Negro

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Il termine negro indica una persona appartenente a una delle etnie originarie dell'Africa subsahariana e caratterizzate dalla pigmentazione scura della pelle; in senso più ampio, può applicarsi ad altri gruppi etnici con caratteristiche somatiche analoghe, come i negritos delle Filippine o gli australiani aborigeni.[1] Sebbene la sua etimologia e il suo significato tecnico non siano né dispregiativi né volgari, sotto l'influenza dei rispettivi termini di lingua inglese e lingua tedesca, la parola ha assunto col tempo un significato comune prevalente con accezione dispregiativa verso i soggetti di pelle scura.[2][3]

Indice

[modifica] Etimologia e uso del termine

"Negro sospeso vivo per le coste". Illustrazione della traduzione italiana di Narratives di John Stedman, 1818

Il termine italiano "negro" è etimologicamente equivalente all'aggettivo "nero" (dal latino niger/nigru(m)), e aveva in origine il medesimo significato; esempi di quest'uso arcaico del termine si trovano tra l'altro in Petrarca,[4] Ariosto[5] e Carducci.[6]

L'uso di "negro" per riferirsi alle etnie di pelle scura è anch'esso attestato già nella letteratura del basso medioevo (per esempio nello stesso Petrarca),[7] ma è diventato più comune in epoca coloniale, sia in italiano che in altre lingue (alcune delle quali lo hanno mutuato dall'equivalente spagnolo). Derivati di questa accezione di "negro" sono termini come negroide (introdotto a partire dal XIX secolo dagli antropologi per denotare una delle ipotetiche razze umane) o negritudine ("l'insieme dei valori etnici e culturali dei popoli neri"[8]). Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, non risultano invece riconducibili alla radice latina niger i toponimi Niger e Nigeria, per i quali si ipotizza una derivazione dall'espressione tuareg ngher (abbreviazione di gher n gheren, "fiume dei fiumi").[9]

Fino a tempi recenti, "negro" non era percepito come termine dispregiativo e, anzi, costituiva il modo più comune per riferirsi ai popoli di pelle scura, sia in letteratura (usato tra l'altro come traduzione comune di termini stranieri come l'inglese negro e il francese nègre), sia nel linguaggio comune. Un esempio noto di uso del termine "negro" nella sua accezione originale è il brano musicale Angeli negri (dal film "Angelitos Negros" del 1948, cantato da Pedro Infante ed eseguito in italiano da Marino Barreto Junior nel 1959 e da Fausto Leali nel 1968), così come nel brano del 1963 I Watussi di Edoardo Vianello. Anche vocaboli ancora in uso come "negritudine" o il titolo della rivista Nigrizia dei padri comboniani derivano dal termine "negro" usato senza alcuna connotazione negativa o discriminatoria.

Nell'uso comune contemporaneo "negro" viene tuttavia generalmente percepito come dispregiativo e razzista, probabilmente come conseguenza dell'estensione all'italiano dei dettami del politically correct che nella cultura anglosassone hanno portato alla condanna del dispregiativo nigger.[10][11] Vengono considerati sostituti accettabili di "negro" espressioni come "persona di colore" o semplicemente "nero" oppure, laddove possibile, denominazioni più specifiche (come "africano" o "afroamericano" rispettivamente per riferirsi ai neri africani o statunitensi).[12] Il termine viene talvolta recuperato per motivi letterari[13] o per tradurre varianti straniere anch'esse considerate dispregiative, come l'inglese nigger molto frequente nel cinema.[14] L'uso del termine senza connotazioni dispregiative ha comunque ancora qualche diffusione, e la magistratura italiana ha giudicato condannabili come incitamenti all'odio razziale solo locuzioni esplicitamente offensive come "sporco negro".[15]

Il termine "negro" continua inoltre a essere usato in frasi idiomatiche con una varietà di significati metaforici, legati soprattutto alla tratta degli schiavi africani; un esempio è la locuzione "lavorare/sudare come un negro" (ovvero "come uno schiavo") o l'uso della parola "negro" per riferirsi a chi lavora al posto di un altro (per esempio nel campo della letteratura)[16].

[modifica] Nelle altre lingue

Illustrazione per l'edizione originale de La capanna dello zio Tom, Boston 1852
Illustrazione per Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. Nella didascalia: Misto (slang per "mister") Bradish's nigger, "Il negro del signor Bradish"

In spagnolo e portoghese negro significa semplicemente "nero", come "negre" in catalano o occitano, e viene usato comunemente per riferirsi agli africani e ad altri gruppi etnici di pelle scura. In epoca coloniale, e in particolare in seguito alla tratta degli schiavi, la parola spagnola negro entrò nell'uso anche in inglese.

Come in italiano, anche in inglese il termine negro erano in origine inteso in senso neutro, tant'è vero che lo si ritrova, tra l'altro nel romanzo abolizionista La capanna dello zio Tom e nelle opere di uno scrittore progressista come Mark Twain per riferirsi agli schiavi o ex schiavi africani negli Stati Uniti. L'uso del termine negro era talmente radicato ancora negli anni sessanta che anche personaggi come Malcolm X o Martin Luther King lo usavano correntemente nei loro comizi pubblici in difesa dei diritti civili dei neri afroamericani.

Anche la variante "nigger" era usata frequentemente in senso neutro anche in letteratura, pur essendo percepita come più volgare; per esempio, Twain usava il termine negro nelle opere di saggistica come Following the Equator, e ricorreva invece a nigger quando rappresentava lo slang della gente di campagna della valle del Mississippi; nessuna delle due forme, però, appare nelle sue opere come intrinsecamente discriminatoria. Una diversa sensibilità iniziò a manifestarsi nella prima metà del XX secolo. Due celebri casi letterari che provano questo cambiamento linguistico sono quelli del romanzo di Joseph Conrad Il negro del "Narciso" (The Nigger of the Narcissus, 1897), che inizialmente fu pubblicato con un altro titolo su insistenza della casa editrice, e il giallo di Agatha Christie Dieci piccoli indiani (1939), il cui titolo originale Ten Little Niggers fu modificato, per motivi analoghi, in And Then There Were None o Ten Little Indians.[17].

Già alla fine del XIX secolo, tuttavia, iniziarono a emergere denominazioni dei neri alternative a quelle tradizionali "negro" e "nigger". Una delle più antiche associazioni anti-razziste statunitensi, fondata nel 1909, venne battezzata National Association for the Advancement of Colored People, denominazione in cui viene impiegato uno dei più comuni eufemismi usati come alternative rispetto ai derivati di "negro". Il rifiuto dei termini negro e soprattutto nigger, nati in epoca schiavista e di conseguenza associati storicamente alla discriminazione razziale, divenne sempre più netto negli Stati Uniti negli anni sessanta e settanta, epoca delle grandi battaglie per i diritti civili degli afroamericani.[18] In questo periodo cominciarono a essere identificate come più politically correct denominazioni come black people ("neri") e afro-americans ("afro-americani").

Il termine "negro" continua a essere usato marginalmente nei paesi anglofoni, in particolare negli Stati Uniti, in riferimento a periodi storici o a particolari istituzioni che hanno conservato tale vocabolo nel nome, come ad esempio lo United Negro College Fund, istituzione benefica per la concessione di borse di studio a vantaggio di studenti neri[19]. La percezione del termine nigger come dispregiativo e quindi condannabile è invece tanto netta che si è diffuso persino l'eufemismo "n-word" ("la parola con la n") per riferirsi a tale termine senza doverlo pronunciare direttamente.[20] Alcuni traduttori italiani rendono nigger con "negraccio" per enfatizzarne l'intento offensivo.[21]

Vi sono comunque anche in questo caso alcune eccezioni; per esempio, gli artisti neri appartenenti al movimento dello hip hop si fregiano spesso dell'uso della variante slang nigga.[22]

Anche l'uso dei diversi eufemismi utilizzati storicamente in sostituzione di negro o nigger è controversa ed evolve nel tempo. Lo stesso termine colored ("colorato"), in passato percepito come più rispettoso rispetto a negro, viene da alcuni messo in discussione a favore di altre varianti come people of color ("persone di colore").[23][24]

[modifica] Bibliografia

  • Flavio Baroncelli, Il razzismo è una gaffe: eccessi e virtù del politically correct, Donzelli Editore, 1996, ISBN 88-7989-206-1
  • Wu Ming 1, New Thing, Giulio Einaudi Editore, 2004
  • Esoh Elamé, Non chiamatemi uomo di colore, EMI Editrice, 2007,ISBN 8830716759

[modifica] Note

1864, la scritta Negro campeggia sull'insegna di una via del mercato degli schiavi ad Atlanta
  1. ^ Sull'uso di "negro" con riferimento ad aborigeni e meticci in Australia, vedasi per esempio il romanzo autobiografico di Sally Morgan La mia Australia.
  2. ^ "Negro" sul Dizionario Sabatini-Coletti
  3. ^ Sul vocabolario Treccani
  4. ^ [1]
  5. ^ Orlando furioso
  6. ^ Nel Pianto antico
  7. ^ Rime
  8. ^ Dizionario italiano, Garzanti (2003)
  9. ^ Niger River presso Absolute Astonomy
  10. ^ O. Calabrese, I buffi integralisti del politically correct in Corriere della Sera, 19 settembre 1999
  11. ^ V. Negro, nero, nigger, in New Thing di Wu Ming 1
  12. ^ B. Gabutti, traduttore di Charles de Foucauld: esploratore del Marocco, eremita nel Sahara di René Bazin (1921) usa il termine negro e spiega che più avanti nel testo il termine verrà tradotto come "uomo di colore" o "nero".
  13. ^ Si veda per esempio l'introduzione di Giuseppe Culicchia a Le avventure di Huckleberry Finn, Feltrinelli 2005.
  14. ^ Per esempio nel doppiaggio di opere cinematografiche come Arma letale 2, Die hard, Get Shorty e Tropic Thunder.
  15. ^ http://www.piemonteimmigrazione.it/PDF/approfondimento%20leg_sporco%20negro.pdf?ID=1210
  16. ^ De Mauro - negro (archiviato dall'url originale)
  17. ^ [2]
  18. ^ [3]
  19. ^ http://www.uncf.org/
  20. ^ http://www.naacp.org/events/convention/98th/funeral/index.htm
  21. ^ Usano questa traduzione, per esempio, le sceneggiature italiane di alcuni film delle serie Arma letale e Die Hard. Sull'uso di "negraccio" come traduzione di nigger vedi anche [4] e [5].
  22. ^ http://www.tesseramento.it/immigrazione/pagine52298/newsattach778_Unita%202-03%20a.pdf
  23. ^ William Safire, On language: People of color, «New York Times», 20 novembre 1988
  24. ^ The Black Press at 150, «Washington Post» 18 marzo 1977

[modifica] Voci correlate

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