Malinconia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando il singolo di Riccardo Fogli, vedi Malinconia/La strada.
Francesco Hayez, Pensiero Malinconico (1842), collezione privata, Milano.

La malinconìa è un sentimento che provoca una tristezza costante. Il significato della parola va dal semplice stato d'animo a una forma anche grave di depressione (più spesso detta melanconia o melancolia, o più raramente melencolia).

Origine del termine[modifica | modifica sorgente]

La parola deriva dal latino melancholia, che a sua volta trae origine dal greco melancholía, composto di mélas, mélanos (nero), e cholé (bile), quindi bile nera[1], uno dei quattro umori dalle cui combinazioni dipendono, secondo la medicina greca e romana, il carattere e gli stati d'animo delle persone.

Gli antichi Greci, da Ippocrate in poi, ritenevano infatti che i caratteri umani e, di conseguenza, i loro comportamenti, fossero frutto della varia combinazione dei quattro umori base, ovvero bile nera, bile gialla, flegma ed infine il sangue (umore rosso). Inoltre, gli antichi popoli indoeuropei abbinavano ai quattro umori i cicli del creato, come l'alternarsi delle stagioni.

Questi "umori", ovvero liquidi (dal greco ygrós, "umido, bagnato"), proprio in conseguenza delle credenze antiche, significano "stati d'animo" e da essi derivano etimologicamente il carattere "melanconico", quello "flegmatico" (flemmatico), quello "sanguigno" ed infine il "collerico". Di per sé quindi ciascuno dei quattro umori non costituiva una malattia, ma un loro squilibrio poteva però esserne la causa fino a degenerare nella morte.

Il significato di "umore nero" non era da ricollegare al senso moderno di rabbia o stizza, ma piuttosto al "dolce oblio", una leggera venatura di tristezza che pervadeva il carattere, rendendolo profondo ed orientato alla pace ed all'introspezione. La malinconia si distingue benissimo dalla comune tristezza in quanto il malinconico ha uno stato di "consapevole impotenza " vicina alla depressione e rivolta al passato. Ancora oggi riconosciamo agli artisti un carattere prevalentemente melanconico, proprio per questo capace di cogliere gli aspetti della vita che sfuggono ai più audaci ed irruenti.

Il carattere melancolico era inoltre abbinato al clima freddo e secco, l'autunno, ed il suo elemento era la terra.

È necessario notare che la medicina ippocratica è perdurata in Europa fino al XIX secolo, mentre la "moderna" teoria di Carl Gustav Jung sui caratteri e sui temperamenti è dei primi anni del XX secolo.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La malinconia è una sorta di tristezza di fondo, a volte inconsapevole, che porta un soggetto al vivere passivamente, senza prendere iniziative, adattandosi agli avvenimenti esterni con la convinzione che non lo riguardino o che in essi non possa avervi un ruolo determinante.

Si potrebbe definire come il desiderio, in fondo all'anima, di una cosa, di una persona mai conosciuta o di un amore che non si è mai avuto, ma di cui si sente dolorosamente la mancanza o per raggiungere il quale non ci si sente all'altezza. La malinconia si manifesta in espressioni del viso e in atteggiamenti indolenti che caratterizzano spesso l'intera esistenza di un individuo.

Il malincolico tende spesso, inoltre, ad escludersi dalla vita sociale, interrompendo i legami affettivi (come l'amicizia), per poi, quando lo stato malincolico è più celato, risanare i labili rapporti. Questo è, dunque, un continuo stato di transitorietà e di tumulto interno che porta il soggetto, tra l'altro, a negare il passare del tempo, volgendosi con languore verso un passato o un futuro idilliaco, fuori dal tempo, che tuttavia è reputato impossibile da stabilire nel presente.

In psicoanalisi la malinconia assume il significato di lutto, principalmente quando questo riguarda un oggetto investito narcisisticamente, cioè quando riguarda un investimento pulsionale su un oggetto che può essere ricondotto a caratteristiche o attributi propri della persona. Per cui nella perdita della melanconia è l'Io a sentirsi svuotato e non la realtà esterna, come avviene nel lutto. La parte dell'Io identificata con l'oggetto perduto va incontro a scissione e s'instaura una dinamica interna che genera collera per questa perdita che il Super-Io non accetta e si sfoga attaccando l'Io. Questo determina le autoaccuse tipiche della melanconia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ V. la voce "melanconia" sul Vocabolario Etimologico della lingua italiana di Ottorino Pianigiani.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Eugenio Borgna, Malinconia, Feltrinelli, Milano 1998.
  • Antonio Del Castello, "Accidia e Melanconia", FrancoAngeli, 2010.
  • Biancamaria Frabotta (a cura di), Arcipelago malinconia, Donzelli, Roma 2001.
  • Sigmund Freud, Lutto e melanconia (1915), in Opere, vol. VIII, Boringhieri, Torino 1980.
  • Galeno, Trattato sulla bile nera, a cura di Franco Voltaggio, Nino Aragno, Torino 2003. ISBN 88-8419-128-9
  • Roberto Gigliucci (a cura di), La melanconia, Rizzoli (BUR), Milano 2009.
  • Raymond Klibansky, Erwin Panofsky e Fritz Saxl, Saturno e la melanconia, Einaudi, Torino 1983.
  • Antonella Mancini, "Un dì si venne a me malinconia...". L'interiorità in Occidente dalle origini all'età moderna, Franco Angeli, Milano 1998.
  • Georges Minois, Storia del mal di vivere. Dalla malinconia alla depressione, Dedalo, Bari 2005.
  • Mario Galzigna, La malattia morale. Alle origini della psichiatria moderna, Marsilio, Venezia 1988.
  • Sergio Moravia, L'enigma dell'esistenza, Feltrinelli, Milano 1996.
  • Giuseppe Petronio, Malinconia, in "Lingua nostra", IX, 1-2, 1948, pp. 7-13
  • Mauro Simonazzi, La malattia inglese. La melanconia nella tradizione filosofica e medica dell'Inghilterra moderna, Il Mulino, Bologna 2004.
  • Jean Starobinski, Storia del trattamento della malinconia dalle origini al 1900, Guerini, Milano 1990.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

psicologia Portale Psicologia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di psicologia