Lev Borisovič Kamenev

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Lev Borisovič Kamenev

Lev Borisovič Kamenev nato Rosenfeld - in russo: Лев Борисович Каменев[?] ascolta[?·info] - (Mosca, 6 luglio 1883Mosca, 25 agosto 1936) è stato un rivoluzionario e politico russo, processato e condannato a morte nel periodo delle Grandi purghe.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'ascesa[modifica | modifica sorgente]

Nato da un ferroviere ebreo e da una casalinga ortodossa, aderì al partito social-democratico russo nel 1901 e alla corrente bolscevica al momento della scissione (agosto 1903) con la corrente menscevica. Frequentò i primi anni di scuola a Tiblisi (Georgia) e poi l'università a Mosca, senza completare gli studi a causa di un arresto nel 1902. In quell'anno inizia la sua attività rivoluzionaria a Mosca, Tiblisi e San Pietroburgo. Kamenev sposò Ol'ga Davidovna Bronštejn (una sorella di Lev Trotsky) agli inizi del Novecento; la coppia ebbe due figli, ma Kamenev divorziò dalla moglie alla fine degli anni venti per risposarsi.

Kamenev (a destra) con Lenin e Trotskij

Un breve viaggio all'estero nel 1902 permise a Kamenev di conoscere i capi social-democratici in esilio, tra i quali Lenin, con il quale iniziò a collaborare. Visitò Parigi e partecipò al congresso del partito social-democratico a Londra, tornando poi in patria per partecipare alla rivoluzione russa del 1905 (ottobre-dicembre) a San Pietroburgo. Tornato a Londra per il terzo congresso del partito, venne arrestato al suo ritorno in patria nel maggio del 1907. Venne rilasciato nel 1908 ed emigrò con la famiglia, continuando a collaborare con Lenin, diventandone poi uno dei più stretti collaboratori all'estero, assieme a Grigorij Zinov'ev.

Partecipò alla redazione dell'Iskra ("Scintilla"), l'organo del Partito Social-Democratico, e quindi, in Svizzera, a quella della Pravda, prima con Trotsky, poi nella fazione opposta. Fu incaricato di missioni clandestine in Russia.

Ritornato a San Pietroburgo, fu arrestato. Rilasciato dopo la rivoluzione del febbraio 1917, fu eletto al Comitato Centrale. Era contrario al progetto di insurrezione di Lenin: al riguardo pubblicò un articolo insieme con Grigorij Zinov'ev che sarebbe stato ricordato a loro danno. La maggioranza del partito votò però a favore della strategia di Lenin. Kamenev seguì la maggioranza e dopo il successo della rivoluzione fu eletto Presidente del Comitato Esecutivo Centrale - virtualmente Capo dello Stato - dal secondo Congresso dei Soviet. Fu anche uno dei primissimi membri del Politburo. Tra i vari collaboratori di Lenin vi erano delle divergenze politiche e strategiche: Kamenev, di intesa con Zinov'ev e Stalin, si oppose nel 1923 a Trotsky ma, tre anni più tardi, dopo la morte di Lenin, formò con Trotsky l'opposizione di sinistra a Stalin, di cui criticavano la tendenza alla burocrazia.

La caduta[modifica | modifica sorgente]

Lenin in un discorso a Mosca nel 1920. A lato del palco sulla destra si riconoscono Trotskij e Kamenev stesso.[1]

A causa della sua opposizione interna, Kamenev fu espulso dal partito nel 1927. Fece ammenda dei suoi errori, chiedendo la sua riammissione che gli venne concessa nel 1928. Nel 1932 fu nuovamente espulso e chiese ancora a Stalin di essere riammesso: anche stavolta gli fu concesso. Tuttavia due anni dopo fu arrestato e condannato a dieci anni di prigione, con l'accusa di essere tra i "responsabili morali" dell'assassinio di Sergej Kirov e di aver tramato per assassinare Stalin. In effetti questi aveva già instaurato il suo potere dittatoriale ed era estremamente diffidente. Durante il primo dei processi di Mosca[2], nel 1936, Kamenev fu di nuovo processato, con Zinov'ev e altri, questa volta per tradimento dello Stato Sovietico. Giudicato colpevole, fu ucciso a Mosca.

Kamenev, Zinov'ev e gli altri accusati furono riabilitati solo con la glasnost di Gorbačëv, nel 1988[3].

Anche i suoi figli furono giustiziati, Yu. L. Kamenev il 30 gennaio 1938, all'età di 17 anni e A.L. Kamenev, ufficiale dell'aviazione, il 15 luglio 1939, all'età di 33 anni. Quanto alla sua prima moglie, fu "liquidata" dall'NKVD su ordine di Stalin l'11 settembre 1941 con 160 altri prigionieri politici nella foresta di Medvedev, vicino Orël. Solamente il suo ultimo figlio, Vladimir Glebov, avuto nel secondo matrimonio, sopravvisse alle prigioni e ai campi di lavoro staliniani.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Questa foto durante il regime stalinista verrà ritoccata e quest'ultimi due personaggi saranno rimossi dalla stessa (vedi note della foto). Queste operazioni furono effettuate per sminuire l'importanza dei vari protagonisti della Rivoluzione che si opposero a Stalin.
  2. ^ Il primo grande processo delle Grandi purghe si svolse a Mosca, nella sala di Ottobre della Casa dei sindacati, dal 19 al 28 agosto 1936. Viene generalmente ricordato, dal numero degli accusati, come "processo dei sedici". Tutti gli imputati furono condannati e giustiziati.
  3. ^ Il nuovo leader sovietico istituì la "Commissione per la riabiltazione delle vittime della repressione" presieduta dal suo collaboratore Alexandr Nikolaevič Yakovlev.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Averardi, Giuseppe (a cura di). I grandi processi di Mosca 1936-1937-1938: precedenti storici e verbali stenografici. Milano, Rusconi, 1977.
  • Bertin, Claude. I processi di Mosca. Ginevra, Edizioni Ferni, 1975.
  • Brissaud, Andrè. Le "grandi purghe" di Mosca. Ginevra, Edizioni Ferni, 1973.
  • Conquest, Robert. Il grande terrore. Milano, BUR, 2006. ISBN 88-17-25850-4.
  • Contessi, Pier Luigi (a cura di). I processi di Mosca: 1936-1938. Le requisitorie di Vyscinskij, le accuse del Breve Corso e la denuncia di Khrushev. Bologna, Il mulino, 1970.
  • Giusti, Valentina. Contro Stalin: documenti dell'opposizione di sinistra, 1923-1933. Roma, Prospettiva, 2002. ISBN 88-8022-086-1
  • Sedov, Lev. Stalinismo e opposizione di sinistra: scritti 1930-1937. Roma, Prospettiva, 1999. ISBN 88-8022-059-4.
  • Serge, Victor. 16 fusilles a Moscou: Zinoviev, Kamenev, Smirnov .... Paris, Lefebvre, 1972.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente del Comitato Esecutivo Centrale di tutti i Congressi dei Soviet Successore Flag of Russian SFSR.svg
Nessuna 7 novembre - 21 novembre 1917 Yakov Sverdlov

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