Panico del 1837

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Poster della campagna dei conservatori del 1840 che incolpa van Buren per i tempi duri

Il Panico del 1837 fu una depressione economica, una delle più gravi crisi finanziarie nella storia degli Stati Uniti. Il panico nacque da una febbre speculativa. La bolla scoppiò il 10 maggio 1837 a New York, quando tutte le banche bloccarono tutti i pagamenti in monete (d'oro e d'argento). Al panico seguirono cinque anni di depressione, con il fallimento delle banche e livelli record di disoccupazione.

Cause[modifica | modifica sorgente]

Le cause includono le politiche economiche del presidente Andrew Jackson, tra cui la "Circolare sulla moneta", e il ritiro dei fondi governativi dalla Second Bank of the United States. Martin van Buren, il legittimo erede scelto da Jackson, che divenne presidente nel marzo del 1837, cinque settimane prima che il panico ingolfasse l'economia della giovane repubblica, venne incolpato dell'accaduto. Il suo rifiuto di coinvolgere il governo nell'economia venne visto da alcuni come un contributo ai danni e alla durata del panico. I democratici Jacksoniani avrebbero probabilmente incolpato l'irresponsabilità delle banche, sia nel causare la speculazione rampante che nell'introdurre l'inflazione della cartamoneta. Questa venne causata dall'emissione da parte delle banche di banconote che non potevano riscattare in monete d'oro o d'argento (note all'epoca come "hard money", traducibile con moneta sonante); queste banconote persero valore nel tempo, così che ne occorrevano di più per acquistare le stesse cose che erano state comprate a meno in precedenza. Erano in circolazione molti pezzi di carta, i cui proprietari erano ansiosi di riconvertire al più presto in denaro "reale" (ovvero, monete).

Boom inflazionistico degli anni 1830[modifica | modifica sorgente]

Il boom dei primi anni 1830 venne guidato dalla costruzione di canali e di schemi che avrebbero alla fine costituito la prima rete ferroviaria statunitense. Il governo federale incoraggiò la febbre speculativa vendendo milioni di acri di terreni demaniali in stati dell'ovest come Michigan e Missouri, principalmente a speculatori con denaro contante a loro disposizione, che rivendettero e comprarono nella speranza di accaparrarsi appezzamenti di terra ben posizionati che sarebbero aumentati di valore; valore reale e valore sulla carta, una volta che caselli, canali e le promesse ferrovie avessero portato i coloni in cerca di terra, avrebbero fatto alzare i prezzi. Essi avviarono economie locali con gli insediamenti, gli allevamenti e comprando rifornimenti per le nuove cittadine, solitamente posizionate vicino a quelle linee ferroviarie e quei canali, e talvolta creando più domanda per certi beni di quante fossero le scorte disponibili. Una domanda maggiore dell'offerta causa inoltre prezzi inflazionati. La cartamoneta emessa da banche di dubbia reputazione, stava surriscaldando l'economia nazionale.

Il tesoro degli Stati Uniti stava accumulando un surplus di bilancio, che i membri del Congresso votarono per distribuire nella primavera del 1837, passando i fondi ai loro distretti di origine, dove questa manna piovuta dal cielo venne rapidamente investita in canali, caselli e compagnie ferroviarie.

La politica Jacksoniana della moneta sonante[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo, l'ormai compromesso dazio doganale del 1833 stava riducendo le entrate del governo federale, che quindi divenne più pesantemente dipendente dalle accise, mentre allo stesso tempo l'amministrazione di Andrew Jackson lavorò per ripagare il debito nazionale, cosa che alla fine fu ottenuta nel 1835.

L'amministrazione Jackson aveva un impegno ideologico verso la moneta sonante, ovvero, oro e argento con pagamenti in specie (monete), e diffidava della cartamoneta e delle note di credito delle banche locali. Jackson e il suo Segretario del Tesoro, Levi Woodbury, emanarono la Circolare sulla moneta, ordinando che dal 15 agosto 1836, il Tesoro statunitense cessasse di accettare banconote, e accettando invece solo monete in oro o argento come pagamenti per le terre demaniali.

Molte banche di stato e piccole banche locali non avevano monete per ripagare le banconote. Invece dell'attesa inondazione di oro e argento nelle casse del tesoro nazionale, le vendite di terreni crollarono a un quarto del livello dell'anno precedente, le compagnie iniziarono a pagare i loro lavoratori con certificati, iniziarono a circolare i pagherò, e i pagamenti in moneta crollarono. La domanda di moneta ad ovest si trasferì rapidamente a New York, collegata all'ovest tramite il Canale Erie. Durante le prime tre settimane di aprile, a New York fallirono 250 case d'affari. Alla fine, il 10 maggio 1837, tutte le banche di New York sospesero tutti i cambi di banconote in monete. Il denaro di carta non poteva più essere riscattato in oro o argento.

Lo storico dell'economia Peter Rousseau (2002) disse che né la distribuzione ufficiale del surplus federale, né uno shock internazionale, furono la causa principale. Egli indicò invece una serie di trasferimenti interbancari di saldi governativi e un incremento, indotto dalla politica, di domanda di monete ad ovest, che prosciugò le più grandi banche di New York delle loro riserve in moneta e rese il panico inevitabile.

Effetti e conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Vignetta dei conservatori sulla disoccupazione.

Nel giro di due mesi i fallimenti nella sola New York ammontavano a quasi cento milioni di dollari in valore. "Di ottocentocinquanta banche negli Stati Uniti, trecentoquarantatre chiusero completamente, sessantadue fallirono parzialmente, e il sistema delle banche di stato ricevette un colpo dal quale non si riprese mai completamente."The financial panic of 1837

Un cuscinetto bancario centrale di qualche tipo avrebbe potuto evitare alcuni fallimenti locali. Poche grandi banche locali, come la Suffolk Bank of Boston, agirono come banche centrali, prestando riserve ad altre banche, e alleviarono gli effetti del panico del 1837 nel New England. Anche se van Buren non causò il Panico del 1837, venne giudicato duramente (e non riuscì ad essere rieletto) perché era ideologicamente impegnato nel mantenere il governo al di fuori della regolamentazione bancaria, una risoluzione che molti storici dell'economia pensano estese gli effetti del panico, che non fu finito fino al 1843. Van Buren mantenne addirittura il Segretario del Tesoro di Jackson, Levi Woodbury.

L'economista Milton Friedman spiega (1960 p 10):

Il panico bancario del 1827 venne seguito da condizioni economiche eccessivamente disturbate e da una lunga contrazione fino al 1843, e fu interrotto solo da una breve ripresa dal 1838 al 1839. Questa Grande Depressione è particolarmente interessante ai nostri scopi. È l'unica depressione di cui si ha notizia, comparabile per gravità ed estensione con la Grande Depressione degli anni 1930, e le sue concomitanze monetarie replicarono abbondantemente quelle di questa crisi successiva. In entrambe, una parte sostanziosa delle banche negli Stati Uniti cessò di esistere per chiusura o fusione --circa un quarto nella prima e oltre un terzo nell'ultima contrazione--e la quantità di denaro decrebbe di circa un terzo. Non esiste altra contrazione economica che si avvicini a questo triste record. In entrambi i casi, una politica governativa erratica o stolta nei confronti della moneta, giocò un ruolo importante.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • James C. Curtis, The Fox at Bay: Martin Van Buren and the Presidency, 1837-1841 (1970), pp 64-151 sulle politiche federali
  • Edward S. Kaplan, The Bank of the United States and the American Economy (1999)
  • Friedman Milton, A Program for Monetary Stability 1960.
  • Reginald Charles McGrane, The Panic of 1837 (1924)
  • Peter L. Rousseau, Jacksonian Monetary Policy, Specie Flows, and the Panic of 1837, Journal of Economic History 2002 62(2): 457-488.
  • Larry Schweikart, Banking in the American South from the Age of Jackson to Reconstruction (1987)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]