Diritto del lavoro

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Il diritto del lavoro è quel ramo del diritto che studia la disciplina degli aspetti ed i problemi attinenti alla disciplina del lavoro, del rapporto di lavoro, e tutte le tematiche ad esso collegate.

Si tratta di una disciplina che si è sviluppata per regolare e attenuare i problemi sociali provocati dalla rivoluzione industriale.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Esso riguarda la regolamentazione delle relazioni tra datore di lavoro e lavoratore a quella delle relazioni sindacali (oggetto propriamente del diritto sindacale) a quella attinente alle assicurazioni sociali e previdenziali (di cui si occupa il diritto della previdenza e della sicurezza sociale). È uno di quei rami del diritto che più direttamente risente dell'influenza della situazione economica generale, occorrendo tradurre in norme e concetti legislativi le concezioni ideologiche o statalistiche del sistema di riferimento.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione internazionale di più antica data che opera nel campo del lavoro a livello mondiale è l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, della quale fanno parte attualmente 178 tra i 191 Stati membri delle Nazioni Unite, che svolge un'attività normativa composta da raccomandazioni indirizzate agli stati in materia di lavoro; raccomandazioni però che gli stessi stati devono recepire e ratificare in progetti di convenzioni all'interno del proprio ordinamento. Se questo ha portato, almeno formalmente, ventate di civiltà e principi di civiltà giuridica nei Paesi membri meno sviluppati, ha avuto meno eco nei paesi a struttura giuridica più complessa come l'Italia, spesso dotata di una disciplina giuridica ben più sviluppata del principio recepito.

Portata ben più pesante hanno invece gli atti emanati dall'Unione Europea, di cui l'Italia fa parte. Essendo infatti molto più ristretta come organizzazione (27 membri) e, soprattutto, essendo le fonti comunitarie vincolanti e, nel caso dei regolamenti, direttamente applicabili dopo la loro emanazione, ci si trova di fronte ad una uniformazione fra gli Stati membri dell'Unione di molte materie concernenti il diritto del lavoro.

Australia[modifica | modifica wikitesto]

Il Governo di John Howard ha apportato i maggiori cambiamenti nell'ultimo secolo alla legislazione australiana in materia di diritto del lavoro. Il Workplace Relations Amendment Act 2005 ha sostituisce molti aspetti del precedente Conciliation and Arbitration Act del 1904, in vigore fino al 2006.

La normativa introduce la libertà di licenziamento per le aziende che impiegano meno di 100 dipendenti, largo spazio a contratti privati fra datori e dipendenti, forti limitazioni al diritto di sciopero: la possibilità di citare in giudizio i sindacati per danni, e la facoltà per il Governo di interrompere uno sciopero in svariati settori (automobilistico, trasporti, settore aereo, minerario, portuale e delle costruzioni); vincoli alla libertà di associazione sindacale, con il divieto di costituire sindacati nelle aziende dove non siano presenti contratti di lavoro siglati attraverso un accordo sindacale.

Il 10 ottobre 2005, il Governo Howard annuncia il progetto di legge, che il 2 novembre viene presentato dal Ministro Kevin Andrews alla Camera dei Rappresentanti. Camera dei Rappresentanti e Senato approvano il Workchoice rispettivamente il 10 novembre e il 2 dicembre (35 voti a favore contro 33 contrari). Il 14 dicembre riceve l'assenso finale della Corona inglese. L'opposizione di centro-sinistra criticò il provvedimento e i tempi di approvazione troppo rapidi, in particolare per una riforma così radicale del diritto del lavoro. Il centro-sinistra sostiene di avere ricevuto un numero insufficiente di copie per esaminare la legge, in via di approvazione.

L'approvazione di questa legge è stato uno dei principali fattori della sconfitta elettorale del centro-destra nel 2007.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diritto del lavoro in Italia.

A partire dagli anni '70 ci fu un grande dibattito, alla cui formazione contribuirono alcuni giuristi come Gino Giugni, la norma fondamentale in tema ancora oggi è il cosiddetto Statuto dei lavoratori, di cui alla legge 20 maggio 1970, n. 300.

Riguardo al lavoro pubblico negli anni novanta ebbe avvio l'imponente fenomeno (dal punto di vista giuridico) della privatizzazione del diritto del lavoro pubblico in Italia, di cui al D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, e successive norme, poi confluite nel Testo unico D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165.

La liberalizzazione del mercato del lavoro privato risale invece all'anno 2003, e precisamente alla legge 14 febbraio 2003, n. 30, meglio conosciuta come legge Biagi, dal nome del Prof. Marco Biagi). Anche questa riforma, completata dal D. Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, si può paragonare per portata e svolta a quelle del 1970 e del 1993.

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