John Wilkes Booth

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John Wilkes Booth

John Wilkes Booth (Virginia Beach, 10 maggio 1838Port Royal, 26 aprile 1865) è stato un attore teatrale statunitense noto per avere assassinato il presidente Abramo Lincoln.

Fu uno degli attori professionisti di teatro di maggior successo del suo tempo, nonché membro di una famiglia di attori. Fu anche un razzista, simpatizzante confederato deluso dall'esito della guerra civile americana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Booth nacque nel 1838 in una fattoria vicino Bel Air, nella Contea di Harford, in Maryland.[1] La sua casa d'infanzia fu chiamata Tudor Hall e acquistata da Junius Brutus Booth nel 1822.[2] L'edificio è ancora esistente ed è stato acquistato dalla Contea di Hartford e si prevede diventi un memoriale della famiglia Booth e la loro influenza sulla recitazione di Shakespeare nel diciannovesimo secolo in America.

I suoi genitori, Junius Brutus Booth e Mary Ann Holmes si trasferirono negli Stati Uniti dall'Inghilterra nel 1821. Egli fu chiamato come il famoso rivoluzionario britannico John Wilkes, la cui famiglia rivendicava una lontana parentela. Lo stesso Junius fu un attore, come i suoi altri figli Edwin Booth e Junius Brutus Booth Jr.

Sembra che Booth abbia condotto un'infanzia felice. Ricevette un'educazione sui classici e in particolare Shakespeare. Nel 1850-1851 frequentò la Scuola di Milton Boarding per ragazzi situata a Sparks (Maryland) (l'edificio è adesso un ristorante chiamato The Milton Inn).[3][4] Come descritto dalla sorella di Booth, Asia Booth Clarke nel suo libro intitolato The Unlocked Book, il futuro attore incontrò un'anziana zingara nei boschi vicino alla scuola che gli fece una triste previsione della sua vita e disse che sarebbe morto giovane. Nel 1851, all'età di 13 anni, Booth frequentò l'accademia militare di San Timoteo a Catonsville nel Maryland.[5]

Carriera teatrale e Guerra Civile[modifica | modifica sorgente]

Il teatro di Richmond in Virginia nel 1858, all'epoca del debutto di Booth.

All'età di 17 anni, Booth impersonò il Conte di Richmond nel Riccardo III di Shakespeare.[6][7] Come da sua richiesta venne pubblicizzato come "J.B. Wilkes", uno pseudonimo che doveva distogliere l'attenzione dalla sua famosa famiglia. Nel 1858 divenne membro del Teatro di Richmond e la sua carriera iniziò a decollare. Nelle riviste gli si faceva riferimento quale "l'uomo più attraente in America." Era alto 174 cm, aveva capelli di un nero scuro ed era di un fisico asciutto e atletico. Era inoltre un eccellente spadaccino. Le sue prestazioni erano spesso definite dai suoi contemporanei come acrobatiche e intensamente fisiche. Un'attrice sua collega una volta ricordò che alle volte usava tagliarsi con la sua stessa spada.

Nel 1859, Booth si stava preparando per un ingaggio teatrale a Richmond, Virginia, qualche settimana prima della prevista esecuzione del famoso abolizionista John Brown. In ottobre, Brown aveva razziato l'armeria federale a Harper's Ferry, all'epoca Virginia (poi West Virginia) in un tentativo infruttuoso di dare inizio ad un'insurrezione degli schiavi in tutto lo stato. Dopo essere stato informato sul verdetto, Booth si diresse a Charles Town, comprò una uniforme grigia della milizia di Richmond dagli ufficiali dello stato, ponendosi di guardia accanto alla forca finché Brown non venne impiccato.[8]

Quando Abramo Lincoln fu eletto presidente il 6 novembre 1860, Booth scrisse un lungo discorso che screditasse quello che lui vide come l'abolizionismo Nordista e rese chiaro il suo appoggio al Sud e alla istituzione della schiavitù. Il 12 aprile, 1861, scoppiò la Guerra Civile e 11 stati del Sud dichiararono la secessione dall'Unione. La famiglia di Booth era del Maryland, uno degli stati di confine che rimase nell'Unione durante la guerra nonostante la presenza di proprietari di schiavi che simpatizzavano fortemente con la causa sudista. Oltre al fatto che il Maryland condivideva un confine con Washington, D.C., Lincoln aveva dichiarato la legge marziale nello stato, una mossa che molti, incluso Booth, videro come incostituzionale e un abuso del potere esecutivo.[9]

Booth, come molti in Maryland, era un pro-Confederato. Comunque, la maggior parte della sua famiglia era unionista e Booth fece una promessa alla madre che non avrebbe mai fatto parte dell'esercito confederato. Al contrario egli visse principalmente a Washington D.C., viaggiando a nord e sud come intrattenitore spingendosi a ovest fino all'Indiana. Booth era molto esplicito nel suo amore per il Sud e ugualmente esplicito nella sua antipatia verso Lincoln. Nei primi mesi del 1862, Booth fu arrestato e trattenuto da uno sceriffo a St. Louis per dichiarazioni anti-governative.[10]

Booth e Lincoln incrociarono i loro percorsi in molte occasioni. Lincoln era un avido spettatore di opere teatrali e amava particolarmente Shakespeare. Il 9 novembre 1863, il Presidente Lincoln vide Booth interpretare Raphael nel The Marble Heart di Charles Selby al teatro Ford a Washington. Ad un certo punto durante l'interpretazione, Booth agitò il dito in direzione di Lincoln come destinatario di una linea di dialogo. Più tardi, Lincoln chiese di incontrare l'attore dopo la rappresentazione, ma Booth rifiutò. Lincoln sedeva nello stesso "palco presidenziale" nel quale sarebbe stato assassinato tempo dopo.

Booth fece solo un'altra apparizione come attore al teatro Ford, il 18 marzo 1865, quando interpretò il Duca Pescara nel The Apostate nella quale fece la sua ultima apparizione della carriera. Comunque, la famiglia Booth era amica da tempo di John T. Ford, il proprietario del teatro, e Booth entrava ed usciva dal teatro così spesso durante la guerra che riceveva la sua corrispondenza lì, il che garantiva a Booth l'accesso completo al Teatro Ford, giorno e notte.

Tessendo il complotto[modifica | modifica sorgente]

Dal 1864, l'andamento della guerra era divenuto favorevole all'Unione che aveva interrotto lo scambio di prigionieri nel tentativo sia di fiaccare l'esercito confederato oramai sempre più a corto di riserve sia perché i Confederati rifiutavano lo scambio dei soldati afro-americani catturati. Nel tentativo di sbloccare tale situazione Booth iniziò a ideare un piano per rapire Abramo Lincoln dalla sua residenza estiva alla Casa del Soldato fuori Washington e trasportarlo attraverso il Potomac fino a Richmond. Secondo i suoi piani il presidente sarebbe poi stato scambiato in cambio del rilascio di circa 10 000 soldati sudisti tenuti prigionieri nelle prigioni nordiste.[11][12][13] Arruolò come complici i suoi vecchi amici Samuel Arnold e Michael O'Laughlin.[14]

Possibili legami con la Confederazione[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 1864, Booth si incontrò con molti noti simpatizzanti confederati al The Parker House a Boston, Massachusetts. Nell'ottobre 1864 ci fu un viaggio non chiarito a Montreal. A quel tempo, Montreal era uno dei noti centri di attività clandestine dei Confederati. Si sa che passò dieci giorni nella città e risiedette per un periodo nella St. Lawrence Hall, un punto d'incontro dei Servizi Segreti Confederati e lì incontrò almeno un blockade-runner, uno di coloro che forzavano il blocco imposto dalle navi dell'Unione. È possibile che abbia conosciuto il direttore dei Servizi Segreti Confederati James D. Bulloch così come George Nicholas Sanders, che era stato ambasciatore degli Stati Uniti in Gran Bretagna.

Ci sono stati molti studi sul perché Booth fosse a Montreal a quel tempo e cosa ci facesse lì. Nessuna prova concreta ha mai collegato il piano di rapimento o assassinio ideato da Booth ad una cospirazione che coinvolgesse qualche elemento del governo Confederato, anche se tale possibilità è stata esplorata lungamente in due libri; Spying For America di Nathan Miller e Come Retribution: the Confederate Secret Service and the Assassination of Lincoln di William Tidwell.

Il tentato rapimento[modifica | modifica sorgente]

Booth cominciò a dedicare sempre più energie e finanze al suo piano di rapire Abramo Lincoln dopo la sua rielezione avvenuta nei primi giorni del novembre 1864. Mise insieme una banda di scapestrati simpatizzanti sudisti, compresi David Herold, George Atzerodt, John Surratt e Lewis Payne. Cominciarono a riunirsi con regolarità nella casa della madre di Surratt, la signora Mary Surratt.

Il 25 novembre 1864, John Wilkes si esibì per la prima e ultima volta con i suoi due fratelli, Edwin e Junius, in una produzione da singolo ingaggio del Giulio Cesare al Teatro Winter Garden a New York. Gli incassi furono usati per l'acquisto di una statua di William Shakespeare per Central Park che si trova ancora lì. La rappresentazione fu però interrotta da un fallito tentativo di alcuni agenti Confederati clandestini di bruciare alcuni hotel, e di distruggere la città di New York con il fuoco Greco. Uno degli hotel era accanto al teatro, ma il fuoco fu spento velocemente. La mattina successiva, Booth ebbe un'aspra discussione con suo fratello, Edwin Thomas Booth, anch'egli attore e considerato uno dei massimi interpreti di Amleto nel diciannovesimo secolo.

Tre mesi dopo, Booth era presente al secondo discorso inaugurale di Lincoln il 4 marzo 1865 come invitato che accompagnava la sua fidanzata segreta, Lucy Hale. (Il padre di Lucy John P. Hale era ministro di Lincoln in Spagna.) Tra la folla sotto di lui vi erano anche Powell, Atzerodt, and Herold. Sembra ci sia stato un tentativo di rapire o assassinare Lincoln durante l'inaugurazione. Più tardi comunque, Booth si rammaricò circa la "eccezionale occasione" che aveva avuto di sparare a Lincoln, se lo avesse voluto.

Il 17 marzo Booth seppe all'ultimo minuto che Lincoln avrebbe assistito alla recita dell'opera Still Waters Run Deep all'ospedale vicino la Casa del Soldato. Booth mise insieme il suo gruppo nel tratto di strada vicino alla Casa del Soldato nel tentativo di rapire Lincoln durante il percorso verso l'ospedale, ma il presidente non si fece vedere. Solo più tardi apprese che il presidente aveva cambiato i suoi piani all'ultimo momento per partecipare ad un ricevimento al National Hotel di Washington, che ironicamente era il luogo in cui Booth viveva.

L'attentato a Lincoln[modifica | modifica sorgente]

L'assassinio di Abramo Lincoln. Da sinistra a destra: Henry Rathbone, Clara Harris, Mary Todd Lincoln, Abramo Lincoln e John Wilkes Booth.

Il 10 aprile 1865, dopo aver saputo della resa di Robert E. Lee ad Appomattox Court House, Booth disse a Louis J. Weichmann, un amico di John Surratt e pensionante presso la casa di Mary Surratt, che egli era impegnato in teatro e che da allora in poi avrebbe portato in scena solo la tragedia Venice Preserv'd. Weichmann, al momento, non afferrò il senso del riferimento a quell'opera teatrale, infatti Venice Preserv'd è una tragedia scritta in Inghilterra nel XVII secolo la cui trama riguarda proprio un complotto.

Il giorno precedente, Booth si trovava tra la folla fuori della Casa Bianca nel momento in cui Lincoln dalla finestra del suo studio teneva un discorso. Quando Lincoln affermò di essere favorevole a garantire il suffragio agli ex-schiavi, Booth si girò verso Lewis Powell e lo invitò senza mezzi termini a sparare subito al presidente. Powell si rifiutò. Booth, allora, disse tra i denti che quello sarebbe stato per Lincoln il suo ultimo discorso.

La nascita di una nazione (1915) è un film di D.W. Griffith che ricostruisce la Guerra di Secessione con occhio critico nei confronti dell'Unione. Il personaggio di Booth era interpretato da Raoul Walsh

La mattina del 14 aprile 1865, Venerdì Santo, Booth apprese che il presidente e la consorte avrebbero presenziato alla rappresentazione della commedia Our American Cousin presso il Teatro Ford.[15] Egli immediatamante si accinse a fare piani per l'attentato, preparando un cavallo fuori del teatro e valutando un percorso per la fuga. Booth informò Powell, Herold ed Atzerodt del suo proposito di uccidere Lincoln. Egli diede incarico a Powell di assassinare il Segretario di Stato Seward e ad Atzerodt, invece, quello di assassinare il Vice Presidente Johnson. Herold li avrebbe aiutati nella fuga verso la Virginia. Colpendo il Presidente e i due suoi immediati successori nella carica, Booth pensava di decapitare l'amministrazione dell'Unione creando panico e confusione. Booth aveva programmato anche l'assassinio del comandante in capo delle forze nordiste, Ulysses S. Grant; tuttavia, ciò non avvenne perché Grant e la moglie si erano recati nel New Jersey per visitare dei parenti. Booth organizzando questo complotto sperava di gettare gli stati dell'Unione in un caos tale da consentire ai Confederati di riorganizzarsi e continuare la guerra.[16]

Dal momento che era un attore famoso e popolare, Booth era amico del proprietario del Teatro Ford e quindi aveva libero accesso dappertutto nel teatro. Avendo praticato in mattinata uno spioncino nel palco presidenziale, il cospiratore poteva tenere sotto controllo la sua vittima predestinata e gli altri ospiti nel palco. Quella sera, verso le 22.00, mentre si svolgeva lo spettacolo, John Wilkes Booth scivolò nel palco presidenziale e sparò a Lincoln alla nuca con una Deringer calibro.44..[17] La fuga di Booth venne contrastata dal Maggiore Henry Rathbone, che era presente nel palco presidenziale con la sua fidanzata Clara Harris e la First Lady Mary Todd Lincoln. Rathbone venne pugnalato da Booth allorché lo sbigottito ufficiale si lanciò verso l'assassino.

Booth fuggì dal palco presidenziale saltando sul palcoscenico dove impugnando il coltello gridò Sic semper tyrannis (parole che si ritengono pronunciate da Bruto quando pugnalò Cesare), altri testimoni sostengono che aggiunse "Ce l'ho fatta, il Sud è vendicato!"[18][19] Diversi altri riferiscono che l'assassino nel saltare sul palcoscenico si ferì ad una gamba urtando contro una bandiera della U.S. Treasury Guard. Lo storico Michael W. Kauffman ha messo in dubbio questa leggenda nel suo libro, American Brutus: John Wilkes Booth and the Lincoln Conspiracies, scrivendo che quanto riferito da testimoni oculari circa la precipitosa fuga di Booth dal palcoscenico è incompatibile con il fatto che avesse una gamba ferita in quel frangente. Kauffman sostiene che Booth si ferì più tardi quella notte durante la fuga allorché il suo cavallo inciampò e rovinò su di lui, pertanto egli definisce la pretesa di Booth una esagerazione per far apparire eroico il suo comportamento.

Ricercato per l'assassinio di Abramo Lincoln[modifica | modifica sorgente]

Manifesto con la taglia offerta per Booth, Surratt e Herold

Booth, accompagnato da David Herold, si diresse da Washington verso il Maryland, fermandosi all'alba del 15 aprile presso la casa del dottor Samuel Mudd, per farsi curare la gamba ferita. Mudd in seguito venne arrestato e giudicato per cospirazione da un tribunale militare che lo condannò all'ergastolo da scontare nella prigione di Fort Jefferson nelle isole Dry Tortugas, ad ovest di Key West in Florida. Mudd venne graziato nel 1869. Booth rimase sorpreso della poca partecipazione dimostrata per la sua azione, e scrisse nel suo diario il 21 aprile, cinque giorni prima della sua cattura: Mentre tutti si scagliano contro di me, sono qui in preda alla disperazione. E perché? Per aver fatto ciò che Bruto si onorò di aver fatto;... E solo perché ho colpito a morte un tiranno vengo considerato alla stregua di un volgare tagliagole.

I soldati dell'Unione, agli ordini del tenente Edward P. Doherty del 16º Reggimento Cavalleria "New York", inseguirono Booth lungo il sud Maryland ed oltre i fiumi Potomac e Rappahannock dirigendosi verso la fattoria di Richard Garrett, a sud di Port Royal, Contea di Caroline, nello Stato della Virginia. Booth e il suo compagno David E. Herold, erano stati accompagnati alla fattoria da William S. Jett, un ex soldato semplice del 9º Cavalleria "Virginia", che essi avevano incontrato prima di attraversare il Rappahannock.

Morte di Booth[modifica | modifica sorgente]

Alle prime luci dell'alba del 26 aprile 1865, i soldati raggiunsero Booth. Intrappolato in un fienile di proprietà di Richard H. Garrett, David Herold si arrese. Booth rifiutò di arrendersi ed Everton Conger ordinò ai soldati di incendiare il deposito. Il colonnello Gonger del servizio segreto sparò a Booth ferendolo mortalmente al collo; contrariamente a quanto riportato egli non contravenne agli ordini poiché non era stato impartito nessun ordine di non fare fuoco.

Booth venne trascinato fuori dal deposito in fiamme e morì all'età di 26 anni sul portico della vicina cascina. Il proiettile aveva leso il midollo spinale paralizzandolo. Negli ultimi momenti, si dice che abbia sospirato "dite a mia madre che sono morto per la mia patria". Chiedendo poi che gli sollevassero le sue mani verso il viso, guardandole Booth articolò le sue ultime parole: "Inutile, inutile". Nelle tasche di Booth furono trovati una bussola, una candela, foto di cinque donne sopra quella della sua fidanzata Lucy Hale e il suo diario, dove egli aveva scritto riguardo all'uccisione di Lincoln: "La nostra patria deve a lui tutte le sue sventure, per questo Dio mi ha fatto suo strumento di punizione."

Il corpo di Booth fu avvolto in una coperta e legato sul lato di un vecchio carro merci per essere trasportato a Belle Plain dove venne caricato sulla corazzata USS Montauk per essere condotto nel cantiere navale di Washington per l'identificazione e l'autopsia. Il corpo, dopo queste formalità, venne seppellito in un deposito del vecchio penitenziario; in seguito, quando il penitenziario venne raso al suolo, il 1° di ottobre del 1867, il corpo venne traslato in un magazzino dell'arsenale di Washington. Nel 1869 i resti vennero di nuovo identificati prima di essere resi alla famiglia di Booth, che provvide alla sepoltura nel Cimitero di Greenmount a Baltimora con una cerimonia officiata da Fleming James, ministro della Chiesa Episcopale, alla presenza di più di 40 persone.[20]

Teorie sulla "latitanza di Booth"[modifica | modifica sorgente]

Insegna di sito storico sulla U.S. Route 301 vicino Bowling Green, Virginia

Uno dei primi divulgatori di tali teorie fu Finis L. Bates che sostenne di aver incontrato Booth a Granbury nel Texas negli anni settanta dell'Ottocento e successivamente di aver avuto a disposizione il corpo di Booth dopo che questi si suicidò ad Enid in Oklahoma nel 1903. Egli portò in giro il corpo mummificato per le fiere paesane e nel 1907, per convalidare tutto ciò, pubblicò il libro The Escape and Suicide of John Wilkes Booth.

Altri sostennero che non era Booth quello che venne catturato nella fattoria di Garrett, bensì una controfigura di nome James William Boyd che venne ucciso in sua vece. In questo scenario, il governo fece grandi sforzi per smentire questi spropositi. La maggior parte degli storici considerano tali teorie prive di ogni fondamento.

Nel 1977 venne pubblicato il libro The Lincoln Conspiracy che fornisce dettagli sull'assassinio di Lincoln, sul complotto Boyd e sulla latitanza di Booth. The Curse of Cain: The Untold Story of John Wilkes Booth, pubblicato nel 1998, ribadisce il fatto che Booth sarebbe scampato alla cattura cercando rifugio in Giappone e rientrato negli Stati Uniti dove trovò la fine nel 1903 in Enid, Oklahoma. Secondo altri ancora, Booth visse agli inizi del Novecento nel Missouri. In anni recenti, si tentò per vie legali di far riesumare i presunti resti di Booth in modo da condurre un riconoscimento tramite sovrapposizione di immagini fotografiche. Questa richiesta venne respinta dal giudice Joseph H. H. Kaplan della Ciruit Court di Baltimora, che, fra le altre cose, sottolineò "l'inattendibilità della poco convincente teoria sostenuta dai firmatari" come uno degli elementi principali della decisione pronunciata. La corte degli appelli speciali del Maryland confermò la sentenza.[21] Dai documenti della FBI che furono resi pubblici non si evince alcuna informazione che possa sostenere la teoria della latitanza.[22][23][24]

Teorie sul complotto[modifica | modifica sorgente]

Il giorno 26 aprile 1865, sul corpo di John Wilkes Booth venne rinvenuto un libriccino rosso che in realtà era un'agendina del 1864 utilizzata come diario. L'agendina veniva stampata e venduta da un cartolaio di St. Louis di nome James M. Crawford. Il libriccino misurava 15 per 9 cm e conteneva 5 foto di donne. Le annotazioni di Booth nel diario vennero probabilmente scritte fra il 17 e il 22 aprile 1865.

Un alone di mistero circonda questo diario. Il colonnello Everton Conger prelevò il libriccino e lo portò a Washington dove lo consegnò a Lafayette C. Baker, capo della sicurezza al Dipartimento della guerra. Baker, a sua volta, consegnò il diario al Ministro della guerra Edwin Stanton. Il diario non venne prodotto come prova nel processo contro i cospiratori tenutosi nel 1865. Nel 1867 il diario venne "ri-scoperto" in uno schedario "dimenticato" del ministero e si presentava mancante di 18 pagine.

Nel corso degli anni si sono susseguite infinite speculazioni su queste pagine mancanti e si è giunti anche a parlare di un loro ritrovamento. Nonostante tutto, esse sono ufficialmente mancanti. Due pagine del diario vennero staccate dallo stesso Booth ed usate per scrivere il 24 aprile 1865 dei messaggi al Dr. Richard H. Stuart. Fare ipotesi circa il loro contenuto, ne rende interessante la lettura, tuttavia è una ricerca inutile visto che nessuno sa cosa ci fosse o meno scritto nelle rimanenti pagine mancanti.

Il diario di Booth è oggi visibile presso il Teatro Ford di Washington. Per maggiori informazioni su di esso si vedano le pp. 155–159 del libro "Right or Wrong, God Judge Me" contenente gli scritti di John Wilkes Booth pubblicati a cura di John Rhodehamel e Louise Taper.

Il film della Disney Il mistero delle pagine perdute poggia le sue radici sulla storia di questo diario.

Nel 2010 è uscito il film The Conspirator che narra la storia dell'assassinio di Lincoln.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nella serie televisiva Bones, David Boreanaz interpreta Seeley J. Booth, uno dei nipoti fittizi di Booth.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Michael W. Kauffman, American Brutus: John Wilkes Booth and the Lincoln Conspiracies, New York, Random House, 2004, pp. 81–82, ISBN 0-375-50785-X.
  2. ^ Gene Smith, American Gothic: the story of America’s legendary theatrical family, Junius, Edwin, and John Wilkes Booth, New York, Simon & Schuster, 1992, p. 23, ISBN 0-671-76713-5.
  3. ^ Kauffman, American Brutus, p. 87.
  4. ^ The Milton Boarding School building in Sparks, Maryland, which John Wilkes Booth once attended, still stands and is now the Milton Inn restaurant.
  5. ^ Clarke, pp. 39–40.
  6. ^ Smith, pp. 61–62.
  7. ^ Kauffman, American Brutus, p. 95.
  8. ^ Thomas B. Allen, The Blue and the Gray, Washington, D.C., National Geographic Society, 1992, p. 41, ISBN 0-87044-876-5.
  9. ^ Kauffman, American Brutus, pp. 81 and 137.
  10. ^ Stefan Lorant, The Life of Abraham Lincoln, New American Library, 1954, p. 250, LCCN 56027706.
  11. ^ Smith, p. 109.
  12. ^ Wilson, p. 43.
  13. ^ Kauffman, American Brutus, pp. 131 and 166.
  14. ^ Bishop, p. 72.
  15. ^ Goodrich, pp. 37–38.
  16. ^ Goodrich, pp. 39 and 97.
  17. ^ Kauffman, American Brutus, p. 227.
  18. ^ Smith, p. 154.
  19. ^ Goodrich, p. 97.
  20. ^ Kauffman, M. "Fort Lesley McNair and the Lincoln Conspirators." Lincoln Herald 80 (1978):176-188
  21. ^ Francis J. Gorman, Exposing the Myth that John Wilkes Booth Escaped.
  22. ^ FBI, John Wilkes Booth. (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2004).
  23. ^ Kauffman, M."Historians Oppose Opening of Booth Grave," Civil War Times, May-June 1995
  24. ^ Virginia Eleanor Humbrecht Kline and Lois White Rathbun v. Green Mount Cemetery, Case no. 94297044/CE187741, Baltimore City Circuit Court (1995)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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