Frida Kahlo

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« Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni. »
(Frida Kahlo, Time Magazine, "Mexican Autobiography", 27 aprile 1953)
Frida Kahlo con il marito Diego Rivera nel 1932, foto di Carl Van Vechten

Frida Kahlo, all'anagrafe Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderón (Coyoacán, 6 luglio 1907Coyoacán, 13 luglio 1954), è stata una pittrice messicana.

Graffito a Los Angeles rappresentante Frida Kahlo
Cuscino con l'immagine di un autoritratto di Frida Kahlo
Il Museo Frida Kahlo a Coyoacán
Immagine di Frida creata per il Giorno dei Morti, Museo Frida Kahlo

La vita[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Coyoacán, una delegazione di Città del Messico, il 6 luglio del 1907, figlia di Guillermo Kahlo (1871-1941), un fotografo nato in Germania, a Pforzheim, con il nome di Carl Wilhelm Kahlo da famiglia ebrea - ungherese e di Matilde Calderón y González, una benestante messicana di origini ispanico - amerinde. Frida fu una pittrice dalla vita travagliata. Le piaceva dire di essere nata nel 1910, poiché si sentiva profondamente figlia della rivoluzione messicana di quell'anno e del Messico moderno. La sua attività artistica ha avuto di recente una rivalutazione, in particolare in Europa, con l'allestimento di numerose mostre. Affetta da spina bifida, che i genitori e le persone intorno a lei scambiarono per poliomielite (ne era affetta anche sua sorella minore), fin dall'adolescenza manifestò una personalità molto forte, unita a un singolare talento artistico e uno spirito indipendente e passionale, riluttante verso ogni convenzione sociale.[1] Studiò inizialmente al Collegio Alemàn, una scuola tedesca, e nel 1922, aspirando a diventare medico, s'iscrisse all'Escuela National preparatoria. Qui si lega ai Cachuchas, un gruppo di studenti con un berretto come segno distintivo, sostenitori del nazional-socialismo, e inizia a dipingere per divertimento i ritratti dei compagni di studio. Il gruppo ammira il rivoluzionario José Vasconcelos e si occupa in particolare di letteratura; molte attenzioni erano riservate soprattutto a Alejandro Gomez Arias, studente di diritto e giornalista, capo spirituale e ispiratore dei Cachuchas e di cui Frida si innamora.

Un evento terribile, il 17 settembre 1925 all'età di 18 anni, cambiò drasticamente la sua vita e la rinchiuse in una profonda solitudine che ebbe solo l'arte come unica finestra nel mondo. Frida all'uscita di scuola salì su un autobus con Alejandro per tornare a casa e pochi minuti dopo rimase vittima dell'incidente causato dall'autobus su cui viaggiava e un tram. L'autobus finì schiacciato contro un muro. Le conseguenze dell'incidente furono gravissime per Frida. La colonna vertebrale si spezzò in tre punti nella regione lombare; si frantumò il collo del femore, le costole, la gamba sinistra ebbe 11 fratture, il piede destro slogato e schiacciato, lussazione alla spalla sinistra e l'osso pelvico spezzato in tre. Inoltre un corrimano dell'autobus le entrò nel fianco e le uscì dalla vagina. Nel corso della sua vita dovrà subire ben 32 operazioni chirurgiche. Dimessa dall'ospedale, fu costretta ad anni di riposo nel letto di casa, col busto ingessato. Questa situazione la spinse a leggere libri sul movimento comunista e a dipingere. Il suo primo soggetto fu un autoritratto che donò al ragazzo di cui era innamorata. Da ciò la scelta dei genitori di regalarle un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che potesse vedersi, e dei colori. Iniziò così la serie di autoritratti. "Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio" affermò. Dopo che le fu rimosso il gesso riuscì a camminare, con dolori che sopportò per tutta la vita. Fatta dell'arte la sua ragion d'essere, per contribuire finanziariamente alla sua famiglia, un giorno decise di portare i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore dell'epoca, per avere una sua critica.[1]

Rivera rimase assai colpito dallo stile moderno di Frida, tanto che la trasse sotto la propria ala e la inserì nella scena politica e culturale messicana. Divenne un'attivista del Partito Comunista Messicano a cui si iscrisse nel 1928. Partecipò a numerose manifestazioni e nel frattempo si innamorò di Diego Rivera. Nel 1929 lo sposò (lui era al terzo matrimonio), pur sapendo dei continui tradimenti a cui sarebbe andata incontro. Conseguentemente alle sofferenze sentimentali ebbe anche lei numerosi rapporti extraconiugali, comprese varie esperienze omosessuali.[1]

In quegli anni al marito Rivera furono commissionati alcuni lavori negli USA, come il muro all'interno del Rockefeller Center di New York, e gli affreschi per la Esposizione universale di Chicago. A seguito dello scalpore suscitato dall'affresco nel Rockefeller Center, in cui un operaio aveva il volto di Lenin, gli furono revocate tali commissioni. Nello stesso periodo di soggiorno a New York, Frida rimase incinta, per poi avere un aborto spontaneo a causa dell'inadeguatezza del suo fisico: ciò la scosse molto e decise di tornare in Messico col marito. I due decisero di vivere in due case separate, collegate da un ponte, in modo da avere ognuno i propri spazi "da artista". Nel 1939 divorziarono a causa del tradimento di Rivera con Cristina Kahlo, la sorella di Frida.[1]

Rivera tornò da Frida un anno dopo: malgrado i tradimenti non aveva smesso di amarla. Le fece una nuova proposta di matrimonio che lei accettò con riserve, in quanto era rimasta pesantemente delusa dall'infedeltà del coniuge. Si risposarono nel 1940 a San Francisco. Da lui aveva assimilato uno stile naïf, che la portò a dipingere piccoli autoritratti ispirati all'arte popolare ed alle tradizioni precolombiane. La sua intenzione era, ricorrendo a soggetti tratti dalle civiltà native, di affermare la propria identità messicana.[1]

Il suo dispiacere maggiore fu quello di non aver avuto figli. La sua appassionata (ed all'epoca discussa) storia d'amore con Rivera è raccontata in un suo diario. Ebbe numerosi amanti, di ambo i sessi, con nomi che nemmeno all'epoca potevano passare inosservati: il rivoluzionario russo Lev Trotsky e il poeta André Breton, fra i tanti altri e altre. Fu amica e probabilmente amante di Tina Modotti, militante comunista e fotografa nel Messico degli anni Venti[senza fonte]. Pochi anni prima della sua morte le venne amputata la gamba destra, ormai in gangrena. Morì di polmonite bronchiale. Fu cremata e le sue ceneri sono conservate nella sua Casa Azul, oggi sede del Museo Frida Kahlo. Le ultime parole che scrisse nel diario furono: "Spero che l'uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più."[1]

Caratteristiche artistiche[modifica | modifica sorgente]

Il regalo del letto a baldacchino, con annessa l'installazione di uno specchio, durante il suo prolungato immobilismo, ebbero inizialmente per Frida un effetto sconvolgente e la portarono al ricorrente tema dell'autoritratto. Il primo che dipinse fu per il suo amore adolescenziale, Alejandro. Nei suoi ritratti raffigurò molto spesso gli aspetti drammatici della sua vita, il più importante dei quali fu senza dubbio l'incidente del 1925.

Il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato caratterizza uno degli aspetti fondamentali della sua arte: crea visioni del corpo femminile non più distorto da uno sguardo maschile. Allo stesso tempo coglie l'occasione di difendere il suo popolo attraverso la sua arte facendovi confluire il folclore messicano.

Sotto questo aspetto, forte ma allo stesso tempo sfumato di humour, risulta nei suoi quadri l'impatto di elementi fantastici accostati a oggetti in apparenza incongruenti. Si tratta di quadri di piccole dimensioni (Frida predilige il formato 30 x 37 cm) dove si autoritrae con una colonna romana fratturata a ricordo della sua spina dorsale e circondata dalle numerose scimmie che cura come figlie nella sua casa. Tre importanti esposizioni le furono dedicate nel 1938 a New York, l'anno successivo a Parigi e nel 1953, un anno prima della morte, a Città del Messico.

Il rapporto con il Surrealismo[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1938 l'attività pittorica s'intensifica: i suoi dipinti non si limitano più alla semplice descrizione degli incidenti della sua vita, parlano del suo stato interiore e del suo modo di percepire la relazione con il mondo e quasi tutti includono tra i soggetti un bambino, sua personificazione.

Nel 1938 il poeta e saggista surrealista André Breton vide per la prima volta il suo lavoro: ne rimase talmente colpito da proporle una mostra a Parigi e proclamò che Frida fosse "una surrealista creatasi con le proprie mani". A Parigi Frida frequentò i surrealisti facendosi scortare nei caffè degli artisti e nei night club; tuttavia trovò la città decadente. Sapeva che l’etichetta surrealista le avrebbe portato l’approvazione dei critici, ma allo stesso tempo le piaceva l’idea di essere considerata un’artista originale. Quello che può essere considerato il suo lavoro più surrealista è il quadro Ciò che l’acqua mi ha dato: immagini di paura, sessualità, memoria e dolore galleggiano nell'acqua di una vasca da bagno, dalla quale affiorano le gambe dell’artista.

In quest’opera così enigmatica sono chiari i riferimenti a Salvador Dalí, soprattutto per l’insistenza sui dettagli minuti. Estremamente surreale è anche il suo diario personale, iniziato nel 1944 e tenuto fino alla morte, una sorta di monologo interiore scandito da immagini e parole. Per molte immagini il punto di partenza era una macchia di inchiostro o una linea, come se usasse la tecnica dell’automatismo per verificare le sue nevrosi.

In ogni caso, nonostante l’accento posto sul dolore, sull’erotismo represso e sull’uso di figure ibride, la visione di Frida era ben lontana da quella surrealista: la sua immaginazione non era un modo per uscire dalla logica ed immergersi nel subconscio, ma piuttosto il prodotto della sua vita che lei cercava di rendere accessibile attraverso un simbolismo. La sua idea di surrealismo era giocosa, diceva che esso "è la magica sorpresa di trovare un leone nell'armadio, dove eri sicuro di trovare le camicie". Anni dopo Frida negherà violentemente di aver preso parte al movimento, forse perché negli anni quaranta questo cessò di essere di moda.

Influenza culturale[modifica | modifica sorgente]

Frida Kahlo è stata la prima donna latinoamericana ritratta su un francobollo degli Stati Uniti, emesso il 21 giugno 2001. L'immagine scelta è un autoritratto dell'artista eseguito nel 1933.

La vita di Frida Kahlo è stata raccontata in due film:

ed in numerosi documentari:

e nel libro:

Il titolo dell'album della band Britannica dei Coldplay del 2009 intitolato Viva la Vida or Death and All His Friends si ispira ad una celebre frase che la Kahlo scrisse su il suo ultimo quadro 8 giorni prima della sua morte. Il frontman della band Chris Martin commentò così la scelta del titolo: « Lei è sopravvissuta alla poliomielite, ad una spina dorsale rotta e un male cronico per decenni. Ha avuto un sacco di problemi e poi ha iniziato questo grande quadro a casa sua che diceva Viva La Vida. Mi è piaciuta questa audacia. »

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Autoritratto - (1926)
  • Ritratto di Alicia Galant - (1927) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Ritratto di Miguel N. Lira - (1927) - Instituto Tlaxcalteca de Cultura, Tlaxcala
  • L'autobus - (1929) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Autoritratto - (1930)
  • Autorretratto con mono (autoritratto con scimmia) - (1930) - Albright-Knox Art Gallery, Buffalo (New York)
  • Frida e Diego - (1931) - San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco
  • Ritratto di Eva Frederick - (1931) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Ritratto di Luther Burbank - (1931) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Ospedale Henry Ford (o Il letto volante) - (1932) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Autoritratto al confine tra Messico e Stati Uniti - (1932)
  • La mia nascita - (1932)
  • Il mio vestito è appeso là (o New York) - (1933)
  • Qualche piccola punzecchiatura - (1935) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • I miei nonni, i miei genitori e io - (1936)
  • Autoritratto dedicato a Lev Trockij - (1934) - National Museum of Women in the Arts, Washington D.C.
  • Frida e l'aborto - (1936) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Il piccolo defunto Dimas Rosas all'età di tre anni - (1937) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • La mia balia e io - (1937) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Ricordo - (1937)
  • Ciò che ho visto nell'acqua e ciò che l'acqua mi ha dato - (1938)
  • I frutti del cuore - (1938)
  • Il cane itzcuintli con me - (1938)
  • Quattro abitanti del Messico - (1938)
  • Due Nudi nella Giungla (La Terra Madre) - (1939) - Collezione Privata
  • Il suicidio di Dorothy Hale - (1939) - Phoenix Art Museum, Phoenix
  • Le due Frida - (1939) - Museo de Arte Moderno, Città del Messico
  • Autoritratto con collana di spine - (1940)
  • Autoritratto con i capelli tagliati - (1940) - Museum of Modern Art, New York
  • Autoritratto con scimmia - (1940)
  • Autoritratto per il Dr. Eloesser - (1940)
  • Il sogno (o Il letto) - (1940)
  • Cesto di fiori - (1941)
  • Io con i miei pappagalli - (1941)
  • Autoritratto con scimmia e pappagallo - (1942)
  • Autoritratto con scimmie - (1943)
  • La novella sposa che si spaventa all'aprirsi della vita - (1943)
  • Retablo - (1943 circa)
  • Ritratto come una Tehuana (o Diego nel mio pensiero) - (1943)
  • Pensando alla morte (1943) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Radici (1943) - Collezione privata
  • Diego e Frida 1929-1944 - (1944)
  • Fantasia - (1944) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Il fiore della vita - (1944) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • La colonna spezzata - (1944) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Ritratto di Donna Rosita Morillo - (1944) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Il pulcino - (1945) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • La maschera - (1945) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Mosè (o Il nucleo solare) - (1945)
  • Ritratto con scimmia - (1945) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Senza speranza - (1945) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Il piccolo cervo - (1946)
  • Autoritratto con i capelli sciolti - (1947)
  • Albero della speranza mantieniti saldo - (1946)
  • Il sole e la vita - (1947)
  • Autoritratto - (1948)
  • Diego e io - (1949) - Collezione privata
  • L'abbraccio amorevole dell'universo, la terra, Diego, io e il signor Xolotl - (1949)
  • Autoritratto con ritratto del Dr. Farill - (1951)
  • Ritratto di mio padre - (1951) - Museo de Frida Kahlo, Città del Messico
  • Perché voglio i piedi se ho le ali per volare - (1953) - Museo de Frida Kahlo, Città del Messico
  • Autoritratto con Diego nel mio Cuore - (1953-1954) - Collezione Privata
  • Autoritratto con Stalin (o Frida e Stalin) - (1954 circa) - Museo de Frida Kahlo, Città del Messico
  • Il cerchio - (1954 circa) - Museo Dolores Olmedo Patiño, Città del Messico
  • Il marxismo guarirà gli infermi - (1954 circa) - Museo de Frida Kahlo, Città del Messico

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Biography. URL consultato il 7 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rauda Jamis, Frida Kahlo, Longanesi, Milano 1991; TEA, Milano 2007
  • Il diario di Frida Kahlo. Un autoritratto intimo, introduzione di Carlos Fuentes, a cura di Sarah M. Lowe, Leonardo, Milano 1995
  • Jean-Marie Gustave Le Clézio, Diego e Frida, Il Saggiatore, Milano 1997
  • Hayden Herrera, Frida, La Tartaruga, Roma 2001; Baldini Castoldi Dalai, Milano 2010
  • Frida Kahlo, Lettere appassionate, a cura di Martha Zamora, Abscondita, Milano 2002
  • Helga Prignitz-Poda, Frida Kahlo, Rizzoli, Milano 2006
  • Margaret Hooks et al., Frida Kahlo. Biografia per immagini, Abscondita, Milano 2008
  • Pino Cacucci, ¡Viva la vida!, Feltrinelli, Milano 2010
  • Gérard de Cortanze, Frida Kahlo. La bellezza terribile, Gaffi, Roma 2012
  • Alexandra Scheiman, Il diario perduto di Frida Kahlo, Rizzoli, Milano 2013

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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