Manifesto di Verona

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Il Manifesto di Verona definiva i punti principali della politica del Partito Fascista Repubblicano nato dalle ceneri del Partito Nazionale Fascista. Esso venne emanato il 14 novembre 1943 durante il Congresso di Verona; può essere definito l'atto costitutivo della Repubblica Sociale Italiana.

Nel suo preambolo il manifesto che si ricollega alle Leggi razziali fasciste, "addita nella continuazione della guerra a fianco della Germania e del Giappone fino alla vittoria finale e nella rapida ricostituzione delle Forze Armate destinate a operare accanto ai valorosi soldati dal Führer le mete che sovrastano a qualunque altra in importanza e urgenza".[1]

I 18 punti del manifesto erano in sintesi:

  1. Veniva convocata una costituente che aboliva la monarchia e faceva nascere la Repubblica Sociale Italiana.
  2. La costituente era composta dai membri dei sindacati fascisti, delle circoscrizioni, dai rappresentanti delle province occupate attraverso le delegazioni di sfollati e rifugiati.
  3. La Costituente garantiva al cittadino il diritto di controllo e critica sulla pubblica amministrazione e sulla nomina del Capo della Repubblica. Nessun cittadino poteva essere arrestato o fermato oltre una settimana senza l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria. La Magistratura era indipendente.
  4. Si proponeva che ci fosse l'elezione popolare dei rappresentanti della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, la nomina dei ministri era prerogativa del Duce e nel Partito Fascista Repubblicano furono consigliate le elezioni dei Fasci.
  5. Il Partito doveva essere puro, custode della "rivoluzione fascista" incominciata il 28 ottobre 1922, la tessera del PFR non era richiesta per alcun impiego o incarico.
  6. La religione ufficiale era quella Cattolica, gli altri culti erano tollerati purché non contrastassero la legge.
  7. Gli appartenenti alla "razza ebraica" erano considerati stranieri e durante la guerra nemici.
  8. I confini della Repubblica Sociale Italiana erano i confini alpini e marittimi segnati dalla natura, dal sangue, dalla storia minacciati dai governi rifugiati a Londra. Bisognava far riconoscere all'Europa che l'Italia aveva bisogno del suo spazio vitale. Inoltre doveva esser fondata una Comunità Europea con il principio di: eliminare l'influenza britannica negli stati europei; abolire il sistema capitalista contro le plutocrazie (Regno Unito, USA); valorizzare a beneficio degli europei e di quelli indigeni l'Africa, delle risorse naturali nel rispetto degli indigeni, soprattutto quelli musulmani che come l'Egitto sono già una nazione civile.
  9. Base della RSI era il lavoro in ogni sua manifestazione.
  10. La proprietà privata era garantita dallo Stato, ma non ci doveva essere sfruttamento del lavoro
  11. Tutto ciò che era nell'economia nazionale interesse del singolo diventava interesse per la collettività e quindi dello Stato. I pubblici servizi e le industrie belliche dovevano essere gestite dalla RSI.
  12. In ogni azienda tecnici e operai dovevano collaborare all'equa ripartizione degli utili, all'equa fissazione dei salari, e alla partecipazione degli utili stessi anche da parte degli operai (la cosiddetta "socializzazione dell'industria").
  13. Nell'agricoltura l'iniziativa privata trovava il suo limite al di là di dove mancava. Le terre incolte espropriate potevano essere date ai braccianti per diventare coltivatori diretti o alle aziende agricole parasindacali o parastatali a seconda delle esigenze dell'agricoltura.
  14. Era diritto dei lavoratori svolgere il proprio lavoro in famiglia (in aziende famigliari, salvo l'obbligo di consegnare agli ammassi la quantità stabilita dalla legge e di sottoporre a controllo le proprie tariffe).
  15. La casa era un diritto, veniva creato l'Ente Nazionale per la Casa del Popolo per dare la casa a ogni lavoratore, costruendone di nuove o col riscatto, affittandone ai lavoratori, una volta pagato la casa diventava proprietà del lavoratore (oggi sarebbe chiamato mutuo).
  16. Il lavoratore era iscritto al sindacato fascista e poteva cambiarlo se aveva i requisiti, tutti i sindacati facevano parte della Confederazione Generale del Lavoro, della Tecnica e delle Arti; potevano farne parte anche gli ex proprietari a patto che non fossero dirigenti o tecnici, la Carta del Lavoro era il trattato fondamentale tra lavoratori, dirigenti e stato.
  17. Ai lavoratori veniva garantito un salario minimo, venivano istituiti degli spacci per far acquistare ai lavoratori a un prezzo giusto. Gli speculatori al mercato nero come i traditori e i disfattisti venivano condannati a morte.
  18. Il Partito con questo preambolo della costituente dimostrava non solo di andare verso il popolo ma di stare col popolo. Il popolo italiano si doveva difendere dall'occupazione anglo-americana che voleva rendere più dura la vita al popolo italiano, le parole d'ordine erano tre: combattere, lavorare, vincere.

Esso fu redatto ufficialmente dall'avvocato Manlio Sargenti, futuro Capo di gabinetto del Ministero dell’Economia Corporativa, con i contributi di Angelo Tarchi, Carlo Alberto Biggini, Francesco Galanti, ma l'apporto fondamentale nei punti più rivoluzionari fu quello di Nicola Bombacci, con il beneplacito di Benito Mussolini.

Indice

[modifica] Note

  1. ^ Pugliese, Italian Fascism and Antifascism, p. 191.

[modifica] Bibliografia

  • Giovanni G. Pugliese, Italian Fascism and Antifascism: a critical anthology, Manchester University Press, 2001, pp. 191-195.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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