Mulatto

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Con il termine mulatto (dallo spagnolo e portoghese mulato) venivano definiti in origine, nell'America latina, gli individui che nascevano dall'unione fra i conquistadores o coloni europei, tipicamente spagnoli e portoghesi, e le popolazioni deportate dall'Africa come schiavi.

Attualmente in diversi Paesi i mulatti vengono considerati un'etnia a sé stante, con peculiarità proprie non attribuibili né alla cultura Africana, né a quella Europea.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Pianegiani, il termine deriva dall'arabo movallad o muallad, passato attraverso lo spagnolo mulàto e in origine indicava chi era nato da padre arabo e madre straniera, mentre la derivazione da mulo avrebbe avuto influenza solo nella corrispondente voce francese.[1]

In lingua inglese è considerato arcaico e financo offensivo.[2]

Nella cultura italiana il termine è di uso comune e di significato neutrale, poiché l'eventuale etimologia legata a mulo non è normalmente sentita, né ricordata mentre si parla. Probabilmente questo avviene perché il suffisso -atto non è produttivo (come invece -accio, -one, -etto, che sono usati quotidianamente). Dunque la parola mulatto viene interpretata come un blocco unico, senza legame col vocabolo originario (cfr. invece muletto, di etimo palese). In conclusione, mentre in inglese la parola mulatto viene sentita immediatamente come straniera, e se ne forza l'esplicitazione di significato ed etimologia, in italiano termini come meticcio e mulatto non rappresentano complimento né offesa; tranne eventualmente in chi riceve.[senza fonte]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I mulatti, che presentano carnagione bruna con occhi scuri e capelli solitamente scuri e ricci, erano la tipologia primaria di interazione tra le genti europee e schiavi africani deportati, con tutta una stratificazione gerarchica sociale derivante dal grado di mescolanza delle due etnìe, descritta e standardizzata a partire dal XVI secolo nelle Caste Coloniali del Nuovo Mondo. Attualmente molte comunità sudamericane in Brasile e Caraibi, che sono frutto di secoli di convivenza tra i discendenti degli schiavi neri africani e i coloni europei, costituiscono la maggioranza della popolazione locale.

America Latina e Caraibi[modifica | modifica wikitesto]

I mulatti rappresentano una porzione significativa di diversi Paesi latinoamericani e caraibici:

Un caso a parte è rappresentato dal Messico: dei circa 200.000 schiavi africani che vi furono deportati in epoca coloniale, oggi non rimangono più molte tracce, dato che essi furono pressoché completamente assorbiti dalla maggioranza meticcia di origini europee e amerindie.

Haiti[modifica | modifica wikitesto]

Ad Haiti, ex colonia francese, i mulatti rappresentano oggi una porzione della popolazione molto più contenuta rispetto ad altri Paesi latinoamericani (come accade, ad esempio, nella vicina Repubblica Dominicana).

In epoca coloniale, i mulatti costituivano una classe a sé stante, nota come gens de couleur: spesso colti e benestanti, in diversi casi possedevano schiavi africani. Il loro atteggiamento nei confronti della schiavitù fu perciò ambivalente: se molti presero parte alla repressione della maggioranza nera, altri si distinsero invece nell'opera di abolizione della schiavitù (è il caso, ad esempio, di Nicolas Suard).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ottorino Pianigiani, Mulatto,Mulazzo in Vocabolario etimologico della lingua italiana di Ottorino Pianigiani. URL consultato il 7 gennaio 2013.
  2. ^ Dave Zirin, Sherry Wolf, Stop The Savage Sports Sex Scares, The Nation, 15 settembre 2009. URL consultato il 7 gennaio 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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