Battaglia di Passchendaele

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Battaglia di Passchendaele
Bosco nei pressi di Ypres, 19 ottobre 1917
Bosco nei pressi di Ypres, 19 ottobre 1917
Data 31 luglio - 6 novembre 1917
Luogo Passchendaele, Belgio
Esito Successo tattico alleato
Fallimento strategico
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
50 divisioni britanniche (2ª e 5ª armata)
6 divisioni francesi (1ª armata)
77 - 83 divisioni (6ª armata)
Perdite
62.000 morti - 164.000 feriti[1]
Altre fonti riportano cifre molto più elevate comprese tra 320.000[2] e 360.000[3] morti, feriti e dispersi.
83.000 morti - 250.000 feriti - 26.000 prigionieri[1].
  1. ^ a b Gilbert, p. 457.
  2. ^ Asprey, p. 380
  3. ^ Silvestri, p. 457
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La battaglia di Passchendaele (o terza battaglia di Ypres o semplicemente Passchendaele) è stata combattuta durante la prima guerra mondiale, tra i britannici e i loro alleati contro l'Impero tedesco. Avvenne sul fronte occidentale tra il giugno e il novembre 1917. L'obiettivo consisteva nel prendere possesso dei crinali meridionali e orientali nei pressi della città belga di Ypres nelle Fiandre Occidentali. Passchendaele si trova sull'ultimo crinale orientale rispetto a Ypres. L'avanzata faceva parte di un complesso insieme di operazioni che dovevano portare al controllo totale delle Fiandre. Lo scontro finale si sarebbe svolto nel saliente di Ypres, dove si sarebbero dovute riunire numerose truppe provenienti da diverse direzioni. Tra le operazioni pianificate era previsto anche uno sbarco sulle coste del Belgio presso Nieuwpoort, ancora in possesso dei tedeschi.

La resistenza della 4ª armata tedesca, il tempo insolitamente piovoso, l'arrivo dell'inverno e altri fattori permisero ai tedeschi di evitare una ritirata generale, che in ottobre era apparsa quasi inevitabile. In particolar modo ebbe grande importanza la disfatta di Caporetto delle truppe italiane, che costrinse i britannici e i francesi a inviare divisioni di rinforzo per evitare che l'Italia fosse costretta ad uscire dal conflitto; di conseguenza il fronte di Ypres ne risentì venendo indebolito[1]. La campagna terminò in novembre, quando le truppe canadesi catturarono Passchendaele[2].

Per le elevatissime perdite subite, i modesti risultati ottenuti e la scarsa capacità dimostrata dai generali britannici, la battaglia di Passchendaele è diventata, nella storiografia britannica, sinonimo di fiasco militare, mentre Basil Liddell Hart l'ha definita "il più triste dramma della storia militare inglese"[3].

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Pianificazione dello sbarco a Middelkerke[modifica | modifica wikitesto]

Le ragioni della battaglia di Passchendaele vanno innanzitutto ricercate nella personalità del generale britannico Douglas Haig. Molti storici lo hanno sovente considerato un comandante particolarmente ottuso, privo d'inventiva e "conservatore", in realtà, una volta diventato comandante della British Expeditionary Force (BEF) nel dicembre 1915, si adoperò sempre per innovare la strategia militare (basti pensare che fu lui a introdurre i carri armati sul campo di battaglia in occasione dello scontro sulla Somme)[4]. La sua attenzione era fortemente rivolta al fronte occidentale e non aveva mai perso la speranza nello scontro frontale nelle Fiandre: elaborò un complesso piano studiato nei minimi dettagli che aveva come grande obiettivo lo sbarco nella zona costiera delle Fiandre e la conseguente "pulizia" del luogo; l'operazione doveva concludersi con una spinta in profondità contro Roeselare e Bruges, che poi avrebbe portato ad allacciarsi al saliente di Ypres, dove doveva svolgersi lo scontro finale[5].

Il comandante della British Expeditionary Force Sir Douglas Haig

Sin dalla nomina a comandante del BEF, Haig aveva intrattenuto una stretta collaborazione con l'ammiraglio della Royal Navy Reginald Bacon (all'epoca a capo della Dover Patrol), il quale infiammò facilmente il generale con l'idea originale di uno sbarco con mezzi anfibi. Nella primavera del 1917 Haig ordinò a Bacon di mettere a punto un piano dettagliato. Appena due mesi dopo l'ammiraglio propose di utilizzare sei pontoni armati e circa un centinaio di motovedette per far sbarcare novemila soldati nei pressi di Ostenda. A questo si sarebbe aggiunto un attacco verso nord-est proveniente dalla vicina città di Nieuwpoort che avrebbe offerto una protezione sul fianco destro. Dopo lo sbarco si sarebbero aggiunte alla guarnigione locale tre divisioni di fanteria, per poi attaccare Ostenda e annichilire il fianco destro dell'esercito tedesco[5].

Intervento di Hunter-Weston[modifica | modifica wikitesto]

Haig rimase impressionato in modo così favorevole che decise di coinvolgere anche un veterano della Campagna di Gallipoli: il colonnello Aymler Hunter-Weston. Questi, però, sconvolse completamente i progetti sino ad allora elaborati. Hunter-Weston era infatti scettico riguardo al successo dell'operazione; riteneva che i tedeschi avessero preso troppe precauzioni onde evitare uno sbarco nemico e che quindi una sola azione sarebbe risultata troppo rischiosa e soggetta a fallimento. Chiese allora di organizzare una serie di manovre di sbarco su un tratto di costa più vicino a Nieuwpoort, precisamente nella zona di Middelkerke[6]. Poiché la prospettiva della costruzione di mezzi anfibi era ben lungi dal diventare reale (fondamentalmente perché mancavano materiali da costruzione, come l'acciaio, molto richiesto per incrementare l'arsenale dell'artiglieria), Bacon e Hunter-Weston proposero a Haig l'utilizzo di tre piattaforme galleggianti, misuranti circa 190 m, per trasportare ciascuna un'intera divisione. Haig acconsentì entusiasta, anche perché in questo modo avrebbe potuto schierare i suoi beneamati carri armati[6].

Il generale tedesco Erich Ludendorff in un'immagine del 1915

Haig, Bacon e Hunter-Weston cominciarono a mettere in pratica i loro progetti innanzitutto facendo modificare i carri armati per affrontare il terreno collinoso a ridosso della zona decisa per lo sbarco e poi dando inizio agli addestramenti dei soldati che avrebbero partecipato all'operazione (vennero allestiti due campi d'addestramento a Dover e a Le Clipon per l'occasione)[4]. Non senza interruzioni, alla fine venne fissato all'8 agosto la data dello sbarco. Bacon e Hunter-Weston stabilirono con precisione la composizione delle unità: 4.500 uomini, 9 carri armati, 12 cannoni da campagna, 6 obici d'assedio, tre sezioni mobili di mitragliatrici, 600 biciclette e 9 motociclette[4].

Interferenze del primo ministro britannico[modifica | modifica wikitesto]

Un imprevisto cambio di scena rischiò di mandare in fumo tutti i propositi di Haig. Il primo ministro britannico David Lloyd George, decisamente alieno dalla mentalità "occidentalista" di Haig, tentò infatti di dirottare le forze dal fronte di Ypres su quello italiano. Era infatti convinto che aiutando il generale Luigi Cadorna con gli austro-ungarici, avrebbe eliminato il principale alleato tedesco, potendosi poi dedicare più tranquillamente al fronte del Belgio. Haig, però, non nutriva alcuna stima nei confronti di Cadorna e anzi riteneva i suoi sforzi sul fronte dell'Isonzo inutili. Alla fine riuscì a convincere il suo unico superiore (nonché buon amico), il capo di stato maggiore imperiale, generale William Robertson, a far sapere al primo ministro l'impossibilità di soddisfare la sua richiesta. Così Haig poté tornare a coltivare i suoi grandi progetti circa lo sbarco a Middelkerke[4].

Gli ammutinamenti nell'esercito francese[modifica | modifica wikitesto]

Nella battaglia di Passchendaele l'esercito britannico non poté contare molto su quello francese in quanto quest'ultimo era reduce da uno degli episodi più delicati e critici che dovette soffrire durante la prima guerra mondiale. Il 27 maggio 1917 quelli che erano cominciati come comuni fenomeni di diserzione si tramutarono in un vero e proprio ammutinamento. Sullo Chemin-des-Dames si ritirarono verso le retrovie 30.000 soldati e alcuni arrivarono persino a occupare degli edifici dei quattro villaggi di Soissons, Villers-Cotterêts, Fère-en-Tardenois e Cœuvres rifiutandosi di tornare a combattere. Gli ammutinati tentarono di andarsene col treno dalla stazione di Fère-en-Tardenois, ma le vetture vennero bloccate. Il 1º giugno un reggimento di fanteria francese s'impadronì della città di Missy-aux-Bois nominando un "governo" pacifista[7]. Questo "inferno" durò una settimana, fino a quando le autorità militari, sotto il pugno di ferro del "generalissimo" Pétain, iniziarono gli arresti e i processi di massa. I tribunali militari giudicarono colpevoli 23.395 soldati, ne condannarono a morte più di 400 e di questi 50 vennero fucilati e i restanti costretti ai lavori forzati. nelle colonie penali. Bisogna però aggiungere che questa parentesi "rivoluzionaria" ebbe i suoi effetti positivi per i rivoltosi[7]. Pétain introdusse immediate facilitazioni, come periodi di riposo più lunghi, congedi più frequenti e rancio migliore. Il 18 giugno così si rivolse ai suoi comandanti:

« Mi sono assunto il compito di porre fine ai casi di grave indisciplina con la massima urgenza. Continuerò con fermezza l'opera repressiva, ma senza dimenticare che si tratta di soldati che sono con noi in trincea da tre anni e che sono i nostri soldati[7] »

Sei settimane dopo ogni forma di ammutinamento cessò. L'esperienza, però, fece comprendere che i soldati non erano più disposti a sopportare ulteriormente una guerra di attacco e che si sarebbero limitati a mantenere le posizioni[8]. Fu così che tutto il peso del fronte occidentale cadde sulle spalle dei britannici. Lo storico inglese John Keegan, in un articolo pubblicato il 13 maggio 1994 in "The Times Literary Supplement" intitolato "An Army downs tools", a questo proposito scrisse:

« Le spaventose perdite subite dall'esercito britannico nella 3ª battaglia di Ypres, a Passchendaele, furono in parte dovute alla necessità di distogliere l'attenzione e la pressione dei tedeschi dal settore francese del fronte ormai indebolito[7] »

Battaglia di Messines: 21 maggio - 7 giugno[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Messines.
Trincee tedesche devastate dalle esplosioni a Messines

Nella battaglia di Messines, combattuta tra il 21 maggio e il 7 giugno 1917 nelle Fiandre, avvenne "l'azione più importante mai compiuta dalle squadre di minatori arrivate in Francia due anni e mezzo prima"[9]. In un periodo di sei mesi, minatori britannici, canadesi e australiani avevano scavato numerose gallerie, nelle quali vennero poi piazzate diciannove mine, con un potenziale esplosivo pari a 500 tonnellate[9].

Lo scontro diretto risultò praticamente superfluo. Il generale a comando della spedizione era Herbert Plumer, noto per l'insolita umanità nei confronti delle vite dei suoi uomini (curiosamente, però, gli venne affidata la gestione del saliente di Ypres, uno dei teatri più sanguinosi della Grande Guerra). Plumer elaborò un piano che avrebbe indebolito notevolmente l'avversario prima dello scontro. Quando esplosero le mine (piazzate a 30 m sotto le trincee tedesche) l'effetto fu devastante e immediato: si ritiene che circa 10.000 soldati tedeschi vennero uccisi sul colpo o completamente sepolti, migliaia rimasero tramortiti e 7.354 furono fatti prigionieri. Inoltre, subito dopo le deflagrazioni (che si sentirono chiaramente in tutta l'Inghilterra meridionale) seguì un bombardamento d'artiglieria, che vide impegnati 2.266 cannoni britannici. Quattro giorni dopo le esplosioni sotterranee, i tedeschi furono costretti ad abbandonare Wytschaete e Messines, spostandosi più a est. La ritirata fu eseguita con rapidità e precisione sotto la guida del principe Rupprecht di Baviera[9].

La battaglia di Messines, considerato un vero "capolavoro della guerra d'assedio", ebbe stranamente influssi negativi sulla successiva azione nelle Fiandre. Secondo lo studioso britannico Liddell Hart, questo trionfo strategico portò a suscitare vane speranze riguardo a un'operazione che si rivelò completamente differente[10].

Svolgimento della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Disposizione generale delle truppe presso il saliente di Ypres.
« Buon Dio, davvero abbiamo mandato degli uomini a combattere qui? »
(Dichiarazione di un alto ufficiale del quartier generale britannico dopo aver osservato personalmente l'enorme terreno paludoso che era stato il campo di battaglia di Passchendaele[11])

La battaglia di Passchendaele si frantumò da agosto a novembre 1917 in una serie di successive offensive britanniche con un gran numero di piccoli scontri, tutti combattuti con l'obiettivo di conquistare modeste posizioni tattiche intorno a Ypres, nella speranza da parte dell'alto comando alleato di riuscire a logorare progressivamente le forze tedesche al punto tale da provocarne il crollo.

Prima fase[modifica | modifica wikitesto]

Nomina del generale Gough[modifica | modifica wikitesto]

In seguito al vittorioso combattimento a Messines, Douglas Haig nominò come comandante della 2ª armata il generale Hubert Gough, che sostituì così Plumer, che tanto bene aveva saputo gestire lo scontro. Questo si rivelò un grave errore. Gough, giovane ufficiale di cavalleria, conosceva poco il saliente e sviluppò una strategia di attacco completamente diversa da quella elaborata in precedenza da Plumer[12]. Quest'ultima consisteva in una serie di modesti slanci di fanteria sotto copertura delle artiglierie campali, per conquistare i bassi crinali intorno a Ypres. Gough, invece, si prefisse obiettivi alquanto distanti e irrealistici che ritardarono l'offensiva. Questo cambiamento strategico unito ai ritardi dovuti all'arrivo della 1ª armata francese comandata dal generale François Anthoine, posticipò lo scontro di ben sette settimane. In tal modo tutto il vantaggio ottenuto con il combattimento a Messines andò perduto e i tedeschi colsero al volo l'opportunità per organizzarsi, costruendo persino numerose postazioni fortificate in cemento armato. Di conseguenza, anche lo sbarco a Middelkerke venne posticipato al 24 agosto o, addirittura, al 6 settembre[13].

Battaglia di Pilckem: 31 luglio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un'importante offensiva aerea, che garantì ai britannici il controllo del cielo, avvenne il primo scontro diretto. L'obiettivo consisteva nella conquista dell'altura di Pilckem. Alle 03:50 del mattino del 31 luglio nove divisioni britanniche uscirono all'assalto dalle trincee. Tecnicamente la battaglia è da annoverare tra le vittorie britanniche, ma in realtà furono molti gli svantaggi. La fanteria dell'ala sinistra di Gough, supportata da quella di Anthoine, riuscì a guadagnare 3 km, occupando gran parte dell'altura, ma al contempo il centro si indebolì indietreggiando di 550 m[13]. I britannici catturarono 8.000 soldati tedeschi e 67 cannoni, al prezzo, però, della perdita di 17 dei 19 carri armati sul campo. Dopo la recente esperienza alla Somme, i tedeschi si erano infatti attrezzati in modo tale da contrastare questi mezzi corazzati: avevano a disposizione numerosi fucili anticarro (i Mauser calibro 13,2 mm "T-Gewehr"), in grado di perforare le blindature dei Mark V britannici. I carri erano anche limitati in quanto a mobilità a causa dei continui bombardamenti che trasformavano il terreno in un acquitrino mortale[13]. Così descrive la situazione il soldato semplice Charles Miles (10º battaglione Royal Fusiliers):

« Era incredibile, c'era fango ovunque e l'aria puzzava di rancido, di stantio, di marcio e di morte. [...] Io ero portaordini [...] Mi capitò frequentemente di affondare nel fango e rischiare di essere risucchiato per sempre, ma non fu questa la cosa peggiore del mio lavoro: a volte, invece di sentire la melma sotto gli scarponi, mi succedeva di "galleggiare" su di essa, mentre calpestavo qualcosa di gonfio e ben più compatto. Si trattava di cadaveri, orrendamente sfigurati dalla morte per annegamento in questa palude d'inferno. Era una esperienza raccapricciante[14]»

Battaglia di Quota 70: 15 - 25 agosto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Quota 70.

La battaglia di Quota 70 avvenne tra le truppe canadesi e cinque divisioni della 6ª armata tedesca. La battaglia, voluta dagli alleati, si svolse lungo il fronte occidentale nella periferia di Lens nella regione francese a nord del Passo di Calais, tra il 15 e il 25 agosto 1917. L'obiettivo era duplice: sfoltire le linee tedesche e conquistare Lens. Come ammise lo stesso generale tedesco Hermann von Kuhl, la battaglia fu una grave sconfitta per l'esercito del Kaiser[15] ma, ad ogni modo, Lens continuò a rimanere in mano tedesca.

Battaglia di Langemarck: 16 – 18 agosto[modifica | modifica wikitesto]

Soldati britannici di una batteria di cannoni da campagna da 18 libbre impegnati nell'occupare una nuova posizione (31 luglio)

Il quartier generale della quinta armata venne influenzato dagli effetti che il ritardo avrebbe avuto sull'operazione costiera, che richiedeva l'alta marea alla fine di agosto o sarebbe stata posticipata al mese seguente. Gough ritenne che il resto del fronte (appena oltre la linea tedesca Wilhelm dal bosco del Poligono sino a Langemarck) dovesse essere conquistato e il fiume Steenbeek superato più a nord[16]. I tentativi della fanteria tedesca di avanzare oltre vennero fermati dal fuoco dell'artiglieria britannica con dure perdite[17]. Il 16 agosto avvenne dunque la conquista del villaggio, che però fu ripreso poco dopo dai tedeschi: l'avanzata a nord nell'area del XVIII corpo riprese e venne nuovamente conquistata l'area nord di St. Julien e quella sud-est di Langemarck, mentre il XIV corpo catturò Langemarck stesso e la linea Wilhelm a nord della linea ferroviaria di Ypres–Staden vicino a Kortebeek[18]. Ad ogni modo, la situazione rimase in mano britannica, in quanto i "Tommies" di Sua Maestà erano riusciti a espugnare le casematte nemiche, grazie ai carri armati, indebolendo le postazioni avversarie. Inoltre, intervennero i francesi, che, con un attacco diversivo, batterono i tedeschi con un'offensiva a Verdun (durante la quale furono catturati oltre 5000 soldati teutonici)[19].

Seconda offensiva a Verdun: 20 agosto[modifica | modifica wikitesto]

Philippe Pétain, in qualità di suo comandante, aveva impegnato la seconda armata francese nell'attacco a Verdun a metà luglio in aiuto dell'operazione nelle Fiandre. La seconda offensiva della battaglia di Verdun subì un ritardo, in parte dovuto a degli ammutinamenti che l'armata francese stava soffrendo dopo la disastrosa offensiva Nivelle, e in parte perché un attacco tedesco a Verdun (28-29 giugno) tolse ai francesi una zona del territorio considerata un punto focale dell'attacco francese. Un contrattacco francese conquistò il territorio il 17 luglio, ma poi i tedeschi riuscirono a riprenderlo il 1º agosto, per poi guadagnare terreno verso il lato orientale il 16 agosto[20]. La seconda offensiva a Verdun iniziò il 20 agosto ed entro il 9 settembre erano stati fatti 10.000 prigionieri. Il combattimento continuò in modo sporadico a ottobre. Erich Ludendorff, generale tedesco vicino al capo di stato maggiore generale Paul von Hindenburg, scrisse:

« Sul fianco sinistro, vicino alla Mosa, una divisione è caduta ... e adesso sia qui che in Francia è stato fatto tutto il possibile per evitare il fallimento ... L'armata francese è stata ancora una volta capace di riprendere l'offensiva. Ha superato rapidamente la sua depressione. »
(Ludendorff, memorie[21])

Fin tanto che le locali divisioni Eingreif rimasero nelle Fiandre non ci furono ulteriori contrattacchi[22].

Sospensione degli attacchi britannici[modifica | modifica wikitesto]

L'ufficiale Siegfried Sassoon in una fotografia scattata in tempo di guerra (1915).

Il paesaggio "lunare" che si era creato intorno a Ypres rese talmente ingestibile la situazione che l'alto comando britannico dovette sospendere le operazioni (2 agosto 1917). Haig dovette lottare duramente per evitare un'interruzione definitiva dell'offensiva (il gabinetto di guerra era stato fortemente impressionato dal numero di vittime). Inoltre, pochi giorni prima, l'ufficiale britannico Siegfried Sassoon aveva fatto la seguente denuncia:

« BASTA CON LA GUERRA - Dichiarazione di un soldato
Faccio questa dichiarazione come consapevole atto di sfida nei confronti dell'autorità militare, perché credo che questa guerra sia deliberatamente prolungata da coloro che hanno il potere di fermarla. Io sono un soldato e sono convinto di agire per il bene dei soldati. Io credo che questa guerra, che ho intrapreso come guerra di difesa e di liberazione, sia diventata una guerra di aggressione e di conquista. Credo che gli scopi per i quali io e i miei commilitoni ci siamo arruolati avrebbero dovuto essere dichiarati in modo così chiaro da non poter più essere modificati e che se ciò fosse stato fatto, gli obiettivi che ci hanno mosso sarebbero ora raggiungibili attraverso un negoziato. Ho visto e patito le sofferenze delle truppe e non posso più contribuire a prolungare queste sofferenze per fini che ritengo immorali e ingiusti. Non protesto contro la condotta della guerra, ma contro gli errori e le ipocrisie di carattere politico per cui gli uomini in guerra vengono sacrificati. In nome di coloro che stanno soffrendo, io elevo questa protesta contro l'inganno che viene perpetrato contro di loro; inoltre spero di poter contribuire a distruggere la cinica indifferenza con cui la maggior parte di coloro che sono in patria assistono al protrarsi di sofferenze che non provano e che non hanno sufficiente fantasia per immaginare[23] »

Seconda fase[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia della strada di Menin: 20 - 25 settembre[modifica | modifica wikitesto]

Soldati feriti dopo la battaglia della strada di Menin

La seconda fase si riaprì con il ritorno del generale Herbert Plumer. Questi, come già detto, caratterizzato da un'insolita umanità nei confronti delle vite dei suoi uomini, riuscì a risparmiare parecchie vite. La battaglia della strada di Menin durò dal 20 al 25 settembre e fu caratterizzata da un costante avanzamento dei soldati inglesi col sistema del "Bombardamento Strisciante" (o "Creeping Barrage", in tedesco "Feuerwalze", "rullo di fuoco"). Esso consisteva in uno spostamento in avanti dei fanti, sotto copertura del fuoco d'artiglieria, raggiungevano il loro obiettivo, attendevano che l'artiglieria si muovesse in avanti e così via[23].

Il 20 settembre gli alleati attaccarono su un fronte di 14 500 iarde (13 258,8 m) e catturarono gran parte degli obbiettivi a una profondità di circa 1 500 iarde (1 371,6 m) a mezzogiorno[24]. I tedeschi fecero molti contrattacchi, iniziando verso le 15.00 fino al crepuscolo, ma fallirono tutti nel tentativo di riprendere terreno o anche di penetrare nelle file nemiche temporaneamente sul fronte della seconda armata. L'attacco ebbe successo e dimostrò la difficoltà dei tedeschi di fermare un'offensiva ben organizzata e in buone condizione climatiche[25]. Si tennero degli attacchi minori dopo il 20 settembre ed entrambi gli schieramenti approfittarono della situazione per riorganizzare le proprie posizioni. Un attacco tedesco del 25 settembre conquistò nuovamente delle casematte al confine sud-ovest del bosco del Poligono, ma al prezzo di numerose vittime. Non molto dopo, le posizioni tedesche vicino al bosco vennero conquistate dai britannici nel corso del successivo attacco del generale Plumer svoltosi il 26 settembre[26].

Battaglia del bosco del Poligono: 26 settembre[modifica | modifica wikitesto]

Fanteria australiana con maschere anti-gas a Ypres (settembre 1917)

La seconda armata cambiò il fronte del proprio corpo poco prima dell'attacco del 20 settembre, in modo tale che ogni divisione potesse concentrarsi su un fronte di 1 000 iarde (914,4 m). Strade e ferrovie vennero estese verso la nuova linea del fronte per permettere all'artiglieria e alle munizioni di muoversi avanti. L'artiglieria del VIII e del IX corpo minacciò di attaccare Zandvoorde e Warneton. Alle 5.50 del mattino del 26 settembre i cinque strati di sbarramento dell'artiglieria britannica cominciarono il fuoco. Polvere e fumo si unirono alla nebbiolina di quella mattina, così le truppe di fanteria dovettero avvalersi elle bussola per orientarsi[27]. Ciascuna delle tre divisioni tedesche attaccate il 26 settembre ricevettero un'altra divisione di rinforzo. Ad ogni modo, i britannici guadagnarono terreno nonostante che le forti piogge avessero fortemente intralciato i movimenti delle truppe, trasformando il campo di battaglia in una palude quasi intransitabile[28]. I contrattacchi nemici vennero respinti soprattutto grazie all'efficace intervento dell'artiglieria britannica e i tedeschi poterono soltanto raggiungere il terreno dove i sopravvissuti della prima linea si erano ritirati[29].

Conclusione della seconda fase[modifica | modifica wikitesto]

La seconda fase della terza offensiva di Ypres si concluse, dunque, con piccoli successi tattici che permisero agli alleati di rendere più forte la loro linea. Si distinsero, in particolare, le truppe coloniali neozelandesi e australiane (le cosiddette "ANZAC"). Haig, allora, decise di cambiare strategia, accontentandosi del nuovo riposizionamento, per trascorrervi l'inverno imminente. Per risollevare l'opinione pubblica, la stampa, abilmente manovrata dal generale John Charteris, annunciò l'imminente ritirata delle truppe del principe Rupprecht[30].

Terza fase[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia di Broodseinde: 4 ottobre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Broodseinde.
Soldati britannici avanzano durante la battaglia. Foto di Ernest Brooks.

La battaglia di Broodseinde fu l'ultima battaglia della campagna di Passchendaele in cui i britannici applicarono la tecnica del bite and hold (letteralmente: "mordi e tieni"), già prima utilizzata nelle due battaglie precedenti del 20 e del 26 settembre[31].

L'obiettivo britannico a Broodseinde consisteva nel catturare la cresta dell'altopiano di Gheluvelt, sul fianco sudorientale del saliente di Ypres, e proteggere così il fianco destro di quest'ultimo, consentendo ulteriori attacchi al crinale di Passchendaele verso est. Le difese tedesche nella zona consistevano principalmente di casematte che si sostenevano reciprocamente, protette da reti di filo spinato. Haig riteneva che, catturato il altopiano di Gheluvelt, sarebbe stato possibile operare uno sfondamento tramite due ulteriori offensive, previste per il 10 ottobre (la battaglia di Poelcappelle, poi anticipata al 9) e il 13 (la Prima battaglia di Passchendaele, poi anticipata al 12). I generali subordinati, Herbert Plumer per la 2ª Armata e Hubert Gough per la 5ª Armata, ritenevano che lo sfondamento fosse imminente[32]. Dopo il successo riportato nella precedente battaglia della strada di Menin, i britannici avevano circa tre settimane di tempo per prepararsi alla successiva offensiva[33] Decisero però di anticipare i tempi, programmando l'attacco per il 6 ottobre e anticipandolo poi ancora di due giorni, a causa del crescente rischio di pioggia, che già aveva influenzato la battaglia di Langemarck[32]. L'attacco si sviluppò su un fronte di 13 km, su cui si affrontarono 12 divisioni dell'Intesa e 10 tedesche[34].

Complessivamente dal punto di vista tattico, l'attacco fu un successo per gli alleati, con un'avanzata media di circa 900 m. Il generale Plumer definì l'attacco

« La più grande vittoria dopo la Marna[35] »

Der Weltkrieg 1914 bis 1918, la storia ufficiale tedesca della prima guerra mondiale, si riferisce a esso come "la giornata nera del 4 ottobre".

In questa fase della campagna gli alti comandi tedeschi apparvero seriamente preoccupati per l'evoluzione sfavorevole della situazione; il generale Ludendorff discusse animatamente per telefono con il generale von Kuhl e con il colonnello von Lossberg, rispettivamente capi di stato maggiore del gruppo d'armate e della 4ª Armata, sulle tattiche migliori da impiegare. Quindi decise di recarsi sul posto per valutare personalmente la situazione. Il generale consultò i comandanti sul campo. In un primo tempo si decise di rinunciare ai costosi contrattacchi, di dislocare una divisione di riserva dietro ciascuna formazione di prima linea e di migliorare l'impiego dell'artiglieria; in un secondo tempo, dopo nuovi insuccessi locali, il generale Ludendorff ritenne necessario impiegare tattiche di difesa mobile, sgombrando la linea di difesa avanzata, concentrando il fuoco dei cannoni e rafforzando le linee sulla posizione di resistenza principale più arretrata. Queste tattiche avrebbero permesso alla fine, a costo di gravi perdite, di arrestare l'avanzata alleata[36].

Battaglia di Poelcappelle: 9 ottobre[modifica | modifica wikitesto]

La prima armata francese e la 2ª e 5ª armata attaccarono il 9 ottobre su un fronte di 13 500 iarde (12 344,4 m), che si estendeva dalla zona sud di Broodseinde sino a St. Jansbeek, e riuscirono a coprire metà della distanza tra il crinale di Broodseinde fino a Passchendaele sul fronte principale, causando molte perdite ad ambedue gli schieramenti[37]. Il ritorno della pioggia causò difficoltà a entrambi i contendenti nel mantenere le aree conquistate. Il generale von Kuhl concluse affermando che il combattimento affaticò le truppe tedesche completamente, anche se le forze teutoniche prevennero uno sfondamento, nonostante divenisse sempre più arduo sostituire gli uomini perduti[38].

Prima battaglia di Passchendaele: 12 ottobre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima battaglia di Passchendaele.
Foto aerea del villaggio di Passchendaele prima e dopo la battaglia

Incoraggiato dalla quantità di perdite tedesche durante la battaglia di Broodseinde e del conseguente abbassamento del morale tedesco, Haig cercò di riprendere rapidamente l'offensiva alleata e conquistare Passchendaele Ridge[39]. Come nella battaglia precedente di Poelcapelle (che comunque si rivelò un completo fallimento in quanto gli alleati soffrirono un largo numero di perdite senza ottenere risultati significativi) anche l'attacco a Passchendaele sarebbe consistito nello sforzo congiunto della 2ª e della 5ª armata britannica. L'obiettivo consisted nel prendere il crinale di Passchendaele, catturando il villaggio omonimo, e lo sperone Goudberg a nord[40].

Dato che la Quinta Armata britannica era a corto di truppe fresche, avrebbe intrapreso operazioni estese a sostegno dell'attacco limitando la sua partecipazione a proteggere il fianco della seconda armata britannica[41]. L'ostacolo più difficile da superare venne rappresentato dalle forti piogge che resero il terreno, già martoriato dal fuoco d'artiglieria, così fangoso che i militari rischiavano di venire risucchiati per sempre. Tutto ciò causò difficoltà nei movimenti sia delle truppe, ma soprattutto dell'artiglieria mobile, che doveva sempre più aumentare lo sbarramento offensivo.

Mappa dello sbarramento offensivo dell'artiglieria alleata.

Inoltre i "Tommies" (i soldati britannici) della British Expeditionary Forces erano molto carichi appesantiti da: duecento munizioni (granatieri cinquanta e addetti alle trasmissioni centocinquanta proiettili), attrezzi pesanti portati a spalla (dagli uomini più robusti), telo impermeabile nel cinturone, pacchetto di medicazione con tintura di iodio, sacchetto per la sabbia nella tasca destra della giubba, razione d'emergenza, casco antigas, una banda elastica, pinze tagliafili e guanti imbottiti (per aprire varchi nel filo spinato)[42]. Il piano di attacco prevedeva la cattura del villaggio di Passchendaele da parte della 3ª divisione australiana e quella del Goudberg Spur da parte della Divisione neozelandese. La profondità prevista dell'avanzata era tra le 2000 e le 2500 iarde[43].

Ci furono 13.000 perdite riguardo agli alleati, includendo 2735 uomini dei corpi della Nuova Zelanda e 845 militari che finirono nell'oblio risucchiati in quella "palude infernale". È considerato il giorno più nero per quel che riguarda le truppe della Nuova Zelanda[44]. In una conferenza il 31 ottobre Haig e i comandanti dell'armata si misero d'accordo nel fermare l'attacco sino a quando le condizioni meteorologiche non si fossero "raddrizzate", perché al momento l'artiglieria, che si era rivelata la componente fondamentale dell'attacco alleato, non era di alcuna utilità, in quanto non poteva muoversi portando supporto[45].

Battaglia di Malmaison: 23 ottobre – 2 novembre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda battaglia dell'Aisne.

Dopo insistenti richieste da parte di Haig, Petain diede inizio alla battaglia di La Malmaison (l'ultimo della battaglia dell'Aisne). Il bombardamento preliminare d'artiglieria iniziò il 17 ottobre, con quattro mesi di ritardo in base agli iniziali piani. I tedeschi furono sconfitti rapidamente, perdendo 11.157 uomini, che vennero fatti prigionieri, e 180 armi dopo che i francesi avanzarono per 3,7 miglia (5,9545728 km), conquistando la cittadina di La Malmaison e guadagnando il controllo del crinale di Chemin des Dames. I tedeschi dovevano ritirarsi verso la valle di Ailette. Haig fu contento del successo francese, nonostante fosse dispiaciuto per i ritardi che avevano fatto perdere efficacia all'intera operazione nelle Fiandre[46].

Seconda battaglia di Passchendaele: 26 ottobre - 10 novembre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda battaglia di Passchendaele.

Il Canadian Corps, affiancato dalle truppe del II ANZAC Corps, continuò l'avanzata iniziata durante la Prima battaglia di Passchendaele, riuscendo finalmente a catturare il paese di Passchendaele stesso[47]. L'offensiva fu eseguita attraverso una serie di attacchi, ognuno dei quali aveva particolari obiettivi. Gli attacchi furono lanciati ad intervalli di tre o più giorni l'uno dall'altro. Le date di esecuzione dei singoli attacchi erano, provvisoriamente, il 26 ottobre, il 30 ottobre e il 6 novembre: l'azione finale, di modeste dimensioni, fu prevista per il 10 novembre[48].

Pionieri canadesi mentre posano delle passerelle da trincea sul fango per facilitare gli spostamenti.

L'attacco raggiunse l'obiettivo tattico prefissato, cioè catturare le postazioni sopraelevate lungo la linea Passchendaele-Westrozebeke, ma l'avanzata stessa fu obbligata ad arrestarsi subito dopo aver preso Westrozebeke stesso. Non furono condotte ulteriori azioni volte a sfruttare il piccolo sfondamento in questo settore. Il 24 ottobre, la 14ª armata austro-tedesca sotto il comando del General der Infanterie Otto von Below diede inizio all'operazione Waffentrue, la grande offensiva nel settore dell'Isonzo, ed in pochi giorni ottenne una schiacciante vittoria contro l'esercito italiano nella battaglia di Caporetto. Per paura che l'Italia potesse essere costretta ad uscire dal conflitto, il governo francese e quello britannico promisero ciascuno di inviare rinforzi sul fronte italiano[49]. Tutte le truppe vennero trasferite in modo rapido ed efficiente tra il 10 novembre e il 12 dicembre, grazie alla buona preparazione da parte del comandante in capo francese Ferdinand Foch, che era già stato mandato in Italia nell'aprile 1917 per occuparsi di una situazione di emergenza[50]. In tale modo il saliente di Ypres perse l'attenzione, per necessità, delle nazioni in guerra.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Il fallimento dello sbarco[modifica | modifica wikitesto]

Nella sezione "Antefatti" si è a lungo parlato della possibilità di uno sbarco a Middelkerke che potesse assicurare il fianco destro del saliente con la conquista di Roulers e Bruges. Si sarà sicuramente notato che nelle fasi della battaglia non se ne è più fatto il benché minimo accenno. Il perché è semplice: questo sogno, che il "generalissimo" Douglas Haig aveva coltivato con tanta precisione, con la speranza di passare alla storia per questo, svanì nel nulla.

Il generale, nella sua comunicazione ufficiale indirizzata ai vertici dell'offensiva di Middelkerke, diede particolare enfasi alle avverse condizioni atmosferiche, che tanto difficili avevano già rese le operazioni a Ypres. In realtà, come afferma lo storico Alessandro Gualtieri, le cause si ritrovano perlopiù nell'incapacità da parte delle truppe alleate di sfondare la linea avversaria di Roulers e Bruges. Il 21 ottobre le truppe a lungo addestrate a Le Clipon lasciarono il campo e, in modo analogo, gran parte della 4ª armata affidata al comando del generale Rawlindon lasciò la costa il 3 novembre per unirsi allo schieramento più a sud.

A questo punto, però, è d'obbligo la domanda: "A che cosa è servita la battaglia di Passchendaele?". Sicuramente l'esercito francese, dopo le diserzioni di massa dei mesi precedenti, aveva avuto modo di riprendersi; ma, al contempo, la conquista di appena 8 km verso est risultò infima rispetto all'enorme numero di vittime in entrambi gli schieramenti:

  • Regno Unito: 62.000 morti, 164.000 feriti.
  • Germania: 83.000 morti, 250.000 feriti e 26.000 prigionieri[51].

Altre fonti riportano cifre molto più elevate per l'esercito britannico. Lo storico statunitense Robert B. Asprey riferisce la cifra di 320.000 morti, feriti e dispersi[52], mentre Mario Silvestri parla di 360.000 perdite ufficialmente ammesse dai britannici dal 1º agosto al 30 novembre 1917[53].

Fu proprio per questo che gli scontri a Passchendaele divennero il simbolo dell'intera campagna, immortalandola nella memoria collettiva come "una terrificante carneficina avvenuta nel fango delle Fiandre".

Commemorazione[modifica | modifica wikitesto]

L'arco di Menin

Arco di Menin[modifica | modifica wikitesto]

È stato eretto all'estremità orientale di Ypres e si tratta del principale monumento che ricorda le tragiche morti dei soldati britannici sul saliente. Reca incisi 54.896 nomi di soldati le cui spoglie non sono mai state ritrovate, risucchiate nelle paludi infernali o rese irriconoscibili[54]. I lavori di costruzione cominciarono nel 1921 in base a un progetto di Sir Reginald Blomfeld. Questi, amante della classicità, volle far erigere un monumentale arco di trionfo. Pesa all'incirca ventimila tonnellate, lungo quaranta metri, largo quarantadue e alto venticinque. La mole è sorretta da fondamenta di 10 m di profondità in quanto il terreno si era rivelato instabile. Sir Reid Dick si occupò del grandioso leone che funge da effigie in cima all'arco[54]. L'opera venne inaugurata il 24 luglio 1929 dal generale Plumer alla presenza del re del Belgio Alberto I e di parenti di 50.000 dispersi. In quell'occasione il poeta-soldato britannico Siegfried Sasson definì l'arco di Menin "La tomba di un delitto"[54].

Cimitero britannico di Tyne Cot[modifica | modifica wikitesto]

Veduta dell'enorme cimitero di Tyne Cot.

Si tratta del più grande cimitero al mondo del Commonwealth britannico. Questo enorme camposanto è sorto sulle rovine di un'espugnabile casamatta tedesca, conquistata il 4 ottobre 1917 dalle truppe coloniali australiane. Dal cimitero parte un sentiero di 3 km che raggiunge il "Museo della Grande Guerra di Zonnebeek". Ogni anno, più di 230.000 visitatori giungono a Tyne Cot a porgere omaggio ai 12.000 soldati che riposano lì[55]. I corpi canadesi che parteciparono alla seconda battaglia d Passchendale sono commemorate con il memoriale di Passchendaele situato alla fattoria di Crest su un crinale a sud del villaggio[56].

Cimitero tedesco di Langemark[modifica | modifica wikitesto]

Venne creato anche un camposanto dedicato a tutte le vittime tedesche. Si tratta di un cimitero in cui si ritrovano sepolti circa 44.292 militari, di cui 7575 sconosciuti, che erano originariamente sotterrati nei cimiteri provvisori sorti nelle zone pù devastate (Passchendaele, Poelcapelle ecc. ...). È presente una scultura di Emil Krieger, che rappresenta quattro soldati intenti a osservare silenziosamente le tombe dei propri commilitoni. Lungo il muro perimetrale si possono trovare resti di alcuni bunker tedeschi[57].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Terraine, p. 299
  2. ^ Gilbert cita le truppe canadesi per rendere evidente la grande riluttanza da parte dei civili a rispondere alla chiamata alle armi. Su un totale di 331.934 uomini abili risposero solo in 21.568. Gli altri riuscirono mediante scappatoie offerte dalla legge a chiedere l'esonero. Vedi: Gilbert, p. 457.
  3. ^ Liddell Hart, p. 432.
  4. ^ a b c d Gualtieri, p. 86.
  5. ^ a b Gualtieri, p. 84.
  6. ^ a b Gualtieri, p. 85.
  7. ^ a b c d Gilbert, p. 406.
  8. ^ Gilbert, p. 407.
  9. ^ a b c Gilbert, p. 409.
  10. ^ Liddell Hart, p. 435.
  11. ^ Liddell Hart, p. 439
  12. ^ Gualtieri, p. 91.
  13. ^ a b c Gualtieri, p. 92.
  14. ^ Gualtieri, p. 93.
  15. ^ Terraine, p. 234.
  16. ^ Edmonds, pp. 189–202.
  17. ^ Edmonds, p. 194
  18. ^ Edmonds, p. 201.
  19. ^ Gilbert, p. 432
  20. ^ Doughty, pp. 380–383.
  21. ^ Terraine, p. 235
  22. ^ Edmonds, pp. 231-233
  23. ^ a b Gualtieri, p. 95.
  24. ^ Terraine, p. 261
  25. ^ Harris, p. 366
  26. ^ Sheldon, p. 165
  27. ^ Edmonds, p. 284 - 292
  28. ^ Liddell Hart, p. 438
  29. ^ Edmonds, p. 293
  30. ^ Gualtieri, p. 96.
  31. ^ (EN) John Rickard, Battle of Polygon Wood, 26-27 September 1917, 17 agosto 2007)
  32. ^ a b Prior e Wilson, p. 133.
  33. ^ Prior e Wison, p. 138
  34. ^ Bean, p. 837
  35. ^ Bean, p. 877
  36. ^ Asprey, pp. 338-339
  37. ^ Bean, p. 887
  38. ^ Terraine, pp. 287–288
  39. ^ Stewart, p. 275
  40. ^ Stewart, p. 278
  41. ^ Bean, p. 907
  42. ^ Gualtieri, pp. 97-98
  43. ^ Bean, p. 902
  44. ^ Liddle, p. 285
  45. ^ Edmonds, p. 345
  46. ^ Terraine, p. 307
  47. ^ Bean, p. 929
  48. ^ Nicholson, p. 314
  49. ^ Bean, pp. 935-936
  50. ^ Nicholson, p. 331
  51. ^ Gilbert, p. 457
  52. ^ Asprey, p. 380
  53. ^ Silvestri, p. 457
  54. ^ a b c Gualtieri, p. 112-114.
  55. ^ Gualtieri, p. 119
  56. ^ Vance, p. 66
  57. ^ Gualtieri, p. 120

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]