John Brown (attivista)

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Dagherrotipo di John Brown, 1856 circa.

John Brown (Torrington, 9 maggio 1800Charles Town, 2 dicembre 1859) è stato un attivista statunitense, simbolo della causa antischiavista cui si dedicò anche mediante la lotta armata e per cui pagò con la vita. [1]

Egli fu infatti impiccato in seguito al fallito assalto all'arsenale federale di Harper's Ferry con le cui armi voleva dare il via ad una rivolta grazie al sostegno degli schiavi nelle contee occidentali dello Stato della Virginia.

La canzone "John Brown's Body", di cui esiste anche una versione italiana, fece di lui un eroico martire della causa nordista. Essa perciò, adottata come canzone di battaglia dell'Unione durante la Guerra Civile Americana, divenne popolare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fattoria a North Elba[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ritratto conosciuto di John Brown è un dagherrotipo di August Washington del 1846

Nel 1848, Brown sentì parlare di Gerrit Smith di Adirondack che faceva concessioni di terra di poveri uomini neri, e decise di spostare la sua famiglia tra i nuovi coloni. Acquistò quindi un terreno nei pressi di North Elba, vicino a Lake Placid, nello Stato di New York per 1 dollaro l'acro, e trascorse 2 anni lì[2]. Dopo l'esecuzione, la moglie decise di seppellirlo nella sua proprietà. Dal 1895, l'azienda è di proprietà statale, mentre la fattoria di John Brown e la vicina tomba sono ora un monumento storico nazionale[3].

Le azioni in Kansas[modifica | modifica wikitesto]

In origine Brown attirò su di sé l'attenzione quando condusse piccoli gruppi di volontari durante la sanguinosa crisi del Kansas. A differenza della maggior parte degli altri abitanti del Nord, che sostenevano la resistenza pacifica alla fazione pro-schiavitù, Brown chiese azioni violente in risposta all'aggressione del sud. Egli credeva di manifestare la volontà di Dio nel punire gli uomini per il peccato di possedere schiavi[4].

Nel corso del 1856 in Kansas, comandò un gruppo d'uomini nella cosiddetta battaglia di Black Jack e in quella di Osawatomie[1]. Il 24 maggio i suoi seguaci uccisero anche cinque sostenitori della schiavitù a Pottawatomie Creek[1].

L'azione decisiva, la prigionia e la tragica fine[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 ottobre 1859 John Brown attaccò l'arsenale federale di Harper's Ferry, in Virginia allo scopo di provocare una rivolta degli schiavi neri della Virginia che sarebbero stati poi armati col materiale prelevato dall'arsenale stesso. Il tentativo fallì, mentre gli schiavi che avrebbero tratto vantaggio dal successo dell'azione rimasero del tutto apatici, forse per timore delle reazioni governative. Nell'assalto delle truppe regolari, che intendevano stroncare l'azione, morirono due Marines e dieci seguaci di John Brown. Questi, catturato[1] con altri cinque suoi compagni, fu condannato a morte[1] il 2 novembre 1859 per cospirazione, omicidio e insurrezione armata e il 2 dicembre impiccato.

Dati relativi all'attacco all'arsenale federale di Harper's Ferry[modifica | modifica wikitesto]

Gli ultimi momenti prima dell'esecuzione, quadro del Museo DeYoung, 1884
11 uccisi
  • Dangerfield Newby
  • Dauphin Thompson (durante l'assalto al forte)
  • Jeremiah Goldsmith Anderson (durante l'assalto al forte)
  • John Anderson
  • John Henry Kagi
  • Lewis Sheridan Leary
  • Oliver Brown
  • Stewart Taylor (morto in seguito alle ferite riportate)
  • Watson Brown
  • William H. Leeman
  • William Thompson (catturato e ucciso dai Marines)

Per un resoconto della cattura di quest'ultimo, vedi "Sette Marsteller e i loro discendenti lineari" di John Andrew Thompson Marsteller del 1938.

5 impiccati nel 1859 in conseguenza del raid
  • Edwin Coppock
  • John A. Copeland Junior
  • John Brown
  • John E. Cook
  • Shields Green
2 impiccati nel 1860
  • Aaron D. Stevens
  • Albert Hazlett
2 morti durante la guerra civile americana
  • Barclay Coppock
3 sopravvissuti
  • Francis Jackson Meriam
  • Osborne Perry Anderson
  • Owen Brown

La reazione di Victor Hugo[modifica | modifica wikitesto]

Monumento in ricordo del raid
Particolare della scritta sul monumento in ricordo del raid

Victor Hugo, dal suo esilio nel Guernsey, tentò di ottenere l'assoluzione per John Brown: mandò una lettera aperta che fu pubblicata dalla stampa di entrambi i lati dell'Atlantico (Atti e parole). Questo testo, scritto alla Hautesville House il 2 dicembre 1859, metteva in guardia contro una possibile guerra civile:

« Politicamente parlando, l'omicidio di John Brown sarebbe un peccato imperdonabile. La sua morte probabilmente consoliderà la schiavitù in Virginia, ma darà una scossa all'intera democrazia americana. Si creerebbe così in seno all'Unione una ferita che, rimanendo latente, nel lungo periodo si aprirà. Vi siete così salvati dalla vergogna, ma avete rinunciato alla gloria. Moralmente parlando, sembra che una parte della luce umana si chiami fuori dalla vostra causa, e che le nozioni di giustizia e ingiustizia siano così nascoste nell'oscurità, aspettando il giorno in cui la luce rifulga e si vedrà l'assassinio commesso ai danni dell'emancipazione commesso nel nome stesso della libertà.

Lasciate che gli Stati Uniti pensino che c'è qualcosa di più spaventoso di Caino che uccide Abele, ed è Washington che uccide Spartaco»

[5]

Morte e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sua morte, avvenuta poco prima della guerra di secessione, John Brown, soprannominato il Capitano per aver militato con tale grado nella milizia dello Stato del Kansas (di sentimenti anti-sudisti) dei freesoilers[6], venne acclamato come un eroe.

La sua azione del 1859, benché fallimentare, entusiasmò la nazione. Fu processato per tradimento contro il Commonwealth della Virginia, l'omicidio di cinque sudisti a favore della schiavitù, e incitamento alla rivolta degli schiavi e, riconosciuto colpevole su tutti i fronti, fu impiccato. I sudisti hanno affermato che la sua ribellione è stata la punta di un iceberg abolizionista, espressione dell'abolizionismo del Partito Repubblicano.

Punti di vista degli storici[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici affermano che l'incursione contribuì all'aumento di tensioni che, un anno dopo con l'elezione di Lincoln presidente fortemente antischiavista, sfoceranno nella secessione degli stati schiavisti del Sud e nella conseguente guerra di secessione americana.

  • Il biografo Richard Owen Boyer disse che era un Americano che diede la sua vita perché milioni di suoi concittadini potessero essere liberi;[7]
  • Il biografo Stephen B. Oate lo descrisse come criticato come un sognatore folle ... (ma) in realtà uno degli esseri umani più acuti della sua generazione;[8]
  • Il biografo David S. Reynolds gli diede il merito di aver iniziato la guerra di secessione o meglio di aver ucciso la schiavitù e mette in guardia i colleghi che non la pensano come lui dal guardarsi bene dall'identificarlo come terrorista.[9] Egli lo vede come l'ispiratore del movimento per i diritti civili un secolo più tardi, argomentando la medesima idea sopra esposta.[10]
  • Lo storico Paul Finkelman lo prende in considerazione nelle sue ricerche come una semplice membro di un mondo violento e attesta che Brown è "un cattivo tattico, stratega, pianificatore e generale - ma che non è pazzo".[7]
  • Il biografo Louis A. DeCaro Jr., che ha chiarito molti punti della vita precedente e la carriera pubblica, conclude che nonostante egli era abolizionista soltanto perché equiparava la schiavitù col peccato, la sua lotta contro la schiavitù era molto più personale e religiosa di quanto lo fosse per molti abolizionisti, proprio come il suo rispetto e l'affetto per i neri era molto più personale e religioso di quanto non lo fosse per la maggior parte dei nemici della schiavitù.[11]
  • Lo storico e documentarista Louis Ruchames scrive: L'azione di Brown fu frutto di un grande idealismo e ciò gli conferisce un posto accanto ai grandi liberatori dell'umanità.;[12]
  • Il biografo Otto Scott, introducendo la sua opera, scrive a proposito di Brown: Nei tardi anni 1850 un nuovo tipo di assassino politico appare negli Stati Uniti. Costui non viene per uccidere i buoni ma i cattivi. . . . i suoi propositi sono gli stessi dei suoi predecessori più remoti: costringere la nazione ad una nuova linea politica attraverso il meccanismo del terrore.[13]
  • Il criminologo James N. Gilbert scrive: "Gli atti di Brown sono conformi alle attuali definizioni di terrorismo, e le sue predisposizioni psicologiche sono coerenti con il modello terroristico."[14]
  • Il romanziere Bruce Olds lo chiama fanatico, ... ossessionato, ... uno zelota, e ... psicologicamente squilibrato;
  • Il giornalista Ken Chowder afferma che egli è testardo ... egoista, a tratti perfido; e ... talvolta certo un grande uomo; Chowder aggiunge che Brown è stato adottato come vessillo sia dalla destra che dalla sinistra, e le sue azioni servono a far fare un testacoda alla concezione del mondo dell'America.[7]
  • Malcolm X disse che le persone bianche non potevano unirsi alla sua causa in favore dei neri l'organizzazione dell'unità afro-americana, ma se John Brown fosse ancora vivo, noi potremmo accettarlo[15];
  • L'avvocato Brian Harris scrisse: In qualunque modo si osservino le conseguenze di Harper's Ferry, e per coloro per cui fu semplicemente un'azione fallimentare che si è conclusa con le evitabili morti di innocenti, non portranno notare che essa ha senz'altro avuto il merito di essere stata posta in essere per i più nobili dei motivi. Ciò non si può dire per la sadica strage di Pottawatomie. Quest'ultima non è stata di alcuna utilità, ma è servita solo per sfogare la rabbia di un vecchio, e ciò va a scapito dell'immagine di Brown. L'intolleranza: società divise sotto processo. Wildy, Simmonds & Hill, 2008.
  • Ci fu anche una Lega Rivoluzionaria intitolata a John Brown organizzata nel 1969 a Houston, in Texas che lavorò con il People's Party II e la Mexican American Youth Organizatio nella Rainbow Coalition. Giovani gruppi radicali bianchi, neri e messicani-americani (chicani) lavorarono per migliorare le loro comunità di origine. Sia il People's Party II che la John Brown Revolutionary League parteciparono in un assedio armato contro la polizia di Houston il 26 luglio del 1970. Carl Hampton, leader del People's Party II (che più tardi diventerà il movimento delle Pantere Nere) fu ucciso negli scontri. Bartee Haile, leader del JBRL was fu ferito. 400 supporter, in gran parte neri, furono arrestati poco dopo gli scontri.[senza fonte]
  • Il documentarista e scrittore Ken Chowder lo definisce il padre del terrorismo americano[16];
  • I Weathermen, in quello che viene considerato il loro "manifesto politico", gli dedicano un paragrafo: John Brown è per noi un esempio di dedizione, di fiducia nel potere del popolo di influenzare la storia, di volontà di rischiare il tutto per tutto per la causa della liberazione.[17]

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Tra le opere che lo vedono protagonista abbiamo:

  • l'apologia In difesa del Capitano John Brown, dove Henry David Thoreau, difendendolo con decisione, lo dipinse come un personaggio dotato delle più nobili virtù e si indignò per il trattamento a lui riservato dallo Stato (ovvero l'impiccagione), dalla stampa e dall'opinione pubblica, che ne misero in ridicolo l'impresa.
  • Plexus (il secondo libro della trilogia della crocifissione in rosa) di Henry Miller.
  • Il romanzo biografico su John Brown, Cloudsplitter[18], di Russell Banks che arrivò finalista al premio Pulitzer. È narrata dal punto di vista del figlio sopravvissuto, Owen.
  • Il romanzo del 1994, Flashman e l'angelo del Signore, di George MacDonald Fraser. Il protagonista principale, Harry Paget Flashman viene coinvolto nel raid ad Harper's Ferry; il romanzo contiene sia la descrizione del raid che uno studio sul personaggio di John Brown.
  • Il monologo drammatico del 1921 "John Brown" di Edwin Arlington Robinson. Nel quale, Brown finge di parlare con sua moglie la notte prima dell'esecuzione.
  • Nella raccolta di poesia di Langston Hughes, a pagina 10 c'è una poesia chiamato 16 ottobre nel quale sono celebrate le azioni di John Brown.

Nella musica[modifica | modifica wikitesto]

La condanna a morte di John Brown fornì agli abolizionisti una causa per cui combattere, un martire a cui rifarsi. D'ora in poi, egli diventerà un esempio da seguire per i combattenti, e ispirerà una canzone che diventerà l'inno della causa dell'Unione:

John Brown's body lies a-mold'ring in the grave.
His soul goes marching on.
(Il corpo di John Brown giace nella tomba.
La sua anima marcia tra noi.)

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

John Brown's Body:

John Brown's body lies a-mouldering in the grave; (3X)
His soul's marching on!
(Coro)
Glory, glory, hallelujah! Glory, glory, hallelujah!
Glory, glory, hallelujah! his soul's marching on!
He's gone to be a soldier in the army of the Lord! (3X)
His soul's marching on!
(Coro)
John Brown's knapsack is strapped upon his back! (3X)
His soul's marching on!
(Coro)
His pet lambs will meet him on the way; (3X)
They go marching on!
(Coro)
They will hang Jeff Davis to a sour apple tree! (3X)
As they march along!
(Coro)
Now, three rousing cheers for the Union; (3X)
As we are marching on!
(Dalla Biblioteca del Congresso[19])

Versione di William Weston Patton:

Old John Brown’s body lies moldering in the grave,
While weep the sons of bondage whom he ventured all to save;
But tho he lost his life while struggling for the slave,
His soul is marching on.
John Brown was a hero, undaunted, true and brave,
And Kansas knows his valor when he fought her rights to save;
Now, tho the grass grows green above his grave,
His soul is marching on.
He captured Harper’s Ferry, with his nineteen men so few,
And frightened “Old Virginny” till she trembled thru and thru;
They hung him for a traitor, they themselves the traitor crew,
But his soul is marching on.
John Brown was John the Baptist of the Christ we are to see,
Christ who of the bondmen shall the Liberator be,
And soon thruout the Sunny South the slaves shall all be free,
For his soul is marching on.
The conflict that he heralded he looks from heaven to view,
On the army of the Union with its flag red, white and blue.
And heaven shall ring with anthems o’er the deed they mean to do,
For his soul is marching on.
Ye soldiers of Freedom, then strike, while strike ye may,
The death blow of oppression in a better time and way,
For the dawn of old John Brown has brightened into day,
And his soul is marching on

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Territorial Kansas Online: John Brown (1800-1859)
  2. ^ A history of the Adirondacks
  3. ^ John Brown's Farm
  4. ^ Eric Foner, Forever Free: The Story of Emancipation and Reconstruction, Random House Digital, Inc., 2006, p. 32.
  5. ^ http://en.wikisource.org/wiki/Victor_Hugo%27s_letter_to_the_London_News_regarding_John_Brown Lettera di Victor Hugo al London News riguardante John Brown
  6. ^ Vennero così chiamati coloro che sostenevano che le nuove terre del Midwest dovessero essere riservate «alla gente bianca libera»
  7. ^ a b c Ken Chowder, The Father of American Terrorism. American Heritage (2000) 51(1): 81+ online at [1]
  8. ^ Historian Stephen B.Oates on John Brown
  9. ^ David S. Reynolds, John Brown, Abolitionist: The Man Who Killed Slavery, Sparked the Civil War, and Seeded Civil Rights (2005).
  10. ^ Reynolds, (2005); for historiography see Merrill D. Peterson, John Brown: The Legend Revisited (2002) and review by Aimee Lee Cheek, Journal of Southern History 70:2 (2004) pp 435–6.
  11. ^ Louis A. DeCaro Jr., Fire from the Midst of You: A Religious Life of John Brown (New York: NYU Press, 2002), 6
  12. ^ Louis Ruchames, A John Brown Reader (New York: Abelard & Schuman, 1959), 12
  13. ^ Otto Scott, The Secret Six: John Brown and the Abolitionist Movement (Murphys, Calif.: Uncommon Books, 1979, 1983), 3.
  14. ^ James N. Gilbert, "A Behavioral Analysis of John Brown: Martyr or Terrorist?" Terrible Swift Sword: The Legacy of John Brown, edited by Peggy A. Russo and Paul Finkelman (Athens, Ohio: Ohio University Press, 2005), 112.
  15. ^ Hans J. Massaquoi, Il Mistero di Malcolm X, Ebony, settembre 1964, p. 40. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  16. ^ Ken Chowder, Il padre del terrorismo americano, Americanheritage.com, 1º marzo 2000. URL consultato il 26 settembre 2012.
  17. ^ Weather Underground. Prateria in fiamme: il programma politico dei Weather Underground. - Milano : Collettivo editoriale Librirossi, stampa 1977.
  18. ^ Russell Banks Cloudsplitter New York: Harper Flamingo, 1988.
  19. ^ "We'll Sing to Abe Our Song": Musica su Lincoln, L'emancipazione, e la Guerra Civile, da Alfred Whital Stern Collection of Lincolniana

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia essenziale[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Louis Ruchames, ed. Un Lettore di John Brown Reader: La Storia di John Brown raccontata con le sue parole, e con quelle di coloro che lo conoscevano (1959)
  • (EN) Franklin Sanborn (ed.) (1891): La vita e le lettere di John Brown
  • (EN) DeCaro, Louis A. Jr. John Brown—Il costo della libertà: estratti della sua vita e delle sue lettere (New York: International Publishers, 2007)
  • (EN) Henry David Thoreau (1859): Un appello per il Capitano John Brown
  • (EN) Andrew Johnson (1859): Ciò che John Brown ha fatto in Kansas (12 dicembre, 1859): un discorso alla Camera dei rappresentati degli Stati Uniti, 12 dicembre, 1859. Originariamente pubblicato per Il Congressional Globe, I procedimenti ufficiali del Congresso, Pubblicato da John C. Rives, Washington, D. C. 36º congresso, prima sessione, Nuove serie..No. 7, martedì, 13 dicembre, 1859, pagine 105–106. Ricuperato 16 maggio, 2005.

Bibliografia dettagliata[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Barney, William L. Brown, John Brown: la guerra civile e la ricostruzione: un compagno studente New York: Stampa dell'università di Oxford, 2001;
  • (EN) Ken Chowder, Il padre del terrorismo americano: un patrimonio americano, 2000, versione online;
  • (EN) DeCaro, Louis A. Jr. Fuoco dal centro di te: la vita religiosa di John Brown, 2002;
  • (EN) William Edward Burghardt Du Bois John Brown ISBN 0-679-78353-9 1909;
  • (EN) Finkelman, Paul, ed. La sua anima vive ancor: conseguenze a John Brown e al suo raid ad Harper's Ferry, 1995;
  • (EN) J.C. Furnas Il sentiero che condusse ad Harper's Ferry, New York, William Sloane Associates, 1959;
  • (EN) Thomas Goodrich, Guerra all'arma bianca: Il Kansas sanguina, 1854–1861 1998;
  • (EN) Jed Hotchkiss, Il raid di John Brown: storia militare confederata, 27 ottobre 2009;
  • (EN) James Malin, John Brown e la leggenda dei cinquantasei, 1942, il più influente attacco letterario contro Brown (ISBN 0-8383-1021-4);
  • (EN) Robert E. McGlone, la guerra di John Brown contro la schiavitù. Cambridge, CUP, 2009;
  • (EN) Allan Nevins, La dura prova dell'Unione, 2 volumi, 1947;
  • (EN) Roy F. Nichols, L'atto Kansas-Nebraska: Un secolo di Storiografia Rivista storica della valle del Mississippi 13 settembre 1956: pagine 187–212. in JSTOR;
  • (EN) Franny Nudelman, L'anima di John Brown: schiavitù, violenza, e la cultura della guerra, 2004;
  • (EN) Stephen B. Oates, Redimere questa terra col sangue: una biografia di John Brown, 1970;
  • (EN) Stephen B. Oates, La nostra prova di fuoco: Abramo Lincoln, John Brown, e l'epoca della guerra civile 1979;
  • (EN) Merrill D. Peterson, John Brown: la leggenda rivisitata ISBN 0-8139-2132-5, 2002, storia di come fu trattato Brown;
  • (EN) David M. Potter, La crisi imminente 1848–1861, 1976, Premio Pulitzer, scuola scolastica nazionale;
  • (EN) Edward J. Renehan, I sei segreti: la vera storia degli uomini che cospirarono con John Brown, 1995;
  • (EN) David S. Reynolds, John Brown, abolizionista: l'uomo che pose fine alla schiavitù, 2005;
  • (EN) Junius P. Rodriguez, Enciclopedia della resistenza e della rivolta contro la schiavitù. Westport, Connecticut, Greenwood, 2006;
  • (EN) Otto Scot, I sei segreti: John Brown e il movimento antischiavista, 1979;
  • (EN) Gunja SenGupta, Il Kansas sanguinante: un riassunto della storia dello Stato, 2002, p. 318–341;
  • (EN) Oswald Garrison Villard, John Brown 1800–1859: una biografia cinquant'anni dopo, 1910.

Disponibili online[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Bruce Olds, Sollevare un santo inferno, 1995;
  • (EN) Russell Banks, Cloudsplitter, 1998;
  • (EN) Leonard Ehrlich, L'uomo arrabbiato di Dio, 1932;
  • (EN) Terry Bisson, Fuoco sulla montagna, 1988;
  • (EN) George Macdonald Fraser,Flashman e l'Angelo del Signore, 1994;
  • (EN) Ann Rinaldi, I miei occhi hanno visto, 1997;
  • (EN) Michelle Cliff, Impresa libertà, 1993;
  • (EN) Geraldine Brooks, Marcia: Una storia d'amore ai tempi della guerra, 2006;
  • (EN) Eric Flint, 1824: La guerra in Arkansas, 2006;
  • (EN) il sentiero di Santa Fé, 1940;
  • (EN) Kevin G. Summers, La sua anima vive ancor nelle storie di Moreauvia, prima edizione 2008;
  • (EN) Premio Pulitzer per la poesia 1929: Stephen Vincent Benet, John Brown's Body;
  • (EN) John Brown's Body (conosciuta in origine come la canzone di John Brown), Unione canzone di marcia della Guerra di secessione americana;
  • (EN) Edwin Arlington Robinson, John Brown, 1921.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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