Crisi di Tangeri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Crisi di Tangeri (prima crisi marocchina)
Guglielmo II a Tangeri (1905).jpg
Il corteo di Guglielmo II (al centro) a Tangeri il 31 marzo 1905
Data 31 marzo - 6 giugno 1905
Luogo Africa e Europa
Causa Visita di Guglielmo II a Tangeri a sostegno dell'autonomia del Marocco
Esito Vittoria diplomatica della Germania e Conferenza di Algeciras
Schieramenti
Voci di crisi presenti su Wikipedia

La Crisi di Tangeri, detta anche prima crisi marocchina, fu determinata nel 1905 dall'opposizione della Germania al tentativo della Francia di estendere il suo potere sul Marocco.

L'iniziativa coloniale francese scaturì dall'Entente cordiale con la Gran Bretagna e condusse alla reazione tedesca che si manifestò con la visita amichevole dell'imperatore Guglielmo II di Germania al sultano del Marocco a Tangeri.

La crisi, durante la quale si paventò una guerra fra Germania e Francia, terminò con la decisione del governo francese di cedere alla richiesta tedesca di indire una conferenza internazionale (Conferenza di Algeciras).

I trattati e la situazione politica[modifica | modifica sorgente]

Il trattato dell'Entente cordiale, firmato a Londra l'8 aprile 1904, definiva, nei primi due articoli, le sfere d'influenza di Francia e Gran Bretagna in Africa settentrionale.

Il patto disponeva lo status quo in Egitto, che era già protettorato inglese e su cui la Francia non avrebbe più avuto nulla da reclamare, e l'allargamento della sfera d'influenza francese al Marocco. Quest'ultima parte dell'accordo però, se attuata, avrebbe portato la Francia ad infrangere i termini della convenzione di Madrid del 1880. Tale convenzione, sottoscritta da 8 nazioni (fra cui la Germania), prevedeva infatti uguali diritti nell'area per tutti i firmatari.[1]

Oltre che con la Gran Bretagna esisteva un accordo con l'altra potenza del Mediterraneo, l'Italia, che risaliva al 14-16 dicembre 1900. Il patto concedeva mano libera alla Francia sul Marocco e all'Italia sulla Libia. Un altro accordo segreto, questa volta con la Spagna, era stato siglato il 7 ottobre 1904. Deciso a spingere l'influenza francese sul Marocco, il ministro degli Esteri di Parigi Théophile Delcassé avvisò formalmente i governi interessati, trascurando però Berlino.[1]

D'altro canto, la potenza alleata della Francia, la Russia, era in gravi difficoltà per la guerra russo-giapponese in corso e per i conseguenti moti rivoluzionari del gennaio 1905. La Germania si sentì, così, abbastanza forte da opporsi alla manovra coloniale francese.

La visita di Guglielmo II a Tangeri[modifica | modifica sorgente]

Il Cancelliere tedesco Bernhard von Bülow riuscì ad ottenere la Conferenza sul Marocco.
La visita di Guglielmo II di Germania a Tangeri aprì la crisi.
Edoardo VII del Regno Unito considerò nociva l'azione di Guglielmo II a Tangeri.

In Marocco, la prima avvisaglia della pressione francese avvenne il 21 febbraio 1905. Quel giorno, l'ambasciatore francese pretese dal sultano Mulay Abdelaziz IV che iniziasse a far istruire le sue truppe da ufficiali francesi ed esigesse i dazi sotto la sorveglianza di funzionari francesi. Il sultano si rivolse al governo tedesco e chiese in particolare se l'affermazione dell'ambasciatore, che presentava le sue richieste in nome dell'Europa, corrispondesse a verità. Al Cancelliere tedesco Bernhard von Bülow «sembrò necessario rammentare a Parigi l'esistenza dell'Impero Germanico».[2]

Intanto il Kaiser Guglielmo II si accingeva a partire per una crociera nel Mediterraneo. Prima di passare lo stretto di Gibilterra era prevista una tappa a Tangeri, alla quale il governo tedesco, visti gli sviluppi della politica francese, attribuì lo scopo di appoggiare i marocchini nei loro sforzi per mantenere l'indipendenza.
Il Kaiser non si decise volentieri a questa visita, dato che ci vide un atto politico di una certa gravità.[3]

Il 31 marzo 1905 Guglielmo II sbarcò a Tangeri dalla nave di linea Hamburg e informò l'ambasciatore francese che con la sua visita sottolineava la richiesta tedesca di libertà commerciale e di uguali diritti, e che considerava il sultano Abdelaziz capo di una nazione indipendente. Dopo aver conferito anche con lo zio del Sultano, incaricato di riceverlo, fece ritorno all'Hamburg, che salpò per Gibilterra. La crisi era ufficialmente aperta.

Scoppia la crisi[modifica | modifica sorgente]

In Inghilterra, re Edoardo VII dichiarò che lo sbarco a Tangeri era stata l'iniziativa più nociva e ingiustificata intrapresa dall'imperatore tedesco da quando era salito al trono. Ma l'ammiraglio britannico John Fisher, andò ben oltre e in una dichiarazione al ministro degli Esteri Lord Lansdowne arrivò ad affermare: «Sembra un'occasione d'oro per combattere la Germania alleati della Francia, e spero che lei saprà approfittarne... Potremmo avere la flotta tedesca, il canale di Kiel e lo Schleswig-Holstein in una quindicina di giorni».[4]

Il Cancelliere Bülow, intanto, mandava il conte Christian Tattenbach, ambasciatore a Lisbona, a Fez per rafforzare la posizione del Sultano e respingere le pretese francesi.[5]

Nello stesso tempo, il 19 aprile 1905, in Francia, la posizione del ministro Delcassé iniziava a farsi difficile. In una seduta alla Camera fu attaccato dai socialisti e solo tiepidamente appoggiato dal presidente del Consiglio Maurice Rouvier. Mentre, tutti i governi le cui nazioni avevano collaborato all'accordo di Madrid del 1880, furono invitati dal Sultano, su consiglio di Bülow, ad una conferenza sul Marocco.

Sia Bülow, sia “l'eminenza grigia” degli ambienti governativi tedeschi, il consigliere Friedrich von Holstein, erano convinti, infatti, che ad una conferenza internazionale, la Francia non sarebbe mai riuscita a farsi riconoscere il Marocco. Benché la conferenza fosse reclamata non tanto per definire la questione marocchina, quanto per dimostrare la potenza e il prestigio della Germania. A Londra, lo sbarco del Kaiser a Tangeri aveva suscitato maggior risentimento che a Parigi. Il ministro Lansdowne, temendo che la Francia potesse mettere a tacere la Germania con l'offerta di un porto sulla costa atlantica del Marocco, il 22 aprile si dichiarava pronto ad opporre una «decisa resistenza» all'acquisto da parte della Germania di una base navale, fra l'altro così distante dal Mare del Nord, dove stava convergendo gran parte della Royal Navy.[6]

Delcassé dovette a questo punto capire fin dove poteva osare. Se agire ancora con una semplice pressione politica sul sultano, oppure proporre al proprio governo di giocare la carta dell'invasione del Marocco dall'Algeria. Per questa eventualità, egli si sentiva forte del sostegno inglese che nessun trattato, però, assicurava si sarebbe trasformato in appoggio militare. E la Germania, con l'esercito più potente d'Europa, avrebbe attaccato la Francia approfittando della debolezza del suo alleato, la Russia? Per carpire le intenzioni del governo tedesco, Delcassé decise di inviare a Berlino un suo stretto collaboratore, il funzionario Maurice Paléologue.

La missione Paléologue[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maurice Paléologue.

Nei giorni seguenti all'arrivo nella capitale tedesca, il 23 aprile 1905, l'idea che si formò Paléologue, ascoltando varie fonti, fu che la Germania non voleva la guerra, ma che non avrebbe esitato a farla per salvaguardare i suoi diritti sul Marocco. Né un intervento della Gran Bretagna sarebbe bastato a fermarla. Nei circoli militari tedeschi, infatti, date le difficoltà sofferte dalla Russia, si riteneva che il momento fosse favorevole ad un conflitto con la Francia. Un informatore segreto assicurò inoltre Paléologue che Holstein era più influente e più francofobo che mai. Quando il Cancelliere Bülow o l'Imperatore apparivano ammorbidirsi con la Francia, Holstein si rivolgeva allo stato maggiore dell'esercito che interveniva subito di rincalzo. Tornato a Parigi il 26 aprile, Paléologue dichiarò a Delcassé: «Sul terreno su cui vi siete messo, non potete sperare in un successo contro la Germania, perché su questo terreno essa arriverà fino alla guerra, e l'opinione pubblica francese non vi seguirà».[7]

Delcassé in difficoltà[modifica | modifica sorgente]

Il ministro francese Théophile Delcassé, acceso sostenitore dell'intervento francese in Marocco, fu costretto a dimettersi.

Un altro elemento a favore della Germania, e contro Delcassé, consisteva nella moderazione del Presidente del Consiglio francese Rouvier, il quale era convinto che Delcassé avrebbe condotto la Francia ad una guerra che a sua volta avrebbe portato ad una sconfitta o ad una rivoluzione. Il giorno del ritorno di Paléologue a Parigi, il 26 aprile 1905, Rouvier confidò le sue perplessità all'ambasciatore tedesco Hugo von Radolin, offrendo così alla Germania l'appoggio di cui la sua politica aveva bisogno.[8]

Una visita in Francia di Edoardo VII e l'appoggio dello zar Nicola II incoraggiarono tuttavia Delcassé a proseguire lungo la strada della fermezza. Ma alcuni ambienti militari francesi temevano il peggio;[9] benché, nessuno potesse sapere fin dove i “falchi” tedeschi (Holstein e lo stato maggiore) sarebbero potuti arrivare.

L'intervista del Gaulois[modifica | modifica sorgente]

A tale proposito, il giornale francese Gaulois in quei giorni pubblicò un'importante intervista ad uno degli uomini più ricchi e influenti della Germania: l'industriale e finanziere Guido Henckel von Donnersmarck.[10] Questi, probabilmente ispirato da Bülow rilasciò, in sintesi, le seguenti dichiarazioni:
«Voi avete l'aria di non sospettare la gravità degli avvenimenti che si preparano. L'imperatore e il popolo germanico sono irritati nel vedervi respingere [...] gli sforzi che essi fanno per stabilire con voi quelle relazioni di cortesia che debbono correre fra le nazioni civili». E dopo aver elencato gli episodi di attrito tra Germania e Francia, «Questa politica è della Francia, o dobbiamo considerarla come il concepimento personale del Signor Delcassé? Se credete che il vostro ministro degli Esteri abbia impegnato il Paese in una via troppo avventurosa, fatelo sapere, separandovi da lui [...] La persona del signor Delcassé ci importa poco, ma la sua politica è una minaccia per la Germania [...] In una guerra contro la Germania [...] se foste vinti, com'è probabile, la pace non sarebbe firmata che a Parigi».[11]

Rouvier e Londra[modifica | modifica sorgente]

Il Primo ministro francese Rouvier temeva la politica antigermanica di Delcassé.

Il 12 maggio 1905, cedendo alle istanze dei suoi più stretti collaboratori, Delcassé ordinava all'ambasciatore francese a Londra, Paul Cambon, di mettere la Gran Bretagna alle strette. Si chiedeva chiarezza su un eventuale impegno militare nel caso di un attacco tedesco alla Francia. Tre giorni dopo, però, il presidente del consiglio Rouvier, si pronunciava categoricamente contro l'apertura di tali trattative. Il timore era che se i tedeschi fossero venuti a sapere di questi negoziati avrebbero attaccato subito la Francia, prima che un eventuale accordo difensivo fosse stato stipulato.

In Marocco, intanto, aizzato dal collaboratore di Holstein, Christian von Tattenbach (1846-1910), il Sultano manteneva fermi i diritti della sua piena sovranità. Per cui tutto rimaneva come in uno stato di febbrile sospensione, fin quando, il 28 maggio 1905, si ebbe la notizia che la flotta russa dopo una lunghissima traversata era stata completamente distrutta dalla flotta giapponese nella battaglia di Tsushima. La potenza militare e il prestigio della Russia erano compromessi per i mesi a venire, e anche la posizione della Francia, sua alleata, si indeboliva.

Per ironia della sorte, proprio il giorno prima di Tsushima, il 27 maggio, il ministro della Guerra francese Maurice Berteaux (1852-1911) assicurava Delcassé che l'esercito tedesco non sarebbe stato pronto ad una guerra fino al giugno 1906.[12]

Nonostante ciò, Delcassé si trovava sempre più isolato conservando tenacemente la sua posizione verso il Marocco. Egli arrivò ad assicurare decisamente e ripetutamente ai ministri suoi colleghi, che in caso di attacco tedesco la Gran Bretagna era pronta a far sbarcare in Germania, nello Holstein, fino a 150.000 uomini, i quali avrebbero inevitabilmente sottratto truppe tedesche al confine con la Francia.[13]

Dimissioni di Delcassé[modifica | modifica sorgente]

Il 4 giugno si determinò l'avvenimento risolutore: i servizi segreti francesi decifrarono un telegramma che l'ambasciatore tedesco a Roma Anton Monts aveva inviato al ministro degli Esteri italiano Tommaso Tittoni. L'ambasciatore tedesco avvertiva: «Il Governo tedesco ha motivo di ritenere che il signor Saint-René-Taillandier, inviato a Fez,[14] abbia minacciato il Sultano di fare occupare militarmente certi punti del Marocco, per obbligarlo a respingere le richieste della Germania. Se le truppe francesi oltrepassano il confine marocchino, come seguito a tale minaccia, le truppe tedesche varcheranno immediatamente il confine francese».[15] Fu una invenzione e una mossa di Bülow per accelerare la fine di Delcassé.[16]

Informato del telegramma, il giorno dopo, il presidente del Consiglio Rouvier si recò all'Eliseo, dove disse al presidente della Repubblica Émile Loubet: «Delcassé ci conduce alla guerra. Tra lui e me non vi è più collaborazione possibile. Domani obbligherò il Consiglio dei ministri a scegliere tra la sua politica e la mia; domani uno di noi due avrà lasciato il potere».[15]

Il 6 giugno 1905 fu tenuto a Parigi il Consiglio dei ministri decisivo. Delcassé sostenne che, se la Francia insisteva saldamente nel suo rifiuto della Conferenza sul Marocco, la Germania avrebbe ceduto, e cioè preferito una umiliazione alla guerra. Il presidente del Consiglio Rouvier espresse la convinzione che Delcassé si ingannava se credeva che la Germania stesse bluffando e il Consiglio dei ministri votò per la partecipazione alla Conferenza sul Marocco, quindi, contro Delcassé. Questi allora si alzò, dichiarò di dimettersi dal governo e lasciò il Consiglio.[16]

Il giorno delle dimissioni di Delcassé, Guglielmo II conferì al Cancelliere tedesco conte Bülow, il titolo di principe. La Conferenza sul Marocco si tenne in Spagna, ad Algeciras, nel 1906.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 334.
  2. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol II, p. 109.
  3. ^ Guglielmo II nelle sue memorie scrive: «Acconsentii ma col cuore gonfio, perché temevo […] che la mia visita potesse essere considerata una provocazione, e potesse spingere Londra a sostenere la Francia in caso di guerra»; e, in riferimento alle insistenze di Bülow, aggiunge: «Pensare e agire costituzionalmente è spesso un duro compito per un principe, sulle cui spalle vengono infine fatte cadere le responsabilità». Da: Guglielmo II, Memorie, Milano 1923, pp. 96, 97.
  4. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 337, 338.
  5. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol II, p. 115.
  6. ^ Taylor, L'Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, pp. 617, 618, 619.
  7. ^ Paléologue, Una svolta decisiva della politica mondiale, Milano 1934, pp. 280, 281, 282.
  8. ^ Taylor, L'Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, pp. 618, 619.
  9. ^ Il generale Jean Marie Toussaint Péndezec, membro dello stato maggiore, confessò a Paléologue: «Un attacco improvviso dalla Germania!... Non potremmo resistergli!... Sarebbe peggio che nel 1870!... La nostra disfatta sarebbe ancora più rapida e completa!... Pensate, caro amico: anzitutto, nessun soccorso dalla Russia! […] Avete letto la dichiarazione di [Gustave] Hervé nell'ultimo comizio socialista: -All'ordine di mobilitazione risponderemo con lo sciopero dei richiamati.- E l'alto comando? Peggio ancora! Il generalissimo [Henri Joseph] Brugère è dimissionario e non è ancora sostituito. Delle nostre cinque armate dell'Est, due sono prive di comandante. […] Ora conoscete la situazione. Non è terribile?» Da: Paléologue, Una svolta decisiva della politica mondiale, Milano 1934, p. 291.
  10. ^ Guido Henckel von Donnersmarck (1830-1916). Magnate, uno degli uomini più ricchi del suo tempo. Industriale della cellulosa e della seta artificiale. Investì in Svezia, Francia e Sardegna. Amico di Guglielmo II. Principe dal 1901, anno in cui rifiutò l'incarico a Ministro delle Finanze.
  11. ^ Mantegazza, Barone, Storia della guerra mondiale, Vol. I, pp. 195, 196, 197.
  12. ^ Taylor, L'Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 620.
  13. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol II, p. 120.
  14. ^ Inviato dal governo francese.
  15. ^ a b Paléologue, Una svolta decisiva della politica mondiale, Milano 1934, p. 319.
  16. ^ a b Albertini, Le origini della guerra del 1914, Milano, 1942, Vol. I, p. 165.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vico Mantegazza, Enrico Barone, Storia della Guerra mondiale, Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1915-22, 10 volumi.
  • Guglielmo II, Memorie dell'Imperatore Guglielmo II scritte da lui stesso, Mondadori, Milano 1923.
  • Bernhard von Bülow, Denkwürdigkeiten, 1930-31 (Ediz.Ital. Memorie, Mondadori, Milano 1930-31, 4 volumi).
  • Maurice Paléologue, Un grand tournant de la politique mondiale 1904-1906 (Ediz. Ital. Una svolta decisiva della politica mondiale 1904-1906, Mondadori, Milano, 1934).
  • Luigi Albertini, Le origini della guerra del 1914, Fratelli Bocca, Milano, 1942-1943, 3 volumi.
  • Alan John Percival Taylor, The Struggle for Mastery in Europe 1848-1918, Oxford, Clarendon Press, 1954 (Ediz.Ital. L'Europa delle grandi potenze. Da Metternich a Lenin, Laterza, Bari, 1961).
  • Michael Balfour, The Kaiser and his Times, 1964 (Ediz. Ital. Guglielmo II e i suoi tempi, Il Saggiatore, Milano, 1968).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]