Buio a mezzogiorno

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Buio a mezzogiorno
Titolo originale
Autore: Arthur Koestler
Anno
(1ª pubblicazione):
1940
Genere: romanzo
Sottogenere:
Ambientazione:
Anno di ambientazione:
Protagonista:
Coprotagonisti:
Antagonista:
Personaggi secondari:
Serie:
Preceduto da:
Seguito da:
EDIZIONE RECENSITA
Anno: 1996
Editore: Mondadori
Edizione:
Traduzione:
Collana:
Pagine: 332
Capitoli
ISBN ISBN 8804414685
ISSN
Progetto Letteratura

Buio a mezzogiorno è un romanzo di Arthur Koestler che descrive le grandi purghe staliniane e i processi politici che le provocarono.

[modifica] Trama

Un alto funzionario del Partito sovietico, N. S. Rubasciov, viene arrestato per attività controrivoluzionarie. Il romanzo narra della sua detenzione, dei suoi interrogatori e del suo processo durante le purghe staliniane; Rubasciov in carcere ricorda la propria vita di esponente di primo piano del Partito fin dalla Rivoluzione e in particolare delle persone che egli stesso portò alla condanna e alla "liquidazione". Un racconto preciso che rispecchia esattamente quanto riportato da altre testimonianze sull'atmosfera di quel periodo.

Il romanzo, scritto nel 1940 con titolo originale Darkness at Noon, e ambientato nel 1939, si rifà al processo e alla condanna a morte di Nikolaj Ivanovič Bukharin, svoltosi nel 1938, e di altri alti dirigenti comunisti che in quegli anni furono vittime di un'epurazione che definì l'epoca del terrore. Koestler indaga come un uomo, preso da un perverso ingranaggio di accuse false e torture psicologiche e fisiche, si riduca a confessare crimini che non ha commesso e che, comunque, non sono tali. All'epoca, soprattutto i funzionari che avevano svolto missioni all’estero, e Rubasciov è uno di questi, venivano accusati di cospirazioni con il capitalismo, di tradimenti della causa che non avevano neppure pensato. Confessioni estorte con la tortura venivano poi utilizzate contro l'imputato e il cerchio si chiudeva sia per il falso testimone, a sua volta accusato da altri, sia per l'imputato. Un incubo dal quale si usciva solo con la morte, inutile e liberatoria.

Uno degli stessi funzionari che interrogano Rubasciov, Ivanov, vecchio amico di Rubasciov stesso, viene incriminato e giustiziato nel corso della sua breve detenzione dopo una discussione con lo zelante, incolto funzionario della nuova generazione, Gletkin, che incarna la dottrina più cieca, senza altra visione se non quella del partito e della politica a senso unico.

Come riflette Rubasciov, ancora dibattuto tra l'abbandono di un sistema che egli stesso ha fatto funzionare o la sua definitiva accettazione, anche se comporta annullare la propria vita e la propria dignità, il Partito ha sostituito ai concetti morali di buono e cattivo quelli razionali di utile e dannoso, e per esso la vita del singolo non ha alcuna importanza di fronte alla Storia.

[modifica] Commento

Il libro di Koestler racchiude tutti i personaggi di questa tragedia del secolo scorso. L'intellettuale messo a morte perché sostiene una tesi scientifica diversa da quella della linea del partito, il contadino che si è opposto alla collettivizzazione e all'ammasso dei prodotti agricoli, il militare che non ha tradito il giuramento fatto prima della Rivoluzione, la stessa segretaria di Rubasciov viene giustiziata perché, responsabile della biblioteca dell'ufficio, non elimina prontamente i testi che da un giorno all'altro sono messi al bando.

Sono vicende che ricorrono in tutte le dittature, ma che nel comunismo hanno un significato diverso perché riguardano anche coloro che appartenevano al Partito e a cui avevano dedicato la vita con convinzione. Si tratta dell'annientamento di un passato recente, quello rivoluzionario in modo diretto, per dare spazio alla nuova classe di uomini cresciuti nel totale indottrinamento, scelti negli strati più bassi della popolazione ed elevati a indagatori e giudici. Il comunismo non per scelta ma come fede totale, come credo indiscutibile che non richiede e non vuole alcun libero arbitrio. Il comunismo dove lo stesso uso dell'avverbio "Io" viene condannato e proibito come borghese e antirivoluzionario; il comunismo della totale spersonalizzazione, dove si diventa numeri al servizio di un immaginario popolo che non esiste se non nella propaganda. Il comunismo che impone la collettivizzazione di tutto, dal pasto quotidiano alle sedute dove vengono spiegate la disposizioni del potere e si procede ad una pubblica auto accusa magari solo per aver pensato in prima persona o avere ritardato di entrare al lavoro con qualche minuto di ritardo, perché questo viene considerato sabotaggio e punibile anche con anni di internamento.

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