dell'organon è ripreso dall'enciclica Divino Afflante Spiritu di Pio XII (30 settembre 1943). L'enciclica però chiarisce il ruolo attivo e partecipe dell'autore "strumento" di Dio, del quale va tenuto conto in sede di ricerca:

« [I teologi cattolici] partendo nelle loro disquisizioni dal principio che l'agiografo nello scrivere il libro sacro è organo, ossia strumento dello Spirito Santo, ma strumento vivo e dotato di ragione, rettamente osservano che egli sotto l'azione divina talmente fa uso delle sue proprie facoltà e potenze, che dal libro per sua opera composto tutti possono facilmente raccogliere "l'indole propria di lui e come le sue personali fattezze e il suo carattere" (Cfr. Benedetto XV, Enc. "Spiritus Paraclitus"). Quindi l'interprete con ogni diligenza non trascurando i nuovi lumi apportati dalle moderne indagini, procuri discernere quale sia stata l'indole del sacro autore, quali le condizioni della sua vita, in qual tempo sia vissuto, quali fonti scritte ed orali abbia adoperate, di quali forme del dire si avvalga. »
(Divino Afflante Spiritu, EB 556)

Nel documento Dei Verbum del Concilio Vaticano II l'immagine dell'autore come strumento non è presente.

Economico[modifica | modifica sorgente]

In epoca contemporanea il modello maggiormente diffuso tra teologi ed esegeti è quello cosiddetto 'economico': il processo ispirativo va considerato all'interno dell'economia della salvezza, cioè all'interno dei processi attuati da Dio e dagli uomini nella storia umana in vista della salvezza. In tal modo vengono messi in primo piano, unitamente all'azione di Dio e degli agiografi, i fattori storici, sociali, culturali, linguistici che hanno caratterizzato l'operato degli autori umani e dei destinatari degli scritti biblici.

Nel panorama cattolico il modello detto 'economico' che valorizza adeguatamente il contesto storico della Bibbia si fa strada solo in epoca relativamente recente. Nel 1902 è istituita la Pontificia Commissione Biblica. Nel 1906 viene incentivato lo studio della Bibbia nei seminari. Nel 1908 è istituito il Pontificio Istituto Biblico. Sempre dall'inizio del XX secolo vengono incentivate campagne di scavi archeologici in Palestina. Viene incentivato lo studio delle lingue originali della Bibbia e dei manoscritti biblici.

Questo nuovo corso all'interno della Chiesa cattolica viene descritto in maniera particolarmente lucida nel documento Divino Afflante Spiritu di Pio XII (30 settembre 1943).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Nuovo dizionario di teologia biblica, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1988, s.v. "Scrittura", pp. 1457–1472.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]