Caso Caroline

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Con la frase caso Caroline si indica una serie di eventi che resero tesi i rapporti fra Canada (e quindi Gran Bretagna) e Stati Uniti d'America agli inizi del 1837.

I fatti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1837, durante l’insurrezione del Canada contro la Gran Bretagna, un gruppo di cittadini americani, in aiuto dei cittadini canadesi ed insieme ad alcuni di questi, aveva occupato un’isola nel fiume Niagara che faceva parte del territorio canadese e utilizzava una nave americana, denominata Caroline, per trasportare viveri ed armi dalla riva americana del Niagara all’isola da questo occupata.

Nella notte del 29 dicembre 1837 un gruppo di soldati britannici penetrò in territorio americano e distrusse la nave Caroline, ancorata presso la riva americana del fiume. Negli scontri rimasero uccisi due cittadini americani che si trovavano a bordo della nave. Alle rimostranze americane l’ambasciatore britannico addusse come giustificazione principale dell’attacco la "necessity of self-defence and self-preservation" .

Gli Stati Uniti non accettarono questa giustificazione, ma la controversia avrebbe finito probabilmente con l’estinguersi, se il 12 novembre 1840 non fosse stato arrestato a New York un cittadino britannico di nome McLeod con l’imputazione di omicidio e incendio, proprio in relazione alla distruzione della Caroline. Il governo britannico, infatti, inviò attraverso il suo ambasciatore a Washington una protesta al segretario di Stato americano, chiedendo il rilascio di McLeod perché, secondo il governo britannico, la distruzione della Caroline costituiva "a public act of persons in Her Majesty’s service, obeying the order of their superior Authorities" .

Ovviamente nel corso dello scambio di lettere relative all’arresto di McLeod vennero di nuovo ripetute le posizioni dei due governi rispetto alla distruzione della Caroline. È a questo punto che il Segretario di Stato americano Daniel Webster precisò, con parole rimaste famose, i limiti in cui era giustificato l’uso della forza in legittima difesa, affermando che il governo britannico avrebbe dovuto dimostrare "a necessity of self-defence instant, overwhelming, leaving no choice on means and no moment for deliberation".

Proprio i limiti ricavabili dalla dichiarazione resa dal Segretario di Stato Webster costituiscono oggi quei tratti tipizzanti l’uso della forza in legittima difesa, venuti a consolidarsi nel diritto internazionale generale attraverso una prassi costante dei membri della comunità internazionale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Howard Jones; To the Webster-Ashburton Treaty: A Study in Anglo-American Relations, 1783-1843 University of North Carolina Press, 1977.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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