Iron Maiden

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Iron Maiden
Da sinistra in alto, in senso orario: Steve Harris, Dave Murray, Bruce Dickinson, Janick Gers, Nicko McBrain e Adrian Smith (2008–2011)
Da sinistra in alto, in senso orario: Steve Harris, Dave Murray, Bruce Dickinson, Janick Gers, Nicko McBrain e Adrian Smith (2008–2011)
Paese d'origine Regno Unito Regno Unito
Genere Heavy metal[1][2][3]
NWOBHM[1][2][4][5]
Periodo di attività 1975in attività [6]
Etichetta EMI[1]
Sanctuary[1]
Columbia[1]
Capitol[1]
Epic[1]
Sony Music[1]
Universal Music[1]
Album pubblicati 33
Studio 15
Live 11
Raccolte 7
Sito web

Gli Iron Maiden (IPA: [ˈaɪ̯ə(ɹ)n ˈmeɪ̯.dən]) sono un gruppo musicale heavy metal britannico, formatosi a Londra nel 1975[6] per iniziativa del bassista Steve Harris. Sono considerati uno dei gruppi più importanti ed influenti del genere[1] e, assieme ad artisti come Saxon, Angel Witch, Samson, Def Leppard, Raven e Venom, fanno parte della New Wave of British Heavy Metal (N.W.O.B.H.M.),[7] corrente al cui sviluppo hanno fortemente contribuito.[8][9][10]

Pubblicarono il loro album di debutto nel 1980, diventando rapidamente uno dei gruppi più rappresentativi della scena metal del periodo.[11][12] Poco dopo l'uscita del loro secondo album, Killers, il cantante Paul Di'Anno venne sostituito da Bruce Dickinson con cui il gruppo pubblicò, nel 1982, The Number of the Beast, uno dei più importanti lavori della storia della band.[13] Per tutta la durata degli anni ottanta la band trovò il suo maggior successo commerciale con album come Piece of Mind, Powerslave, Somewhere in Time, Seventh Son of a Seventh Son che divennero presto dischi d'oro e di platino in numerosi paesi.[14]

La formazione rimase intatta sino all'abbandono di Adrian Smith che durante le registrazioni di No Prayer for the Dying (1990) venne sostituito da Janick Gers. Fear of the Dark (1992) fu l'ultimo album della band con alla voce Dickinson, il quale venne sostituito l'anno seguente da Blaze Bayley, con il quale gli Iron Maiden non trovarono il successo sperato.[12][15] Dickinson e Smith tornarono in gruppo nel 1999, rimpiazzando il cantante Blaze Bayley ma non il chitarrista Janick Gers, diventando così un sestetto. L'anno seguente venne pubblicato un nuovo album: Brave New World, e di conseguenza ci fu il Brave New World Tour.

Il loro ultimo lavoro, The Final Frontier (2010), ha riscosso un ottimo successo raggiungendo anche la posizione numero quattro nella classifica Billboard 200,[16] superando così il risultato ottenuto con il precedente disco A Matter of Life and Death che si fermò alla posizione numero nove.[17]

Storia del gruppo[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi (1975-1980)[modifica | modifica sorgente]

Steve Harris e Paul Di'Anno in concerto al Manchester Apollo nel 1980
Gli Iron Maiden durante un concerto dal vivo

Gli Iron Maiden nacquero nel 1975 a Leyton, un quartiere situato ad est di Londra, per opera del bassista Steve Harris, che aveva già militato in gruppo come Gypsy's Kiss e Smiler. Harris prese l'ispirazione per il nome del gruppo guardando il film L'uomo dalla maschera di ferro,[18] in cui compariva lo strumento di tortura detto vergine di Norimberga o "vergine di ferro" (in inglese iron maiden).[19]

La prima formazione del gruppo fu costituita da Steve Harris al basso, Dave Sullivan e Terry Rance alle chitarre, Paul Day alla voce e Ron "Rebel" Matthews alla batteria. Il loro primo concerto si tenne nel 1975 al Cart and Horses, un pub di Stratford.[20] Verso la fine dell'anno Sullivan venne sostituito da Dave Murray proveniente dagli Evil Ways, un gruppo della scuola di Hackney in cui suonava anche Adrian Smith. Murray e Harris saranno gli unici membri fissi nell'intero arco della carriera del gruppo.[21]

Pur presentando uno stile musicale che si ispirava solo in parte al punk,[6] gli Iron Maiden si proposero subito come alternativi a gruppi come Sex Pistols e Clash, che allora dominavano le classifiche musicali.[22] Nel clima musicale dell'epoca, dominato dal british punk, ebbero inizialmente molte difficoltà a trovare spazio; la loro grande occasione per farsi conoscere venne dal Ruskin Arms, uno dei pochi locali londinesi che proponeva musica dal vivo hard rock e heavy metal.[23] Oltre alla musica, la band curò molto anche la propria scenografia, in quanto i loro concerti erano spesso accompagnati da effetti pirotecnici, in genere prodotti dagli stessi membri del gruppo.[6] In questo periodo, fece una delle prime comparse "Edward the Head", una creatura dalle sembianze mostruose successivamente conosciuta come Eddie, la quale sarebbe divenuta la loro mascotte ufficiale.

Dopo numerosi cambi di formazione, nel dicembre 1978, il gruppo trovò una certa stabilità con l'ingresso del cantante Paul Di'Anno[24] e di Doug Sampson alla batteria che già aveva suonato con Harris negli Smiler. Questa formazione diede vita al primo demo degli Iron Maiden, intitolato The Soundhouse Tapes.[7] La prima tiratura di 5.000 copie del prodotto venne venduta per corrispondenza e si esaurì nel giro di poco tempo.[25][26] Venne presentato a Neal Kay, famoso dj heavy metal britannico, il quale, inizialmente, sembrò snobbare il lavoro della band senza averlo nemmeno ascoltato ma, infine, decise di portarsi la loro audiocassetta a casa.[6] Ascoltandola, Kay rimase stupefatto dalle potenzialità della giovane band, e così decise di trasmettere il demo nella sua radio.[6]

Il brano Prowler comparve nelle classifiche del giornale Sounds,[27] dalle cui pagine il giornalista Geoff Barton conierà, tra i primi, il termine New Wave of British Heavy Metal.[28] Nel luglio 1979 una di queste copie finì nelle mani del manager Rod Smallwood (famoso talent scout dei Judas Priest) che, ben impressionato, fece suonare gli Iron Maiden prima come spalla dei Motörhead il 3 settembre e poi come attrazione principale al Marquee Club di Londra il 19 ottobre.[29][30] A questo concerto presenziò anche Brian Shepard, il direttore della EMI.[31]

In breve tempo il gruppo ingaggiò un secondo chitarrista, Tony Parsons, e incise due nuovi brani, Sanctuary e Wrathchild per la compilation Metal for Muthas, pubblicata il 15 febbraio 1980 dall'etichetta Sanctuary Records.[32] Dopo questa pubblicazione, Sampson abbandonò la band per motivi di salute[6] e venne prontamente sostituito da Gary Edwards. Sampson comparirà quindi solo nel brano Burning Ambition, lato B di Running Free. Successivamente Harris reclutò anche Dennis Stratton come secondo chitarrista dopo il rifiuto di Adrian Smith, poiché la sua band, gli Urchin, in quel momento riscuoteva un buon successo.[33] Stratton portò con sé anche il nuovo batterista Clive Burr che andrà a sostituire Edwards.[6][33]

L'8 febbraio uscì il singolo Running Free, il quale raggiunse il trentaquattresimo posto nelle classifiche britanniche[34] e portò la band a suonare alla trasmissione Top of the Pops della BBC.[35][36]

I primi successi (1980-1981)[modifica | modifica sorgente]

Paul Di'Anno

Con la nuova formazione venne pubblicato, il 14 aprile 1980, l'omonimo album d'esordio del gruppo, Iron Maiden, che conseguì un ragguardevole successo raggiungendo la posizione numero 4 delle classifiche britanniche,[37][38] grazie a brani come Prowler, Running Free, Phantom of the Opera ed Iron Maiden.[11][39][40][41]

Gli Iron Maiden partirono dunque per il loro primo tour ufficiale, che entusiasmò molto le folle, stupefatte dalle loro prestazioni sia musicali che sceniche. Si esibirono come gruppo spalla dei Judas Priest nel loro British Steel Tour[42] e in seguito, nel resto dell'Europa, fecero da supporto alla tournée di Unmasked dei KISS.[43] Per la prima volta suonarono anche in Italia,[35] con tappe a Roma il 29 agosto e a Milano il 3 settembre.[44]

Nel mese di giugno uscì il singolo Sanctuary, non incluso nell'edizione europea dell'album; il disco suscitò non poche polemiche per la copertina raffigurante Eddie che brandiva un coltello sulle spoglie dell'allora primo ministro inglese Margaret Thatcher. L'illustrazione venne censurata, coprendo gli occhi della Thatcher con una linea nera.[45]

Dopo il tour, Stratton lasciò il gruppo per divergenze musicali con gli altri membri,[46] sentendosi maggiormente legato a un rock più melodico stile Fleetwood Mac rispetto all'heavy metal[6] e fonderà in seguito i Lionheart. Nella band entrò così Adrian Smith, amico d'infanzia di Dave Murray e già chitarrista degli Urchin.[33] L'8 novembre uscì il singolo Women in Uniform, cover degli australiani Skyhooks che vide ancora Stratton in veste di chitarrista. Sulla copertina comparve nuovamente la Thatcher, questa volta armata di mitra e nascosta dietro a un muro in attesa di vendicarsi di Eddie che passeggia ignaro a braccetto con due prostitute.

Rinnovato l'organico, gli Iron Maiden iniziarono le registrazioni per il secondo album, pubblicato nel 1981 con il titolo Killers.[47] Il disco evidenziò una notevole maturazione nella tecnica. La produzione, altro elemento di qualità del disco, grazie al notevole miglioramento delle registrazioni in studio,[48][49] fu affidata a Martin Birch, già produttore di altri gruppi come Deep Purple e Rainbow. L'album, grazie a canzoni come la title track, Wrathchild e Murders in the Rue Morgue, fu considerato molto valido dalla critica,[48][50][51] ma non riuscì comunque a replicare il successo dell'esordio,[52] posizionandosi al dodicesimo posto nelle classifiche del Regno Unito.[53][54][55]

Il quintetto iniziò così un nuovo tour mondiale, in cui fu attrazione principale in Europa e in Giappone, ed aprì vari concerti anche negli Stati Uniti. Dai concerti nipponici venne estratto un EP, intitolato Maiden Japan e venne anche ripresa per la prima volta una loro esibizione dal vivo pubblicata poi con il titolo Live at the Rainbow.[56] In quel periodo, il carattere eccessivamente "ribelle" di Paul Di'Anno e il suo abuso di alcol e droghe iniziò a creare problemi nell'attività del gruppo, soprattutto in sede live,[57][58] con il risultato di mettere a repentaglio la riuscita dell'intero tour della band.[59] Per via dei suoi eccessi, la band decise di licenziarlo,[60] anche se Di'Anno sostenne di essersene andato di sua volontà.[58] Dopo la sua partenza, Paul Di'Anno formerà prima i Lonewolf, rinominati poi come Di'Anno, e in seguito i Gogmagog, i Battlezone ed infine i Killers, oltre a cantare con i Praying Mantis.

L'arrivo di Dickinson (1982)[modifica | modifica sorgente]

Bruce Dickinson

Allontanato Di'Anno, gli Iron Maiden si misero al lavoro per trovare un nuovo cantante. Nel 1981 il gruppo, al Reading Festival, assistette all'esibizione di una band di nome Samson che stava riscuotendo un gran successo ed un'ottima partecipazione di pubblico grazie anche al lavoro svolto dal cantante Bruce Dickinson, all'epoca soprannominato "Bruce Bruce" o "Air Raid Siren" ("sirena d'attacco aereo"). Gli Iron Maiden decisero allora di ingaggiare proprio questo cantante che, a poche settimane di distanza dal festival, entrò definitivamente nel gruppo.[61]

La band entrò in studio di registrazione nel 1982, e dopo pochi mesi uscì il terzo album, The Number of the Beast, preceduto dal primo singolo Run to the Hills. Il disco presentò elementi rinnovati rispetto ai due precedenti album e fu caratterizzato da nuove ed arricchite sonorità, ancora più varie rispetto ai precedenti dischi, grazie soprattutto alle notevoli capacità vocali di Bruce.[35][62] Questo album è a tutt'oggi ritenuto tra i più importanti tra quelli prodotti in ambito metal e tra i più influenti per le future leve di questo genere.[63][64][65][66] Nel disco sono presenti alcune delle canzoni più importanti della band, come Children of the Damned, 22 Acacia Avenue, Hallowed Be Thy Name, Run to the Hills e la title track The Number of the Beast;[13][67] la ricchezza stilistica proposta venne ripagata con l'ascesa dell'album al primo posto nelle classifiche nazionali britanniche.[68]

Come tanti gruppi heavy metal di quegli anni, anche gli Iron Maiden non rimasero esenti da accuse di satanismo lanciate dalle principali organizzazioni religiose.[69] Alcune di esse, in occasione dell'uscita di The Number of the Beast tentarono più volte di boicottarne la distribuzione, giungendo al punto di bruciarne varie copie in pubblico.[6][70] In realtà il brano che dà il titolo all'album e soprattutto il suo testo introduttivo,[71] sono tratti dal libro dell'Apocalisse contenuto nella Bibbia. Il testo doveva essere inizialmente narrato dall'attore Vincent Price, ma a causa della sua richiesta economica, che ammontava a "non meno di 25.000 sterline", la band fu costretta ad ingaggiare un imitatore per l'incisione della canzone.[72][73]

Il gruppo non fece molto caso alle polemiche e diede il via al tour The Beast on the Road, in cui gli Iron Maiden ricoprirono il ruolo di attrazione principale per quasi tutte le tappe, tranne che negli Stati Uniti dove in alcune date aprono ai Rainbow, ad Ozzy Osbourne e ai 38 Special.[74] Tuttavia, il 29 giugno, a New York si registrò il tutto esaurito e durante lo show comparirono nuove scenografie che ruotavano attorno a un gigantesco pupazzo di Eddie. Anche grazie a Dickinson e Smallwood, che contribuirono alla stabilità del gruppo, la band si presentò ancora più dinamica e scatenata, con esibizioni live caratterizzate da una più accesa teatralità.

La fama mondiale (1983-1985)[modifica | modifica sorgente]

Dave Murray e Adrian Smith in concerto durante una data del tour The Beast on the Road

Terminata la tournée, la band si prese un periodo di riposo alle Bahamas dove registrò il nuovo album, intitolato Piece of Mind (1983), subito seguito dal World Piece Tour. Il disco vide l'entrata in scena del nuovo batterista Nicko McBrain, ex collaboratore di Pat Travers e dei Trust, inserito nel gruppo in seguito alla defezione di Clive Burr, uscito per problemi di stress e salute.[6][75]

Musicalmente l'album presentò nuove influenze sonore, mutuate dalla scuola progressive rock,[76] risultando meno massiccio dei precedenti grazie all'inserimento di brani più melodici e strutturalmente più complessi e ricercati.[76][77] Gran parte di queste novità erano dovute proprio allo stile più tecnico e raffinato di McBrain, a differenza di quello di Burr che era più diretto ed incisivo.[76] Un ulteriore aiuto venne da Dickinson che, grazie alla sua laurea in storia e letteratura, compose testi molto colti come ad esempio Revelations o Flight of Icarus. L'album venne molto apprezzato,[78] ed il brano The Trooper divenne una delle canzoni distintive degli Iron Maiden.[79]

Sempre alle Bahamas, il quintetto registrò nel 1984 il suo quinto album, intitolato Powerslave. Il disco riscosse anch'esso un'enorme successo, centrando la seconda posizione delle classifiche nazionali[80][81] e ripresentando sonorità più dure ma conservando allo stesso tempo i tratti progressive inseriti nel precedente Piece of Mind.[82] A caratterizzare principalmente questo prodotto fu l'ispirazione del gruppo verso la civiltà egizia, con frequenti riferimenti nei testi dei brani alla cultura e alle credenze di questo popolo antico.[83] I due singoli Aces High e 2 Minutes to Midnight, assieme alla title track e alla traccia conclusiva The Rime of the Ancient Mariner, ispirata all'omonimo poemetto di Coleridge, diventeranno presto classici del gruppo e verranno suonate dal vivo in numerosi concerti.[84][85][86] Il brano Flash of the Blade fece parte, tra l'altro, della colonna sonora di Phenomena, un film di Dario Argento.[87]

Il loro successivo tour mondiale, il World Slavery Tour, fu il più lungo mai sostenuto dalla band: durò complessivamente tredici mesi, per un totale di 360 concerti.[88] Alle date del tour si aggiunse anche la partecipazione, come attrazione principale, al festival Rock in Rio, dove suonarono di fronte a un pubblico stimato tra i 250.000 e i 350.000 spettatori.[89] Durante le quattro serate di "tutto esaurito" alla Long Beach Arena venne invece registrato il Live After Death (1985), considerato dalla stampa di settore uno dei più grandi dischi dal vivo nella storia del genere.[90][91]

Le innovazioni (1986-1988)[modifica | modifica sorgente]

Bruce Dickinson e Steve Harris durante il World Slavery Tour

Dopo un lungo periodo di riposo, durante il quale ciascuno dei componenti della band si dedicò alle rispettive famiglie,[92] il gruppo tornò in studio di registrazione e, nel 1986, fece uscire l'album Somewhere in Time, disco che evidenziò un'evoluzione musicale per il gruppo. La moda del periodo, che prevedeva un largo uso dei sintetizzatori, di cui fecero largo uso anche importanti artisti heavy metal come Ozzy Osbourne, Judas Priest e KISS, contagiò anche gli Iron Maiden che affiancarono per la prima volta tali suoni alle chitarre ed al basso, mantenendo comunque uno stile sempre duro con al suo interno gli stilemi progressive adottati nelle loro ultime produzioni.[93]

Importante risultò il contributo di Adrian Smith, che partecipò in maniera evidente alla composizione dei testi e delle musiche come ad esempio in Wasted Years, caratterizzata dal celebre riff iniziale. Fra i pezzi più famosi dell'album ci sono la già citata Wasted Years, Heaven Can Wait ed il secondo singolo Stranger in a Strange Land.[94] Le vendite del disco si dimostrarono molto buone e consentirono il raggiungimento del terzo posto nelle classifiche nazionali,[95] ma le critiche verso questa svolta non tardarono ad arrivare.[96][97] Ciononostante, la tournée che seguì l'uscita del disco, battezzata Somewhere on Tour, registrò il tutto esaurito in molte nazioni e presentò esibizioni sempre più spettacolari, dominate da effetti speciali, luci e fuochi d'artificio.

Dopo due anni di concerti, gli Iron Maiden tornarono in studio e, nel 1988, lanciarono sul mercato Seventh Son of a Seventh Son. Nel disco sono ancora una volta avvertibili i sintetizzatori, accompagnati però da un notevole inasprimento dello stile del gruppo con anche la voce di Dickinson più dura e tagliente. Anche questo disco suscitò polemiche per gli espliciti riferimenti a Satana, tant'è che alcuni detrattori considerarono gli Iron Maiden seguaci dell'occultista Aleister Crowley, figura peraltro ritenuta affascinante da Bruce Dickinson, tanto che il cantante dedicherà proprio a questo misterioso personaggio il film Chemical Wedding.[98] Il linciaggio morale che il gruppo subì non impedì comunque al disco di diventare uno strepitoso successo, piazzandosi al primo posto delle classifiche britanniche, trainato da singoli acclamati dal pubblico come Can I Play with Madness, The Evil That Men Do e The Clairvoyant, proposti per la prima volta dal vivo nel Seventh Tour of a Seventh Tour.[99][100][101]

Primi anni novanta (1989-1993)[modifica | modifica sorgente]

Dave Murray e Janick Gers

Dopo un periodo in cui il gruppo sembrava aver trovato solidità nell'organico, Adrian Smith annunciò la sua uscita dal gruppo per intraprendere una nuova carriera solista: nel 1989 pubblicherà il disco Silver and Gold, sotto il nome di A.S.A.P. (Adrian Smith Audio Project).[102] Al suo posto venne ingaggiato Janick Gers, in precedenza nel gruppo del cantante dei Deep Purple, Ian Gillan.

Con la nuova formazione, gli Iron Maiden pubblicarono nel 1990 l'album No Prayer for the Dying, il quale segnò l'abbandono del sound sintetizzato, con un ritorno allo stile più ruvido degli esordi.[103][104] Nonostante il numero di vendite sufficiente,[105] il gruppo fu accusato da critici e fan di aver perso di spessore, vena creativa e tecnica rispetto alle uscite precedenti.[102][103][104][106] Tuttavia il singolo Bring Your Daughter... To the Slaughter fu il primo nella storia degli Iron Maiden a classificarsi al primo posto nelle classifiche britanniche rimanendo in tale posizione per 2 settimane.[107] Assieme a questa canzone, vennero ben accolti dal pubblico anche il brano di apertura Tailgunner, la title track e l'altro singolo Holy Smoke.[104][108] Il tour dell'album in questione, No Prayer on the Road, fu caratterizzato da scenografie volutamente più povere rispetto allo sfarzo dei tour precedenti.[109]

L'album seguente, intitolato Fear of the Dark, uscì nel 1992. Anche questa pubblicazione ricevette qualche critica per le stesse ragioni di No Prayer for the Dying, ma si rivelò comunque più valida della precedente in termini di popolarità e di vendite, raggiungendo il secondo posto nelle classifiche inglesi,[110] grazie anche alla famosa traccia omonima, punto fisso della band in sede live. Anche pezzi come Be Quick or Be Dead, From Here to Eternity e la ballad Wasting Love riscontrarono buoni consensi da parte del pubblico, anche se posti in secondo piano rispetto ad altri più noti della loro carriera.[111][112]

Il Fear of the Dark Tour vide gli Iron Maiden approdare anche al Monsters of Rock del 1992,[113] tenutosi al castello di Donington insieme a Slayer, W.A.S.P., Skid Row ed altre band. Il concerto tenuto a Donington venne immortalato nell'album dal vivo Live at Donington.[114] L'anno successivo gli Iron Maiden crearono un nuovo tour intitolato A Real Live Tour, dal quale furono tratti altri due album dal vivo: A Real Live One[115] e A Real Dead One,[116] entrambi riuniti nel 1998 con il titolo A Real Live Dead One.

L'era di Blaze Bayley (1993-1999)[modifica | modifica sorgente]

Blaze Bayley

Alla fine del Real Live Tour, Dickinson annunciò di voler lasciare la band.[117] La fonte di questa decisione è da ricercare nell'insieme di numerosi fattori: i dissidi con Harris, la sua carriera solista ostacolata dal tempo trascorso con gli Iron Maiden e, non da ultimo, la voglia del cantante di cimentarsi in qualcosa di diverso.[102][118][119][120] La sua uscita lasciò impietriti numerosi fan, rimasti affascinati dalla sua voce e dalla sua presenza scenica che tanto avevano contribuito alla notorietà del gruppo.[121]

La band iniziò così la ricerca di un nuovo cantante. Le audizioni puntarono, per volere di Harris, a scartare immediatamente i cantanti non inglesi arrivando a dire che l'ex Helloween, Michael Kiske, non venne preso dal gruppo perché tedesco.[122] Tra i cantanti bocciati ci fu anche, tra gli altri, lo scozzese Doogie White,[123] che ultimamente ha cantato anche per Yngwie Malmsteen. Alla fine venne scelto Blaze Bayley, giovane componente dei Wolfsbane, dalla voce profondamente diversa da quella di Bruce Dickinson, per tonalità molto più basse e meno incisive.[124]

A tre anni da Fear of the Dark, gli Iron Maiden pubblicarono nel 1995 il loro decimo album intitolato The X Factor, seguito a settembre dalla partenza della nuova tournée, The X Factour. Il disco segnò una nuova grande svolta nel sound, che divenne molto più cupo ed intimista.[125] Cause principali di questo cambio furono il sacrificio, deciso dal nuovo produttore Nigel Green, di parte della potenza delle chitarre, la voce di Blaze e i problemi familiari di Harris che, oltre ad aver da poco perso il padre, si era anche separato dalla moglie.[126]

Lo stesso incipit dell'album presentò già un punto di rottura rispetto al passato: al posto di una prima traccia veloce e diretta, venne scelta la cupa Sign of the Cross, ispirata al romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa; anche le altre composizioni dell'album risultarono lontane dai canoni tradizionali del metal. Anche se il disco raggiunse l'ottava posizione delle classifiche nazionali,[127] gran parte dei fan non gradirono questa svolta musicale e contestarono la scelta fatta dal gruppo.[15][125]

Nel 1996 uscì la raccolta Best of the Beast, contenente alcuni dei vecchi successi del gruppo e l'inedito Virus, composto con Bayley.[128] Due anni dopo venne pubblicato l'undicesimo album Virtual XI,[129] il cui sound si discostò leggermente dal precedente, subendo critiche ancora più pesanti di quelle lanciate contro The X Factor. Il disco venne contestato perché ritenuto ripetitivo, monotono e privo della potenza che aveva caratterizzato gli album del gruppo con Di'Anno e Dickinson.[122] Alla sua uscita Virtual XI si piazzò al sedicesimo posto nel Regno Unito,[130] il più basso livello di classifica mai raggiunto dagli Iron Maiden nella propria nazione.[129] Nonostante le forti contestazioni,[122] alcuni pezzi come Futureal e The Clansman vennero proposti in alcuni concerti anche negli anni successivi alla pubblicazione di Virtual XI.

Il tour di supporto a quest'album, così come il precedente, evidenziò un diverso stile sonoro per via della timbrica di Bayley che conferì un nuovo tocco ai vecchi pezzi cantati da Dickinson.[131] Al ritorno dal tour, Bayley uscì dagli Iron Maiden, per cause mai rese ufficiali. Il cantante indicò la Sanctuary Records come responsabile della rottura del suo sodalizio artistico con la band e disse che le cause furono le pressioni esercitate su Harris dalla casa discografica, assieme al management del gruppo, per mandarlo via.[132] Nonostante qualche tensione avuta in passato con gli altri componenti, Bayley ha dichiarato di essere in buoni rapporti con gli Iron Maiden e ha definito Harris una persona onesta.[121]

Dopo la sua defezione, iniziarono a circolare alcune voci circa un possibile ritorno di Bruce Dickinson, caratterizzate dal susseguirsi di smentite e conferme. Nel 1999, dopo circa un anno, i media annunciarono il ritorno di Dickinson nel gruppo con l'aggiunta inaspettata di Adrian Smith, che nel frattempo aveva collaborato al progetto solista dello stesso Dickinson.[133] Con il ritorno dello storico cantante e di Smith, gli Iron Maiden divennero così un sestetto composto da tre chitarre.[134][135]

Il rilancio (1999-2004)[modifica | modifica sorgente]

Dave Murray e Janick Gers in una data del A Matter of Life and Death Tour

Il ritorno di Smith e Dickinson permise di recuperare l'attenzione dei fan delusi dall'era Bayley. Per questo motivo la band, intendendo celebrare il ritorno alla vecchia formazione, diede il via a un tour di riconciliazione col pubblico, The Ed Hunter Tour, durante il quale i sei si ritrovarono a suonare brani di vecchia data come Aces High, Phantom of the Opera, Powerslave e Wasted Years.

Dopo il tour, il gruppo scrisse e registrò in breve tempo l'album Brave New World, che uscì nel maggio del 2000. Questo lavoro riprese la sottile vena "progressive" andata persa dopo Seventh Son of a Seventh Son.[136][137] Il tour di supporto, divenne un vero trionfo, culminato nella performance al Rock in Rio di Rio de Janeiro davanti a più di 250.000 persone.[89] Il concerto venne immortalato nell'album dal vivo Rock in Rio,[138] uscito sia in doppio CD che in doppio DVD. Terminata la tournée il gruppo si concesse una pausa per poi ripartire per un nuovo tour, il Give Me Ed... Till I'm Dead, che propose ancora una scaletta incentrata sul passato della band, anche con lo scopo di celebrare il doppio DVD di recente uscita.[139]

Nel 2003 venne pubblicato l'album Dance of Death, che si presentò con un sound più elaborato del precedente, carico di venature rock and roll.[140] I pezzi mantennero comunque una certa varietà, come rilevabile dalla stessa title track, una "danza della morte" che, nei suoi 8 minuti di durata, sfoggia passaggi piuttosto arditi e cambi di tempo serrati che non venivano più proposti dal gruppo sin dagli anni degli esordi.[140] Da segnalare inoltre la presenza della prima vera e propria ballad acustica del gruppo, Journeyman, eseguita interamente con strumenti acustici e sinfonici.[140] Un'ultima particolarità di questo disco è anche riscontrabile in Face in the Sand, il primo pezzo in cui Nicko McBrain suonò con il doppio pedale, elemento mai usato nella musica del gruppo diversamente dalla maggioranza dei gruppi metal. Nonostante il disappunto di alcuni fan per questo nuovo corso del gruppo,[140] le cifre di vendita mostrarono un alto indice di gradimento nei confronti delle ultime uscite discografiche degli Iron Maiden.[141]

Nicko McBrain

L'estate del 2003 venne rovinata dall'arresto di Nicko McBrain, che aveva intenzionalmente investito un uomo con la sua auto a seguito di una colluttazione prima di un concerto al "Jones Beach Theater" di New York,[142] ma il suo rilascio su cauzione permise al gruppo di proseguire con l'organizzazione dell'imminente tournée. Il Dance of Death World Tour si dimostrò superiore, in termini di successo, al precedente e in molte tappe venne registrato il tutto esaurito.[143] Dal concerto tenuto alla Westfalenhallen Arena di Dortmund, Germania, il 24 novembre 2003,[144] venne anche tratto l'album dal vivo Death on the Road, uscito nell'agosto 2005. Un altro concerto della tournée che ebbe un successo fu quello che si tenne nel South Wisconsin insieme ad altri gruppi heavy metal come Moulin Rouge e W.A.S.P.. Il tour toccò anche l'Italia con le due date di Milano (27 ottobre) e Firenze (28 ottobre).[144]

Verso la fine del 2004 venne pubblicato il DVD, The Early Days, che presentava la storia del gruppo vissuta negli anni dei primi quattro album;[145] di supporto a questa uscita, nel 2005 partì l'Eddie Rips Up the World Tour, durante il quale gli Iron Maiden si esibirono su grandi palcoscenici, riprendendo le scenografie dei tour degli esordi e suonando pezzi tratti dal primo disco Iron Maiden al più recente Piece of Mind.

Nel 2004 inaugurarono il "Clive Aid", un particolare concerto i cui incassi vennero devoluti al loro ex batterista Clive Burr, affetto da sclerosi multipla, e alle associazioni per la ricerca sulla malattia. Lo spettacolo replicherà anche nel 2005, nel 2006 e nel 2007, con la partecipazione di altri artisti famosi come Ian Paice, Tony Iommi, Girlschool, Sex Pistols, Paul Di'Anno, Tygers of Pan Tang e molti altri.[146]

A Matter of Life and Death, Somewhere Back in Time World Tour (2005-2009)[modifica | modifica sorgente]

Gli Iron Maiden in una data del Somewhere Back in Time World Tour

Nel 2005, per celebrare i 25 anni di carriera del gruppo, venne pubblicato Numbers from the Beast: An All Star Salute to Iron Maiden, composto da cover eseguite da artisti di band differenti.[147] All'iniziativa aderì anche l'ex cantante Paul Di'Anno, il quale incise con il suo gruppo una reinterpretazione di Wrathchild.[147]

Sempre per la stessa ricorrenza, gli Iron Maiden ripubblicarono il singolo Run to the Hills, contenente anche alcuni pezzi suonati nel concerto alla Brixton Academy del 2002. Anche in questo caso il ricavato venne devoluto in beneficenza a Clive Burr e alle associazioni per la ricerca sulla sclerosi multipla.[148]

Il 19 agosto 2005 vennero ammessi al Guitar Center's Hollywood Rockfame[149] dove, in una cerimonia pubblica, lasciarono le proprie impronte accanto a quelle di altre note celebrità come Eric Clapton, Lou Reed, gli Aerosmith, i Van Halen, Carlos Santana ed altri grandi della musica, entrando di fatto nella storia del genere e lasciando un segno indelebile nella carriera del gruppo.

Nell'agosto del 2006 uscì, preceduto dal singolo The Reincarnation of Benjamin Breeg, il quattordicesimo album A Matter of Life and Death,[150] il quale riscosse immediatamente un largo successo[150][151] come ad esempio in Finlandia, dove il disco viene accolto con enorme entusiasmo,[152] mentre in Italia, dopo la prima settimana di vendite, raggiunse il primo posto in classifica.[153]

La band rimase molto soddisfatta dell'album, a tal punto che decise di riproporlo interamente durante i concerti successivi alla pubblicazione, assieme ad altri 5 pezzi storici, ovvero: The Evil That Men Do, Fear of the Dark, 2 Minutes to Midnight, Hallowed Be Thy Name e Iron Maiden. Nonostante alcuni malumori,[154] il tour si rivelò un enorme successo e registrò svariati sold out. Poco dopo, venne creato un nuovo tour denominato A Matter of the Beast, la cui scaletta comprendeva tra le tante anche cinque brani tratti dall'ultimo album e cinque provenienti dal terzo album The Number of the Beast.


Il 31 dicembre 2007 gli Iron Maiden inaugurarono il loro speciale aereo per i tour, un Boeing 757 bianco marchiato con il logo della band e l'immagine della loro mascotte Eddie risalente all'era di Powerslave dipinta sulla coda. L'8 gennaio il 757 fu battezzato "Ed Force One" a seguito di un sondaggio sul loro sito ufficiale.[155][156]

Il 2008 li vide di nuovo in tour, con il Somewhere Back in Time World Tour, che comprese brani che andavano dall'omonimo debutto Iron Maiden (1980) fino a Seventh Son of a Seventh Son (1988). Il tour, suddiviso in tre sezioni, iniziò il 1º febbraio 2008 e terminò il 2 aprile dell'anno successivo.[157] Durante questo periodo gli Iron Maiden toccarono tutti e cinque i continenti (23 città) esibendosi, dopo 15 anni d'assenza, anche in Australia. Il 10 maggio 2008 venne pubblicata la raccolta Somewhere Back in Time: The Best of 1980-1989, costituita da 15 brani provenienti dai primi sette album pubblicati dal gruppo.

Nell'aprile 2009 venne pubblicato il documentario Flight 666, il quale documenta il Somewhere Back in Time World Tour, oltre anche a riprese effettuate in giro per il globo a bordo del famoso Ed Force One (guidato da Bruce Dickinson che è pilota di linea) tra 23 date con il "tutto esaurito" in 13 differenti Stati. Il film è stato girato in alta definizione con audio 5.1 ed è stato presentato ufficialmente il 21 aprile in diversi cinema sparsi per il mondo.[158] Poco dopo venne pubblicato anche la colonna sonora utilizzata per il film, Flight 666: The Original Soundtrack.[159]

The Final Frontier, eventi recenti (2010-oggi)[modifica | modifica sorgente]

Bruce Dickinson con gli Iron Maiden al Bluesfest 2010 di Ottawa

Dopo varie interviste, prima di Bruce Dickinson e poi di Steve Harris, anche Janick Gers tramite un'intervista alla BBC annunciò, sul finire del 2009, che la band aveva già iniziato la fase di composizione e di registrazione del loro quindicesimo album in studio.[160] In un'intervista radiofonica tenutasi nel mese di gennaio 2010, il batterista Nicko McBrain annunciò che otto canzoni erano già pronte per la pubblicazione con poi l'aggiunta di altre ancora in fase di composizione.[161]

L'8 giugno 2010, gli Iron Maiden annunciarono il titolo dell'album, The Final Frontier,[162] data di pubblicazione e la copertina, oltre anche alle date iniziali del tour di supporto, iniziato il 9 giugno a Dallas e terminato il 21 agosto a Valencia (Spagna).[162][163] Quasi in contemporanea all'annuncio, è stato pubblicato via internet il primo e unico singolo El Dorado, seguito poi, il 13 luglio, dal videoclip della title track.[164] L'album, pubblicato ufficialmente il 16 agosto,[162] si è rivelato un buon successo di vendite accompagnato da ottime recensioni da parte della critica.[165][166][167]

Il gruppo allo Stadio Olimpico di Helsinki l'8 luglio 2011

Il disco, il giorno dopo la sua uscita, grazie alle 22.000 copie vendute, ha esordito alla posizione numero 1 nelle classifiche del Regno Unito,[168] risultato ottenuto in passato solo con l'uscita di The Number of the Beast nel 1982, Seventh Son of a Seventh Son nel 1988 e di Fear of the Dark nel 1992. L'album ha inoltre esordito alla posizione numero 4 nella classifica Billboard 200,[16] il risultato più alto che la band abbia mai raggiunto negli Stati Uniti d'America.[169] Registrato ai Compass Point Studios, luogo nel quale vennero registrati vari classici del gruppo come Piece of Mind e Powerslave, il lavoro si presenta come un disco molto complesso ma allo stesso tempo immediato e stilisticamente molto vicino ai precedenti dischi.[170] La seconda canzone dell'album, El Dorado, ha portato la band a vincere, il 13 febbraio 2011, il primo Grammy dopo più 35 anni di attività e 15 album in studio.[171]

Il 6 giugno 2011 è stata pubblicata la raccolta From Fear to Eternity: The Best of 1990-2010, seguito di Somewhere Back in Time: The Best of 1980-1989 che raccoglie tutti i maggiori successi del gruppo composti negli ultimi 20 anni della loro carriera.[172]

Il 17 gennaio 2012 vennero annunciati il titolo, data di pubblicazione e lista tracce di un nuovo album dal vivo intitolato En Vivo!,[173] pubblicato il 26 marzo contenente le registrazioni del concerto del 10 aprile 2011 a Santiago del Cile.[173]

Il 15 febbraio 2012 il gruppo annunciò il Maiden England World Tour, il quale si basa sull'omonimo VHS pubblicato nel 1989.[174] Il tour iniziò nell'estate del 2012 ed è stato seguito da alcune date aggiuntive nel 2013. Nel mese di settembre, Steve Harris confermò che Maiden England sarebbe stato ripubblicato nel 2013 sotto il titolo di Maiden England '88,[175] con la data di pubblicazione fissata per il 25 marzo nei formati DVD, CD e vinile.[176]

Stile ed influenze[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo musicale[modifica | modifica sorgente]

Adrian Smith, Dave Murray e Janick Gers

In più di trent'anni di carriera, la band ebbe vari sviluppi musicali che però non modificarono più di tanto l'inconfondibile sound del gruppo londinese. Nella musica dei loro primi anni, nonostante il chiaro orientamento verso un'hard rock ed heavy metal abbastanza simile a quello espresso da Deep Purple, Black Sabbath, Led Zeppelin, Thin Lizzy e Judas Priest,[1][8][177] vi erano anche diverse influenze punk introdotte soprattutto dal cantante Paul Di'Anno grazie anche alla sua voce ruvida e potente.[6]

Con l'uscita di album come The Number of the Beast e Piece of Mind la band trovò un suo stile ed anche il successo commerciale.[13] Fondamentale per questo cambiamento fu l'arrivo di Bruce Dickinson, cantante dotato di una voce molto potente, acuta ma allo stesso tempo pulita.[62]

Con l'album Somewhere in Time del 1986, la band propose un sound molto meno ruvido rispetto agli album degli esordi. In questo disco usarono per la prima volta il sintetizzatore per chitarre, soprattutto negli intro di brani come Caught Somewhere in Time, Heaven Can Wait o Alexander The Great. Le canzoni presenti nel disco presentarono una fortissima influenza progressive con addirittura la presenza di melodie orientaleggianti.[93] Due anni più tardi, con Seventh Son of a Seventh Son, un concept album con ancora forti influenze progressive, venne introdotto anche l'utilizzo della tastiera[116] ma con il successivo No Prayer for the Dying ci fu un ritorno a uno stile duro.

Dopo l'abbandono di Dickinson, la band passò un periodo molto difficile: gli album The X Factor e Virtual XI, molto dark e malinconici, vennero fortemente criticati sia dai tecnici del settore che dai fan. Motivo di questa crisi fu anche, secondo molti, l'arrivo del cantante Blaze Bayley che, al contrario del suo predecessore, aveva una voce molto bassa e profonda.[122]

I successivi album Brave New World (2000), Dance of Death (2003), A Matter of Life and Death (2006) e The Final Frontier (2010), segnarono il riavvicinamento della band al progressive metal. Caratteristica di questo sviluppo è stata la tendenza di allungare molto tutti i pezzi (tra i 7 ed i 10 minuti), con numerosi cambiamenti ritmici.[150]

Influenze[modifica | modifica sorgente]

Adrian Smith e gli altri componenti della band in concerto nel 2009

Gli Iron Maiden sono considerati una delle colonne portanti dell'heavy metal,[63][66] genere in cui hanno giocato il ruolo di esponenti di spicco, insieme a band come Judas Priest, Saxon, Def Leppard e Venom, contribuendo alla nascita di alcuni suoi sottogeneri.[7] Il gruppo, ma del resto tutta la N.W.O.B.H.M., ebbe grande influenza su speed e thrash metal[178] ed è inoltre accreditato tra i più influenti per il power metal[179] ed il melodic death metal.[180] Anche i Metallica furono notevolmente influenzati dal gruppo di Steve Harris, tant'è che Lars Ulrich, in un'intervista concessa nel novembre 1987, disse: «Essi, più di ogni altra band, sono responsabili di aver aperto le porte all'heavy metal negli anni ottanta. Sono stati una grande ispirazione per gruppi come noi.»[181]

Gli Slayer, durante i loro esordi, suonavano, oltre a cover dei Judas Priest, anche pezzi degli Iron Maiden, in vari locali della California[182] e Tom Araya citò il gruppo britannico come una grande influenza per il loro disco di debutto, Show No Mercy.[183] Björn Gelotte (In Flames) disse sugli Iron Maiden: «Credo che abbiano influenzato la nostra epoca. Credo che abbiano avuto un enorme impatto su tutti gli aspiranti cantautori.»[184] Alexi Laiho disse che il gruppo britannico influì su certe armonie e certi assoli di chitarra dei Children of Bodom.[185] Per tributare la band, anche i Dream Theater hanno suonato più volte dal vivo l'intera tracklist dell'album The Number of the Beast.

Altri gruppi come: Gamma Ray,[186] Angra,[187] Running Wild,[188] Arch Enemy,[189] Dismember,[190] Fates Warning,[191] Trivium,[192] Mercyful Fate,[193] Quiet Riot,[194] Iced Earth,[195] Sentenced,[196] Angel Dust[197] e Unearth[198] considerano gli Iron Maiden un importante influsso musicale.

Testi[modifica | modifica sorgente]

Bruce Dickinson e Dave Murray in concerto

La band, per la composizione dei suoi testi, si è ispirata a varie fonti letterarie, cinematografiche e televisive.[83] Ciò non significa che le canzoni seguano sempre fedelmente la storia narrata nella fonte da cui traggono ispirazione, ma possono anche rappresentare più semplicemente passi, stati d'animo o elementi propri dell'opera originale.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

La Bibbia[modifica | modifica sorgente]

  • La parabola del figlio prodigo, contenuta nel Vangelo di Luca (15,11-32), ispirò Steve Harris per la stesura del testo della canzone Prodigal Son (Killers).[200]
  • Il brano Lord of Light contenuto nell'album A Matter of Life and Death tratta della figura di Lucifero.[207]
  • L'elemento del Purgatorio è stato invece usato per la canzone Purgatory contenuta nell'album Killers.[200]
  • Anche il libro dell'Apocalisse ispirò vari brani:
    • The Number of the Beast, contenuta nell'album omonimo, inizia con una citazione dell'Apocalisse (capitolo 13, versetto 18): Woe to you, Oh Earth and Sea, for the Devil sends the beast with wrath, because he knows the time is short... Let him who hath understanding reckon the number of the beast for it is a human number, its number is Six hundred and sixty six (Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo ha mandato la bestia con grande ira, sapendo di aver poco tempo... Chi ha intendimento conti il numero della bestia, perché è un numero d'uomo; e il suo numero è seicentosessantasei).[208]
    • Il passaggio della Apocalisse di Giovanni diede invece l'ispirazione al cantante Dickinson per il testo della canzone Revelations (Piece of Mind), ma il tema di questa canzone non toccò direttamente la storia di San Giovanni. La canzone utilizza i simboli cristiani solo come una prima ispirazione visto anche l'influenza della mitologia indù ed alle teorie del mistico Crowley. La prima strofa del brano è tratta da O God of Earth and Altar pubblicata da Gilbert Keith Chesterton sull'The English Hymnal .[201]
    • Moonchild, evoca invece i sette sigilli dell'Apocalisse ed anche Babilonia. Il tema della canzone si riferisce però all'omonimo primo romanzo di Aleister Crowley.[203]

Film e serie TV[modifica | modifica sorgente]

Mitologia[modifica | modifica sorgente]

  • La canzone Flight of Icarus, contenuta nell'album Piece of Mind, si ispira invece al mito di Icaro ed è opera di Bruce Dickinson e Adrian Smith.[201]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Mascotte[modifica | modifica sorgente]

Eddie the Head in un recente live
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eddie the Head.

Edward The Head, poi abbreviato in Eddie T. H. è la mascotte degli Iron Maiden creata da Derek Riggs.[212] Nato come semplice maschera kabuki, che doveva servire da "ornamento" del palco su cui si sarebbe esibita la band, ha finito ben presto per ingigantirsi seguendo il progressivo ingrandimento dei palchi su cui il gruppo si esibiva,[83] fino alla nascita del cosiddetto "walking Eddie", ovvero una mastodontica versione tridimensionale e semovente del pupazzo, accompagnata da sempre più elaborate scenografie. La mascotte è sempre presente nelle copertine, pubblicità e locandine della band, nonché in buona parte dei videoclip. In passato Eddie era disegnato a mano, mentre, a partire dalla seconda metà degli anni novanta, ha iniziato ad essere realizzato utilizzando dei modellini oppure la computer grafica. In ogni copertina firmata "Derek Riggs" si può notare un curioso simbolo che identifica l'autore.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Steve Harris

Gli Iron Maiden sono, tra gli artisti heavy metal, uno dei gruppi che vanta il maggior successo commerciale, avendo venduto oltre 100 milioni di copie.[213] La band è stata anche inserita al quarto posto della "MTV Top 10 Greatest Heavy Metal Bands" che raccoglie i 10 migliori gruppi metal di tutti i tempi.[214]

In carriera sono stati nominati tre volte ai Grammy Award per la "Best Metal Performance" con Fear of the Dark nel 1994, The Wicker Man nel 2001 e El Dorado nel 2010.[215] Nel 2002 sono stati premiati con l'Ivor Novello Awards, per i loro successi internazionali.[216] Due anni dopo vinsero il loro primo Metal Hammer Awards come miglior gruppo britannico live grazie al tour dell'album Dance of Death.[217] Nelle edizioni 2008 e 2009, sempre dei Metal Hammer Awards, la band conquistò ben quattro premi: nel 2008 "Best U.K. Band" e "Icon Award" (per Eddie the Head),[218] mentre l'anno successivo come "Best U.K. Band" e "Golden Gods Award".[219]

Nel 2006 hanno anche vinto un Metal Storm Awards per il "Best Heavy Metal Album" con il disco A Matter of Life and Death. La band ha avuto grandissimo successo anche in Finlandia dove vinse per ben due volte agli Emma-gaala, nelle edizioni del 2004 e del 2008, il "Vuoden ulkomainen artisti" (premio artista dell'anno).[220]

Si sono piazzati alla posizione numero 24 della classifica VH1 dei 100 migliori artisti hard rock,[221] mentre le canzoni Run to the Hills e The Number of the Beast sono state inserite nella lista delle 40 migliori canzoni heavy metal di tutti i tempi sempre secondo VH1.[222]

Nel 2009, la band ha vinto un BRIT Awards come miglior artista live[223] e, nello stesso anno, alla BBC Heavy Metal World Cup si sono aggiudicati il premio di "Greatest Metal Band Of All Time".[224] Al SXSW Film Festival, si sono infine aggiudicati il premio "24 Beats Per Second" grazie al loro DVD Flight 666,[225] che ha poi vinto anche il premio "Music DVD of the Year" ai Juno Award del 2010.[226]

La rivista Kerrang!, dopo averli inseriti nella loro Hall of Fame nel 2005,[227] ha anche pubblicato un album tributo: Maiden Heaven: A Tribute to Iron Maiden. L'album è costituito da numerose cover dei Maiden suonate da importanti band come: Metallica, Trivium, Machine Head, Avenged Sevenfold.

Il 13 febbraio 2011 hanno vinto il loro primo Grammy Award, per la sezione "Best Metal Performance", con la canzone El Dorado estratta dall'album The Final Frontier del 2010.[171]

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Formazione degli Iron Maiden.
Attuale
Turnisti
Ex-componenti

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia degli Iron Maiden.

Album in studio[modifica | modifica sorgente]

Tournée[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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