Stato e rivoluzione

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Copertina della versione francese del libro, 1970

Stato e rivoluzione (in russo: Государство и революция, Gosudarstvo i revoljucija) è un saggio scritto da Vladimir Lenin nell'agosto-settembre 1917. In questo libro Lenin sostenne che la rivoluzione socialista, pur mirando a realizzare un obiettivo di libertà collettiva, dovesse passare attraverso una fase di esercizio del potere assoluto da parte del "partito degli operai e dei contadini", con la sospensione delle garanzie civili e politiche tipiche delle democrazie liberali (libere elezioni, libertà di stampa e di associazione). All'interno dell'opuscolo viene distinta una parte a rilievo storico intitolata "La dittatura del proletariato".[Peccato che non si trovi da nessuna parte]

La dittatura del proletariato[modifica | modifica sorgente]

Il testo fu scritto nell'agosto 1917, quando i bolscevichi erano ritornati alla clandestinità per la repressione del governo provvisorio, e Lenin era fuggito in Finlandia. Tuttavia, il ragionamento di Lenin va oltre il momento contingente e fa emergere una visione complessiva di concetti quali "libertà", "democrazia", "stato".

Secondo Lenin, è necessaria la repressione delle libertà civili e politiche perché soltanto quando la resistenza dei capitalisti è definitivamente spezzata -- portandoli a scomparire assieme alle classi sociali -- lo Stato cessa di esistere e diventa possibile parlare di libertà. La "dittatura del proletariato" viene definita da Lenin l'organizzazione dell'avanguardia degli oppressi in classe dominante per reprimere gli oppressori.

La differenza che si nota fra la concezione leniniana e quella liberale della democrazia è che quella leniniana rispetto alla liberale non si limita a concedere garanzie politiche e civili tipiche delle democrazie, ma mira alla realizzazione di una libertà collettiva che attribuisce il potere assoluto al partito degli operai e dei contadini.

La visione dello stato che emerge nel testo è di un'organizzazione politica social-comunista ed assolutistica. L'assolutismo però non si riferisce ad un solo personaggio (come ad esempio lo zar), ma deve essere caratteristico di tutta la popolazione: ogni persona non è quindi rappresentata politicamente, ma è lei stessa regnante del proprio Stato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Lenin, Stato e rivoluzione, in Opere, v. 25, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 361-463

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]