Una donna a Berlino

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Una donna a Berlino (in tedesco Eine Frau in Berlin; in inglese A woman in Berlin) è un resoconto scritto del periodo che va dal 20 aprile al 22 giugno del 1945 a Berlino. Su richiesta dell'autrice, l'opera fu pubblicata anonima per la sua incolumità. Il libro si pone come obiettivo di dettagliare le esperienze della scrittrice in quanto vittima di stupri durante l'occupazione della città da parte dell'Armata Rossa. Soltanto dopo la sua morte (2001) fu identificata come Marta Hillers.

Indice

[modifica] Contenuti e tradizione del testo

Il diario, insieme alle esperienze personali dell'autrice, descrive l'occupazione di Berlino da parte dei sovietici alla fine della seconda guerra mondiale, ponendosi come un documento storico fondamentale per la ricostruzione di quei momenti. L'opera, inoltre, mette in luce molti degli orrori con cui la protagonista si trovò a convivere e la lotta degli abitanti di Berlino per sopravvivere alla catastrofe. Si tratta di una cronaca agghiacciante e senza omissioni di quel che è stato definito "lo stupro di Berlino". Marta Hillers, che di professione era una giornalista, ha divulgato un aspetto della storia che le donne tedesche avevano imparato a tacere e rimuovere e gli uomini subito rifiutato.

Al ritorno del fidanzato Gerd, Marta gli consegnò il diario per condividere con lui il dramma subíto e sperare di superarne insieme il dolore. Gerd, dopo averlo letto, non disse una parola e se ne andò per sempre.

Dello stupro di Berlino non si è parlato nella Germania Est perché bisognava difendere e rafforzare il mito dell'eroismo dell'Armata Rossa, mentre nella Germania Ovest l'oblio è stato dettato dall'angoscia, la vergogna e i sensi di colpa.[1]

Lo scrittore tedesco Kurt Marek, il cui pseudonimo è C. W. Ceram, fu responsabile dell'inizio della circolazione di quest'opera in America nel 1954.

Marta Hillers è stata descritta dai media tedeschi come "una pubblicista a tempo perso del Terzo Reich".[2]

[modifica] Gli stupri come arma di guerra

La versione ufficiale dei fatti sostiene che l'Armata Rossa avesse a sua disposizione due settimane per saccheggiare e violentare a Berlino. In realtà, il 3 agosto 1945, dunque tre mesi dopo la resa della capitale tedesca, il maresciallo Żukov diramò un ordine molto duro per cercare di controllare il degenerare dei fenomeni di "rapina, atti di violenza fisica ed episodi scandalosi". L'espressione episodi scandalosi designa nel lessico epurato della burocrazia militare la violenza sessuale.

Secondo i due principali ospedali di Berlino il numero delle donne stuprate varia tra 95.000 e 130.000. Secondo la testimonianza di un medico su 100.000 donne violentate almeno 10.000 sarebbero morte, quasi tutte suicide. Le donne tedesche violentate durante la seconda guerra mondiale furono nel complesso 2.000.000 di cui 1.400.000 in Prussia orientale, Pomerania e Slesia, dove l'esercito russo violentò con maggiore brutalità.

A Berlino le donne impararono presto a sparire durante quelle che sono state definite "le ore di caccia". I berlinesi ricordano che siccome tutti i vetri delle finestre erano andati distrutti in seguito agli spostamenti d'aria delle esplosioni, ogni notte si sentivano le urla delle vittime.[3]

[modifica] Traduzioni e rappresentazioni

In italiano il testo della Hillers è stato pubblicato con il titolo Una donna a Berlino. Diario aprile-giugno 1945 da Einaudi. L'introduzione è di Hans Magnus Enzensberger.[4]

L'edizione inglese è stata curata dallo storico e autore di bestsellers Antony Beevor che ha firmato la prefazione al testo.

Tra le più recenti rielaborazioni si segnala quella di Janice Muller e Meredith Penman che hanno adattato il diario per una rappresentazione teatrale tenuta dalla Splinter Theatre Company al The old Fitzroy Theatre a Woollomooloo, in Australia (agosto 2009).

[modifica] Film

Un film tratto dal libro è stato realizzato nel 2008, (Anonyma - Eine Frau in Berlin), diretto da Max Färberböck.

Dopo essere stata violentata da diversi brutali soldati sovietici, e non avendo ottenuto alcun successo dalla denuncia dei fatti alle autorità sovietiche, la protagonista si offre a un ufficiale russo che in cambio le garantisce protezione dall'essere violentata da altri.

[modifica] Un diario italiano

I diari tenuti dai civili durante la guerra hanno rappresentato alcune delle fonti più preziose per ricostruire i fatti della guerra visti da una prospettiva più intima e più distaccata dal potere.

Maria Assunta Alexandroff Bassi è un'italiana che, per una serie di casi fortuiti, si è trovata a vivere gli anni di guerra a Berlino. Di questa durissima esperienza, che ha segnato in maniera indelebile la sua giovinezza, la donna ha raccontato in un libro, Danza sull'abisso, nel quale fotografa Berlino dal 1934 al 1945. Anche questa donna è stata costretta a fare i conti con un'atrocità che ha marchiato a fuoco la sua adolescenza dagli 11 ai 20 anni.[5] Il resoconto di Maria Assunta si arresta un paio di mesi prima l'inizio della battaglia di Berlino. La scrittrice, infatti, nel febbraio 1945 lascia la Germania per raggiungere Venezia. Durante questo difficile viaggio, dal treno piombato che la riporta in Italia, si trova ad assistere al bombardamento di Dresda.

[modifica] Note

  1. ^ Danilo Taino, Corriere della Sera, 24 ottobre 2008, La tragedia di Marta nella Berlino dei Russi
  2. ^ Si veda a tale proposito l'articolo del Berliner Zeitung, 25 settembre 2003, che commenta la scoperta dell'identità dell'autrice (fonte tedesca) [1].
  3. ^ Antony Beevor, Berlino 1945. La caduta, passim
  4. ^ Si veda Marilia Piccone, 4 giugno 2004, Grandi Scritture
  5. ^ Si veda l'articolo di Repubblica del 20 dicembre 2000.

[modifica] Bibliografia

Sulle memorie femminili e non solo dell'assedio di Berlino si vedano:

  • 1946, Jacob Kronica, Der Untergang Berlins, Amburgo
  • 1946, Matthias Menzel, Die Stadt ohne Tod. Berliner Tagebuch 1943-45, Berlino
  • 1981, Heinz Rein, Finale Berlin, Francoforte sul Meno
  • 1995, Helga Schneider, Il rogo di Berlino, Adelphi
  • 1998, Alexandra Richie, Faust's Metropolis, Londra

Eva Reuss citata in Schwerin, Frauen im Krieg-Briefe, p. 166.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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