Trattato dei XXIV articoli

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Il Trattato dei XXIV articoli venne pubblicato il 15 novembre 1831 dai rappresentanti delle potenze riuniti in conferenza a Londra dal precedente 4 novembre 1830 (altrimenti nota come Conferenza di Londra (1830-1831)). Venne infine accettato dai Paesi Bassi solo nel 1838 e ratificato al termine del 1839.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

La Rivoluzione belga[modifica | modifica sorgente]

La questione del Belgio era sorta il 25 agosto 1830 con l’insurrezione di Bruxelles[1], intesa all'emancipazione dai Paesi Bassi di Guglielmo I d’Orange-Nassau. La guarnigione olandese venne evacuata e, il 4 ottobre, Bruxelles proclamò l'indipendenza ed insediò un governo provvisorio.

La Conferenza di Londra del 1830[modifica | modifica sorgente]

A quel punto venne deciso di estendere le finalità di una conferenza diplomatica già organizzata a Londra per discutere della 'questione greca'. Essa venne inaugurata il 4 novembre 1830[2].

Dopo pochi giorni il consesso venne travolto dalla notizia dell'inizio, il 29 novembre 1830, della Grande rivolta di Varsavia. Si trattava di un rischio decisivo per Impero Russo, costretto, da quel momento, a concentrare ogni sforzo nella repressione, cercando di limitare i danni. Da quel momento la partecipazione di Austria, Prussia e Russia divenne poco più di una formalità[3].

Il Trattato dei XVIII articoli del 26 giugno 1831[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trattato dei XVIII articoli.

Accadde così che l'ambasciatore russo Lieven propose per primo il consenso russo all'indipendenza del Belgio sotto condizione di perpetua neutralità[4]. Ciò permise ai plenipotenziari di accordarsi sui cosiddetti 'Protocolli di Londra del 20 gennaio 1831, che prevedevano la separazione dei due stati ed una'ipotesi di frontiera.

Il 6 giugno il assemblea belga elesse sovrano dei Belgi Leopoldo di Sassonia-Coburgo, come proposto dalle potenze. Le quali poterono procedere alla pubblicazione del Trattato dei XVIII articoli, del 26 giugno. Che venne tosto ratificato (9 luglio) dal Congresso Nazionale belga.

Il Protocollo dei XXIV articoli[modifica | modifica sorgente]

La ripresa delle ostilità[modifica | modifica sorgente]

Il Trattato dei XVIII articoli non venne mai applicato, a causa della repentina (anche se decisamente tardiva) reazione di Guglielmo I dei Paesi Bassi: questi, attese l’incoronazione di Leopoldo I, il 21 luglio 1831 per poi dare inizio, pochi giorni più tardi, il 2 agosto l'Olanda, ad un'invasione, passata alla storia come la campagna dei dieci giorni. Essa venne arrestata solo dall’intervento di un corpo di spedizione francese, guidato dal maresciallo Gérard, che impedì ai Batavi di rioccupare Bruxelles.

Conseguenze diplomatiche del conflitto[modifica | modifica sorgente]

La debolezza militare mostrata dal regno di Leopoldo, convise la Gran Bretagna a farvi minore affidamento in funzione di bastione anti-francese: l'esercito olandese si era dimostrato un esercito forte, ed i Belgi avevano dimostrato la propria necessità (e disponibilità) ad affidarsi alla Francia[5].

Una macchia assai grave, se si considera che l'unica esigenza delle potenze era costruire, ai confini della Francia, una ‘sentinella’ la più forte possibile. Forte tanto nel senso della stabilità politica, che della capacità militare: un campo in cui Leopoldo aveva fallito almeno tanto rumorosamente quanto Gugliemo I aveva fallito (in entrambe i campi) l'anno precedente.

Il Protocollo dei XXIV articoli del 15 novembre 1831[modifica | modifica sorgente]

Accadde, quindi, che il 15 novembre 1831 la Conferenza di Londra, riunita ormai da più di un anno, approvasse il Protocollo dei XXIV articoli. Esso stabiliva di rinunciare ad estenderne il territorio, negandole i diritti sull’attuale Granducato del Lussemburgo[6], il Limburgo orientale e il libero passaggio sul fiume Schelda. Doveva concedere agli Olandesi la libera navigazione sulla Mosa sino a Liegi ed assumersi la metà del debito pubblico dei Paesi Bassi.

In cambio otteneva la strategica fortezza di Arlon, appartenente al vecchio Granducato del Lussemburgo e, per giunta, di lingua tedesca. Essa venne attribuita al Belgio, a fronte della richiesta francese di tenere sotto controllo l'intera strada Metz-Thionville-Longwy-Arlon-Bastogne-Liegi e di garantire la neutralità della zona a settentrione della fortezza francese di Longwy[7][8]. Ciò che rese necessario due ulteriori accomodamenti:

  • i delegati di Guglielmo I ottennero si essere compensati con un'estensione della 'loro' parte del Limburgo, tanto che il confine venne spostato 6 km più a sud, per una lunghezza di 22 km.;
  • Arlon faceva parte della, piuttosto pletorica, Confederazione tedesca. Prussia ed Impero Austriaco chiesero una compensazione ed ottennero l'ingresso (puramente nominale) in detta Confederazione del Limburgo orientale.

Rifiuto olandese e continuazione del conflitto[modifica | modifica sorgente]

La convenzione non venne, però, accettata da Guglielmo I d’Orange-Nassau. Che rifiutò di consegnare Anversa. Cosicché un corpo francese rientrò in Belgio e pose assedio a quella fortezza: occupata dai Francesi, in nome del Re dei Belgi, nel dicembre 1832, mentre una flotta franco-britannica guardava le coste olandesi[9].

All'interno del territorio rivendicato dagli insorti, restavano, a questo punto, ai Paesi Bassi solo le fortezze di Maastricht e Lussemburgo: quest'ultima non era stata liberata, solo in quanto tenuta, sin dal 1815, da una guarnigione Prussiana, la quale non controllava, però, che una piccola area all'intorno[10]. Ma esse erano al di là della frontiera segnata dal Protocollo dei XXIV articoli. Cosicché non vennero occupate.

Armistizio del 1833[modifica | modifica sorgente]

Ciò che impedì di imporre un accordo finale ai Paesi Bassi. Guglielmo I accettò soltanto di firmare, il 21 maggio 1833, un accordo provvisorio con il quale prolungavano indefinitamente un armistizio militare, e si garantivano reciprocamente la libertà di navigazione.
Il debito pubblico del Regno dei Paesi Bassi restava interamente a carico di quel Paese ed i Belgi mantenevano il controllo dell’intero Limburgo orientale e dell'intero Lussemburgo, ad eccezione delle due fortezze di Maastricht e Lussemburgo.

Ratifica del Protocollo dei XXIV articoli[modifica | modifica sorgente]

Finché, il 14 marzo 1838, Guglielmo I dichiarò, infine, di accettare il Protocollo dei XXIV articoli di sette anni prima.

A norma di trattato, pretendeva l'accollo di metà del suo debito pubblico, lo sgombero della città di Venlo, nel Limburgo orientale, ancora occupata dai Belgi[11] e lo sgombero dell'attuale Granducato del Lussemburgo.

La notizia venne accolta assai male a Bruxelles, dal momento che essa avrebbe comportato un sostanziale peggioramento della situazione, rispetto allo status-quo. Ad esempio, sedevano al parlamento belga deputati eletti dalle popolazioni dell'attuale Granducato del Lussemburgo, che sottoscrissero petizioni ed appelli perché non li restituisse al governo di Guglielmo I: che era sentito come disattento, distante e, comunque straniero (i Lussemburghesi sono una popolazione di lingua tedesca)[12].

Né all'opinione pubblica belga bastava il riconoscimento dell'indipendenza da parte dell'antico signore, dal momento che tale indipendenza era goduta de facto, da circa sette anni. Il vantaggio, comunque, non era secondario. E, inoltre, il governo di Leopoldo I, non aveva forza sufficiente per spingere le grandi potenze ad una sostanziale rinegoziazione.

Ottenne, quindi, una rinegoziazione, ma dovette rassegnarsi ad evacuare immantinente Venlo, cosa che avvenne già il 21 giugno 1838[13] ed il Lussemburgo.

In cambio di questo gesto di buona volontà, i Belgi ottennero di riunire una nuova Conferenza diplomatica, ricordata come Conferenza di Londra del 1839. L'esito di tale conferenza fu un protocollo, sottoscritto il 19 aprile 1839 e ratificato dal parlamento belga, il 15 novembre 1839, che si discostava dal protocollo del 15 novembre 1831 per i seguenti aspetti:

  • i Belgi ottennero solo di ridurre le pretese olandesi riguardo al trasferimento del debito pubblico, da 8 400 a 5 '400 milioni di fiorini,
  • mentre dovettero rassegnarsi ad evacuare la grande parte del Limburgo orientale e dell’attuale Gran Ducato del Lussemburgo che occupavano.
  • nonché un pedaggio alla navigazione sul fiume Schelda (che venne esatto sino al 1863).

Tale protocollo viene, a volte, ricordato come Trattato di Londra (1839), ma anche come Trattato dei XXIV articoli, dal quale, dal punto di vista dell'equilibrio generale d'Europa, sostanzialmente non si discostava.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A seguito delle notizie giunte da Parigi che confermarono il successo della rivoluzione di luglio.
  2. ^ In capo a pochi giorni i plenipotenziari britannici vennero sostituiti, a seguito della caduta in parlamento, il 15 novembre, del governo del Duca di Wellington, sostituito da Lord Grey un liberale il cui ministro degli esteri Palmeston era a favore di un accomodamento con la Francia.
  3. ^ Alexander Fuehr, The neutrality of Belgium. Rif.: cap. II - the London Conference and the Quintuple Treaty [1]
  4. ^ In moda da evitare un'espansione dell'influenza francese.
  5. ^ Michel Dumoulin, Els Witte, Nouvelle histoire de Belgique, Bruxelles, 2005.
  6. ^ Del territorio del Gran Ducato, come definito con il Trattato di Vienna del 1815, circa 2 586 km² restarono, contro circa 4.418 km² che passarono alla provincia belga del Lussemburgo, appunto. Rif.: Jean-Marie Triffaux, Le Grand-Duché et la Province: Histoire d'une scission, "Le Soir", Bruxelles, 15 aprile 1989.
  7. ^ Jean-Marie Triffaux, op. cit.
  8. ^ Un'altra versione, più folcloristica, presenta la cessione come un (piuttosto improbabile) 'regalo' della conferenza al capo-delegazione belga Nothomb, deputato proprio di quel collegio. Rif.: Jean-Marie Triffaux, op. cit.
  9. ^ H. Depester, 1830, grandes figures, Bruxelles, 2004.
  10. ^ Jean-Marie Triffaux, op.cit.
  11. ^ VOX, 175 ans de la Belgique - Neutralité armée, 16 giugno 2005.
  12. ^ Jean-Marie Triffaux, op. cit.
  13. ^ VOX, 175 ans de la Belgique - Neutralité armée, 16 giugno 2005.

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