Franco tiratore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Franco tiratore è una locuzione per definire un individuo che non segue i modi d'azione generalmente utilizzati dai componenti della schiera in cui milita e, invece, adotta un comportamento autonomo e imprevedibile, spesso fuori dai limiti imposti dalle convenzioni.

Origine della locuzione[modifica | modifica sorgente]

Cattura di un franc-tireur da parte delle truppe prussiane durante la guerra franco-prussiana nel 1870

La locuzione, rintracciabile in italiano a partire dal 1870[1], ha origine militare[2] ed è un calco del francese franc-tireur. La prima traccia individuabile dell'espressione si trova nei resoconti giornalistici della guerra franco-prussiana, usata per definire un "combattente o piccolo gruppo di combattenti che pratica azioni di guerra contro truppe regolari per evitare l'occupazione o l'evacuazione di centri abitati"[3].

I francs-tireurs rappresentarono la prima ossatura dell'esercito dei Vosgi che, sotto la guida di Giuseppe Garibaldi, combatté nell'ultima fase della guerra franco-prussiana del 1870. Fu al ritorno in Patria dei volontari italiani che la traduzione "franchi tiratori" si diffuse nel nostro Paese.

Alcune fonti riportano che l'origine dell'espressione ha, in francese, radici più antiche: i franc tireurs furono infatti milizie volontarie istituite per difendere la Francia in occasione delle invasioni del 1792 e del 1815[4]. Tali milizie, più note come tirailleurs, vennero inquadrate nell'esercito regolare da Napoleone Bonaparte, dando vita alla fanteria leggera.

La locuzione tornò d'attualità al termine della Prima guerra mondiale, quando in Germania furono organizzati alcuni Freikorps, per l'appunto "corpi franchi"[2], e nella Seconda guerra mondiale durante la battaglia di Firenze dell'estate 1944, dove i cosiddetti cecchini si contrapposero alle forze di liberazione sparando dai tetti della città.

Dal lessico militare a quello politico[modifica | modifica sorgente]

Il prestito dal lessico militare a quello politico-giornalistico arrivò negli anni cinquanta del XX secolo, quando l'espressione fu utilizzata per la prima volta secondo la definizione corrente[1]. Di fatto, però, l'espressione conservò l'accezione di cecchino che, nascosto e dunque imprevisto, provoca danni ad una parte[5].

Durante la Rivoluzione cubana, Ernesto Che Guevara utilizzò lo pseudonimo El Francotirador (Il Franco tiratore) per il suo articolo intitolato El principio de la fin (L'inizio della fine), nella rubrica Sin bala en el directo (Senza colpo in canna), sul primo numero del giornale El Cubano Libre, ciclostilato e distribuito clandestinamente nelle zone della Sierra Maestra, dal novembre 1957 a metà dell'anno successivo.

Secondo il moderno significato, "franco tiratore" è colui che, approfittando del voto a scrutinio segreto, non segue le indicazioni del proprio partito o gruppo parlamentare cui appartiene[2].

Il franco tiratore nella prassi politica[modifica | modifica sorgente]

Le più frequenti manifestazioni dei franchi tiratori si sono verificate in Italia durante l'elezione del presidente della Repubblica o di componenti della Corte costituzionale o del Consiglio superiore della magistratura. Il fenomeno, tuttavia, si verifica anche durante le votazioni che riguardano leggi particolarmente controverse[2]. Per limitarne l'incidenza, nel 1988 i regolamenti della Camera e del Senato furono riformati riducendo i casi in cui è previsto lo scrutinio segreto[6]. Da un sistema che contemplava la possibilità dello scrutinio segreto per tutti i tipi di votazione e lo rendeva obbligatorio per i voti finali sui progetti di legge, si passò a un regime con il voto a scrutinio palese assunto come prassi per tutte le votazioni ad eccezione di quelle che riguardano le persone alla Camera[7] e una procedura più complessa per il voto segreto al Senato[8]. In entrambi i casi è escluso il voto segreto sulla legge finanziaria e su quelle che comunque prevedono spese o entrate. La riforma fu motivata con la necessità di non confondere i ruoli fra maggioranza e opposizione[6]. Celebri sono i franchi tiratori democristiani durante le elezioni del Presidente della Repubblica per impedire l'avanzata di avversari interni al partito chiudendo la strada della presidenza a politici come Amintore Fanfani, Arnaldo Forlani, Cesare Merzagora; ma anche di altri partiti come Giuliano Vassalli o Carlo Sforza; pure Giovanni Leone fu bloccato dai franchi tiratori nel 1964 ma riuscì a diventare presidente nel 1971. Anche l'elezione di Romano Prodi al Quirinale il 19 aprile 2013, al quarto scrutinio, fu bloccata da 101 franchi tiratori che nel segreto dell'urna votarono in maniera difforme a quanto concordato dalle segreterie dei partiti del centrosinistra che sostenevano la candidatura.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Barbara Borghi, scheda sulla locuzione pubblicata sul sito della Treccani.
  2. ^ a b c d Giuseppe Mazzarino, Peones, pianisti e franchi tiratori fanno cadere l'anatra zoppa - L'informazione politica parola per parola, Centro documentazione giornalistica, Roma, 2005, ISBN 8885343082, pagina 40.
  3. ^ Cfr. la definizione del vocabolario Treccani online.
  4. ^ Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, Zanichelli, Bologna, 1999, ISBN 8808094286, voce franco1.
  5. ^ Gino Pallotta, Dizionario politico e parlamentare, nella raccolta Paperbacks società d'oggi, Newton Compton, Roma, 1976.
  6. ^ a b Angelo Summa, Il voto segreto alla Camera dei deputati, articolo pubblicato sul sito della casa editrice Giuffré.
  7. ^ Cfr. l'articolo 49 del Regolamento della Camera.
  8. ^ Cfr. gli articoli 113 e 117 del Regolamento del Senato.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]