The Blues Brothers (film)

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The Blues Brothers
The Blues Brothers - film.JPG
Una scena del film (Da sinistra: Dan Aykroyd, Ray Charles, John Belushi)
Titolo originale The Blues Brothers
Paese di produzione USA
Anno 1980
Durata 133 min (versione estesa 148 min)
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, azione, musicale
Regia John Landis
Soggetto John Landis, Dan Aykroyd
Sceneggiatura John Landis, Dan Aykroyd
Fotografia Stephen M. Katz
Montaggio George Folsey Jr.
Musiche AA. VV.
Scenografia Hal Gausman, Leslie McCarthy-Frankenheimer
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Siamo in missione per conto di Dio. »
(Elwood Blues)

The Blues Brothers è una commedia musicale del 1980, diretta da John Landis e interpretata da John Belushi e Dan Aykroyd.

Il film è entrato nella storia del cinema grazie al suo cast di musicisti e cantanti, a una trama che lo rende quasi uno show musicale a tutti gli effetti, e grazie anche a protagonisti come Belushi ed Aykroyd. I due interpretano i fratelli Jake "Joliet" Blues (John Belushi) ed Elwood Blues (Dan Aykroyd), personaggi inventati dai due comici ai tempi delle loro prime collaborazioni al celebre show televisivo statunitense Saturday Night Live, che diventarono in breve tempo famosi in tutto il mondo, inconfondibili nelle loro tenute nere e negli occhiali da sole Ray-Ban Wayfarer che, nel disperato tentativo di salvare dalla chiusura l'orfanotrofio dove entrambi erano cresciuti, decidono di organizzare una riunione della loro band blues e di fare concerti in giro per i locali, cercando di racimolare così i quattrini necessari.

Il film conquistò il Guinness dei primati per la scena con il maggior numero di incidenti d'auto.

The Blues Brothers costò circa 30 milioni di dollari e uscì nelle sale nel 1980, inizialmente stentando al botteghino. In poco tempo, tuttavia, si formò un culto intorno alla pellicola. Il 20 e 21 giugno 2012, in occasione del centenario della major produttrice e del trentennale della morte di John Belushi, il film è stato riproposto in versione restaurata in tutto il mondo.[1]

Dan Aykroyd firmò anche la sceneggiatura insieme al regista John Landis, che aveva già lavorato con John Belushi in Animal House (1978), e che avrebbe poi lavorato di nuovo con Aykroyd in Una poltrona per due (1983).

Il film ha ispirato anche un videogioco e un sequel uscito nel 1998, Blues Brothers - Il mito continua, diretto anch'esso da Landis e interpretato da Aykroyd, John Goodman, Joe Morton e l'allora giovanissimo Evan Bonifant.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film è ambientato a Chicago, nel 1980.

"Joliet" Jake Blues, dopo aver ricevuto i suoi effetti personali dall'agente carcerario, esce dalla prigione (la Joliet Prison) e viene affidato in custodia a suo fratello Elwood. È in regime di semilibertà dopo aver scontato una pena per rapina. Lo stesso Jake spiegherà poi il motivo di quel gesto: pagare una cena non saldata dai compagni della Blues Brothers Band, di cui fa parte anche Elwood.

Nonostante la libertà appena riconquistata, Jake si arrabbia quando scopre che il fratello è passato a prenderlo con una Dodge Monaco del 1974, prima usata dalla polizia locale. Elwood spiega di aver scambiato la loro vecchia Cady, una Cadillac, con un microfono, e di aver comprato la Dodge a un'asta della polizia a Mount Prospect. Per dimostrarne il perfetto funzionamento, compie un salto da un ponte mobile mentre questo è semiaperto. Jake si ricrede e la Dodge diventa la nuova Bluesmobile.

Nonostante le proteste di Jake, i due si fermano nell'orfanotrofio cattolico dove sono cresciuti, nel centro di Chicago. Vengono a sapere dalla suora Mary Stigmata (da loro chiamata "la Pinguina") che l'orfanotrofio dovrà chiudere se non pagherà entro pochi giorni 5 000 dollari di tasse sulla proprietà dell'edificio. Jake spiega che possono ottenere facilmente e velocemente quei soldi, ma la "Pinguina" risponde che non accetterà «sporchi soldi rubati» dai due fratelli. Jake ed Elwood le rispondono con varie imprecazioni e a suon di bastonate vengono catapultati giù dalle scale dalla suora, la quale si ritira fluttuando e chiudendo la porta con la forza del pensiero.

Interviene Curtis, un dipendente dell'orfanotrofio che aveva fatto conoscere la musica blues ai due fratelli quando erano ragazzini; anche lui rischia di ritrovarsi sulla strada. Curtis consiglia Jake ed Elwook di recarsi nella chiesa battista di Triple Rock. Una volta giunti lì, Jake viene illuminato da una luce divina, cosa di cui s'accorge il reverendo Cleophus James, e riceve la "rivelazione" di rimettere assieme la vecchia banda per recuperare così i soldi per l'orfanotrofio. Per farlo, devono riunirsi ai loro vecchi compagni di gruppo - ora tutti onesti lavoratori - e suonare di nuovo insieme. I proventi delle esibizioni andranno a saldare il debito fiscale dell'orfanotrofio. Ora i due fratelli sono "in missione per conto di Dio".

Fuori dalla chiesa protestante, Elwood passa da un semaforo giallo e attira l'attenzione di due poliziotti, Daniel e Mount: i due inseguono la vettura dei Blues Brothers e intimano loro di fermarsi. Elwood ferma la vettura, ma la sua patente era già stata sospesa in precedenza: quando i poliziotti, controlando i dati, scoprono il reato e cercano di arrestarlo. I Blues Brothers fuggono, e si salvano dopo uno spericolato inseguimento guidando attraverso (nel vero senso della parola) un centro commerciale e provocando enormi danni.

Una volta raggiunta la porta dell'albergodove abita Elwood, una "donna misteriosa" li attacca a colpi di bazooka, ma i due fratelli riescono a sfuggirle. La porta dell'albergo viene sfondata, e il duo sopravvissuto riesce a entrare. Quindi si fermano nella loro stanza, con la finestra all'altezza di una linea della sopraelevata (il celebre loop, l'anello interno della soprelevata di Chicago). Nonostante il terribile rumore, Jake si addormenta immediatamente mentre Elwood prepara la "cena" (una fetta di pane bianco tostato).

Il giorno dopo, con l'aiuto del responsabile della libertà vigilata Burton Mercer, Daniel e Mount riescono a scovare la loro abitazione. Mercer ha finto di credere ai dati della patente di Elwood, sulla quale c'era l'indirizzo 1060 West Addison Street (sede del campo da baseball Wrigley Field). Proprio mentre i tre stanno per arrestarli, la donna misteriosa fa esplodere l'albergo con bombe radiocomandate. I Blues Brothers e i poliziotti rimangono illesi, ma i primi emergono subito dalle macerie e se ne vanno nuovamente noncuranti di tutto.

I Blues Brothers

Inizia la loro missione: riunire il loro gruppo rhythm and blues, la Blues Brothers Band. La sezione ritmica della band viene ritrovata a suonare all'Holiday Inn con il nome di "Murph and Magic Tones", mentre sta eseguendo nell'indifferenza generale una cover di Quando quando quando. Grazie all'entusiasmo dei due fratelli, in breve vengono convinti a riunirsi al gruppo, che tuttavia non può fare a meno degli ottoni.

Il trombettista "Mr. Fabulous" ha trovato lavoro al ristorante francese Chez Paul come maître. È senz'altro il più riluttante a riunirsi alla band, ma Jake ed Elwood lo mettono alle strette dando spettacolo di sé stessi, facendo incetta delle costosissime pietanze del locale e infastidendo i clienti. I fratelli minacciano di tornare a mangiare «a colazione, pranzo e cena tutti i giorni della settimana». Mr. Fabulous, disperato, cede e accetta di riunirsi al gruppo.

Sulla strada per raggiungere il chitarrista Matt Murphy e il sassofonista Blue Lou Marini, la Blues Brothers Band s'imbatte in una manifestazione del "Partito Socialista Americano dei Bianchi" («I nazisti dell'Illinois» come li chiama Elwood). I Blues Brothers, spazientiti, si fanno largo irrompendo tra gli uomini del partito, che stanno occupando un ponte: per non essere investiti, questi sono costretti a gettarsi in acqua. Anche i nazisti dell'Illinois decidono di dare la caccia ai Blues Brothers. Tuttavia cascano nell'inganno di Elwood, e credendo di trovare la casa di quest'ultimo si recano allo stadio Wrigley Field.

Murphy e Marini lavorano in una tavola calda a Maxwell Street, di proprietà di Matt e sua moglie. Davanti al locale sta suonando un cantante di strada. Jake ordina "quattro polli fritti e una coca" ed Elwood "pane bianco tostato, liscio", grazie a tale ordinazione (probabilmente abituale per i due) vengono immediatamente riconosciuti da Matt, che li accoglie con entusiasmo. Per convincerli a non andare con i suoi «sporchi amici bianchi», la moglie di Matt canta Think insieme alle clienti, ma Lou e Matt se ne vanno.

Finalmente riunita, la band compra gli strumenti al Ray's Music Exchange, di proprietà di Ray, non vedente ma che con un colpo di pistola a bruciapelo a pochi centimetri dalla mano dissuade un ragazzino dal rubare uno strumento appeso al muro. Per dimostrare loro che un piano elettrico Rhodes da 2 000 dollari funziona bene, si siede al piano e suona Shake Your Tailfeather; i Blues Brothers decidono di pagarlo in cambiali.

Non sapendo dove suonare, e per non deludere i ragazzi della band che in fondo si fidano delle sue promesse, Jake trascina il gruppo in campagna e incappa per caso in un concerto al Bob's Country Bunker, riservato al country e western.

Quella sera avrebbero dovuto esibirsi i Good Ole Boys, un gruppo country. Ma Jake è disperato, perché il tempo per salvare l'orfanotrofio passa inesorabilmente; così finge con Bob, il padrone del locale, che loro sono proprio i Good Ole Boys che i clienti stanno aspettando.

La Blues Brothers Band, che non sospetta nulla degli intrallazzi dei due fratelli, comincia a suonare dietro una rete da pollaio: questa li protegge dai rozzi clienti che, furiosi, gettano contro di loro bottiglie perché non sopportano la loro musica. Dapprima umiliati dalla folla per aver suonato rhythm and blues, riprendono consensi improvvisando brani country orecchiabili: un'interpretazione della sigla del telefilm Rawhide e la ballata Stand by your man, che fa sciogliere in lacrime gli avventori del locale.

Il successo dei finti Good Ole Boys è notevole ma al momento del pagamento, Bob sostiene che la band ha consumato più birra di quello che ha guadagnato, per cui sono loro che devono 100 dollari a Bob. I Blues Brothers con uno stratagemma scappano, senza pagare, proprio mentre arrivano i veri Good Ole Boys. Questi iniziano infuriati un folle inseguimento, che però si conclude con un violentissimo schianto contro la stessa volante della polizia già seminata da Jake ed Elwood nel centro commerciale. Anche i Good Ole Boys, pertanto, danno la caccia ai Blues Brothers.

Dopo questo disastro i Blues Brothers decidono di rivolgersi al loro vecchio amico e agente Maury Sline, che incontrano in una sauna. Sline è dapprima scettico riguardo ai due, a causa dell'abbigliamento e per il loro genere musicale che lui considera ormai sorpassato. Poi Jake lo minaccia di "raccontare qualche storiella a sua moglie", e così il manager offre loro per un concerto la Sala Grande del Palace Hotel, a nord di Chicago, sul Lago Wazzapamani (nome inventato ma credibile, visto il gran numero di toponimi derivati dalle lingue nativo-americane nella zona dei Grandi Laghi e dell'Illinois).

Dopo aver girato tutta la contea per promuovere il concerto che si sarebbe svolto la sera stessa, aiutati anche dai bambini dell'orfanotrofio e da Curtis, la Bluesmobile finisce la benzina. I due fratelli sono costretti a spingerla per ore, rischiando di non arrivare neppure e tenendo in apprensione tutta la band. Mentre fanno rifornimento, Elwood conosce una bella ragazza molto chic (Twiggy). Si finge quindi benzinaio, ruba per lei la benzina, si fa pagare 94 dollari (più uno di mancia) e nonostante il ritardo prova a sedurla, dandole appuntamento in un motel: la ragazza, sorridendo, rifiuta e se ne va. In realtà, successivamente, si vedrà lei delusa davanti al motel, in attesa di Elwood che non arriverà mai.

Grazie allo sforzo pubblicitario, il Palace Hotel è gremito di pubblico, ma tra gli spettatori s'appostano anche i Good Ole Boys, i poliziotti Daniel e Mount, il loro collega Mercer e molti altri agenti che sperano di catturare i Blues Brothers. Mentre Jake ed Elwood sono costretti a passare dal bagno delle donne per entrare al Palace Hotel eludendo la sorveglianza, la folla si spazientisce per l'attesa e quindi Curtis ha l'idea di eseguire con la band Minnie the Moocher, vecchio successo del 1931 di Curtis/Calloway al Cotton Club (infatti la scena viene girata come se fosse ambientata in quel locale, esattamente negli anni trenta).

Finalmente salgono sul palco Jake ed Elwood. Una volta in scena, eseguono Everybody Needs Somebody to Love di Solomon Burke nella versione di Wilson Pickett (citato anche a fine canzone) e Sweet Home Chicago di Robert Johnson nella versione di Magic Sam, riscuotendo un travolgente successo. Accortisi però che la polizia ha circondato la sala, decidono di fuggire. In questo frangente incontrano un produttore discografico, ex buttafuori del locale, che offre loro 10 000 dollari per un LP in esclusiva. I due accettano (lasciando però i soldi per pagare Ray al negozio di strumenti e i ragazzi della band) e l'uomo gli spiega che possono andarsene mediante una botola sul palco.

Mentre i fratelli fuggono dall'hotel tramite i tunnel di servizio, s'imbattono nuovamente nella "donna misteriosa", questa volta armata con un fucile M-16 (dopo aver fallito con altre micidiali armi da guerra). Si scopre che si tratta dell'ex fidanzata di Jake, abbandonata sull'altare. Anche stavolta i fratelli riescono a fuggire: Jake implora pietà inventandosi delle scuse e così la persuade togliendosi gli occhiali da sole (l'unica scena in cui uno dei fratelli appare senza lenti). Jake afferra la donna tra le braccia e la bacia appassionatamente; una volta riuscito a calmarla, fugge insieme a Elwood, lasciando cadere la donna cadere nella melma.

I due si dirigono verso Chicago, distante ben 106 miglia, inseguiti da «tutte le forze dell'ordine dell'Illinois». In modo rocambolesco le eludono, dando vita a un inseguimento che coinvolge decine di automobili. Anche il gabbato gruppo Good Ole Boys li sta inseguendo con il loro camper, ma cade vittima di un tranello di Elwood, uscendo definitivamente di scena. La Bluesmobile, in grado perfino di fare salti e capriole, permette ai Blues Brothers di eliminare anche i nazisti dell'Illinois, che con la loro Ford Pinto precipitano da un'autostrada in costruzione da un'altezza considerevole. Alla fine di una lunga e spettacolare caduta sulle note di Wagner (durante la quale un subalterno dichiara il suo amore per il suo capo), si crea un cratere su una strada sottostante proprio mentre stanno passando i loro complici, che vi cadono dentro a loro volta.

Dopo un adrenalinico inseguimento sul filo dei 200 km/h, inseguiti da un esercito di auto della polizia a sirene spiegate, che nel frattempo si schiantano in tutti i modi dietro di loro, i Blues Brothers arrivano al Richard J. Daley Center a Chicago. Irrompono nella piazza e si fermano repentinamente su un marciapiede. Qui, chiudendo la portiera, l'esausta Bluesmobile cade letteralmente a pezzi. Elwood per un attimo si toglie il cappello per darle l'estremo saluto.

Entrando nell'edificio e correndo a tutta velocità salgono al 102º piano prendendo l'unico ascensore, che Elwood danneggia costringendo gli inseguitori a usare le scale, arrivando all'Ufficio delle Tasse della Contea di Cook dove però scoprono un cartello con scritto «Torno tra 5 minuti».

Nel frattempo un'armata giunta da cielo, da terra e dal lago Michigan, composta da centinaia di poliziotti armati fino ai denti, esercito, marina, aviazione, pompieri, corpi speciali e incursori della SWAT, si getta nell'edificio e continua l'inseguimento dei Blues Brothers travolgendo tutto quello che trova. Per fortuna all'ultimo minuto arriva l'impiegato addetto alla riscossione delle tasse e Jake ed Elwood possono finalmente pagare l'imposta per l'orfanotrofio. Proprio nell'istante in cui viene timbrata e consegnata la ricevuta, vengono raggiunti da centinaia di poliziotti e militari che, spianandogli addosso ogni genere di armi, li arrestano; ma ai fratelli non importa nulla, la missione è compiuta e l'orfanotrofio è salvo.

Nella scena finale la Blues Brothers Band al completo è in prigione, e suona per i compagni detenuti il brano Jailhouse Rock, scatenando ovviamente l'ennesima baraonda.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Particolarmente negativa è stata l'accoglienza della critica statunitense all'uscita del film.

  • La prima recensione fu del Los Angeles Times che parlava di disastro da 30 milioni di dollari, accomunando i Blues Brothers a 1941: Allarme a Hollywood in quanto a "disfunzioni ghiandolari".
  • Il New York Times lo definì una "saga presuntuosa".
  • Il Washington Post scrisse d'"imbecille stramberia" quella di nascondere gli occhi espressivi di Belushi con degli occhiali da sole. In realtà, secondo quanto dichiarato da John Landis nella biografia di Belushi scritta dalla moglie, gli occhiali da sole salvarono in più occasioni le riprese, quando Belushi si presentava sul set drogato e con l'aria assente.
  • Variety accostava i Blues Brothers ai film di Gianni e Pinotto per livello di ispirazione, humor elementare e divertimento momentaneo.

Più lusinghiera invece l'accoglienza della critica italiana: "Una delle sorprese dell'anno" per la Repubblica,[2] diversi piani di lettura su Avvenire,[2] apprezzamento sufficiente per il Paese Sera.[2]

Con il tempo The Blues Brothers ha cominciato ad avere apprezzamenti crescenti, assumendo infine un indiscusso status di cult movie, rientrando nelle classifiche dei film più amati dal grande pubblico.

In occasione del trentesimo anniversario del film, l'Osservatore Romano, il quotidiano ufficiale della Città del Vaticano, ha individuato nella pellicola una serie di dettagli che ne rivelerebbero il carattere intrinsecamente cattolico, nei temi e nei valori di fondo, definendo The Blues Brothers “un film memorabile, stando ai fatti cattolico".[3]

Botteghino e home video[modifica | modifica wikitesto]

Il budget originale di 16 milioni di dollari lievitò ben presto fino ad assestarsi intorno ai 27 milioni.[4][5]

Gli incassi statunitensi non furono esaltanti: con 57 milioni di dollari divenne il decimo incasso del 1980, anno dominato dal blockbuster L'impero colpisce ancora. Gli incassi esteri di 58 milioni però resero i Blues Brothers il primo film statunitense a incassare più all'estero che in patria, portando l'incasso totale a 115 milioni di dollari.[6][7] Il circuito home video rese ulteriori 32 milioni di dollari.[5]

In Italia il film è uscito in DVD nel 2001 con un'edizione da collezione contenente la versione originale integrale con scene inedite che però non sono state ridoppiate, ma solo sottotitolate in italiano. In occasione del 25º anniversario del film è uscita anche la versione doppio disco con entrambe le versioni del film: cinematografica ed estesa.

Il 20 giugno 2012, per celebrare il 100º anniversario di Universal Studios e il trentennale della morte di John Belushi, il film è stato riproposto da Nexo Digital per la prima volta al cinema nella versione restaurata e in alta definizione cinematografica nelle sale di tutto il mondo.

Blues Brothers Band[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi The Blues Brothers.

I Blues Brothers sono il gruppo musicale messo in piedi proprio dai protagonisti del film.

Dopo il film, la band, che ha avuto cambi di line-up nel corso degli anni, ha tenuto concerti in tutto il mondo e continua a esibirsi con frequenti tournée. Senza John Belushi e Dan Aykroyd la band ha registrato due album: nel 1990 Live in Montreux e nel 1992 Red, White & Blues.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi The Blues Brothers: Original Soundtrack Recording.

Il 6 agosto 2004, dopo un lungo sondaggio, la BBC ha dichiarato la colonna sonora di Blues Brothers come la più bella della storia del cinema,[8] grazie anche all'incredibile e irripetibile cast di giganti della storia della musica che vi parteciparono: Ray Charles, Aretha Franklin, James Brown, Cab Calloway e John Lee Hooker.

La colonna sonora del film è stata pubblicata in diversi album, più o meno completi. Quello ufficiale è The Blues Brothers: Original Soundtrack Recording, rimasterizzato nel 1995 col titolo The Blues Brothers: Music from the Soundtrack.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Tutta la musica del film[modifica | modifica wikitesto]

Durante il film si possono ascoltare molte canzoni, alcune delle quali non incluse nella colonna sonora. Ecco l'elenco completo:

  • Somebody Loan Me a Dime - eseguita da Fenton Robinson. Sottofondo di chitarra elettrica udibile nelle primissime scene del film, quando "Joliet" Jake esce di cella e cammina nel corridoio della prigione accompagnato dai poliziotti.
  • She Caught the Katy - eseguita dai Blues Brothers. Jake ed Elwood si incontrano all'uscita del carcere; di fatto è la sigla iniziale del film.
  • Shake Your Moneymaker - eseguita da Elmore James. Sottofondo durante l'incontro all'orfanotrofio tra Jake ed Elwood e il vecchio Curtis.
  • The Old Landmark - eseguita da James Brown, Chaka Khan e dalla James Cleveland's Southern California Community Choir. Vibrante gospel cantato dal reverendo Cleophus James nella chiesa battista di Triple Rock. Questa musica risveglierà nei due fratelli la "sacra" necessità di rimettere insieme la "banda".
  • God Music - composta da Elmer Bernstein. Coro angelico che segna il momento in cui Jake "vede la luce" nel mezzo dell'esecuzione del suddetto brano gospel.
  • Soothe Me - eseguita da Sam and Dave. Jake ed Elwood stanno ascoltando "The best of Sam & Dave" con l'autoradio della loro bluesmobile. John Landis inquadra anche il dettaglio della musicassetta Stereo 8.
  • Hold on, I'm Comin - eseguita da Sam and Dave. In continuazione con l'ascolto precedente, questa canzone accompagna l'inizio del primo inseguimento con la polizia nel parcheggio di un centro commerciale.
  • I Can't Turn You Loose - eseguita dalla Blues Brothers Band. Colonna sonora del devastante inseguimento d'auto all'interno del centro commerciale.
  • Peter Gunn Theme - eseguita dalla Blues Brothers Band. Si tratta di un classico di Henry Mancini, composto negli anni cinquanta per la serie televisiva poliziesca americana Peter Gunn. Lo si può ascoltare in vari momenti del film; la prima volta è quando Elwood accompagna Jake a casa.
  • Let the Good Times Roll - eseguita da Louis Jordan. Giunti nel suo appartamento, Elwood accende il giradischi e fa partire questa canzone. L'etichetta del 33 giri è inquadrata da Landis.
  • Anema e core - eseguita da Ezio Pinza. Sottofondo durante la visita a casa della signora Tarantino.
  • Quando quando quando - eseguita da Murph and the Magic Tones. Il pianista Murphy Dunne, assieme ad alcuni membri della disciolta band, canta questo classico di Tony Renis per intrattenere lo svogliato pubblico dell'Holiday Inn.
  • Just the Way You Are - versione strumentale, esecutore sconosciuto. Sottofondo all'incontro tra i Blues Brothers e i membri della band all'Holiday Inn.
  • Die romantiker (Op. 167) - composta da Josef Lanner. Raffinato sottofondo musicale che accompagna la cena "poco ortodossa" al ristorante Chez Paul, dove i due fratelli convincono il maître Alan Rubin (loro ex trombettista) a tornare nella band.
  • Boom Boom - eseguita da John Lee Hooker. Hooker, assieme ad alcune vecchie glorie del blues, canta questa famosa canzone, un classico del suo repertorio, nella scena in Maxwell Street, nei pressi del Soul Food Cafe gestito da Matt Murphy e sua moglie.
  • Think - eseguita da Aretha Franklin assieme alla Blues Brothers Band. La moglie di Matt Murphy cerca di convincerlo, invano, a non tornare con la sua vecchia band.
  • Shake your tail feather - eseguita da Ray Charles assieme alla Blues Brothers Band. Ray canta questo brano per dimostrare che gli strumenti musicali venduti nel suo negozio non hanno niente che non va.
  • Boogie chillun - eseguita da John Lee Hooker. Sottofondo del peregrinaggio notturno della band, oramai ricomposta, in cerca di ingaggi e che li accompagna fino al Bob's Country Bunker.
  • Horst Wessel Lied - inno nazista, che si sente nell'ufficio del capo dei nazisti dell'Illinois mentre questi è intento a dipingere una scultura raffigurante un'aquila.
  • Your Cheatin' Heart - eseguita da Kitty Wells. Musica diffusa all'ingresso del Bob's Country Bunker.
  • Gimme Some Lovin' - eseguita dai Blues Brothers. La band "osa" iniziare l'esibizione con questo aggressivo rhythm'n'blues. Il pubblico, avvezzo ad ascoltare solo country and western, protesta con selvaggia veemenza.
  • Theme from Rawhide - eseguita dai Blues Brothers. Stavolta il pubblico del Bob's Country Bunker apprezza questo classico pezzo country di Frankie Laine nella versione "baritonale" di Elwood.
  • Stand by Your Man - eseguita dai Blues Brothers. Nonostante il testo di questa canzone sia stato scritto per essere cantato da una donna, la versione di Jake ed Elwood riesce, addirittura, a commuovere il rude pubblico del locale di Bob.
  • I'm Walkin - eseguita da Fats Domino. Il ritmo incalzante di questo brano sottilinea la campagna pubblicitaria con cui si annuncia l'imminente concerto della band nella sala da ballo del Palace Hotel.
  • Minnie the moocher - eseguita da Cab Calloway assieme alla Blues Brothers Band. La sala è gremita e Jake & Elwood sono in ritardo. La folla inizia a scalpitare gridando "Vogliamo lo show!". Per placare gli animi, Curtis intona questo suo vecchio classico, scatenando l'entusiasmo del pubblico impegnato a cantare assieme a lui.
  • Medley: Time is tight / I can't turn you loose - eseguita dalla Blues Brothers Band. Curtis annuncia, finalmente, l'entrata in scena di Jake ed Elwood Blues.
  • Everybody Needs Somebody to Love - eseguita dai Blues Brothers. Primo dei due brani che i fratelli eseguiranno al concerto. È la canzone dei Blues Brothers più famosa, il cui successo è rimasto invariato negli anni.
  • Sweet Home Chicago - eseguita dai Blues Brothers. Trascinante blues con cui Jake ed Elwood si congedano dal pubblico e, soprattutto, dai numerosi poliziotti che gli danno la caccia. Il brano contiene una lunga parte strumentale nella quale i vari componenti della band si alternano in modo da esprimere il proprio virtuosismo.
  • La Cavalcata delle Valchirie - scritta da Richard Wagner, eseguita dalla Pittsburgh Symphony Orchestra. Sottolinea l'inseguimento e la rovinosa caduta nel vuoto dell'auto con a bordo i nazisti dell'Illinois che stavano dando la caccia ai Blues Brothers.
  • La ragazza di Ipanema - versione strumentale, esecutore sconosciuto. È la musica che accompagna Jake & Elwood durante la salita in ascensore per raggiungere l'ufficio delle imposte.
  • Jailhouse rock - eseguita dai Blues Brothers. La band, finita tutta in prigione, esegue questo classico di Elvis Presley per la gioia dei carcerati. È anche la sigla finale del film. Durante lo scorrere dei titoli, alla voce di Jake si alternano incisi, sia cantati che strumentali, eseguiti dalla maggior parte degli artisti presenti nel film.

Il sequel[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Blues Brothers - Il mito continua.

Nel 1998 Dan Aykroyd lavorò di nuovo in coppia con John Landis, per il sequel del film, Blues Brothers - Il mito continua. Tuttavia il risultato è stato ritenuto abbastanza deludente e per molti non ha retto il paragone con l'originale soprattutto per l'assenza di John Belushi, scomparso prematuramente nel 1982, due anni dopo il primo film.

Dietro le quinte[modifica | modifica wikitesto]

  • Una notte, durante le riprese del film, una coppia chiamò il regista dicendo di andare a riprendersi John Belushi che, ubriaco, aveva bussato alla loro porta per un hot dog e poi si era addormentato sul divano.
  • John Belushi era molto superstizioso. Pretendeva un nuovo paio di occhiali per ogni scena girata.
  • Prima di poter girare la scena "Falling-Pinto", nella quale l'auto dei nazisti (una Ford Pinto) "vola" per centinaia di metri, i produttori hanno dovuto ottenere dalla Federal Aviation Administration un certificato di "non-adeguatezza aerea" ("Air *un*-worthiness certificate"). Questo è stato fatto eseguendo dei test preliminari per essere certi che l'auto sarebbe caduta "come un mattone" e non come una "foglia" (deviando la traiettoria di "volo").
  • Il padre di Murphy Dunne, George, era all'epoca presidente del Board della contea di Cook, cosa che fu utile a ottenere i permessi per girare alcune scene.

Camei[modifica | modifica wikitesto]

  • L'impiegato dell'Ufficio Tasse che compare nelle scene conclusive del film è Steven Spielberg, che aveva diretto proprio Belushi e Aykroyd in 1941: Allarme a Hollywood.
  • Uno dei poliziotti che inseguono i Blues Brothers nel centro commerciale (il pilota nell'auto capovolta, dove il collega dice: "Ho rotto l'orologio", indicato nei titoli di coda come "Trooper La Fong") è il regista John Landis.
  • Sempre John Landis è il poliziotto che nella scena finale dell'inseguimento sul grattacielo, in testa alle migliaia di agenti in assetto da guerra, chiede alla guardia se avesse visto i Blues Brothers.
  • L'avvenente bionda con la quale Elwood fa conoscenza al distributore di benzina e con la quale concorda un appuntamento (al quale poi non si presenterà perché in fuga verso Chicago) è la modella inglese Twiggy.
  • L'ufficiale della prigione che consegna a Jake gli effetti personali all'uscita dal carcere è il noto regista Frank Oz.
  • L'allora moglie di Belushi, Judy Jacklin (Judith Belushi-Pisano), fa una brevissima apparizione nella parte di una cameriera all'hotel Holiday Inn, nel quale i Blues Brothers vanno per recuperare la maggior parte della banda. Judy in origine doveva avere anche una battuta, ma poi la cosa non fu più fatta.

Altre informazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Joliet ed Elwood sono rispettivamente il capoluogo ed una cittadina della contea di Will, Illinois.
  • Jake (John Belushi) compare senza occhiali da sole in una sola sequenza: quando bacia la fidanzata tradita dopo essere scappato dal Palace Hotel. In compenso lo si vede col cappello in testa per tutta la durata del film (esclusa la scena iniziale nel penitenziario, dove è vestito da carcerato). Elwood (Dan Aykroyd) non compare mai senza gli occhiali da sole. Nella versione estesa in DVD, non indossa occhiali da sole ma occhiali da lavoro nella scena in cui si licenzia. Elwood compare senza il cappello in quattro scene: appena entra nella sua stanza, dopo il crollo dell'hotel, quando l'utilizza per proteggere la mano con la quale rompe il vetro di una finestra e infine quando dà l'estremo saluto alla Blues Mobile che cade in pezzi.
  • Su una parete del ponte sotto il quale Jake ed Elwood nascondono la Blues Mobile prima del concerto, c'è un graffito che recita "John ♥ Deborah". È un riferimento al regista John Landis e a sua moglie, Deborah Nadoolman, che è la costumista del film e lo fu anche in Animal House, 1941: Allarme a Hollywood e più tardi in Blues Brothers - Il mito continua.
  • La prigione che si vede all'inizio del film si trova in Illinois e al tempo era attiva e funzionale. Oggi tale edificio non ha più funzioni detentive, ma viene usato come location per varie produzioni (tra le altre, vi è stata girata la serie televisiva Prison Break).
  • Quando Elwood fa conversazione al distributore di benzina con la ragazza bionda (Twiggy) alle loro spalle si scorge una piccola locandina di Stan Laurel e Oliver Hardy, un probabile omaggio alla coppia comica più famosa del cinema.

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

La versione italiana del film contiene alcuni errori di doppiaggio e piccole differenze rispetto all'originale:

« Per noi cantavi le canzoni di Elmore James e suonavi l'arpa in cantina." »
(Elwood, ricordando l'infanzia trascorsa in compagnia di Curtis (Cab Calloway))

Evidentemente i traduttori dell'epoca sono incappati in un false-friend, traducendo harp con arpa anziché con armonica.

  • Per contro la battuta: Elwood "...è partito un pistone", Jake "Poi torna?", Elwood "No!", è stata volutamente modificata nel doppiaggio italiano (nella versione originale è: Jake "...è grave?", Elwood "Sì!").
  • Altre "forzature" del doppiaggio italiano, con effetti comici aumentati, sono presenti nella scena al ristorante, quando Jake ordina "una dozzina" di bottiglie di champagne mentre nell'originale non si dice niente del genere oppure quando, precipitando nella cabina telefonica, Elwood esclama "ci saranno un centinaio di dollari in monetine" mentre nell'originale, più realisticamente, conta "almeno 7 dollari" ("at least seven dollars for the change").
  • Prima di lanciarsi nella rocambolesca corsa verso Chicago, nella frase pronunciata da Elwood "It's a hundred and six miles (106 miglia) to Chicago..." è stato erroneamente tradotto "126 miglia". Anche il numero del falso indirizzo sulla patente di Elwood, 1060 West Addison (il vero indirizzo dello stadio del baseball di Chicago) viene per due volte tradotto in "1026".
  • Nella versione originale, Rawhide è "in A", cioè in LA mentre in italiano l'espressione è tradotta con "in sol".
  • Nel celebre siparietto comico delle scuse alla promessa sposa di Jake, la traduzione letterale non prevedeva "il funerale della madre" ma "un amico mi è venuto a trovare in città".

La Bluesmobile[modifica | modifica wikitesto]

Una replica della Bluesmobile

L'auto dei Blues Brothers si può considerare una sorta di co-protagonista, sempre presente e fondamentale, dall'inizio fino quasi alla fine del film.
La "Bluesmobile" è una Dodge Monaco 440, ovvero con motore V8 da 7.200 cm³. (440in³) erogante ben 375 cv (280 kW). La targa dell'Illinois, serie 1979, è spesso ripresa in primo piano e ha la sigla BDR 529.
La Bluesmobile è capace di mirabolanti esibizioni; in una scena tagliata si vede Elwood parcheggiarla in una cabina di trasformazione del "L train" - metropolitana sopraelevata di Chicago - e in sottofondo si ode il ronzio dei trasformatori (scena voluta da Aykroyd). L'impressione che Aykroyd voleva dare era che l'auto assorbisse energia dai trasformatori, ma il regista John Landis non ritenne necessario dare spiegazioni commentando semplicemente: È magica! ("It's just a magic car!").
In effetti la "Monaco 440" era una vettura dalle notevoli prestazioni e ben pochi trucchi vennero utilizzati (nella scena del volo all'indietro venne usata una copia in fibra di vetro); per esempio nella scena dell'inseguimento sotto alla sopraelevata di Chicago si vede per un attimo il tachimetro segnare quasi 120 miglia orarie (poco più di 190 km/h) e quella era la velocità reale alla quale si svolgeva l'azione.

Una curiosità riguardo al dialogo in cui Elwood elogia la nuova Bluesmobile:

« Motore truccato, sospensioni rinforzate, paraurti antistrappo, gomme antiscoppio e cristalli antiproiettile. E non c'è neanche bisogno dell'antifurto perché ho collegato tutti i contatti con la sirena. Allora, che ne dici? È la nuova Bluesmobile, o no? »

Il discorso si basa sull'originale, ma al posto della sirena/antifurto Elwood dice in realtà che "la macchina è stata costruita prima dell'utilizzo dei catalizzatori quindi usa benzina normale". Dato che nel 1980 in Italia ben pochi sapevano dell'esistenza delle marmitte catalitiche, la cosa è comprensibile.

Secondo la leggenda venne acquistata da Elwood nel 1979 (dettaglio non citato nella sceneggiatura, la battuta di Elwood dice "a marzo", "last spring" nella versione originale) a un'asta della Polizia di Mount Prospect, Illinois, cittadina della contea di Cook.

In realtà la produzione acquistò delle vetture usate, normali e anche della Polizia, ma della California, cosa che si evince anche dal colore degli interni, un beige chiaro venduto nelle zone assolate di quello Stato per evitarne il surriscaldamento.

Per la realizzazione del film furono utilizzate, e quasi tutte distrutte, 12 vetture, secondo altre fonti 13.

L'unica "superstite" autentica è di proprietà del cognato di Dan Aykroyd, probabilmente la vettura di riserva mai utilizzata nel film.

Durante la lavorazione del film uno degli attori (di cui non è stato reso noto il nome) guidò una delle Bluesmobile per oltre 100 miglia prima d'essere arrestato e l'auto, irregolare e con targa finta, requisita. Produzione e regista ebbero il loro bel da fare per farsi restituire l'auto e liberare l'ignoto attore. Non solo: John Landis fu più preoccupato per la macchina che per l'attore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudia Morgoglione, Belushi, Aykroyd e i nazisti dell'Illinois. Nelle sale il cult che non invecchia mai, la Repubblica, 13 giugno 2012. URL consultato il 22 giugno 2012.
  2. ^ a b c "John Belushi. L'anima blues in un corpo punk: il comico demenziale", Stefano Sorbini Editore, 1996
  3. ^ ilsussidiario.net
  4. ^ Rotten Tomatoes in Info & Tidbits on The Blues Brothers. URL consultato il 16 dicembre.
  5. ^ a b Internet Movie Database in Business Data for The Blues Brothers.
  6. ^ Box Office Mojo in The Blues Brothers. URL consultato il 23 giugno.
  7. ^ Chicago Sun-Times in Movie still remembered after 25 years. URL consultato il 16 dicembre.
  8. ^ (EN) Blues Brothers 'best soundtrack', BBC News.co.uk, 6 agosto 2004. URL consultato il 5 gennaio 2011.

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