Testamento di Lenin

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La Lettera al Congresso (del Partito Comunista Russo bolscevico), solitamente indicata con l'espressione "Testamento di Lenin". Essa venne dettata dal leader bolscevico, reso invalido e incapace di scrivere a seguito di un ictus cerebrale, alla sua stenografa Maria Volodicheva, tra il 23 e il 26 dicembre 1922, durante il soggiorno nella casa di cura a Gorky.

Al testo dattiloscritto, redatto in cinque copie, venne aggiunta una celebre nota il 4 gennaio 1923, in cui Lenin propose esplicitamente al Congresso la rimozione di Stalin (giudicato "troppo brutale") dalla carica di segretario generale del partito.

Nella prima parte della Lettera Lenin avanzò la necessità di aumentare l'effettivo del Comitato Centrale facendovi entrare operai e contadini (50-100 membri) e delineò i ritratti dei maggiori esponenti del partito candidati alla sua successione.

Dopo la morte di Lenin, il Testamento fu presentato alla commissione del Comitato Centrale.

Il testo della lettera venne reso pubblico da Nikita Khruščёv nel 1956, nel corso del XX Congresso del PCUS; nello stesso anno avvenne la sua pubblicazione integrale.

Indice

[modifica] Lev Trotsky sul testamento

In un suo scritto, lo stesso Trotsky, afferma che Lenin non avrebbe lasciato nessun testamento in quanto ciò sarebbe stato contrario al carattere del partito stesso e spiega come la stampa estera borghese abbia interpretato come un ipotetico lascito una lettera sulla quale erano riportati consigli di carattere organizzativo che sono stati presi in considerazione nel XIII congresso; aggiunge inoltre che le voci riguardo all'occultamento del "testamento" sono infondate e vanno contro all'effettivo volere di Lenin.[1]

[modifica] Dubbi circa l'autenticità del testamento

Nel 2003 uno studioso russo, il docente dell'Università Statale di Mosca V.A. Saharov pubblicò il libro "Il testamento politico di Lenin. Verità storiche e miti della politica"[2] in cui viene messa in dubbio la paternità leniniana di numerosi passaggi del documento. L'autore parte dal fatto che trattandosi di un testo dattiloscritto, non autografo e non firmato da Lenin non c'è alcun motivo di attribuirlo al primo leader sovietico senza un rigoroso esame scientifico, tanto più che il testo in questione apparve in un periodo di aspre lotte politiche per il potere all'interno del partito bolscevico. Nel corso della sua ricerca Saharov giunge a conclusioni diverse da quelle comunemente riconosciute dalla storiografia tradizionale. Egli trova difficilmente spiegabili le affermazioni presenti nel "Testamento" secondo le quali Stalin, eletto Segretario Generale, avrebbe concentrato nelle proprie mani "un immenso potere" mentre Trotsky sarebbe da considerare "il più dotato tra i membri del CC" per cui sarebbe stato opportuno dimenticare le sue precedenti posizioni antibolsceviche. Nel "Testamento" si rintracciano poi numerose idee identiche a quelle formulate un anno prima da Trotsky e che erano state respinte o criticate allora dallo stesso Lenin (soprattutto per quanto riguarda le modalità della soluzione della cosiddetta "questione nazionale"). In base a un'attenta analisi del documento nonché degli avvenimenti politici dell'epoca Saharov avanza la tesi sulla doppia struttura del "Testamento". Esso infatti consisterebbe in una parte propriamente leniniana e nell'altra la cui paternità è da considerarsi dubbia. Allo stesso tempo si nota come nella prima prevale un atteggiamento anti-trotskista e nella seconda - quello anti-stalinista (sicché l'intero testo risulta contraddittorio). Detto ciò, secondo Saharov, i veri autori di quest'ultima andrebbero cercati tra i sostenitori di Trotsky, quelli della cerchia dei collaboratori di Lenin che gli stavano accanto durante il suo soggiorno a Gorky.

[modifica] Note

  1. ^ L. Trotsky Articolo “A proposito del libro di Eastman – Dopo la morte di Lenin – Bolscevik n.16, 1º settembre 1925.
  2. ^ V.A. Saharov, "Политическое завещание" В.И. Ленина. Реальность истории и мифы политики, Edizioni dell'Università di Mosca 2003.

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