Aleksandra Michajlovna Kollontaj

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Aleksandra Kollontaj

Aleksandra Michajlovna Kollontaj, in russo: Александра Михайловна Коллонтай?, nata Domontovič, (San Pietroburgo, 31 marzo 1872Mosca, 9 marzo 1952), è stata una rivoluzionaria russa, la prima donna nella storia che abbia avuto l'incarico di ministro e di ambasciatrice.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Con il marito e il figlio Michail

Aleksandra era figlia del generale Michail Domontovič, nobile proprietario terriero di origine ucraina, che aveva partecipato alla guerra russo-turca del 1877 ed era stato governatore di Tarnovo. Sua madre, Aleksandra Masalina Mravinskaja, una finlandese di origine contadina, figlia di un commerciante di legname, aveva sposato il generale Domontovič in seconde nozze, già madre di Evgenija Mravinskaja, che divenne una cantante lirica di successo. Poiché i genitori temevano che in una scuola pubblica avrebbe potuto frequentare cattive compagnie, Aleksandra studiò privatamente con un'istitutrice, Marija Strachova, per altro legata segretamente ai circoli rivoluzionari, e si diplomò a sedici anni. Avrebbe voluto seguire all'Università i corsi tenuti dallo storico Bestužev-Rjumin, ma i genitori le imposero ancora lezioni private di storia e letteratura sotto la direzione di Viktor Ostrogorskij, un noto storico della letteratura russa.

Sua sorella aveva sposato a diciannove anni un ricco nobile sessantenne. Rifiutando matrimoni di convenienza e anche per sottrarsi alla tutela dei genitori, Aleksandra sposò nel 1893 un cugino, l'ingegnere Vladimir Kollontaj, dal quale ebbe il figlio Michail, ma si separò di fatto dopo tre anni. Aveva già opinioni politiche che inclinavano verso il populismo rivoluzionario, non condivise dal marito, e considerava soffocante una vita esclusiva di moglie e di madre. Entrò a far parte di una società per la diffusione della cultura, attraverso la quale poté stabilire dei contatti con ambienti operai e con i detenuti politici della fortezza di Šlissel'burg. L'assidua frequentazione del quartiere operaio di Narva, il lungo sciopero dei tessili nel 1896, la conoscenza di Elena Stasova e la lettura delle riviste marxiste legali « Načalo » (L'Inizio) e « Novoe Slovo » (La Parola nuova) favorirono il suo avvicinamento alla socialdemocrazia.

Nel 1898 scrisse per la rivista « Obrazovanie » (L'Educazione) il saggio Le basi dell'educazione secondo Dobroljubov e in agosto si trasferì a Zurigo per seguire all'Università i corsi di economia del professor Herkner, del quale aveva conosciuto e apprezzato il libro Die Arbeiterfrage (La questione operaia), pubblicato nel 1894. Durante la sua permanenza a Zurigo apparve il libro di Eduard Bernstein I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia, il primo tentativo di revisione del marxismo che fu ben accolto da Herkner, mentre Kollontaj si sentiva sempre più una marxista ortodossa e trovò nello scritto di Rosa Luxemburg Riforma o rivoluzione la confutazione delle opinioni « opportuniste » di Bernstein.

Copenaghen, 1910, VIII Congresso dell'Internazionale socialista: al centro la Kollontaj con Clara Zetkin

Il suo professore le consigliò allora di recarsi in Inghilterra per studiare da vicino il movimento operaio inglese, così da trovare - sosteneva Herkner - le ragioni che legittimavano il revisionismo. Raccomandata ai coniugi Sydney e Beatrice Webb, dai colloqui che ebbe con loro e dall'osservazione dell'operato dei laburisti, Aleksandra Kollontaj si persuase del contrario e con tale convinzione lasciò l'Inghilterra per tornare in Russia, decisa a impegnarsi attivamente nel movimento socialdemocratico del suo paese. In Russia si oppose ai « marxisti legali » come Struve e Tugan-Baranovskij, e pubblicò sulla rivista « Naučnoe Obozrenie » (Rassegna scientifica) articoli contro il revisionismo bernsteiniano che le furono censurati.

In questo periodo s'interessò particolarmente alla situazione sociale della Finlandia, provincia parzialmente autonoma dell'Impero russo, scrivendo dal 1900 articoli pubblicati sulla « Naučnoe Obozrenie », sulla « Obrazovanie » e sulla « Russkoe bogatstvo » (La ricchezza russa), che furono raccolti nel 1903 a formare il libro La situazione della classe operaia in Finlandia. Nel 1901 e nel 1903 andò nuovamente all'estero e conobbe Kautsky, Plechanov, Lafargue e Rosa Luxemburg. Partecipò a Londra al II Congresso del POSDR, nel quale emersero i primi conflitti tra bolscevichi e menscevichi, e mantenne una posizione di equidistanza.

Quando tornò in Russia nel 1903, i suoi genitori erano morti e lei si separò definitivamente dal marito. Il 22 gennaio 1905 - « era un giorno straordinariamente pieno di sole », ricordò - assistette nelle strade di Pietroburgo al massacro dei manifestanti che erano andati a presentare una petizione allo zar. In quell'anno partecipò all'attività clandestina di stampa e propaganda tra i bolscevichi, dai quali si separò nel 1906 non condividendo il loro boicottaggio delle elezioni della I Duma di Stato, e si unì alla frazione menscevica, della quale farà parte fino al 1915. In settembre partecipò a Mannheim alla IV Conferenza femminile della SPD e nel 1907, a Stoccarda, alla Conferenza femminile dell'Internazionale socialista, sostenendo con Clara Zetkin il diritto al voto delle donne.

Per la sua attività di agitazione tra gli operai tessili e per aver scritto La Finlandia e il socialismo, un appello all'insurrezione degli operai finlandesi, fu costretta a entrare in clandestinità. Partecipò egualmente nel dicembre del 1908 al Primo congresso femminile pan-russo organizzando un gruppo di lavoratrici con un proprio programma che si distingueva, per i suoi contenuti classisti, dal suffragismo borghese del movimento femminile europeo. Prima della chiusura del congresso, avvertita che la polizia era sulle sue tracce, dovette fuggire dalla Russia.

In Germania s'iscrisse al Partito socialdemocratico tedesco. Nel 1909 pubblicò Le basi sociali della questione femminile, « una disputa polemica con le suffragette borghesi » - scrisse - e insieme una sollecitazione rivolta alla socialdemocrazia russa a costruire « un valido movimento di donne lavoratrici in Russia ». Nel 1910 partecipò all'VIII Congresso dell'Internazionale socialista tenuto a Copenaghen, nel corso del quale fu proposta l'istituzione della giornata internazionale della donna. Partecipò anche al congresso del 1912 a Basilea, dove elaborò un piano di assistenza alla maternità che fu in parte adottato in Russia nel 1918.

Pavel Dybenko e Aleksandra Kollontaj

Nel 1913, a Londra, scrisse Società e maternità. Tenne contatti con i partiti socialisti europei, spostandosi in quasi tutti i paesi d'Europa - fu anche in Italia - e, allo scoppio della Prima guerra mondiale fu arrestata in Germania per propaganda anti-militarista ed espulsa. Trasferitasi in Danimarca e poi in Svezia, fu nuovamente arrestata e dovette risiedere in Norvegia. Nel 1915 prese parte alla Conferenza di Zimmerwald, sostenendo la necessità di boicottare la guerra, secondo la tesi della corrente bolscevica alla quale aderì, e scrisse l'opuscolo A chi è necessaria la guerra? Dalla fine del 1915 si stabilì per due anni negli Stati Uniti, tenendo conferenze e dibattiti contro il conflitto mondiale.

Nel marzo del 1917, alla caduta dello zarismo, tornò in Russia e fu la prima donna ad essere eletta al Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado. Fu stretta seguace di Lenin, approvandone le Tesi di Aprile che prevedevano l'immediata fine della guerra, la netta opposizione al Governo provvisorio e il trasferimento dei poteri politici ai Soviet. In luglio fu tra i bolscevichi arrestati per ordine di Kerenskij e il partito la elesse membro del Comitato centrale, incaricandola della revisione del programma, e candidandola all'Assemblea costituente.

Riunione del primo governo sovietico, 1918: Aleksandra Kollontaj è seduta alla sinistra di Lenin

Unitasi con Pavel Dybenko, sottufficiale di marina conosciuto durante l'attività di agitazione tra la flotta del Baltico, con la Rivoluzione di ottobre Aleksandra Kollontaj fu commissario del popolo per l'Assistenza sociale, prima donna al mondo ad essere ministro di governo. Nel breve periodo del suo incarico, decretò la distribuzione ai contadini delle terre appartenenti ai monasteri, l'istituzione degli asili nido statali e l'assistenza di maternità.

Nel 1918 la Kollontaj fu tra le organizzatrici del Primo Congresso delle donne lavoratrici russe dal quale nacque lo Żenotdel, organismo per la promozione della partecipazione delle donne alla vita pubblica, per le iniziative sociali e la lotta all'analfabetismo. Grazie anche alla sua iniziativa, le donne ottennero il diritto di voto e di essere elette, il diritto all'istruzione e a un salario eguale a quello degli uomini. Venne anche introdotto il divorzio e, nel 1920, il diritto all'aborto, abolito nel 1936 da Stalin e reintrodotto dopo la sua morte, nel 1955.

Aleksandra Kollontaj fu più volte in contrasto con il governo bolscevico, aderendo alla corrente dei « comunisti di sinistra » che si opponevano alla firma del trattato di Brest-Litovsk, dimettendosi dalla carica di commissaria del popolo e dichiarando al VII congresso del Partito: « Se la nostra Repubblica sovietica deve perire, altri ne porteranno avanti la bandiera ». Tale posizione estrema le costò il posto al Comitato centrale.

Con Šljapnikov, Medvedev e Lutovinov fondò nel 1919 la frazione denominata Opposizione Operaia (Rabočaja opposicija). Nell'opuscolo dello stesso titolo scritto nel 1921 pose i termine del contrasto tra l'opposizione e i dirigenti sovietici: «A chi affiderà il Partito l'edificazione dell'economia comunista? Al Consiglio superiore dell'Economia nazionale con tutti i suoi dipartimenti burocratici, o ai sindacati industriali?» rilevando che per eliminare la burocrazia nelle istituzioni occorreva dapprima «sbarazzarsi della burocrazia nello stesso Partito».

Fu anche contraria all'introduzione, voluta da Lenin, della nuova politica economica (NEP) dopo il fallimento del comunismo di guerra. La Kollontaj fu anche sostenitrice del libero amore, nella convinzione che il matrimonio tradizionale, in una società repressiva e fondata sulla ineguaglianza tra i sessi, fosse una ulteriore produzione di sfruttamento della donna. Riteneva altresì che la liberazione sessuale fosse una premessa necessaria alla realizzazione di una libera società socialista.

Fu ambasciatrice in Messico dal 1925 al 1927 (dove ottenne l'Ordine dell'Aquila Azteca) in Norvegia dal 1927 al 1930 (dove fu insignita dell'Ordine di Sant'Olav) e in Svezia dal 1930 al 1945. In Unione Sovietica fu insignita dell'Ordine di Lenin nel 1933 e dell'Ordine della Bandiera rossa del Lavoro nel 1945, quando andò in pensione. Si allontanò dall'Opposizione operaia e rinunciò a lottare, adeguandosi al nuovo clima, circostanza resa più favorevole dalla sua lontananza dall'Unione Sovietica. Riuscì così comunque a sopravvivere in qualche modo alle persecuzioni staliniane, caso davvero eccezionale tra i dirigenti bolscevichi del 1917.

Nel 1927 aveva scritto un romanzo, Un grande amore, nel quale si è creduto di vedere la storia della relazione tra Lenin e Inessa Armand. Nel 1925, come altri bolscevichi, aveva pubblicato la sua Autobiografia nell'Enciclopedia Granat. Nel testo sosteneva che le donne erano entrate, con la rivoluzione del 1917, nell'epoca della loro definitiva liberazione, sia dallo sfruttamento capitalistico che dalla condizione di sfruttamento e inferiorità in quanto donne.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze sovietiche[modifica | modifica sorgente]

Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
Ordine della Bandiera rossa del Lavoro (2) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera rossa del Lavoro (2)

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Fascia dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico) - nastrino per uniforme ordinaria Fascia dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico)

Memoria[modifica | modifica sorgente]

Ad Aleksandra Kollontaj è dedicato un asteroide scoperto nel 1966 dall'astronoma Ljudmila Černych. Le è intitolato un villaggio della provincia di Kaluga e strade a San Pietroburgo, Novošachtinsk, Dnepropetrovsk, Nikolaev e Char'kov.

Scritti[modifica | modifica sorgente]

  • Le basi dell'educazione secondo Dobroljubov, 1898
  • La situazione della classe operaia in Finlandia, 1903
  • La lotta di classe, 1906
  • Primo calendario operaio, 1906
  • La Finlandia e il socialismo, 1907
  • Le basi sociali della questione femminile, 1909
  • Società e maternità, 1913
  • A chi è necessaria la guerra?, 1915
  • La classe operaia e la nuova morale, 1918
  • L'Opposizione operaia, 1921
  • Un grande amore, 1929

Edizioni italiane[modifica | modifica sorgente]

  • Autobiografia di una comunista sessualmente emancipata, Palazzi, Milano 1973.
  • Autobiografia, Feltrinelli, Milano 1975.
  • Comunismo, famiglia, morale sessuale, Samonà e Savelli, Roma 1976.
  • Vassilissa (romanzo), Samonà e Savelli, Roma 1978.
  • Vivere la rivoluzione. Il manifesto femminista che la Rivoluzione di Ottobre non seppe attuare, Garzanti, Milano 1979.
  • Largo all'Eros alato!, Il Nuovo Melangolo, Genova 2008.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Georges Haupt, Jean-Jacques Marie, Les bolchéviks par eux-mêmes, Paris, Maspero, 1969, pp. 311–319
  • José Gutiérrez Alvarez-Paul B. Kleiser, Le sovversive, Bolsena, Massari, 2005, pp. 231–246

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Claudio Fracassi, Alessandra Kollontaj e la rivoluzione sessuale. Il dibattito sul rapporto uomo-donna nell'URSS degli anni venti, Roma, Editori Riuniti, 1977
  • Gabriele Raether, Kollontaj. Libertà sessuale e libertà comunista, Bolsena, Massari, 1996

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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