La capanna dello zio Tom

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La capanna dello zio Tom
Titolo originale Uncle Tom's Cabin
UncleTomsCabinCover.jpg
Copertina del libro in prima edizione
Autore Harriet Beecher Stowe
1ª ed. originale 1853
Genere romanzo
Lingua originale inglese
Ambientazione Stati Uniti d'America, XIX secolo
Protagonisti Tom
Coprotagonisti Elisa
Antagonisti I padroni di schiavi neri
Altri personaggi Evangelina, Giorgio, Arthur Shelby, Simon Legree,Ofelia

La capanna dello zio Tom (titolo originale Uncle Tom's Cabin or Life Among the Lowly) è un romanzo antischiavista scritto dalla statunitense Harriet Beecher Stowe. Pubblicato nel 1852 in seguito a un atto legislativo promulgato nel 1850, la Fugitive Slave Law, che decretava il dovere di denunciare gli schiavi fuggiti e la restituzione ai proprietari, il romanzo ebbe un profondo effetto sugli atteggiamenti nei confronti degli afroamericani e la schiavitù negli Stati Uniti e rese più acuto il conflitto che condusse alla guerra civile americana.

Stowe, un'attiva abolizionista, focalizzò il romanzo sul personaggio di zio Tom e sulla lunga sofferenza degli schiavi neri attorno alla quale si intrecciano le storie di altri personaggi. Il romanzo raffigura la crudele realtà della schiavitù e afferma che l'amore cristiano può superare la distruzione e la riduzione in schiavitù di altri esseri umani.

La capanna dello zio Tom è stato il romanzo best-seller del XIX secolo e molti critici ritengono che esso possa aver alimentato la causa abolizionista del 1850. Solo negli Stati Uniti, nell'anno successivo alla sua pubblicazione ne furono vendute 300.000 copie. Il figlio dell'autrice scrisse che quando Abraham Lincoln incontrò la Stowe all'inizio della guerra civile americana dichiarò: "Allora questa è la piccola signora che ha scatenato questa grande guerra".[1]

Il romanzo, soprattutto per i luoghi dove è ambientato, ha anche contribuito a creare una serie di stereotipi sui neri, molti dei quali durano ancora.

Trama[modifica | modifica sorgente]

« Ah, come sono vere le grandi, le eterne parole: "Non potrà conservarsi libera nessuna nazione in cui la libertà è un privilegio e non un principio"! »
(dalla Prefazione dell'autrice alla prima edizione europea, Andover, 21 settembre 1852, in La capanna dello zio Tom, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1988)

Nel Kentucky, prima dell'abolizione della schiavitù, un proprietario di schiavi ricco di umanità, Arthur Shelby, è costretto a vendere ad Haley, un mercante di schiavi dall'animo crudele, due neri della sua servitù. Si tratta dello zio Tom, il suo fidato braccio destro, e di Harry, un bambino di soli cinque anni figlio di Elisa e George Harris, mulatti. Elisa riesce a fuggire con il figlioletto dopo aver attraversato l'Ohio gelato e, malgrado il nuovo padrone dia l'incarico a due loschi individui di catturarla, riesce a mettersi in salvo presso una colonia di Quaccheri, accolta dalla famiglia Bird che aveva da poco perso il figlio. In seguito, raggiunti dal marito che era fuggito al suo padrone, i tre andranno a vivere in Canada, dove inizieranno una vita nuova e libera.

Lo zio Tom con Eva St.Clare

Tom invece sceglie di rimanere perché ama il suo padrone e comprende che la decisione di venderlo era stata dettata dalla necessità. George Shelby, il figlio tredicenne di Arthur, gli promette che un giorno andrà a cercarlo e lo libererà. Dopo aver salutato con grande dolore la moglie Chloe e i figli, Tom si lascia mettere le catene e, senza ribellarsi, essendo cristiano e convinto della non-violenza, segue il nuovo padrone.

"No,- disse, - non me ne vado. Vada Eliza è giusto, non sarò io a dire di no, ma hai sentito che ha detto? Se non vende me, dovrà vendere tutti gli altri e tutto andrà in rovina... Il padrone mi ha sempre trovato al mio posto, e sempre mi ci troverà.".

Tom viene imbarcato su un piroscafo con il mercante di schiavi e, grazie al suo carattere docile, viene liberato dalle catene. Sul piroscafo viaggiano anche la piccola Eva St. Clare, che si affeziona a Tom, e suo padre, Augustine, un proprietario terriero della Louisiana. Un giorno la piccola Eva stava appoggiata al parapetto della nave con il padre, quando, a causa di un improvviso e brusco movimento, perde l'equilibrio e cade in acqua. Tom, gettatosi prontamente riesce a salvarla e così il padre, riconoscente, lo compra. Ma Eva muore e mentre Augustine si appresta a preparare i documenti per ridare la libertà a Tom, viene colpito in una rissa, mentre cerca di dividere i due litiganti, e perde la vita. Tutti i suoi schiavi vengono venduti e così Tom viene comprato da Simon Legree, un proprietario insensibile e cattivo, che possiede una piantagione di cotone sul Red River. Il nuovo padrone vuole fare di lui un aguzzino e al rifiuto di Tom, che non vuole maltrattare i suoi compagni e ha il coraggio di ribellarsi, lo farà uccidere. George Shelby, che è ormai diventato adulto, riesce a ritrovarlo dopo tante ricerche perché, come aveva promesso, lo vuole comprare per poi riscattarlo, ma giunge solamente per raccogliere le parole di amore e perdono di Tom morente. Quando il giovane ritornerà nel Kentucky libererà tutti i suoi schiavi.

Critica[modifica | modifica sorgente]

  • Vernon Louis Parrington[2] scrive: "Malgrado gli ovvi difetti di struttura e il sentimentalismo, è un grande documento umano, che lacerò l'atmosfera di protezione attorno alla sacrosanta istituzione, rivelandone la fondamentale ingiustizia".
  • Edmund Wilson[3]scrive: "Esporsi nella maturità alla lettura della Capanna dello zio Tom può dimostrarsi una sconcertante esperienza. È un'opera notevole, molto più di quanto ci sia mai stato dato di sospettare... C'è, in realtà, nella Capanna dello zio Tom, come nel suo successore, Dread, un intero dramma di costume, di attitudini morali, di punti di vista intellettuali che in qualche modo assomiglia a quello che Dickens ha fatto e che Zola avrebbe subito dopo continuato, per quanto riguarda i rapporti fra le classi sociali..."
  • Raimondo Luraghi[4] scrive: "La capanna dello zio Tom, considerata dall'unico punto di vista in base a cui si dovrebbe considerare un romanzo, quello letterario, meritava il formidabile successo che le arrise. [...] Ma se si esamina La capanna dello zio Tom [...] come un documento, allora il giudizio deve mutare. Anzitutto Harriet Beecher Stowe non aveva mai conosciuto il Sud né i sudisti né la schiavitù se non per sentito dire: le sue fonti di informazione erano, per sua stessa ammissione, scarse e poco attendibili. Chi abbia imparato a studiare e conoscere il Mezzogiorno e il fenomeno della schiavitù attraverso i documenti, non tarda a rendersi conto che sotto questo punto di vista il libro della Stowe è ben poco aderente alla realtà. [...] I sudisti e la società meridionale in esso descritti avevano poco a che fare con quelli reali. Non già che la signora Stowe li presentasse in forma denigratoria: affatto. [...] Semplicemente essa attribuiva loro caratteri, aspetti e mentalità sostanzialmente estranei al Mezzogiorno reale. [...] Circa poi i negri, coloro che li hanno conosciuti attraverso le pagine pacate di un testimone diretto e scrupoloso come Olmstead, non tardano ad accorgersi che nella Capanna la loro reale psicologia e i loro reali problemi sono del tutto ignorati."

Versioni cinematografiche[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Charles Edward Stowe, Harriet Beecher Stowe: The Story of Her Life (1911) p. 203.
  2. ^ Vernon Louis Parrington, Storia della cultura americana, Torino, Einaudi, 1969, vol. II, pp. 465-472
  3. ^ Edmund Wilson, Patriotic Gore, Studies in the Literature of the American Civil War, New York, Oxford University Press, 1966, pp. 5-8
  4. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Milano, Rizzoli BUR Storia, 2009, p. 111

Edizioni in lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

  • Stabilimento tipografico Fontana, Torino 1852 p.V,878
  • Tipografia di Claudio Wilmant e figli, Milano e Lodi 1853
  • Stamperia del Fibreno, Napoli 1853 p.271
  • Società Editrice Italiana (M. G. e G), Torino 1854 p.502
  • Edizioni Hoepli, Milano 1912 p.364
  • Salani, Firenze 1928 p.534
  • Edizioni Corticelli-Mursia 1950 p.474 ISBN 9788842537694

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gates, Henry Louis; e Appiah, Kwame Anthony. Africana: Arts and Letters: an A-to-Z reference of writers, musicians, and artists of the African American Experience (Arti e letteratura: riunione di scrittori, musicisti e artisti dell'esperienza afro-americana dalla A alla Z), Running Press, 2005.
  • Jordan-Lake, Joy. Whitewashing Uncle Tom's Cabin: Nineteenth-Century Women Novelists Respond to Stowe, Università di Vanderbilt, 2005.
  • Lott, Eric. Love and Theft: Blackface Minstrelsy and the American Working Class. New York: Università di Oxford, 1993.
  • Lowance, Mason I. (jr.); Westbrook, Ellen E.; De Prospo, R., The Stowe Debate: Rhetorical Strategies in Uncle Tom's Cabin (Il dibattito Stowe: Strategie retoriche per il libro "La capanna dello zio Tom"), Università del Massachusetts, 1994.
  • Rosenthal, Debra J. Routledge Literary Sourcebook on Harriet Beecher Stowe's Uncle Tom's Cabin, Routledge, 2003.
  • Sundquist, Eric J., editore New Essays on Uncle Tom's Cabin, Università di Cambridge, 1986.
  • Tompkins, Jane. In Sensational Designs: The Cultural Work of American Fiction, 1790–1860. New York: Oxford UP, 1985.
  • Weinstein, Cindy. The Cambridge Companion to Harriet Beecher Stowe, Università di Cambridge, 2004.
  • Williams, Linda. Playing the Race Card: Melodramas of Black and White from Uncle Tom to O. J. Simpson, Università di Princeton, 2001.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura