Nebulosa Tarantola

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nebulosa Tarantola
Regione H II
A New View of the Tarantula Nebula.jpg
Dati osservativi
(epoca J2000.0)
Costellazione Dorado
Ascensione retta 05h 38m 38s [1]
Declinazione -69° 05′ 40″[1]
Distanza 179.000[2][3] a.l.  
Magnitudine apparente (V) 8[2]
Dimensione apparente (V) 40' x 25'[2]
Caratteristiche fisiche
Tipo Regione H II
Galassia di appartenenza Grande Nube di Magellano
Dimensioni 500 a.l.
(153 pc)
Caratteristiche rilevanti Immensa regione H II
nella Grande Nube di Magellano
Altre designazioni
NGC 2070[2], C 103, ESO 057-EN006, h 2941, GC 1269,
30 Doradus, Nebulosa del Dorado[1]
Categoria di regioni H II

La Nebulosa Tarantola (nota anche come 30 Doradus o con le sigle di catalogo NGC 2070 e C 103) è una vastissima regione H II situata nella Grande Nube di Magellano. È la più grande regione di formazione stellare conosciuta nel Gruppo Locale di galassie.

Osservazione[modifica | modifica sorgente]

Questa nebulosa, di ottava magnitudine apparente, si osserva nella zona nord-orientale della Nube, ed è visibile in prevalenza dall'emisfero australe, dove si presenta circumpolare in tutte le regioni meridionali poste all'esterno della zona tropicale; dall'emisfero nord, al contrario, la nebulosa è visibile solo a sud del Tropico del Cancro.

Impossibile da osservare ad occhio nudo, è individuabile senza difficoltà tramite un semplice binocolo, presentandosi come una macchia tondeggiante dai bordi molto sfumati; le sue ramificazioni luminose appaiono invece con un telescopio amatoriale, che consente di rilevare anche alcuni addensamenti di stelle e ammassi aperti.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Foto della Nebulosa Tarantola ripresa dal Telescopio Spaziale Spitzer. La foto ritrae solo le regioni centrali. La nebulosità rossa si estende molto al di fuori dell'immagine, ma è piuttosto debole.

La Nebulosa tarantola fu ritenuta in un primo tempo una stella, poi chiamata 30 Doradus; nel 1751, Nicolas Louis de Lacaille riconobbe la sua natura nebulare.

La Nebulosa Tarantola ha una magnitudine apparente pari ad 8; considerando la sua distanza di 160.000 anni luce, si tratta di un oggetto estremamente luminoso. Infatti, si tratta della regione di formazione stellare più attiva del Gruppo Locale di galassie; al suo centro, un ammasso estremamente compatto di stelle calde e giovani produce la maggior parte dell'energia che rende visibile la nebulosa. La reale dimensione della Nebulosa Tarantola è di circa 1.000 anni luce;[3] se fosse posta alla stessa distanza della Nebulosa di Orione (un'altra regione di formazione stellare, visibile ad occhio nudo) sarebbe 60 volte più grande della luna piena. Nelle aree centrali della nebulosa si trova un ricchissimo e compatto ammasso di stelle, noto come R136a, il quale è il principale responsabile dell'illuminazione e dell'eccitamento dei gas della nebulosa.[3] Un altro ammasso è Hodge 301.

La Nebulosa Tarantola è stata la sede di un'esplosione di supernova, la cui luce è giunta a noi nel 1987: la supernova SN 1987a, una delle più studiate, data la sua relativa vicinanza (fu visibile anche ad occhio nudo, con una magnitudine apparente pari a 4,0).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c SIMBAD Astronomical Database in Results for Tarantula Nebula. URL consultato il 22 dicembre 2006.
  2. ^ a b c d SEDS Students for the Exploration and Development of Space in Results for Tarantula Nebula. URL consultato l'8 maggio 2007.
  3. ^ a b c Lebouteiller, V.; Bernard-Salas, J.; Brandl, B.; Whelan, D. G.; Wu, Yanling; Charmandaris, V.; Devost, D.; Houck, J. R., Chemical Composition and Mixing in Giant H II Regions: NGC 3603, 30 Doradus, and N66 in The Astrophysical Journal, vol. 680, nº 1, June 2008, pp. 398–419, DOI:10.1086/587503.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Mina Kafatos, Michalitsianos Andrew G., Supernova 1987A in the Large Magellanic Cloud, Cambridge University Press, 1988, ISBN 978-0-521-35575-9.
  • (EN) Chaisson, McMillan, Astronomy Today, 6ª ed., Englewood Cliffs, Prentice-Hall, Inc., 1993, ISBN 0-13-240085-5.
  • (EN) Thomas T. Arny, Explorations: An Introduction to Astronomy, 2ª ed., Boston, McGraw-Hill, 2000, ISBN 0-8151-0292-5.
  • AA.VV, L'Universo - Grande enciclopedia dell'astronomia, Novara, De Agostini, 1996.
  • J. Gribbin, Enciclopedia di astronomia e cosmologia, Milano, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50517-8.
  • W. Owen, et al, Atlante illustrato dell'Universo, Milano, Il Viaggiatore, 2006, ISBN 88-365-3679-4.
  • J. Lindstrom, Stelle, galassie e misteri cosmici, Trieste, Editoriale Scienza, 2006, ISBN 88-7307-326-3.

Carte celesti[modifica | modifica sorgente]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume II - The Southern Hemisphere to +6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-15-8.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.
  • Tirion, The Cambridge Star Atlas 2000.0, 3ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 2001, ISBN 0-521-80084-6.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Orion Nebula - Hubble 2006 mosaic 18000.jpg    New General Catalogue:    NGC 2068  •  NGC 2069  •  NGC 2070  •  NGC 2071  •  NGC 2072   
oggetti del profondo cielo Portale Oggetti del profondo cielo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di oggetti non stellari