Shigenobu Okuma

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Shigenobu Okuma
Shigenobu Okuma 5.jpg

Primo Ministro del Giappone
Durata mandato 30 giugno 1898 –
8 novembre 1898
Capo di Stato Imperatore Mutsuhito
Predecessore Hirobumi Ito
Successore Aritomo Yamagata

Durata mandato 16 aprile 1914 –
9 ottobre 1916
Capo di Stato Imperatore Yoshihito
Predecessore Gonnohyoe Yamamoto
Successore Masatake Terauchi

Dati generali
Partito politico Partito Costituzionale Democratico

Shigenobu Okuma (大隈 重信; Saga, 11 marzo 1838Tokyo, 10 gennaio 1922) è stato un politico giapponese, membro dell'aristocrazia col titolo di Marchese, fu primo ministro dell'Impero Giapponese per due mandati sotto gli Imperatori Meiji e Taisho, nel corso della sua carriera ricoprì anche per quattro volte la carica di ministro degli esteri..

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane Okuma nelle vesti tradizionali

Ōkuma nacque col nome di Hachitarō, figlio primogenito di un ufficiale d'artiglieria, a Saga, Provincia di Hizen (attuale Prefettura Saga) nel 1838. Durante i suoi primi anni di vita, la sua educazione fu essenzialmente orientata allo studio della letteratura confuciana, studiando in particolare l'opera Hagakure. Ad ogni modo egli lasciò la scuola giapponese nel 1853 per frequentare quella olandese.[1]

Nel 1861 la scuola olandese venne unita a quella provinciale giapponese e Ōkuma continuò qui lo studio della letteratura. Ōkuma fu subito un simpatizzante del movimento sonnō jōi che era intenzionato ad espellere gli europei dal Giappone. Ad ogni modo, egli credeva che fosse fondamentale la mediazione tra i ribelli a Chōshū e lo Shogunato Tokugawa a Edo.

Durante un viaggio a Nagasaki, Ōkuma incontrò il missionario olandese Guido Verbeck, che gli insegnò l'inglese e gli consegnò alcune copie del Nuovo Testamento e la Dichiarazione d'indipendenza americana.[2] Alcuni storici sostengono che queste due opere abbiano influenzato poi il suo operato politico e lo abbiano incoraggiato ad abolire l'esistente sistema feudale a favore di un governo costituzionale.

Ōkuma viaggiò frequentemente tra Nagasaki e Kyoto negli anni successivi e divenne un attivo sostenitore della Restaurazione Meiji. Nel 1867, assieme a Soejima Taneomi, egli pianificò di raccomandare le dimissioni allo shogun Tokugawa Yoshinobu.[1] Lasciando il dominio di Saga senza il permesso, i due si recarono a Kyoto, dove risiedeva lo shogun.[3] Ad ogni modo, Ōkuma e i suoi compagni vennero arrestati e rinviati a Saga ove vennero condannati ad un mese di prigione.

Carriera politica nel periodo Meiji[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ministro Shigenobu Okuma

A seguito della Guerra Boshin della Restaurazione Meiji nel 1868, Okuma venne incaricato per gli affari esteri dal nuovo governo Meiji. A quel tempo egli negoziò col diplomatico britannico sir Harry Smith Parkes il bando del cristianesimo ed insistette per il mantenimento delle persecuzioni del governo contro i cattolici a Nagasaki. Nel 1873 il governo giapponese rimosse il bando.

Egli utilizzò i suoi stretti contatti con Inoue Kaoru per assicurarsi delle posizioni nel governo centrale di Tokyo. Egli venne eletto nella prima Dieta del Giappone nel 1870 e ben presto divenne Ministro delle Finanze, carica con la quale impose riforme sulla tassazione ed aiutò lo sviluppo industriale del Giappone.[4]

Egli inoltre ebbe un ruolo rilevante nella riforma monetaria giapponese, unificando il sistema di scambio, creando una zecca nazionale e separando da queste competenze il Ministero dell'Industria; ad ogni modo, egli venne deposto nel 1881 dopo una serie di disaccordi coi membri dei domini di Satsuma e Chōshū che costituivano l'oligarchia Meiji e tra i quali spiccava Itō Hirobumi.

Nel 1882, Ōkuma fu co-fondatore del Partito Costituzionale Progressista (Rikken Kaishintō) che prestò riuscì ad attrarre un gran numero di altri capi fazione come Ozaki Yukio e Inukai Tsuyoshi. Quello stesso anno, Ōkuma fondò il Tokyo Semmon Gakkō nel distretto di Waseda a Tokyo. La scuola divenne successivamente l'attuale Università Waseda, una delle più importanti istituzioni nel campo dell'istruzione in Giappone.[5]

Itō nominò successivamente Ōkuma all'incarico di Ministro degli Affari Esteri nel febbraio del 1888 per derimere la difficile questione della revisione dei "Trattati ineguali" con le potenze occidentali. Il trattato che egli riuscì a negoziare venne percepito dalla popolazione come troppo conciliatorio nei confronti delle potenze straniere e portò a non pochi disordini. Ōkuma venne attaccato da un membro del Gen'yōsha nel 1889 che lo colpì con una bomba alla gamba destra.[6] A quel punto egli decise di ritirarsi dalla politica.

Ad ogni modo, egli fece ritorno in politica nel 1896 per riorganizzare il Rikken Kaishintō nel Shimpotō (Partito Progressista). Nel 1897, Matsukata Masayoshi convinse Ōkuma a prendere parte al suo secondo governo col ruolo di Ministro degli Esteri e Ministro dell'Agricoltura e del Commercio, ma nuovamente egli rimase in carica appena un anno per poi dare le dimissioni.

Nel giugno del 1898, Ōkuma fu co-fondatore del Kenseitō (Partito del Governo Costituzionale), unendo il suo Shimpotō con il Jiyūtō e venne nominato dall'Imperatore a formare un gabinetto partigiano, il primo nella storia del Giappone. Il nuovo gabinetto di governo sopravvisse solo per quattro mesi e dovette cedere a causa delle tensioni interne. Ōkuma rimase in carica nel partito sino al 1908 quando si ritirò dalla politica.

Dopo il suo allontanamento dalla politica, Ōkuma divenne presidente dell'Università Waseda e consigliere della Società di Civilizzazione Giapponese, ove promosse la traduzione in giapponese di testi inglesi ed americani. Egli inoltre concesse il proprio supporto alla prima spedizione giapponese in Antartide.

Carriera politica nel periodo Taishō[modifica | modifica wikitesto]

Shigenobu Okuma in età avanzata

Ōkuma ritornò in politica durante la crisi costituzionale del 1914 quando il governo di Yamamoto Gonnohyōe venne forzato a dare le dimissioni a seguito dello Scandalo Siemens. Ōkuma organizzò dunque i suoi sostenitori assieme al Rikken Dōshikai ed al Chūseikai in un governo di coalizione. La seconda amministrazione Ōkuma divenne nota essenzialmente per la sua attiva politica estera. Sul finire dell'anno, il Giappone dichiarò guerra all'Impero tedesco entrando nella Prima guerra mondiale nello schieramento degli alleati. Nel 1915, Ōkuma e Katō Takaaki inviarono le Ventun domande alla Cina.

Ad ogni modo, il secondo governo Ōkuma fu anche di breve durata. A seguito dello Scandalo Ōura, il gabinetto di Ōkuma perse il supporto popolare ed i suoi membri diedero le dimissioni in massa nell'ottobre del 1915. Nel 1916, dopo lunghe discussioni coi Genrō, Ōkuma rassegnò anche le proprie dimissioni e si ritirò definitivamente dalla vita politica, rimanendo ad ogni membro della Camera Alta della Dieta del Giappone sino al 1922. Nel 1916 ottenne il gran cordone del Supremo Ordine del Crisantemo e venne elevato al titolo nobiliare di koushaku (侯爵) (marchese) nel sistema kazoku.

Ōkuma tornò a Waseda ove morì nel 1922.[7] Circa 300.000 persone parteciparono al suo funerale al Parco Hibiya di Tokyo. Venne sepolto nel tempio di Gokoku-ji a Tokyo.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze giapponesi[modifica | modifica wikitesto]

Collare dell'Ordine del Crisantemo (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del Crisantemo (Giappone)
Gran Cordone dell'Ordine dei fiori di Paulownia - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine dei fiori di Paulownia
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sol Levante - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sol Levante

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera (Impero di Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera (Impero di Germania)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno (Santa Sede)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Borton, p. 91.
  2. ^ Brownas, heading "A Wider Window on the West"
  3. ^ Tokugawa, p. 161. A differenza degli altri 14 shogun Tokugawa che lo avevano preceduto, Yoshinobu non aveva mai messo piede nella sua tenuta di Edo.
  4. ^ Borton, p. 78.
  5. ^ Beasley, p. 105.
  6. ^ Beasley, p. 159.
  7. ^ Beasley, p. 220.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Beasley, W.G. (1963). The Making of Modern Japan. London: Weidenfeld and Nicolson.
  • Borton, Hugh (1955). Japan's Modern Century. New York: The Ronald Press Company.
  • Idditti, Smimasa. Life of Marquis Shigenobu Okuma: A Maker of New Japan. Kegan Paul International Ltd. (2006). ISBN 0-7103-1186-9
  • Idditti, Junesay. Marquis Shigenobu Okuma - A Biographical Study in the Rise of Democratic Japan. Hokuseido Press (1956). ASIN: B000IPQ4VQ
  • Lebra-Chapman, Joyce. Okuma Shigenobu: statesman of Meiji Japan. Australian National University Press (1973). ISBN 0-7081-0400-2
  • Oka Yoshitake, et al. Five Political Leaders of Modern Japan: Ito Hirobumi, Okuma Shigenobu, Hara Takashi, Inukai Tsuyoshi, and Saionji Kimmochi. University of Tokyo Press (1984). ISBN 0-86008-379-9
  • Tokugawa Munefusa (2005). Tokugawa yonhyakunen no naisho-banashi: raibaru bushō-hen Tokyo: Bungei-shunju
  • Brownas, Sidney DeVere. Nagasaki in the Meiji Restoration: Choshu Loyalists and British Arms Merchants. http://www.uwosh.edu/home_pages/faculty_staff/earns/meiji.html Retrieved on August 7, 2008.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 74655776 LCCN: n81079768