Evangelicalismo

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Evangelicalismo, detto anche evangelicismo o evangelismo, è un termine utilizzato a partire dal XVIII-XIX secolo per indicare un movimento protestante nato in seno al metodismo e al periodo del risveglio (revival) negli Stati Uniti d'America. I seguaci di questa chiesa vengono detti "evangelicali" e pongono molta enfasi sulla predicazione, l'essere born again (cioè "rinati" dopo la conversione), l'evangelizzazione ed il perdono dei peccati[1]. Si tratta di un movimento molto ampio, con varie ramificazioni, più o meno istituzionalizzate. Tra i primi ispiratori dell'evangelicalismo si possono citare John Wesley, George Whitefield e Jonathan Edwards.

Da non confondere assolutamente con i cristiani protestanti luterani, il principale gruppo cristiano della riforma protestante sorto in Europa durante il Rinascimento, i quali si rifanno agli insegnamenti di Martin Lutero e si definiscono "evangelici" solo per differenziarsi dai cattolici; non c'entrano niente col movimento evangelicale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Wesley ritratto da Frank O. Salisbury

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il pietismo di Philipp Jacob Spener e August Hermann Francke, caratterizzato da una profonda ricerca dell'illuminazione attraverso la fede e la sua propagazione, insieme al moravianesimo, influenzò profondamente la dottrina evangelicale e le sue applicazioni pratiche.

Sviluppi nei paesi anglofoni[modifica | modifica sorgente]

Nel 1700 l'evangelicalismo in sé cominciò a formarsi in Gran Bretagna e nel New England[2] principalmente per opera dei predicatori Howell Harris e Daniel Rowland[3]; nello stesso periodo Jonathan Edwards negli USA entrò in contatto con il revivalismo e il pietismo a Northampton. Dopo di loro continuarono a predicare George Whitefield (convertito nel 1735) e Charles Wesley (1738). In una settimana di quello stesso anno John Wesley affermò di aver sentito il suo cuore diventare "stranamente caldo"; il pietismo influenzò direttamente Wesley, che tradusse 33 inni pietisti dal tedesco all'inglese. Molti inni del movimento pietista tedesco diventarono parte del repertorio evangelico[4].

Periodo coloniale e repubblicano in America[modifica | modifica sorgente]

Whitfield decise di unire le proprie forze a quelle di Edwards per "sostenere la fiamma del revival" nelle Tredici Colonie durante il 17391740. I predicatori evangelici enfatizzavano molto la salvezza personale e la pietà (concetto ereditato dal pietismo) piuttosto che i rituali o la tradizione. I pamphlet e i sermoni stampati su carta furono diffusi in tutto l'Atlantico, incoraggiando i revivalisti. Poco dopo il Primo Risveglio (17311755) i protestanti si mescolarono tra loro nelle Tredici Colonie, creando grandissima confusione e cambiado rituali e pratiche di varie chiese. All'animo evangelizzatore che aveva caratterizzato la Riforma protestante nel XVI secolo, gli evangelici aggiunsero una grande considerazione per le "effusioni" dello Spirito Santo, allontanando quindi l'attenzione dall'importanza di Gesù Cristo e concentrandola invece sulla conversione e la spiritualità interiore. I revival incapsularono al loro interno queste caratteristiche distintive e anticiparono il neonato evangelicismo nella prima repubblica americana[5].

Missioni, attività sociali e fanatismo[modifica | modifica sorgente]

Il XIX secolo ebbe un incremento delle opere missionarie in tutto il mondo e molte compagnie missionarie furono fondate proprio in questo secolo, anche evangeliche. Il Secondo Risveglio (17901840) fu prima di tutto un'iniziativa revivalista, supportata dai metodisti e dai battisti; Charles Grandison Finney predicò in quest'ambiente. In Inghilterra, oltre che a mettere in risalto la tradizione wesleyiana della combinazione "Bibbia, croce, conversione e attivismo", i revivalisti cercarono di diffondersi a livello generale, sperando di includere nel loro movimento persone di ogni ceto sociale e nazionalità; non a caso fecero un grande sforzo per attrarre i bambini e pubblicare libri a stampo revivalista[6].

Evangelici riuniti nella Hillsong Church di Sydney

La "coscienza cristiana" venne utilizzata dagli evangelici inglesi per promuovere l'attivismo sociale. Iniziò quindi a formarsi un certo fanatismo religioso, dal momento che gli evangelici facevano pressione sul popolo con l'obbiettivo di entrare in politica, pensando che con le loro iniziative avrebbero cancellato il peccato dal mondo[7]. Tra gli evangelici della setta di Clapham si può per esempio annoverare un attivista di nome William Wilberforce, il quale tentò di abolire il commercio degli schiavi, ma non la schiavitù in sé.

Verso la fine del secolo il Movimento di Santità, costituito da evangelici che predicavano la "santificazione intera", assunsero una forma più estrema nelle campagne statunitensi e canadesi, separandosi dal metodismo istituzionalizzato. Nel frattempo John Nelson Darby aveva fondato il dispensazionalismo, una nuova forma d'interpretazione teologica delle Scritture che venne adottata dall'evangelicismo moderno e in particolare da Cyrus Scofield. Secondo lo studioso Mark S. Sweetnam, il dispensazionalismo può essere definito come una dottrina caratterizzata dall'interpretazione letterale (e non razionale) della Bibbia, i rapporti tra Dio e i fedeli, l'attesa di un imminente ritorno di Cristo e il rapimento dei santi (che secondo gli evangelici sono solo loro), l'apocalisse e il premillenarismo[8].

Altre figure evangeliche notevoli del 1800 sono Charles Spurgeon e Dwight L. Moody, i quali venivano seguiti da molte persone[9][10].

XX secolo[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1910 l'evangelicalismo venne sopraffatto e dominato dal fondamentalismo cristiano, anch'esso un movimento fanatico e conservatore il quale affermava l'inerratezza delle Scritture e rifiutava la teologia liberale. Dopo il revival gallese, l'Azusa Street Revival di Los Angeles del 1906 dffuse il pentecostalismo nel Nord America.

Nel secondo dopoguerra avenne uno scisma tra gli evangelici, i quali non riuscivano più ad andare d'accordo, né a trovare una soluzione al da farsi cristiano in un mondo noncredente. Secondo molti evangelici di allora, i cristiani dovevano essere coinvolti direttamente e costruttivamente nella cultura[11], ma non volevano essere identificati come fondamentalisti nel resto del mondo. Kenneth Kantzer commentò dicendo che all'epoca il termine fondamentalista era più oggetto d'"imbarazzo che una medaglia d'onore"[12].

Il revivalista neo-evangelico Billy Graham a Duisburg, Germania, 1954.

Gli evangelici si divisero quindi dai fondamentalisti e così nacquero i neo-evangelici, un gruppo fondato da Harold Ockenga nel 1947, distinto per il suo ottimismo e la sua non-militanza. La nuova generazione evangelica decise di abbandonare il modello della predicazione militante della Bibbia, focalizzandosi invece sul dialogo e sull'intellettualismo. In seguito cercarono di applicare maggiormente il Vangelo alle aree sociologiche, politiche ed economiche.

Dal loro punto di vista, i fondamentalisti criticavano i neo-evangelici per il loro atteggiamento intellettuale, la loro preoccupazione per l'essere accettati socialmente e per essere troppo accomodanti con una generazione che, secondo loro, aveva bisogno di essere messa in riga. Tra l'altro i fondamentalisti vedevano gli sforzi del predicatore neo-evangelico Billy Graham, che collaborava con chiese non evangeliche, tra cui i cattolici (accusati di essere eretici), come un errore[senza fonte].

La fine della guerra aveva inoltre preannunciato una maggiore crescita del dialogo tra le chiese cristiane e la fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese, da sempre visto con sospetto dagli evangelici[senza fonte].

Nel Regno Unito i predicatori John Stott e Martyn Lloyd-Jones emersero dall'anonimato come i due personaggi chiave dell'evangelicismo.

Il movimento carismatico nacque negli anni sessanta e risultò essere una combinazione della teologia e pratica pentecostale introdotte in molte denominazioni cristiane principali. Nuovi gruppi carismatici come l'Association of Vineyard Churches e la Newfrontiers si diffusero in quegli anni.

Gli anni ottanta-anni novanta assistettero alla controversa propagazione d'influenze postmoderne all'interno dell'evangelicismo, come la Chiesa emergente.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The Concise Oxford Dictionary. Oxford University Press. 1978.
  2. ^ Bebbington, David W (1993). Evangelicalism in Modern Britain: A History from the 1730s to the 1980s. London: Routledge.
  3. ^ Bebbington, David W (1993). Evangelicalism in Modern Britain: A History from the 1730s to the 1980s. London: Routledge.
  4. ^ Shantz, Douglas H (2013). An Introduction to German Pietism: Protestant Renewal at the Dawn of Modern Europe. JHU. pp. 279–80.
  5. ^ Stout, Harold ‘Harry’ (1991), The Divine Dramatist: George Whitefield and the Rise of Modern Evangelicalism.
  6. ^ Bebbington, David W (Jan 2002), "The Evangelical Revival in Britain in the Nineteenth Century", Kyrkohistorisk Arsskrift: 63–70.
  7. ^ Bebbington, David W (2007), "The Evangelical Conscience", Welsh Journal of Religious History 2 (1): 27–44.
  8. ^ Sweetnam, Mark S (2010), "Defining Dispensationalism: A Cultural Studies Perspective", Journal of Religious History 34 (2): 191–212.
  9. ^ Bebbington, David W (2005), Dominance of Evangelicalism: The Age of Spurgeon and Moody.
  10. ^ Findlay, James F (1969), Dwight L. Moody: American Evangelist, 1837–1899.
  11. ^ Henry, Carl FH (2003), The Uneasy Conscience of Modern Fundamentalism (reprint ed.), Grand Rapids: Eerdmans.
  12. ^ Zoba, Wendy Murray, The Fundamentalist-Evangelical Split, Belief net.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Balmer, Randall Herbert (2002), Encyclopedia of Evangelicalism, Louisville, KY: Westminster John Knox Press, ISBN 978-0-664-22409-7. The Making of Evangelicalism: From Revivalism to Politics and Beyond (2010). Blessed Assurance: A History of Evangelicalism in America (2000).
  • Chesnut, R. Andrew (1997), Born Again in Brazil: The Pentecostal Boom and the Pathogens of Poverty, Rutgers University Press.
  • Ranger, Terence O, ed. (2008), Evangelical Christianity and Democracy in Africa, Oxford University Press.
  • Bastian, Jean-Pierre (1994), Le Protestantisme en Amérique latine: une approche sio-historique, Histoire et société (in French) (27), Genève: Labor et Fides, ISBN 2-8309-0684-5, p. 324.
  • Beale, David O (1986), In Pursuit of Purity: American Fundamentalism Since 1850, Greenville, SC: Bob Jones University: Unusual, ISBN 0-89084-350-3.
  • Bebbington, D. W. (1989), Evangelicals in Modern Britain: A History from the 1730s to the 1980s, London: Unwin.
  • Freston, Paul (2004), Evangelicals and Politics in Asia, Africa and Latin America, Cambridge University Press, ISBN 0-521-60429-X.
  • Hindmarsh, Bruce (2005), The Evangelical Conversion Narrative: Spiritual Autobiography in Early Modern England, Oxford: Oxford University Press.
  • Kidd, Thomas S (2007), The Great Awakening: The Roots of Evangelical Christianity in Colonial America, Yale University Press.
  • Noll, Mark A (1992), A History of Christianity in the United States and Canada, Grand Rapids: Wm. B. Eerdmans, p. 311–89, ISBN 0-8028-0651-1.
  • Noll, Mark A; Bebbington, David W; Rawlyk, George A, eds. (1994), Evangelicalism: Comparative Studies of Popular Protestantism in North America, the British Isles and Beyond, 1700–1990.
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  • Rawlyk, George A; Noll, Mark A, eds. (1993), Amazing Grace: Evangelicalism in Australia, Britain, Canada, and the United States.
  • Schafer, Axel R (2011), Countercultural Conservatives: American Evangelicalism From the Postwar Revival to the New Christian Right, U. of Wisconsin Press, p. 225.
  • Smith, Timothy L (1957), Revivalism and Social Reform: American Protestantism on the Eve of the Civil War.
  • Stackhouse, John G (1993), Canadian Evangelicalism in the Twentieth Century
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  • Wigger, John H; Hatch, Nathan O, eds. (2001), Methodism and the Shaping of American Culture.
  • Wright, Bradley (2013), What, exactly, is Evangelical Christianity?, "Black, White & Gray", The Economist, Evangelical Christianity in America (Patheos).
  • Dichiarazioni evangeliche. Il movimento evangelicale 1966-1996, a cura di Pietro Bolognesi, in collaborazione con l'Alleanza Evangelica Italiana e con la Consultazione Ministeriale Evangelica, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1998, ISBN 88-10-20593-6.
  • Bolognesi, Pietro e De Chirico Leonardo (2002), Il movimento evangelicale, Brescia: Queriniana.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]