Buio a mezzogiorno

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Buio a mezzogiorno
Titolo originale Darkness at Noon
DarknessAtNoon.jpg
La copertina della prima edizione statunitense del romanzo
Autore Arthur Koestler
1ª ed. originale 1940
Genere romanzo
Lingua originale inglese
Ambientazione Unione Sovietica, 1939
Protagonisti Nicola Salmanovič Rubasciov
Altri personaggi Ivanov, Gletkin, Michele Kieffer ("Labbro leporino")

Buio a mezzogiorno è un romanzo dello scrittore ungherese Arthur Koestler, pubblicato in lingua inglese nel 1941, a Londra e New York, con il titolo di Darkness at Noon, che descrive l'arresto, la detenzione, gli interrogatori e l'esecuzione di un importante membro del Partito comunista sovietico nel periodo delle grandi purghe staliniane.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Un alto funzionario del Partito sovietico, ex commissario del popolo, Nicola Salmanovič Rubasciov, viene arrestato nella sua abitazione in piena notte, per attività controrivoluzionarie. Trasferito in cella, ricorda la propria vita di esponente di primo piano del Partito fin dalla Rivoluzione e le persone che egli stesso ha portato alla condanna e alla "liquidazione". Un racconto preciso che rispecchia realisticamente quanto descritto da altre testimonianze sull'atmosfera di quegli anni.

Il romanzo, scritto nel 1940 e ambientato nel 1939, si rifà al processo e alla condanna a morte di Nikolaj Ivanovič Bukharin, svoltosi nel 1938, e di altri alti dirigenti comunisti che in quegli anni furono vittime di un'epurazione che caratterizzò l'epoca del Grande terrore. Koestler indaga come un uomo, preso da un perverso ingranaggio di accuse false e torture psicologiche e fisiche, sia indotto a confessare crimini che non ha commesso e che, comunque, non sono tali.

All'epoca, soprattutto i funzionari che avevano svolto missioni all’estero, e Rubasciov è uno di questi, venivano accusati di cospirazioni con il capitalismo, di tradimenti della causa che non avevano neppure immaginato. Confessioni estorte con la tortura venivano poi utilizzate contro l'imputato e il cerchio si chiudeva sia per il falso testimone, a sua volta accusato da altri, sia per l'imputato. Un incubo dal quale si usciva solo con la morte, inutile e liberatoria.

Uno degli stessi funzionari che interrogano Rubasciov, il magistrato inquirente Ivanov, un tempo suo amico e collega di università, nel corso della breve detenzione di Nicola Salmanovič, viene incriminato e giustiziato a sua volta dopo un diverbio con lo zelante, incolto funzionario della nuova generazione, Gletkin, che incarna la dottrina più cieca, senza altri valori se non quelli del Partito e della sua politica.

Come riflette Rubasciov, ancora dibattuto tra l'abbandono di un sistema che egli stesso ha costruito e fatto funzionare o la sua definitiva accettazione, anche annullando la propria vita e la propria dignità, il Partito ha sostituito ai concetti morali di buono e cattivo quelli razionali di utile e dannoso, e per esso la vita del singolo non ha alcuna importanza di fronte alla Storia.


Commento[modifica | modifica sorgente]

Il libro di Koestler racchiude tutti i protagonisti tipici di questa tragedia del secolo scorso. L'intellettuale messo a morte perché sostiene una tesi scientifica diversa da quella della linea del Partito, il contadino che si è opposto alla collettivizzazione e all'ammassamento dei prodotti agricoli, il militare che non ha tradito il giuramento fatto prima della Rivoluzione, la stessa segretaria di Rubasciov viene giustiziata perché, responsabile della biblioteca dell'ufficio, non elimina prontamente i testi che da un giorno all'altro sono messi al bando.

Sono vicende che ricorrono in tutte le dittature, ma che nello stalinismo hanno un significato diverso perché riguardano anche coloro che appartenevano al Partito e a cui avevano dedicato la vita con convinzione. Si tratta dell'annientamento di un passato recente, quello rivoluzionario in modo diretto, per dare spazio alla nuova classe di uomini cresciuti nel totale indottrinamento, scelti negli strati più bassi della popolazione ed elevati a indagatori e giudici. Il comunismo non per scelta ma come fede totale, come credo indiscutibile che non richiede e non vuole alcun libero arbitrio. Il comunismo dove lo stesso uso del pronome "Io" viene condannato e proibito come borghese e antirivoluzionario; il comunismo della totale spersonalizzazione, dove si diventa numeri al servizio di un immaginario popolo che non esiste se non nella propaganda. Il comunismo che impone la collettivizzazione in ogni momento, dal pasto quotidiano alle sedute dove vengono spiegate la disposizioni del potere e si procede ad una pubblica auto accusa magari solo per aver pensato in prima persona o essere entrati al lavoro con qualche minuto di ritardo, perché questo viene considerato sabotaggio e punibile anche con anni di internamento.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

  • Nicola Salmanovič Rubasciov, protagonista del romanzo, vecchio bolscevico, comandante partigiano, autorevole membro del Partito e critico della politica del suo leader: il "N. 1";
  • il "N. 1", trasparente allusione a Josif Stalin;
  • Vasilij, portinaio dell'abitazione di Rubasciov, vecchio alto e magro, aveva combattuto al suo comando;
  • Vera Vasjliovna, figlia del portinaio, coscienzioso membro del Partito, legge al padre i resoconti del processo;
  • Riccardo, capo di un piccolo gruppo dissidente clandestino. In contatto con Rubasciov viene da questi abbandonato;
  • Anna, moglie di Riccardo;
  • Nano Loewy, capo locale della sezione dei lavoratori portuali di una città del Belgio;
  • Paul, segretario organizzativo della sezione;
  • ufficiale zarista, prigioniero della stanza 402, colloquia con Rubascov mediante piccoli colpi alla parete della cella;
  • Ivanov, primo magistrato inquirente, vecchio compagno di università di Rubasciov. Sostituito nell'incarico, sarà arrestato e giustiziato;
  • Arlova, segretaria di Rubasciov e sua amante, responsabile della biblioteca del suo ufficio. Rubasciov aveva evitato di difenderla anche se consapevole dell'inconsistenza delle accuse;
  • Gletkin, secondo magistrato inquirente, sostituisce Ivanov e conclude gli interrogatori di Rubasciov, ottenendone la confessione;
  • Michele Kieffer, detto "Labbro leporino", prigioniero della stanza 400, figlio di un vecchio amico di Rubasciov e suo accusatore;
  • Rip van Winkle, prigioniero della stanza 406, declama frequentemente la frase: "Sorgete, o miserabili della terra";
  • Michele Bogrov, ex marinaio della corazzata "Potemkin", ex comandante della Flotta d'Oriente, latore del primo ordine rivoluzionario, imprigionato e giustiziato. Nei suoi ultimi minuti, mentre viene condotto nel luogo dell'esecuzione, invoca il nome di Rubasciov.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

  • Arthur Koestler, Buio a mezzogiorno, traduzione di Giorgio Monicelli, collana Oscar classici moderni, Arnoldo Mondadori Editore, 1996, pp. 332, cap. 4, ISBN 88-04-41468-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Letteratura