Nebulosa Velo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nebulosa Velo
Resto di supernova
La Nebulosa Velo
La Nebulosa Velo
Scoperta
Scopritore William Herschel
Anno 1784
Dati osservativi
(epoca J2000.0)
Costellazione Cigno
Ascensione retta 20h 45m 38s [1]
Declinazione +30° 42′ 30″[1]
Distanza 1470[2] a.l.  
Magnitudine apparente (V) 7.0 (b)
Dimensione apparente (V)
Caratteristiche fisiche
Tipo Resto di supernova
Galassia di appartenenza Via Lattea
Dimensioni 50 a.l.
(15 pc)
Caratteristiche rilevanti Nebulosa ad emissione
Altre designazioni
NGC 6960/74/79/92/95
Categoria di resti di supernova

La Nebulosa Velo (nota anche con le sigle del Catalogo Caldwell C 33 e C 34) è una vasta nebulosa diffusa visibile nella parte sudorientale della costellazione del Cigno.

La distanza della nebulosa non è nota con certezza; i dati del Far Ultraviolet Spectroscopic Explorer (FUSE) indicano una distanza di circa 1.470 anni luce.[2]

Osservazione[modifica | modifica sorgente]

Questo intricato sistema di nebulose è visibile con un binocolo con obiettivi da 80-90mm o con un piccolo telescopio a patto di avere un cielo buio, meglio ancora se si utilizza un filtro (UHC, OIII): si rivela meglio nelle foto a lunga posa (persino con una camera CCD occorrono diversi minuti), ma la pazienza impiegata viene ben ripagata; l'oggetto infatti appare formato da tre delicatissimi filamenti nebulosi, disposti a formare una sorta di circonferenza. La parte più luminosa è quella più ad est, noto come NGC 6992. Ingrandimenti sempre maggiori rivelano che ogni filamento è in realtà costituito da una rete di altri filamenti minori, sempre più sottili.

La scoperta di quest'oggetto fu ad opera di William Herschel, che nel 1784 la descrisse così: "Estesa; passa attraverso 52 Cygni... circa 2 gradi di lunghezza"; la parte occidentale della nebulosa ha una descrizione a sé: "Nebulosità ramificata... La parte seguente si divide in alcune correnti riunite ancora verso sud."

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La Nebulosa Velo attraverso un piccolo telescopio.

La nebulosa è un antico resto di supernova; la stella che ha originato quest'oggetto è esplosa diversi millenni fa. Ciò che ora è visibile sono dei debolissimi filamenti, ancora in espansione alla velocità di decine di km/s; nelle foto a lunga posa o con un CCD si distinguono diversi filamenti disposti in tre gruppi principali: il più ad ovest è quello di NGC 6960 (C 34), in direzione della brillante stella 52 Cygni; il secondo, poco più ad est, è formato dalle nebulose NGC 6974 e NGC 6979, disposto con la concavità ad est come il precedente; l'ultimo, ad est, è formato dalle sezioni NGC 6992 (C 33) e NGC 6995 (ai quali si aggiunge IC 1340), orientato in modo speculare rispetto agli altri due. Questa parte è conosciuta pure come Nebulosa Rete (Inglese Network).

Si pensa che nel giro di pochi millenni questa "meraviglia" del cielo boreale scomparirà, perché ad una grande velocità di espansione corrisponde pure un elevato indice di dispersione della sua materia, che presto esaurirà la sua energia ricevuta durante l'esplosione, e si disperderà nel mezzo interstellare, "quasi" senza lasciare traccia.

Gallery[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b SIMBAD Astronomical Database in Results for Veil Nebula. URL consultato il 2 gennaio 2007.
  2. ^ a b William Blair, Piercing the Veil: FUSE Observes a Star Behind the Cygnus Loop Supernova Remnant, FUSE Science Summaries, http://fuse.pha.jhu.edu/wpb/sci_cyglpstar.html, consultato il 2010-11-29

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere generali[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Stephen James O'Meara, Deep Sky Companions: The Caldwell Objects, Cambridge University Press, 2003, ISBN 0-521-55332-6.
  • (EN) Jay M. Pasachoff, Atlas of the Sky in Stars and Planets, New York, NY, Peterson Field Guides, 2000, pp. 578 pg, ISBN 0-395-93432-X.
  • (EN) Sir Patrick Caldwell-Moore, Firefly: Atlas of the Universe, Firefly Books Limited, 2003, ISBN 1-55297-819-2.

Carte celesti[modifica | modifica sorgente]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume II - The Southern Hemisphere to +6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-15-8.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0, 2ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

oggetti del profondo cielo Portale Oggetti del profondo cielo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di oggetti non stellari