Ipotermia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Ipotermia
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 991.6
ICD-10 (EN) T68

L'ipotermia è una condizione dove la temperatura di un organismo vivente endotermico, scende sotto un certo valore, differente per ogni singola specie, al di sotto di quello abituale adatto per svolgere vita attiva, portando ad uno stato di quiescenza. Il meccanismo può essere fisiologico, ad esempio per quei mammiferi che presentano una fase di letargo invernale, come ad esempio le marmotte, patologico, mettendo quindi in crisi i propri meccanismi di termoregolazione per altri organismi come ad esempio i primati che non presentano naturalmente periodi di quiescenza, od infine indotto, in quei casi dove l'ipotermia viene utilizzata a scopo clinico per ridurre le normali reazioni biochimiche rallentando il metabolismo generale e permettendo tempi di intervento più dilatati in diverse pratiche mediche.
Clinicamente, nell'uomo, è la condizione in cui la temperatura corporea di un individuo scende al di sotto di 35 °C, e può incorrere quindi in assideramento.

Negli animali[modifica | modifica wikitesto]

Meccanismi in normali condizioni fisiologiche[modifica | modifica wikitesto]

Come accennato, per ipotermia in senso stretto ci si riferisce ad un organismo vivente endotermico, in quanto quelli ectotermi, per definizione, non possono attivamente regolare al ribasso la loro temperatura corporea o il loro tasso metabolico a scendere sotto un certo valore. La modalità di sospensione o ibernazione conseguente, è uno stato che si verifica quando la temperatura scende al di sotto del minimo tollerato per una vita attiva, comprensiva di spostamenti e ricerca del cibo. Lo stato di quiescenza e la conseguente dormienza che aiuta l'organismo a risparmiare energia è strettamente associata con le condizioni ambientali; tutti questi organismi possono sincronizzare l'entrata in una fase dormiente con il loro ambiente attraverso mezzi predittivi (prima dell'inizio di condizioni avverse) o conseguenti (quando gli organismi entrano in una fase dormiente dopo che sono emerse condizioni avverse). In pratica, parlando di ipotermia ci si riferisce strettamente ai soli animali, per le classi degli uccelli e mammiferi. La sospensione reversibile dei processi vitali, fisiologica, permette a molti di questi organismi di superare condizioni critiche dell'ambiente, vuoi per le temperature esterne estremamente basse che implicherebbero costosi (in termini biologici) sistemi di contromisure, vuoi per la ridotta disponibilità ambientale di cibo.

La temperatura corporea normale di solito scende a valori di 9-1 °C. Tutte le funzioni del corpo sono notevolmente ridotte in questo stato. Il respiro è debole, rallentando il battito cardiaco e la sensibilità agli stimoli esterni. Le marmotte riducono, per esempio, la loro temperatura corporea da 39 fino a 7 °C. Il cuore batte da un centinaio di volte a 2-3 volte al minuto. Le pause nella respirazione possono essere fino a un'ora. In molti mammiferi uno speciale tessuto adiposo bruno, diversamente localizzato serve per riserva energetica atta a soddisfare i bisogni basali e la termogenesi indotta dal freddo "non da brivido".

Patologia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Patologia[modifica | modifica wikitesto]

La classificazione attualmente utilizzata è quella svizzera, che si basa sui segni clinici e non sulla temperatura misurata. Grossolanamente in base alla clinica si può stimare la temperatura corporea:

Classificazione Manifestazioni cliniche Temperatura in °C
Grado 1 Brivido, sensazione di freddo. Non alterazioni della coscienza. 35 - 32
Grado 2 Stato soporoso, nessun brivido. 32 - 28
Grado 3 Incoscienza, parametri vitali rilevabili. 28 - 24
Grado 4 Assenza di segni vitali. -24

Quando l'ipotermia interviene rapidamente ed è causa primaria dell'arresto cardiaco (ovvero quando il paziente non è annegato, soffocato dalla neve o morto in seguito a trauma), le probabilità di successo della rianimazione sono elevate. La riduzione della temperatura corporea, infatti, causa un'importante riduzione del metabolismo di tutte le cellule, che risulta in una protezione dei tessuti dall'ipossia dovuta all'arresto cardiocircolatorio.

In base alle cause, l'ipotermia può essere distinta in:

  • accidentale o primaria se conseguente a permanenza in ambienti particolarmente freddi e con protezione inadeguata
  • secondaria se conseguente a patologie e/o condizioni in grado di alterare il controllo centrale o periferico della termoregolazione (Malattia di Parkinson[1], sepsi[2], malnutrizione[3], diabete[4]).

Possibili sintomi e segni clinici[modifica | modifica wikitesto]

  • Brividi
  • Difficoltà motoria
  • Pelle secca, fredda
  • Riduzione di frequenza cardiaca e frequenza respiratoria
  • Sonnolenza, alterazioni dello stato di coscienza

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Si deve cercare di riportare la temperatura corporea della vittima nei valori normali; questo però deve essere fatto senza richiamare il sangue fermo nella periferia.

Trattamento di primo soccorso[modifica | modifica wikitesto]

Le misure di primo soccorso da adottare nel trattamento di una vittima in ipotermia dipendono dalle manifestazioni cliniche.

Cose da NON FARE:

  • Strofinare o massaggiare il paziente
  • Somministrare alcolici
  • usare borse di acqua calda o fare al paziente un bagno caldo
  • trattare geloni o parti in stato di congelamento

Cose da FARE:

  • Se lo stato neurologico è alterato movimentare la vittima con cautela per limitare l'afflusso di sangue freddo dagli arti verso il cuore
  • Coprire il paziente con indumenti asciutti, coprire il capo con un berretto
  • Chiamare il servizio di emergenza territoriale
  • Portare la vittima in un rifugio riparato
  • Dividere il calore corporeo con la vittima ponendosi insieme in un letto, o un sacco a pelo
  • Fornirle cibo e bevande calde non alcoliche
  • Tenere la vittima sotto osservazione ed essere pronti a praticare la rianimazione cardiopolmonare

Durante l'ipotermia, il cuore diventa suscettibile di aritmie: un improvviso flusso di sangue freddo proveniente dalla periferia, un riscaldamento corporeo rapido o altri classici stimoli aritmogeni potrebbero facilmente provocare improvvise aritmie cardiache, anche fatali.

Terapia ospedaliera[modifica | modifica wikitesto]

La terapia ospedaliera è diversa a seconda della gravità dell'ipotermia. In base alle condizioni cliniche si può decidere se praticare un riscaldamento passivo (ambiente caldo, coperte) o attivo. Il riscaldamento attivo può essere esterno (coperte riscaldate, borse di acqua calda) o invasivo. Il riscaldamento attivo invasivo prevede la somministrazione di fluidi caldi (fleboclisi di soluzione fisiologica riscaldata), lavaggi peritoneali con liquido riscaldato, o nei casi gravi al riscaldamento diretto del sangue attraverso macchine per la circolazione extracorporea ECMO.[5]

Prevenzione[modifica | modifica wikitesto]

Le pratiche sono molteplici, a seconda delle condizioni di rischio, attività svolte, tipo di ambiente e umidità. Buona idratazione ed alimentazione con un sufficiente apporto calorico, specie in caso di attività prolungate nel tempo, sono una base fondamentale di partenza, così come l'adattamento progressivo del proprio metabolismo ad alterate e "peggiorate" condizioni ambientali, e l'utilizzo di abbigliamento adatto alla situazione. In generale, nella pratica aerobica, l'uso di intimo in cotone o in altri materiali igroscopici è un rischio nel favorire l'ipotermia, perché se la persona che li indossa suda o si bagna, la conduzione termica aumenta, aumentando le calorie sottratte al corpo; inoltre l'umidità che evapora attraverso i vestiti porta via molto calore per l'elevato calore latente di passaggio di stato tipico dell'acqua. È quindi meglio usare vestiti dello strato interno in lana o in alcuni tessuti sintetici, se non igroscopici ma traspiranti, come quelli a base di fibre poliestere (capilene, polartec, eccetera) o comunque in grado di allontanare l'umidità dalla pelle. Analogamente gli strati successivi dovrebbero favorire l'espulsione del vapor d'acqua prodotto, evitando la ricondensazione ed il conseguente bagnarsi del vestiario.

Ambienti ad elevata umidità, piovosità, le attività in acqua, eccetera, associate alle basse temperature, prevedono ovviamente tutta una serie di diverse precauzioni, da tessuti impermeabili e fortemente traspiranti a mute umide o stagne. Le attività in terreni innevati, ed il rischio di morte per ipotermia o soffocamento in seguito a incidenti come ad esempio le valanghe, implicano l'utilizzo e la conoscenza dei fondamentali attrezzi di primo intervento come come arva, sonda e pala.

Ipotermia terapeutica o preventiva[modifica | modifica wikitesto]

Volontariamente, nella pratica medica umana o veterinaria, si può indurre artificialmente una condizione di ipotermia, come preparazione per particolari interventi chirurgici o per minimizzare le probabilità di reliquati neurologici dopo un arresto cardiaco. L'ipotermia terapeutica, nota anche come ipotermia protettiva, è un trattamento medico che abbassa la temperatura corporea di un paziente al fine di ridurre il rischio di lesione ischemica al tessuto dopo un periodo di insufficiente flusso sanguigno. I periodi di insufficiente flusso di sangue può essere dovuto di arresto cardiaco o l'occlusione di un'arteria da un'embolia, come si verifica nel caso di colpi apoplettici. L'ipotermia terapeutica può essere indotta mediante metodi invasivi, dove un catetere viene inserito nella vena cava inferiore attraverso la vena femorale, o con mezzi non invasivi, che di solito coinvolgono una coperta refrigerata ad acqua o sistemi che si pongono in diretto contatto con il tronco o le gambe del paziente.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Narvik, un caso estremo. Il caso clinicamente accertato di sopravvivenza senza danni neurologici permanenti all'ipotermia più profonda si è registrato nel nord della Norvegia sui monti vicino a Narvik il 20 maggio del 1999. La temperatura del paziente misurata all'arrivo all'ospedale di Tromsø era di 13,7 °C.[6]

Anna Elisabeth Johansson Bågenholm (nata 1970), una radiologo svedese, è sopravvissuta dopo un incidente di sci intrappolata sotto uno strato di ghiaccio per 80 minuti in acqua gelida. Durante questo tempo è diventata una vittima di ipotermia estrema e la sua temperatura corporea è scesa a 13,7 °C, la temperatura corporea più bassa di un sopravvissuto mai registrata in un uomo con ipotermia accidentale (fino alla conterranea bambina svedese Stella, 7 anni di età, sopravvissuta a 13.0 °C nel Natale del 2010).

La Bågenholm è stata in grado di trovare sacche d'aria sotto il ghiaccio, ma ha subito un arresto circolatorio dopo circa 40 minuti in acqua. L'incidente avvenne cadendo su un ruscello ghiacciato e atterrando sulla schiena. Il buco apertosi nel ghiaccio si richiuse rapidamente con la testa e il busto della Bågenholm intrisi di neve e acqua di fusione, intrappolati sotto 20 centimetri di ghiaccio, infrangibili senza attrezzature specifiche.

I compagni di sciata, entrambi medici, iniziarono le procedure, subito dopo l'estrazione dal ghiaccio praticandole la rianimazione cardiopolmonare (RCP).

Il dottor Mads Gilbert, anestesista e primario del pronto soccorso dell'ospedale universitario di Tromsø, coordinando una equipe di oltre cento sanitari procedette con il tentativo di rianimazione. Gilbert, all'epoca, aveva trattato molti casi di ipotermia prima causa di morte del clima freddo in Norvegia, e sapeva che i pazienti dovrebbero essere "riscaldati prima di dichiararli morti". Al ricovero non c'erano attività cardiaca o onde cerebrali rilevabili, le pupille erano dilatate e la pelle bianco ghiaccio, ma il cervello di Bågenholm aveva ricevuto abbastanza ossigeno dalla RCP e dalla somministrazione data dopo il suo salvataggio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ * Sehara Y., Hypothermia with Osborn waves in Parkinson's disease in Intern Med, vol. 48, nº 8, 2009, pp. 615-8, PMID 19367059. URL consultato il 10 settembre 2011.
  2. ^ * Tiruvoipati R. el al., Hypothermia predicts mortality in critically ill elderly patients with sepsis in BMC Geriatr, vol. 10, Sep 2010, p. 70, PMID 20875107. URL consultato il 10 settembre 2011.
  3. ^ * Rotondi F. el al., Osborn waves in severe accidental hypothermia secondary to prolonged immobilization and malnutrition in J Cardiovasc Med (Hagerstown), vol. 11, nº 7, Jul 2010, pp. 550-1, PMID 19786885. URL consultato il 10 settembre 2011.
  4. ^ * Goldberger ZD, Severe hypothermia with Osborn waves in diabetic ketoacidosis in Respir Care, vol. 53, nº 4, Apr 2008, pp. 500-2, PMID 18364063. URL consultato il 10 settembre 2011.
  5. ^ * Soar, J., European Resuscitation Council guidelines for resuscitation 2005. Section 7. Cardiac arrest in special circumstances. in Resuscitation, 67 suppl 1, 2005, pp. 135-70, DOI:10.1016.
  6. ^ * Gilbert, M. et al., Resuscitation from accidental hypothermia of 13· 7 °C with circulatory arrest in The Lancet, vol. 355, 2000, pp. 375-376, PMID 10665559. URL consultato l'11 novembre 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]