Lev Borisovič Kamenev

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Lev Kamenev

Lev Borisovič Kamenev, pseudonimo di Rozenfel'd - in russo: Лев Борисович Каменев (Розенфельд)? ascolta[?·info] - (Mosca, 18 luglio 1883Mosca, 25 agosto 1936), è stato un rivoluzionario e politico russo, processato e condannato a morte nel periodo delle Grandi purghe.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lev Kamenev nacque da genitori istruiti e di opinioni politiche radicali. La madre aveva frequentato i corsi universitari riservati alle donne dell'Istituto Bestužev, a Pietroburgo; il padre, già meccanico della ferrovia Mosca-Kursk, si laureò poi in ingegneria all'Istituto di Tecnologia della capitale, dove ebbe per compagno di studi Ignatij Grinevickij, l'attentatore di Alessandro II. Dopo la laurea si trasferì con la famiglia a Landvorovo, un villaggio della provincia di Vilno, dove diresse una fabbrica di chiodi per conto delle ferrovie.

Kamenev fece i primi studi a Vilno, anche lavorando nell'officina durante le vacanze. Nel 1896 la famiglia si stabilì a Tiblisi, dove il padre era stato trasferito. Qui Kamenev proseguì gli studi ginnasiali e s'introdusse per la prima volta nei circoli politici clandestini: il Programma dei lavoratori di Ferdinand Lassalle fu la sua prima lettura illegale. Gli arresti che nel 1900 colpirono molti studenti della città non riguardarono Kamenev, che però fu sospettato di connivenza, e il ginnasio lo licenziò nel 1901 con una nota di cattiva condotta che gli precluse la possibilità di continuare gli studi universitari a Tiblisi. Si trasferì allora a Mosca per frequentarvi all'Università i corsi di giurisprudenza.

All'Università di Mosca fu scelto dai compagni del suo corso come rappresentante alla Fraternità (Zemljačestva), la corporazione degli studenti, e il 21 febbraio 1902 prese parte a una riunione che fu sciolta dalla polizia. Seguirono gli arresti dei capi del movimento studentesco ma Kamenev, con altri, riorganizzò la Fraternità e andò a Pietroburgo per stabilire legami con gli studenti della capitale. Qui organizzò, il 26 marzo, una manifestazione di studenti e operai, che provocò l'intervento della polizia e Kamenev fu arrestato.

Liberato dopo un paio di mesi ed espulso dall'Università, fu rimandato a Tiblisi, dove si unì al locale circolo socialdemocratico svolgendo propaganda politica presso i ferrovieri. Nell'autunno del 1902 si trasferì a Parigi, entrando nel gruppo dell'« Iskra » e facendo la conoscenza di Lenin, da lui definita « determinante sulla sua sorte e sulle sue attività future ». Trasferitosi a Ginevra, dove si era installata la redazione dell'« Iskra », criticò, in contrasto con Martov, le posizioni dei « marxisti legali » Struve, Berdjaev e Bulgakov.

Dopo il II Congresso del partito social-democratico, tenuto nell'agosto del 1903 a Londra, Kamenev tornò brevemente in Russia. Nuovamente a Parigi, in una riunione del Bund conobbe Ol'ga Bronštejn, una delle sorelle di Trockij, che sposò due anni dopo. Avranno due figli e Kamenev divorzierà nel 1927 per sposare l'anno dopo Tat'jana Glebova. Ancora a Tiblisi alla fine del 1903 per organizzare con il gruppo locale del POSDR lo sciopero dei ferrovieri del Caucaso, fu costretto dalla reazione della polizia a fuggire a Mosca, dove venne coinvolto dalla lotta interna al Partito tra menscevichi e bolscevichi, e Kamenev si pose tra questi ultimi, insieme con la rappresentante del Comitato centrale Rozalija Zemljačka. Altri arresti colpirono nel febbraio del 1904 l'organizzazione moscovita, che stava preparando una grande manifestazione per il 4 marzo.

Alla fine di giugno Kamenev fu scarcerato e rimandato a Tiblisi, dove entrò nel Comitato dell'Unione del Caucaso, del quale faceva parte anche Stalin. Il Comitato pubblicava un giornale illegale, la « Bor'ba Proletariata » (La Lotta del proletariato), edito in russo, georgiano e armeno. Nello stesso tempo Kamenev collaborava al « Vperëd » (Avanti), il settimanale pubblicato a Ginevra da Lenin.

Kamenev (a destra) con Lenin e Trotskij

Nel 1905, durante la rivoluzione, fu inviato nella Russia centrale per propagandare la tattica bolscevica, Alla fine di ottobre si trovò a Minsk tra i dimostranti sui quali sparò l'esercito zarista. Riparato a San Pietroburgo, si trovò a contatto con Lenin quando questi tornò in Russia, collaborando a tutte le pubblicazioni legali e illegali e proseguendo nell'opera di propaganda e agitazione, finché il 1º maggio 1908 fu arrestato per aver preparato volantini contro il governo. Rilasciato a luglio, raggiunse a Ginevra il Centro estero del Partito ed entrò nella redazione dell'organo « Proletarij ».

Delegato bolscevico all'Ufficio dell'Internazionale socialista, nel 1910 prese parte al Congresso di Copenhagen, a quello di Basilea del 1912 e al Congresso dei socialdemocratici tedeschi di Chemnitz. Ancora nel 1912 pubblicò il libro Due partiti, scritto sotto la supervisione di Lenin, che segnò la definitiva rottura con i menscevichi.

Nel 1913 raggiunse Lenin e Zinov'ev a Cracovia, da dove fu inviato a Pietroburgo a dirigere la « Pravda » e la frazione dei deputati bolscevichi alla IV Duma. Nel luglio del 1914 il giornale fu proibito dalle autorità zariste e Kamenev si trasferì in Finlandia. Nel frattempo scoppiò la guerra e il 18 novembre Kamenev fu arrestato mentre a Ozerki, un villaggio vicino a Pietrogrado, presiedeva una riunione con i cinque deputati Badaev, Petrovskij, Muranov, Šagov, Samojlov e altri compagni. Nel processo tenuto nel maggio del 1915 furono tutti condannati alla deportazione in Siberia.

Rilasciato subito dopo la rivoluzione del febbraio 1917, si trovò a dirigere il Partito bolscevico con Stalin e Muranov, in attesa del ritorno in Russia di Lenin, che avvenne il 16 aprile. Lenin modificò radicalmente la tattica bolscevica presentando le sue Tesi che furono approvate nella conferenza di Pietrogrado tenutasi dal 7 al 12 maggio, nella quale Kamenev fu eletto al Comitato centrale del Partito. Nello stesso tempo, egli rappresentò i bolscevichi nel Comitato esecutivo del soviet di Pietrogrado e poi nel Comitato esecutivo centrale panrusso dei soviet.

Dopo le dimostrazioni di luglio, i controrivoluzionari, il governo provvisorio, i cadetti e parte dei socialrivoluzionari e dei menscevichi sperarono di distruggere politicamente i bolscevichi scatenando contro di loro una campagna di diffamazione. Mentre Lenin e Zinov'ev, accusati di essere al soldo della Germania, furono costretti a nascondersi, Kamenev fu arrestato con l'accusa di essere un agente dell'Ochrana.

Rilasciato, il 23 ottobre (10 ottobre nel vecchio stile) prese parte alla riunione clandestina del dodici membri del Comitato centrale bolscevico che decise l'insurrezione proposta Lenin. Soltanto Kamenev e Zinov'ev si opposero e il giorno dopo motivarono con la lettera Sul momento presente la loro posizione alle principali organizzazioni del Partito. Sostenevano che, malgrado i bolscevichi fossero ormai in maggioranza nei soviet, occorreva attendere le elezioni per l'Assemblea costituente e ottenervi la maggioranza relativa. Soviet e Assemblea costituente avrebbero governato insieme il paese e i bolscevichi sarebbero stati la forza dominante.

Il 29 (16) ottobre vi fu una nuova riunione, allargata ai quadri bolscevichi di Pietrogrado. Dei venticinque partecipanti, ancora soltanto Kamenev e Zinov'ev si opposero all'insurrezione. Il 30 (17) ottobre il Comitato esecutivo centrale dei soviet rimandò al 7 novembre (25 ottobre) l'apertura del II Congresso panrusso dei soviet e il 31 (18) ottobre Kamenev rilasciò al giornale « Novaja Žizn' » un'intervista, nella quale confermò l'esistenza della lettera scritta la settimana prima, sottolineando che « un sollevamento armato, pochi giorni prima del congresso dei soviet, sarebbe una decisione inammissibile e fatale per il proletariato e per la rivoluzione ».

La pubblica rivelazione del preparativo insurrezionale, « incredibile atto di crumiraggio », fece infuriare Lenin, che chiese l'espulsione di Kamenev e di Zinov'ev, ma non se ne fece nulla, mentre l'inizio dell'insurrezione venne fissata alla sera del 6 novembre (24 ottobre). La rivoluzione aveva già vinto a Pietrogrado quando il II Congresso dei soviet aprì la seduta alle 22.40 del 7 novembre (25 ottobre). I bolscevichi vi avevano la maggioranza assoluta e Kamenev fu eletto presidente del Comitato esecutivo centrale. Kamenev e Zinov'ev furono ancora all'opposizione all'interno del Partito, dichiarandosi a favore di un governo di coalizione con menscevichi e socialisti-rivoluzionari, quando questi ultimi già costituivano i Comitati di salute pubblica per combattere la rivoluzione.

Lenin in un discorso a Mosca nel 1920. Al lato destro del palco si riconoscono Trockij e Kamenev.[1]

Kamenev fece parte della delegazione incaricata delle trattative di pace con la Germania. Nel gennaio del 1918, in una pausa delle trattative, fu inviato in Francia e in Gran Bretagna per informare quei paesi degli obiettivi del governo sovietico, ma dopo una settimana a Londra fu espulso. Tornando in Russia attraverso la Finlandia, quando la guerra civile era già iniziata, Kamenev fu catturato dai Bianchi, e in agosto fu liberato in uno scambio di prigionieri. Nel 1919 fu delegato straordinario del Consiglio di difesa al fronte della guerra civile.

Durante la malattia di Lenin Kamenev divenne presidente del soviet di Mosca e, di intesa con Zinov'ev, presidente del soviet di Pietrogrado nonché dell'Internazionale comunista, e con Stalin, segretario del Partito, si oppose a Trockij. Essi costituirono la « trojka » della quale Kamenev e Zinov'ev credevano di essere gli autentici capi in grado di utilizzare Stalin. Morto Lenin, Stalin formulò la teoria del socialismo in un solo paese e riuscì a sottrarre a Kamenev il controllo dell'organizzazione di Mosca. Il riavvicinamento a Trockij non mutò i rapporti di forza e Kamenev, con lo stesso Trockij e Zinov'ev, fu espulso dal partito nel 1927, dopo le manifestazioni dell'Opposizione di sinistra svoltesi a Leningrado, a Mosca e a Kiev.

Kamenev e Zinov'ev chiesero di essere riammessi nel partito proclamando, con una lettera pubblicata sulla Pravda il 27 gennaio 1928, il loro distacco dai trockisti. Sei mesi dopo la loro domanda fu accolta ma non vi occuparono alcun posto di rilievo, e nel 1932 vennero nuovamente espulsi. Nuovamente riammessi nel 1933 dopo relativa « autocritica », meno di due anni dopo furono ancora arrestati con la falsa accusa di essere implicati nell'assassinio di Sergej Kirov. Kamenev, condannato a cinque anni di prigione nel gennaio del 1935, in luglio fu condannato ad altri cinque anni di carcere in un processo che vide nel fratello il principale teste d'accusa.

Nell'agosto del 1936, a Mosca, Kamenev e Zinov'ev furono i principali imputati del « processo dei Sedici »: giudicati colpevoli di aver costituito un centro terrorista legato alla Gestapo, furono condannati a morte. Furono riabilitati solo con la glasnost di Gorbačëv, nel 1988.[2] I due figli nati dal suo matrimonio con Ol'ga Bronštejn (1883-1941), Aleksandr (1906-1937) e Jurij (1921-1938), furono fucilati, così come la madre, uccisa l'11 settembre 1941 in un'esecuzione di massa presso Orël. Anche la seconda moglie di Kamenev, Tat'jana Glebova (1894-1937) già esiliata dopo l'esecuzione del marito, fu fucilata a Mosca il 19 agosto 1937. Il figlio Vladimir (1929-1994) divenne professore di filosofia presso l'Università tecnica statale di Novosibirsk.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Questa foto durante il regime stalinista verrà ritoccata e quest'ultimi due personaggi saranno rimossi dalla stessa. Queste operazioni furono effettuate per sminuire l'importanza dei vari protagonisti della Rivoluzione che si opposero a Stalin.
  2. ^ Il nuovo leader sovietico istituì la "Commissione per la riabilitazione delle vittime della repressione" presieduta dal suo collaboratore Aleksandr Nikolaevič Jakovlev.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Enciclopedia Granat, Autobiografia
  • Georges Haupt, Jean-Jacques Marie, Les bolchéviks par eux-mêmes, Paris, François Maspéro, 1969, pp. 38–43 e 93-98

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Averardi, Giuseppe (a cura di). I grandi processi di Mosca 1936-1937-1938: precedenti storici e verbali stenografici. Milano, Rusconi, 1977.
  • Bertin, Claude. I processi di Mosca. Ginevra, Edizioni Ferni, 1975.
  • Brissaud, Andrè. Le "grandi purghe" di Mosca. Ginevra, Edizioni Ferni, 1973.
  • Conquest, Robert. Il grande terrore. Milano, BUR, 2006. ISBN 88-17-25850-4.
  • Contessi, Pier Luigi (a cura di). I processi di Mosca: 1936-1938. Le requisitorie di Vyscinskij, le accuse del Breve Corso e la denuncia di Khrushev. Bologna, Il mulino, 1970.
  • Giusti, Valentina. Contro Stalin: documenti dell'opposizione di sinistra, 1923-1933. Roma, Prospettiva, 2002. ISBN 88-8022-086-1
  • Sedov, Lev. Stalinismo e opposizione di sinistra: scritti 1930-1937. Roma, Prospettiva, 1999. ISBN 88-8022-059-4.
  • Serge, Victor. 16 fusilles a Moscou: Zinoviev, Kamenev, Smirnov .... Paris, Lefebvre, 1972.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Comitato Esecutivo Centrale di tutti i Congressi dei Soviet Successore Flag of Russian SFSR.svg
Nessuna 7 novembre - 21 novembre 1917 Yakov Sverdlov

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