Negro

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Illustrazione per l'edizione originale de La capanna dello zio Tom, Boston 1852

Il termine negro indica una persona appartenente a una delle etnie originarie dell'Africa subsahariana e caratterizzate dalla pigmentazione scura della pelle; in senso più ampio, può applicarsi ad altri gruppi etnici con caratteristiche somatiche analoghe, come i negritos delle Filippine o gli australiani aborigeni.[1] Sebbene la sua etimologia e il suo significato originale e tecnico non siano né dispregiativi né volgari, sotto l'influenza di simili termini in inglese e tedesco, la parola ha assunto col tempo connotazioni negative anche nella lingua italiana.[2][3][4] Si presume che il passaggio da termine neutro a negativo sia avvenuto nel corso degli anni 1970.[5]

Etimologia e uso del termine

Negro sospeso vivo per le coste. Illustrazione della traduzione italiana di Narratives di John Stedman, 1818

Il termine italiano negro è etimologicamente equivalente all'aggettivo nero (dal latino niger/nigru(m)), e aveva in origine tale significato; esempi di quest'uso del termine si trovano tra l'altro in Petrarca,[6] Ariosto[7] e Carducci.[8]

L'uso di negro per riferirsi alle etnie di pelle scura è anch'esso attestato già nella letteratura del basso medioevo (per esempio nello stesso Petrarca),[9] ma è diventato più comune in epoca coloniale, sia in italiano che in altre lingue (alcune delle quali lo hanno mutuato dall'equivalente spagnolo). Derivati di questa accezione di negro sono termini come negroide (introdotto a partire dal XIX secolo dagli antropologi per denotare una delle ipotetiche razze umane) o negritudine (l'insieme dei valori etnici e culturali dei popoli neri[10]). Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, non risultano invece riconducibili alla radice latina niger i toponimi Niger e Nigeria, per i quali si ipotizza una derivazione dall'espressione tuareg ngher (abbreviazione di gher n gheren, fiume dei fiumi).[11]

In passato, negro non era percepito come termine dispregiativo e costituiva il modo più comune per riferirsi ai popoli di pelle scura, sia in letteratura (usato tra l'altro come traduzione comune di termini stranieri come l'inglese nigger e il francese nègre), sia nel linguaggio comune. Un esempio noto di uso del termine negro nella sua accezione originale è il brano musicale Angeli negri (dal film Angelitos Negros del 1948, cantato da Pedro Infante ed eseguito in italiano da Marino Barreto Junior nel 1959 e da Fausto Leali nel 1968), così come nel brano del 1963 I Watussi di Edoardo Vianello. Anche vocaboli ancora in uso come negritudine o il titolo della rivista Nigrizia dei padri comboniani derivano dal termine negro usato senza alcuna connotazione negativa o discriminatoria.

Nel 1978 un testo scolastico di geografia per la scuola media inferiore italiana,[12] in una scheda intitolata "«Negri» e «Indiani» tutto sbagliato" [13] riportava la seguente indicazione: "Da qualche tempo gli abitanti di colore degli Stati Uniti rifiutano di essere chiamati con il termine «negro» (nigger), che viene quasi sempre usato in tono spregiativo (come in Italia purtroppo si fa spesso con il termine «terrone») e vogliono essere chiamati «neri» (blacks). Da noi [in Italia] il termine «negro» non ha alcun tono di disprezzo, e quindi possiamo continuare a chiamarli così.". Il resto della scheda prosegue descrivendo i problemi dei discendenti degli schiavi sempre usando il termine negro per riferirsi a loro.

Nell'uso comune contemporaneo negro viene tuttavia generalmente percepito come dispregiativo e razzista, come conseguenza dell'estensione all'italiano dei dettami del politicamente corretto che nella cultura anglosassone hanno portato alla condanna del dispregiativo nigger (utilizzato al posto di black).[14][15] Vengono considerati sostituti accettabili di negro espressioni come persona di colore o semplicemente nero oppure, laddove possibile, denominazioni più specifiche (come africano o afroamericano rispettivamente per riferirsi ai neri africani o statunitensi).[16] Il termine viene talvolta recuperato per motivi letterari[17] o per tradurre varianti straniere anch'esse considerate dispregiative, come l'inglese nigger molto frequente nel cinema.[18] L'uso del termine senza connotazioni dispregiative ha comunque ancora qualche diffusione, e la magistratura italiana ha giudicato condannabili come incitamenti all'odio razziale solo locuzioni esplicitamente offensive come sporco negro.[19]

Il termine negro continua inoltre a essere usato in frasi idiomatiche con una varietà di significati metaforici, legati soprattutto alla tratta degli schiavi africani; un esempio è la locuzione lavorare/sudare come un negro (ovvero come uno schiavo) o l'uso della parola negro per riferirsi a chi lavora al posto di un altro (per esempio nel campo della letteratura).[20]

Nelle altre lingue

Illustrazione per Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. Nella didascalia: Misto (slang per mister) Bradish's nigger, Il negro del signor Bradish
Copertina della rivista a fumetti All-Negro Comics
Giocattolo per bambini americano anni '20

In spagnolo e portoghese negro significa semplicemente nero, come negre in catalano o occitano, e viene usato comunemente per riferirsi agli africani e ad altri gruppi etnici di pelle scura. In epoca coloniale, e in particolare in seguito alla tratta degli schiavi, la parola spagnola negro entrò nell'uso anche in inglese.

Come in italiano, anche in inglese il termine negro erano in origine inteso in senso neutro, lo si ritrova, infatti, tra l'altro, nel romanzo abolizionista La capanna dello zio Tom e nelle opere di uno scrittore progressista come Mark Twain per riferirsi agli schiavi o ex schiavi africani negli Stati Uniti. L'uso del termine negro era talmente radicato ancora negli anni sessanta che anche personaggi come Martin Luther King lo usavano correntemente nei loro comizi pubblici in difesa dei diritti civili dei neri afroamericani.[21]

Nel 1947, reagendo alla rappresentazione delle persone di colore nei fumetti (in particolare nelle storie ambientate in Africa),[22] il giornalista afroamericano Orrin C. Evans produsse la rivista All-Negro Comics diretta al pubblico di colore.

Anche la variante nigger era usata frequentemente in senso neutro anche in letteratura, pur essendo percepita come più volgare; per esempio, Twain usava il termine negro nelle opere di saggistica come Following the Equator, e ricorreva invece a nigger quando rappresentava lo slang della gente di campagna della valle del Mississippi; nessuna delle due forme, però, appare nelle sue opere come intrinsecamente discriminatoria. Una diversa sensibilità iniziò a manifestarsi nella prima metà del XX secolo. Due celebri casi letterari che provano questo cambiamento linguistico sono quelli del romanzo di Joseph Conrad Il negro del ''Narciso'' (The Nigger of the Narcissus, 1897), che inizialmente fu pubblicato con un altro titolo su insistenza della casa editrice, e il giallo di Agatha Christie Dieci piccoli indiani (1939), il cui titolo originale Ten Little Niggers fu modificato, per motivi analoghi, in And Then There Were None o Ten Little Indians.[23].

Il termine venne usato anche dagli intellettuali legati al movimento artistico e culturale del Rinascimento di Harlem e appare anche in alcuni titoli legati al movimento, come The New Negro, antologia pubblicata nel 1925, o Negro World, settimanale fondato a New York da Marcus Garvey e voce dell'organizzazione Universal Negro Improvement Association and African Communities League.

Già alla fine del XIX secolo, tuttavia, iniziarono a emergere denominazioni dei neri alternative a quelle tradizionali negro e nigger. Una delle più antiche associazioni anti-razziste statunitensi, fondata nel 1909, venne battezzata National Association for the Advancement of Colored People, denominazione in cui viene impiegato uno dei più comuni eufemismi usati come alternative rispetto ai derivati di negro. Il rifiuto dei termini negro e soprattutto nigger, nati in epoca schiavista e di conseguenza associati storicamente alla discriminazione razziale, divenne sempre più netto negli Stati Uniti negli anni 1960 e anni 1970, epoca delle grandi battaglie per i diritti civili degli afroamericani.[24] In questo periodo cominciarono a essere identificate come più politically correct denominazioni come black people (neri) e la più tecnica afro-americans (afro-americani).

Il termine negro continua a essere usato marginalmente nei paesi anglofoni, in particolare negli Stati Uniti, in riferimento a periodi storici o a particolari istituzioni che hanno conservato tale vocabolo nel nome, come ad esempio lo United Negro College Fund, istituzione benefica per la concessione di borse di studio a vantaggio di studenti neri[25].

La percezione del termine nigger come dispregiativo discriminatorio è invece tanto netta che si è diffuso l'eufemismo n-word (ovvero: la parola con la n) per riferirsi a tale termine senza pronunciarlo direttamente.[26] Alcuni traduttori italiani rendono nigger con negraccio per enfatizzarne l'intento offensivo.[27]

Vi sono comunque anche in questo caso alcune eccezioni; per esempio, gli artisti neri appartenenti al movimento dello hip hop si fregiano spesso dell'uso della variante slang nigga.[28]

Anche l'uso dei diversi eufemismi utilizzati storicamente in sostituzione di negro o nigger è controverso ed evolve nel tempo. Lo stesso termine colored (colorato), in passato percepito come più rispettoso rispetto a negro, viene messo in discussione a favore di altre varianti come people of color (persone di colore).[29][30]

Bibliografia

Note

1864, la scritta Negro campeggia sull'insegna di una via del mercato degli schiavi ad Atlanta
  1. ^ Sull'uso di "negro" con riferimento ad aborigeni e meticci in Australia, si veda per esempio il romanzo autobiografico di Sally Morgan La mia Australia.
  2. ^ Federico Faloppa, Risposta al quesito di Paola Costantini sulle forme nero e di colore, La Crusca per voi, numero 43, ottobre 2011
  3. ^ Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, Scheda sul vocabolo "negro" in Il Sabatini Coletti - Dizionario della Lingua Italiana, Corriere della Sera, 2011, ISBN 88-09-21007-7.
  4. ^ Negro in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  5. ^ Accademia della Crusca: Nero, negro e di colore
  6. ^ [1]
  7. ^ Orlando furioso
  8. ^ Nel Pianto antico
  9. ^ Rime
  10. ^ Dizionario italiano, Garzanti (2003)
  11. ^ Niger River presso Absolute Astronomy
  12. ^ vedi pag. 262 AAVV, Il libro Garzanti della geografia, III nuova Edizione, volume terzo, Garzanti editore, (1978)
  13. ^ dove lo "sbagliato si riferisce ai trattamenti ricevuti, non alla denominazione
  14. ^ O. Calabrese, I buffi integralisti del politically correct in Corriere della Sera, 19 settembre 1999
  15. ^ V. Negro, nero, nigger, in New Thing di Wu Ming 1
  16. ^ B. Gabutti, traduttore di Charles de Foucauld: esploratore del Marocco, eremita nel Sahara di René Bazin (1921) usa il termine negro e spiega che più avanti nel testo il termine verrà tradotto come uomo di colore o nero.
  17. ^ Si veda per esempio l'introduzione di Giuseppe Culicchia a Le avventure di Huckleberry Finn, Feltrinelli 2005.
  18. ^ Per esempio nel doppiaggio di opere cinematografiche come Arma letale 2, Die hard, Get Shorty e Tropic Thunder.
  19. ^ http://www.piemonteimmigrazione.it/PDF/approfondimento%20leg_sporco%20negro.pdf?ID=1210
  20. ^ De Mauro - negro. (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2008).
  21. ^ Martin Luter King, I have a dream, Archives.gov
  22. ^ Alexandre de Maio, Influência nos quadrinhos in Revista Raça #140, 2010.
  23. ^ [2]
  24. ^ African American Odyssey: The Civil Rights Era (Part 1)
  25. ^ UNCF - Who We Are
  26. ^ http://www.naacp.org/events/convention/98th/funeral/index.htm
  27. ^ Usano questa traduzione, per esempio, le sceneggiature italiane di alcuni film delle serie Arma letale e Die Hard. Sull'uso di negraccio come traduzione di nigger vedi anche [3] e [4].
  28. ^ http://www.tesseramento.it/immigrazione/pagine52298/newsattach778_Unita%202-03%20a.pdf
  29. ^ William Safire, On language: People of color, «New York Times», 20 novembre 1988
  30. ^ The Black Press at 150, «Washington Post» 18 marzo 1977

Voci correlate

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