Rivolta jakuta

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Mappa delle zone interessate dalla rivolta

La rivolta jakuta (in russo: Якутский мятеж) o spedizione jakuta (in russo: Якутский поход) fu l'ultimo episodio della guerra civile russa. Le ostilità ebbero luogo tra il settembre 1921 ed il giugno 1923, nella regione di Kraj di Chabarovsk nell'Estremo Oriente russo, a nord della Repubblica Ucraina dell'Estremo Oriente.

All'approssimarsi dell'arrivo dei bolscevichi, nella regione della Jakuzia scoppiò nel settembre 1921 una estesa rivolta. Giunsero nella regione circa 200 russi appartenenti alla fazione dei bianchi guidati dal kornet Mikhail Korobeinikov, che nel marzo 1922 stabilirono a Čurapča un "Governo provvisorio popolare regionale jakuto"; il 23 marzo l'"Armata popolare jakuta" di Korobeinikov prese, grazie all'uso di sei mitragliere, i principali centri abitati tra cui la città di Jakutsk, dove la guarnigione dell'Armata Rossa fu sopraffatta senza fatica.

Nel mese di aprile i ribelli contattarono il Governo provvisorio del Priamurye a Vladivostok, chiedendo aiuto. Il 27 aprile 1922 tuttavia i bolscevichi inviarono una grossa spedizione per soffocare la ribellione: nell'estate 1922 i bianchi furono obbligati ad allontanarsi da Jakutsk e si ritirarono sulla costa dell'oceano Pacifico, occupando le città portuali di Ochotsk ed Ayan, ed implorando nuovamente rinforzi da Vladivostok.

Il 30 agosto 1922 la "Flottiglia dell'Oceano Pacifico", presidiata da circa 750 volontari sotto il comando del Generalino Anatoly Pepelyayev, partì da Vladivostok per aiutare i ribelli; tre giorni più tardi sbarcarono ad Ayan e si misero in marcia per Jakutsk. Entro la fine del mese di ottobre, dopo che Pepelyayev aveva già occupato la città di Nelkan, si apprese che l'Armata Rossa aveva conquistato Vladivostok ai bianchi, e la guerra civile era stata dichiarata ufficialmente conclusa.

Quando fu costituita l'Unione Sovietica il 31 dicembre 1922, il solo territorio russo ancora sotto controllo dei bianchi era la regione del cosiddetto Pepelyayevshchina ("пепеляевщина"), composta dalle città di Ayan, Okhotsk, e Nelkan. Un'unità di bolscevichi sotto il comando di Ivan Strod fu inviata contro Pepelyayev nel mese di febbraio 1923: il 12 febbraio 1923 i bolscevichi sconfissero i pepelyayevisti vicino alla città di Sasyl-Sasyg; nel mese di marzo i bianchi si rifugiarono presso la città di Amga.

Il 24 aprile 1923 le navi Stavropol e Indigirka partirono da Vladivostok per Ayan con un contingente dell'Armata Rossa comandato dal generale Stepan Vostretsov. Al suo arrivo ad Ayan il 6 aprile 1923 Vostretsov apprese che Pepelyayev aveva evacuato Nelkan; i resti dell'esercito bianco furono sconfitti vicino Okhotsk il 6 giugno 1923, e presso Ayan il 16 giugno 1923. Il Generalino Anatoly Pepelyayev, 103 funzionari e 230 soldati furono catturati e trasportati a Vladivostok.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Tsentrpoligraf, Gli ultimi combattimenti in Estremo Oriente, 2005.
  • Alexander Petrushin, Omsk, Ayan, Lubjanka ... Le tre vite del Generale Pepelyaev, Rodina, 1996, № 9.
  • Klipel VI Argonauti neve. Su una campagna non riuscita - Generale Pepelyaev A. [1]
  • Pepelyaevschina. 6 settembre 1922 - 17 giugno 1923.
  • Grachev GP Yakut. La campagna del Generale Pepelyayev (Ed. PK Konkin) [2]
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