Ebrei russi

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I vasti territori dell'Impero Russo hanno ospitato per lungo tempo la più grande comunita di Ebrei del mondo[1]. In questi territori la comunità ebrea fiorì e sviluppò molte delle tradizioni culturali e religiose distintive dell'ebraismo moderno, malgrado abbia subito nel tempo periodi di politiche discriminatorie e vere e proprie persecuzioni. Tra gli anni Ottanta e Novanta del XX secolo molti ebrei russi approfittarono delle nuove politiche emigratorie per lasciare la Russia. Oltre metà della popolazione ebrea lasciò l'Unione Sovietica per stabilirsi in Israele, Stati Uniti d'America, Germania, Canada o Australia. Nonostante la massiccia emigrazione, gli ebrei residenti in Russia e negli stati dell'ex-Unione Sovietica costituiscono ancora oggi una delle maggiori comunità ebree d'Europa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La presenza degli ebrei nei territori odierni di Armenia e Georgia risale alla cattività babilonese. Fonti documentarie del IV secolo attestano la presenza ebrea in Crimea e in alcune città dell'Armenia[2]. La presenza ebrea nei territori odierni di Bielorussia, Ucraina e Russia europea ebbe inizio tra VII e XIV secolo[3][4].

Sotto l'influenza delle comunità ebree del Caucaso, Bulan, il Khagan Bek dei Kazari, e la classe dirigente della Kazaria (che occupava l'odierna Ucraina, la Russia meridionale e il Kazakistan), adottò la religione ebraica tra l'VIII e il IX secolo. Dopo la conquista del Regno Kazaro da parte di Sviatoslav I di Kiev (969), gli ebrei kazari si trasferirono in larga parte verso Crimea, Caucaso e principato russo di Kiev, allora formalmente parte della Kazaria.

Rus' di Kiev[modifica | modifica wikitesto]

Tra XI e XII secolo, pare che gli ebrei si fossero insediati in un quartiere di Kiev. Tra il X e XI secolo la comunità di Kiev fu costituita da romanioti provenienti da Bisanzio, Babilonia e Palestina per poi aprirsi anche agli askenazi a partire dal XII secolo. Altre comunità e famiglie provenivano da Chernigov e, probabilmente anche da Volodymyr-Volynskyi. In quel periodo la presenza ebrea si estendeva probabilmente anche alla Russia nordorientale, nei territori del principe Andrei Bogolyubsky (1169–1174), anche se è incerto la loro presenza stabile in quel regno.[5]

I paesi dell'Europa orientale videro una rapida crescita della popolazione ebrea quando, a causa di ondate di antisemitismo ed espulsioni dai paesi dell'Europa occidentale, che segnarono gli ultimi secoli del Medioevo, una parte rilevante degli ebrei europei emigrò verso aree più tolleranti come l'Europa centrale, quella orientale e il Medioriente. Espulsi in massa da Inghilterra, Francia, Spagna e altri paesi dell'Europa occidentale, oltre che perseguitati in Germania durante il XIV secolo, molti ebrei accettarono l'invito di Casimiro III di Polonia di stabilirsi in aree sotto il controllo polacco dove fu permesso loro di dedicarsi al commercio, gestire la compravendita di proprietà terriere, raccogliere tasse, tributi e prestare denaro.

Dopo essersi stabiliti in Polonia e Ungheria, la popolazione si espanse verso le aree scarsamente abitate di Ucraina e Lituania, più tardi annesse dall'Impero russo in via d'espansione. Nel 1495 gli ebrei vennero espulsi anche dal Gran ducato di Lituania su ordine di Alessandro Jagellone per poi venire riammessi sempre su sua decisione.

Negli shtetl abitati interamente da ebrei, o nelle città di media grandezza in cui gli ebrei costituivano una parte significativa della popolazione, le comunità ebree si governavano tradizionalmente da sole in base alla halakha, ed erano sottoposte a limiti stabiliti dai privilegi loro concessi dai governatori locali. Gli ebrei non furono assimilati dalle società dei paesi che li ospitavano, e anzi furono identificati come un gruppo etnico con pratiche e credenze religiose autonome oltre che caratterizzati da uno specifico ruolo economico.

Zarato di Russia[modifica | modifica wikitesto]

Prove documentarie attestano la presenza di ebrei nella Russia moscovita per la prima volta nelle cronache del 1471. La popolazione ebrea era relativamente piccola e perciò fu generalmente esente da grandi persecuzioni. Gli ebrei delle città russe ed ucraine soffrirono soltanto occasionalmente di persecuzioni. In alcuni casi gli ebrei convertiti arrivarono ad occupare ruoli importanti nella società russa del tempo, è il caso per esempio del barone Piotr Shafirov, vice cancelliere sotto Pietro il Grande.

Impero Russo[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della zona di residenza che mostra la percentuale di popolazione ebrea

La loro situazione cambiò radicalmente, sotto il regno di Caterina II di Russia, quando l'Impero Russo acquisì il controllo di larga parte dei territori polacchi e lituani - allora densamente abitati dagli ebrei - durante la seconda (1793) e terza (1795) spartizione della Polonia. Nella Confederazione Polacco-Lituana gli ebrei furono sottoposti a delle restrizioni chiamate eufemisticamente "disabilità" che rimasero in vigore anche sotto la dominazione russa. Caterina II costituì la cosiddetta zona di residenza, che includeva i territori di Lituania, Polonia, Ucraina e Crimea (quest'ultima fu più tardi esclusa), dove gli ebrei erano obbligati ad abitare e dove erano obbligati a richiedere un'autorizzazione speciale lasciarla. Nella zona di residenza gli ebrei godevano del diritto di voto alle elezioni municipali ma il loro voto era limitato a un terzo del numero totale degli aventi diritto.

In Russia le comunità ebree furono governate al loro interno da organismi amministrativi e teocratici a base locale, i Consiglio degli anziani (Qahal, Kehilla), presenti in ogni villaggio o in qualunque area con una popolazione ebrea. I Consigli degli anziani avevano giurisdizione interna in materia di liti, transazioni fiscali relative alla riscossione di tributi e al pagamento delle tasse. Nel 1844 l'autorità civile dei Consigli degli anziani fu abolita.[6]

L'inizio del XIX secolo fu caratterizzato da una massiccia emigrazione verso la Novorossiya (Nuova Russia), dove città, villaggi e colonie agricole ebree si svilupparono rapidamente.

Prima del 1827 gli ebrei non servivano nell'esercito russo ma erano sottoposti ad una doppia tassazione per compensare l'esenzione dal servizio militare. Nel 1827 lo zar Nicola I di Russia decretò nuove regole di reclutamento, estendendo la leva anche agli ebrei. Tra il 1827 e il 1854 furono coscritti all'incirca 70 mila ebrei.

L'isolazione culturale e ambientale degli ebrei iniziò a scemare gradualmente. Un sempre più grande numero di ebrei iniziò ad integrarsi nella società russa adottandone usanze e lingua. Tra gli ebrei si diffuse l'istruzione di tipo russo e nacquero un certo numero di periodici ebreo-russi.

Sotto Alessandro II, conosciuto come lo zar liberatore per l'abolizione nel 1861 della schiavitù in Russia, fu vietato agli di assumere servitori cristiani, possedere terreni e di spostarsi liberamente nel territorio dell'Impero.[7]

Alessandro III, reazionario e antisemita[8], (influenzato da Konstantin Petrovič Pobedonoscev) aderì alla vecchia dottrina nota come Ortodossia, Autocrazia e Nazionalismo. Le politiche via via sempre più antisemite adottate sotto Alessandro III avevano lo scopo di promuovere un "antisemitismo popolare", secondo queste politiche gli ebrei erano accusati di aver ucciso Gesù Cristo e di opprimere slavi e cristiani.

Le vittime del pogrom del 1905 a Ekaterinoslav

Dopo che gli ebrei furono ingiustamente accusati dell'assassinio di Alessandro II (1881), l'Ucraina fu interessata da una grande ondata di pogrom antisemiti. Vi furono pogrom in 166 città ucraine, migliaia di case ebree furono distrutte e moltissime famiglie furono ridotte in condizioni di estrema povertà; un gran numero di uomini, donne e bambini rimase ferito e alcuni di essi morirono. Ancora una volta i disordini nel sud del paese riportarono all'attenzione del governo la questione ebrea. Il 15 maggio 1882 si tenne una conferenza per dibattere la questione ebrea presso il Ministero degli affari interni e furono introdotte le cosiddette "regolazioni temporanee", rimaste in vigore per oltre trent'anni e conosciute come le Leggi di Maggio.

Rotoli della Torah regalati dalla comunità ebrea di Kishinev a Nicola II nel 1914

La legislazione repressiva fu ripetutamente rivista. Diversi storici notano la coincidenza tra politiche antisemitiche e ondate di pogrom[9].

La sistematica politica di discriminazione bandì gli ebrei dalle aree rurali e dalle città con una popolazione inferiore a diecimila abitanti, anche all'interno della zona di residenza, assicurando il lento decadimento degli shtetl. Nel 1887 la quota di ebrei ammessi all'istruzione secondaria e superiore fu abbassata al 10% nella zona di residenza, 5% al di fuori di essa, eccetto che per Mosca e San Pietroburgo in cui fu mantenuta al 3%. Fu possibile aggirare le restrizioni sull'istruzione secondaria combinando l'insegnamento privato con gli esami sostenuti come "studente esterno". Le restrizioni sull'istruzione, tradizionalmente tenuta in alta considerazione dalle comunità ebree, ebbe come risultato di aumentare l'ambizione degli ebrei al raggiungimento di livelli di eccellenza ma ne aumentò anche il tasso di emigrazione. Furono inoltre stabilite delle quote per limitare l'accesso degli ebrei alle professioni liberali, specialmente l'accesso allo studio del diritto e all'esercizio dell'avvocatura.

Nel 1886 fu emanato un Editto di espulsione contro gli ebrei di Kiev. Molti ebrei furono espulsi anche da Mosca nel 1891.[10]

Nel 1892 furono introdotte nuove misure che bandirono gli ebrei dalla partecipazione alle elezioni locali malgrado il grande numero di ebrei che abitavano le città della zona di abitazione. Queste misure impedirono agli ebrei sia di eleggere che di essere eletti nei consigli cittadini. Soltanto a un ristretto numero di ebrei fu consentito di accedere ai consigli cittadini, previo esame ad opera di comitati speciali.

Nel 1897, secondo il censimento dell'Impero russo di quello stesso anno, la popolazione ebrea della Russia ammontava a oltre 5 milioni di persone (per l'esattezza, il 4,13% dell'intera popolazione). Di questi, oltre il 90% abitavano nelle 25 province della zona di abitazione. La popolazione totale della zona di abitazione ammontava a quasi 43 milioni di persone, di cui l'11,5% era ebrea.

Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo l'Impero russo non solo aveva la più grande comunità ebrea del mondo intero ma allo stesso tempo questa comunità costituiva la maggioranza degli ebrei sparsi in tutto il mondo.[11]

Emigrazione di massa[modifica | modifica wikitesto]

Emigrazione ebrea dalla Russia, 1880–1928[12]
Destinazione Numero
Australia 5.000
Canada 70.000
Europa 240.000
Palestina 45.000
Sud Africa 45.000
Sud America 111.000
Stati Uniti 1.749.000

Anche se le persecuzioni costituirono il principale motivo che spinsero gli ebrei russi ad emigrare bisogna tenere in considerazione anche altri fattori. Dopo i primi anni di emigrazione verso gli Stati Uniti, le positive testimonianze arrivate in Russia dagli emigrati incoraggiarono altri ebrei a raggiungerli. Tra il 1880 e il 1920 oltre due milioni di ebrei lasciarono la Russia. Mentre una larga parte di essi emigrarono verso gli Stati Uniti, altri si rivolsero al sionismo, nel 1882 ebbe luogo la prima Aliyah (1882–1903) verso Israele, allora facente parte dell'Impero ottomano.

Il governo zarista incoraggiò l'emigrazione degli ebrei verso l'odierna Israele. Nel 1830 approvò la nascita della "Società per l'aiuto degli agricoltori e artigiani ebrei di Siria e Palestina"[13] (conosciuta come il Comitato Odessa, guidato da Leon Pinsker) il cui scopo era quello di aiutare la nascita di insediamenti agricoli ebrei in Palestina.

Tra il 1903 e il 1906, un'altra grande ondata di pogrom colpì gli ebrei russi.

Ebrei nei movimenti rivoluzionari[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi ebrei occupavano una posizione preminente nei partiti rivoluzionari. L'idea di rovesciare il regime zarista attraeva diversi membri dell'intelligentsia ebrea a causa dell'oppressione delle popolazioni non russe e di quelle che non professavano la confessione Cristiano ortodossa all'interno dell'Impero. Per queste stesse ragioni anche i lettoni e i polacchi erano sproporzionalmente rappresentati tra i dirigenti dei partiti rivoluzionari.

Nel 1897 fu fondato l'Unione Generale dei Lavoratori Ebrei, noto anche come Bund. Diversi ebrei si iscrissero ai due principali partiti rivoluzionari: il Partito Socialista Rivoluzionario (PSR) e il Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR). Un numero rilevante di membri della fazione bolscevica erano ebrei, specialmente nel gruppo dirigente del partito, e la percentuale di ebrei tra i menscevichi era addirittura superiore. I fondatori e dirigenti della fazione menscevica, Julius Martov e Pavel Borisovič Aksel'rod erano entrambi ebrei.

Manifesto di propaganda risalente alla Guerra civile russa del 1919. Si può notare la caricatura di Lev Trotsky rappresentato come un "diavolo rosso".

A causa del fatto che molti dirigenti bolscevichi erano ebrei e che il bolscevismo sosteneva la promozione di una rivoluzione proletaria internazionale—è il caso di Lev Trotsky— i nemici del Bolscevismo e gli antisemiti dipinsero il Comunismo come una dottrina politica al servizio degli ebrei e dei loro interessi, ignorando o trascurando che l'ideologia atea e internazionalista dei bolscevichi era incompatibile con le tradizioni ebree. Bolscevichi come Trostky infatti abbracciarono ideali che sostituivano l'eredità culturale ebrea con l'internazionalismo.

Subito dopo aver raggiunto il potere, i bolscevichi formarono la Evsektsija, una sezione del Partito Comunista dell'Unione Sovietica che aveva lo scopo di disruggere il Bund e i partiti sionisti rivali, sopprimere il giudaismo e rimpiazzare la tradizionale cultura ebrea con la cultura del proletariato.[14]

Durante la Prima guerra mondiale circa 450 mila ebrei servirono nell'esercito russo[15] e combatterono accanto ai russi ortodossi. Sempre durante la guerra, cessò di esistere la zona di residenza quando centinaia di migliaia di polacchi e lituani - e fra questi anche innumerevoli ebrei - scapparono terrorizzati dall'invasione nemica per rifugiarvisi.

Nel marzo 1919 Vladimir Lenin pronunciò un discorso sui "Pogrom contro gli ebrei"[16]. Con questo discorso Lenin intendeva spiegare il fenomeno dell'antisemitismo dalla prospettiva marxista. Secondo Lenin l'antisemitismo era un "tentativo di distogliere l'odio di lavoratori e contadini dagli sfruttatori agli ebrei". Collegando l'antisemitismo con la lotta di classe, Lenin sostenne che si trattava di una mera strategia politica usata dallo zar per sfruttare il fanatismo religioso, rendere popolare il suo regime dispotico e indirizzare la rabbia popolare verso un capro espiatorio.

Questo genere di azioni, insieme alla massiccia partecipazione degli ebrei alla fazione bolscevica, danneggiarono i comunisti durante la Guerra civile russa contro l'Armata bianca che considerava tutti i comunisti come una "gang di ebrei"; gli ebrei erano infatti maggioranza all'interno del Comitato Centrale del Partito comunista, superando persino i russi non ebrei.

Gli ebrei inoltre occupavano posizioni di rilievo nel Partito costituzionale democratico, Partito socialdemocratico russo e nel Partito socialista rivoluzionario. Anche il movimento anarchico russo contava diversi rivoluzionari ebrei. In Ucraina i dirigenti del movimento anarchico makhnovista erano in larga parte ebrei.[17]

I tentativi del Bund di essere il solo partito a rappresentare i lavoratori ebrei russi è sempre stato in contrasto con l'idea di Lenin secondo cui i lavoratori di tutte le nazionalità avrebbero dovuto riunirsi in un'unica coalizione. Come altri partiti socialisti russi, il Bund si oppose inizialmente al successo della fazione bolscevica e alla dissoluzione dell'assemblea costituente russa. Come conseguenza di questa linea politica il Bund subì la repressione nei primi mesi del regime sovietico[senza fonte]. Ad ogni modo, l'antisemitismo dei Bianchi durante la guerra civile spinse molti, se non quasi tutti, i membri del Bund ad unirsi ai bolscevichi, e molte delle loro fazioni alla fine entrarono nel Partito comunista.

Nell'agosto 1919, sotto il nuovo regime comunista, le proprietà degli ebrei, incluse le sinagoghe, furono espropriate e le comunità ebree sciolte. Le leggi contro tutte le forme di epressione religiosa e le scuole di tipo confessionale furono applicate contro gli ebrei e contro tutti gli altri gruppi religiosi. I rabbini e i sacerdoti degli altri culti furono costretti a dimettersi dal loro incarico sotto la minaccia di violente persecuzioni che continuarono per tutti gli anni Venti.[18]

Nel 1921 un gran numero di ebrei scelse di emigrare in Polonia, in base al trattato di pace di Riga che abilitava coloro che non intendevano abbandonare la propria religione, a scegliere un paese dove emigrare. Diverse centinaia di migliaia di ebrei si unirono così alla già numerosa popolazione ebraica della Polonia.

I caotici anni della Prima guerra mondiale, le rivoluzioni di febbraio e di ottobre e la Guerra civile costituirono un terreno fertile per l'antisemitismo endemico della Russia zarista. Durante la guerra mondiale gli ebrei furono spesso accusati di simpatizzare per la Germania e per questo furono perseguitati. I pogrom caratterizzarono tutto il periodo della Guerra civile, perpetrati praticamente da tutte le fazioni in guerra, dai nazionalisti polacchi e ucraini fino all'Armata Rossa e all'Armata bianca[19]. Oltre 30 mila ebrei furono uccisi nei pogrom documentati in questo periodo. La maggioranza dei pogrom in Ucraina del 1918-1920 furono perpetrati dai nazionalisti ucraini, bande miste e forze anticomuniste[20]

Unione Sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Prima della Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Continuando la politica dei bolscevichi prima della Rivoluzione russa, Lenin e il partito condannarono severamente i pogrom e fecero denuncia ufficiale nel 1918 di fronte ai Commissari del consiglio del popolo. L'opposizione ai pogrom e alle manifestazioni di antisemitismo in questo periodo furono complicate sia dall'ufficiale politica bolscevica di assimilazione di tutte le minorità etniche e religiose sia dal timore che le preoccupazioni degli ebrei avrebbero potuto esacerbare l'antisemitismo popolare, dal momento che l'Armata bianca e i suoi sostenitori identificavano apertamente il regime bolscevico con gli ebrei.[21][22][23]

Nel 1919 Lenin registrò otto discorsi che vennero successivamente messi in vendita nell'era di Nikita Khrushchev. Ma uno solo di questi fu censurato, quello in cui Lenin spiega il suo pensiero sull'antisemitismo:[24]

Lenin fu sostenuto da Sionismo socialista (Poale Zion), un movimento marxista-sionista, allora sotto la leadership del teorico marxista Nikita Khrushchev, che lottava per la creazione di uno stato di lavoratori ebrei in Palestina e che partecipò alla rivoluzione di ottobre. Mentre Lenin rimase contrario alle forme esterne di antisemitismo e a tutte le forme di razzismo, consentendo agli ebrei di poter accedere alle massime cariche del partito e dello stato, alcuni storici come Dmitri Volkogonov sostengono che il comportamento del suo governo a questo riguardo era in contraddizione con il pensiero di Lenin. Volkogonov, un ex storico ufficiale sovietico, sostiene che Lenin fosse a conoscenza dei pogrom perpetrati da alcune unità dell'Armata Rossa durante la guerra contro la Polonia, specialmente quelli delle truppe guidate da Semën Michajlovič Budënnyj,[25] anche se l'intera faccenda fu in sostanza ignorata. Volkogonov scrive che "sebbene condannasse l'antisemitismo sul piano generale, Lenin era incapace di analizzare e lasciato solo nell'eradicare la sua rilevanza nella società sovietica"[26]. Allo stesso tempo bisogna considerare che l'ostilità del regime sovietico verso tutte le religioni non prevedeva nessuna eccezione, neanche per il giudaismo, e infatti la campagna contro la religione del 1921 vide come risultato la chiusura di moltissime sinagoghe.

Cionostante, secondo lo storico ebreo Zvi Gitelman: "Mai nella storia della Russia né prima—né dopo ci fu un governo che fece un tale sforzo per sradicare e annientare l'antisemitismo"[27]

Allo stesso tempo, la situazione economica della popolazione ebrea nell'Unione sovietica non era buona. Le leggi sovietiche difficilmente offrivano una qualche indipendenza economica agli artigiani e nessuna ai commercianti. Per molti artigiani e commercianti ebrei, le politiche sovietiche condussero alla perdita delle loro proprietà e dei loro commerci.

Secondo il censimento del 1926, il numero totale di ebrei nell'USSR era di 2,672,398—di cui il 59% viveva nella Repubblica sovietica dell'Ucraina, il 15,2% nella Repubblica sovietica bielorussa, il 22% nella Repubblica sovietica russa e il 3,8% nelle altre repubbliche sovietiche.

Gli ebrei russi furono a lungo considerati come un'etnia separata da quella degli slavi russi, visione poi confermata quando la popolazione dell'Unione sovietica venne classificata su base etnica. Nell'opera teorica Marxismo e questione nazionale Stalin descrive gli ebrei come "una nazione non vivente e attiva, ma in qualche modo mistica, intangibile e soprannaturale. Che tipo di nazione può essere quella ebrea che è formata da georgiani, daghestani, russi, americani e altri tipi di ebrei, i cui membri non si capiscono fra di loro (dal momento che parlano lingue diverse), abitano differenti luoghi del globo, e che non si incontreranno mai, che non agiranno mai insieme, né in tempo di pace né in tempo di guerra?!"[28]. Stalin, che diventerà Commissario del popolo per gli Affari nazionali dopo la rivoluzione, riteneva che una nazione per definirsi tale doveva condividere una cultura, una lingua e una madrepatria comune.

Per compensare le aspirazioni ebree religiose e nazionali del sionismo e per includere gli ebrei nella definizione di nazionalità di Stalin, nel 1928 fu creata un'alternativa alla terra promessa di Israele con l'aiuto del Komzet e dell'OZET, l'Oblast autonoma ebraica con capitale Birobidžan, nel estremo oriente russo. Questo Oblast così creato sarebbe dovuto diventare la "Sion sovietica".[29]

Le autorità sovietiche considerarono l'uso della lingua ebraica "reazionaria" in quanto legata sia al giudaismo che al sionismo. L'insegnamento dell'ebraico nelle scuole primarie e secondarie venne ufficialmente bandito dal Narkompros (Ministero dell'istruzione) non più tardi del 1919, come parte di un piano più generale che aveva lo scopo di secolarizzare l'istruzione dell'Unione sovietica[30]. I libri e i periodici in ebraico cessarono di essere pubblicati e furono banditi dalle biblioteche, anche se i testi liturgici continuarono ad essere pubblicati fino al 1930. Malgrado numerose proteste negli stati occidentali dell'URSS,[31] gli insegnanti e gli studenti che provarono a studiare la lingua ebraica furono messi alla gogna e condannati per "controrivoluzione" e più tardi per attività "antisovietiche".

La lingua Yiddish, piuttosto che l'ebraico, sarebbe stata la lingua nazionale e le arti e letteratura socialiste proletarie avrebbero rimpiazzato il giudaismo come quintessenza della cultura. Nonostante una massiccia propaganda ad opera del regime, la popolazione ebrea dell'Oblast autonoma ebraica non superò mai la soglia del 30% (e nel 2003 è soltanto del 1.2%[32]). L'esperimento fu sospeso alla metà degli anni Trenta, durante la prima delle Purghe staliniane. I leader ebrei furono arrestati ed uccisi,[senza fonte] e le scuole di Yiddish chiuse.

In una lettera del 12 gennaio 1931 (pubblicata sulla Pravda nel 1936) in risposta ad un'inchiesta degli ebrei americani, Stalin condannò ufficialmente l'antisemitismo.[33]

Il Patto Molotov-von Ribbentrop—il patto di non aggressione firmato nel 1939 con la Germania nazista—creò ulteriore sospetto sulla posizione dell'Unione sovietica a proposito degli ebrei. Secondo questo patto la Polonia, il paese con la più grande popolazione ebrea del mondo, venne spartita tra Germania e Unione sovietica. Il patto, che non aveva alcuna base comune dal punto di vista ideologico, legittimò l'occupazione della Polonia occidentale da parte della Germania e fu un disastro per gli ebrei europei orientali. Alcuni fra di loro invece salutarono benevolmente l'occupazione sovietica della Polonia orientale a causa delle politiche più tolleranti verso i loro diritti civili rispetto al precedente regime polacco[34]. Gli ebrei del settore sovietico vennero deportati in massa verso l'URSS orientale e paradossalmente, benché criticata dagli stessi ebrei, li salvò dall'invasione nazista cui sarebbero andati incontro durante la Seconda guerra mondiale.

Numerosi ebrei furono vittime delle Grandi Purghe ed esistono prove documentarie che provano come fossero un obiettivo specifico che Stalin intendeva colpire. Molte delle vittime più illustri—Trotsky, Grigorij Evseevič Zinov'ev e Lev Borisovič Kamenev, per fare alcuni nomi—erano infatti ebree. Nel 1939 Stalin diede esplicito ordine a Molotov di purgare il ministero degli Affari esteri degli ebrei, come anticipazione del patto Molotov-von Ribbentrop.

Aldilà del controverso Patto Molotov-von Ribbentrop e dell'antisionismo endemico, l'Unione sovietica garantì ufficialmente "l'uguaglianza di tutti i cittadini indipendentemente da sesso, razza, religione e nazionalità". Gli anni che precedettero l'Olocausto furono un periodo caratterizzato da rapidi cambiamenti per tutti i popoli dell'URSS, e gli ebrei sovietici poterono lasciaronsi alle spalle la povertà a cui erano costretti nella zona di residenza. Oltre il 40% della popolazione della zona si trasferì infatti nelle grandi città dell'URSS. L'enfasi sull'istruzione e l'emigrazione dalla campagna alle città industrializzate permise agli ebrei sovietici di trarre benefici sconosciuti all'epoca dell'Impero russo.

Grazie alla propaganda che incoraggiava la vita in città e alla migrazione che ebbe luogo tra le due guerre innumerevoli ebrei ebbero salva la vita; la Germania nazista infatti invase l'intera area corrispondente alla zona di residenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jewish Encyclopedia of 1901–1906 [1]
  2. ^ Armenia, Jewishvirtuallibrary.org. URL consultato il 22 marzo 2011.
  3. ^ Belarus: Virtual Jewish History Tour, Jewishvirtuallibrary.org, 25 aprile 1991. URL consultato il 14 aprile 2013.
  4. ^ Ukraine: Virtual Jewish History Tour, Jewishvirtuallibrary.org. URL consultato il 14 aprile 2013.
  5. ^ A. I. Pereswetoff-Morath, A Grin without a Cat, vol. 2: Jews and Christians in Medieval Russia – Assessing the Sources (Lund Slavonic Monographs, 5), Lund 2002
  6. ^ Guide to the YIVO Archives, Books.google.com. URL consultato il 14 aprile 2013.
  7. ^ Duffy, James P., Vincent L. Ricci, Czars: Russia's Rulers for Over One Thousand Years, p. 324
  8. ^ Antisemitism in Imperial Russia, Worldfuturefund.com. URL consultato il 22 marzo 2011.
  9. ^ A History of Russia by Nicholas Riasanovsky, p. 395
  10. ^ But Were They Good for the Jews? by Elliot Rosenberg, p. 183
  11. ^ The Pittsburgh Press, Oct. 25, 1915, pp. 11
  12. ^ Jewish Emigration from Russia: 1880 - 1928 (Beyond the Pale)
  13. ^ The Hovevei Zion in Russia-The Odessa committee 1889-1890, Zionistarchives.org.il, 18 aprile 1935. URL consultato il 14 aprile 2013.
  14. ^ Gitelman, Zvi "Jewish Nationality and Soviet Politics: The Jewish Sections of the CPSU", Princeton, 1972
  15. ^ The Jewish Agency for Israel Timeline, Jafi.org.il, 15 maggio 2005. URL consultato il 14 aprile 2013.
  16. ^ Lenin's March 1919 speech On Anti-Jewish Pogroms («О погромной травле евреев»: text, audio[?·info])
  17. ^ "The Makhnovists on The National and Jewish Questions", History of The Makhnovist Movement by Peter Arshinov, Freedom Press
  18. ^ Russia in Encyclopaedia Judaica, vol. 17, Keter Publishing House Ltd., pp. 531–553.
  19. ^ Pogromy in Electronic Jewish Encyclopedia. URL consultato il 6 ottobre 2009.
  20. ^ Henry Abramson, Jewish Representation in the Independent Ukrainian Governments of 1917–1920, Slavic review, Vol. 50, No. 3 (Autumn, 1991), pp. 542–550
  21. ^ Benjamin Pinkus. The Jews of the Soviet Union: The History of a National Minority. Cambridge University Press, 1988
  22. ^ Naomi Blank "Redefining the Jewish Question from Lenin to Gorbachev: Terminology or Ideology"!, in Yaacov Ro'i, (ed.) Jews and Jewish Life in Russia and the Soviet Union, Routledge, 1995
  23. ^ William Korey Russian Anti-semitism, Pamyat, and the Demonology of Zionism, Routledge, 1995
  24. ^ Ronald Clark (1988) Lenin: The Man Behind the Mask, p. 456
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  26. ^ Dmitrij Volkogonov: Lenin. Počátek teroru. Dialog, Liberec 1996, p. 173
  27. ^ Zvi Gutelman, Curtis, M. (ed.), Antisemitism in the Contemporary World, Westview Press, 1986, pp. 189–190, ISBN 0-8133-0157-2.
  28. ^ Stalin, Joseph (1913): Marxism and the National Question
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  30. ^ (RU) ЕВРЕЙСКАЯ СОВЕТСКАЯ КУЛЬТУРА БЫЛА ПРИГОВОРЕНА К УНИЧТОЖЕНИЮ В 1930-Е ГОДЫ (The Jewish Soviet Culture Was Doomed Since 1930s) by Nosonovski, Michael
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