Nonviolenza

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Manifestazione nonviolenta del movimento anti-nucleare a Parigi (1995)

La nonviolenza (dal sanscrito ahimṣā «non violenza», «assenza del desiderio di nuocere o uccidere») è un metodo di lotta politica che consiste nel rifiuto di ogni atto di violenza, in primo luogo contro i rappresentanti e i sostenitori del potere cui ci si oppone, ma anche disobbedendo a determinati ordini militari (obiezione di coscienza), articolando la propria azione in forme di disobbedienza, boicottaggio e non collaborazione (resistenza nonviolenta).[1]

Il principio venne teorizzato negli anni '20 del Novecento dal Mahatma Gandhi e applicato dal movimento anticoloniale indiano, che lo ricollegava al principio di origine induista e buddhista dell'ahimṣā, ed ebbe un peso notevole per il successo del movimento indipendentistico indiano. All'esempio di Gandhi si sono richiamati esplicitamente Martin Luther King e diversi movimenti pacifisti, ecologisti e per i diritti civili, soprattutto a partire dagli anni '60.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Nonviolenza è la traduzione letterale del termine sanscrito ahimṣā, composto da a privativa e himsa «danno, violenza»; la parola implica una sfumatura intenzionale che si potrebbe rendere con «assenza del desiderio di nuocere, uccidere». Il concetto è nato in ambito orientale e soprattutto il Buddhismo in India e il Taoismo in Cina ne sono stati i migliori interpreti e teorici. Concetti alternativi, per esempio "innocenza", non sono confacenti al significato originario, che si caratterizza eticamente nella volontà specifica di non-fare danno a chiunque né alla natura in ogni sua espressione.

Storia del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto etico di nonviolenza è tipico del mondo orientale e trova le sue migliori espressioni in ambito indiano nel buddhismo e nel jainismo, in quello cinese nel taoismo. In questo, che è in buona sostanza una religione della natura il concetto di wu wei (無為, 无为) ne è fondamentale. Il wu wei è anzi un precetto che riguarda il tassativo "non agire" in nessun modo a danno della natura. Lo scopo del principio del wu wei è la nonviolenza nei confronti della natura in generale e in particolare verso ogni essere vivente al fine di conservare il perfetto equilibrio, il Tao, del mondo nella sua interezza.

Gandhi e Tolstoj

«Quarant'anni fa, mentre attraversavo una grave crisi di scetticismo e dubbio, incappai nel libro di Tolstoj Il regno di Dio è dentro di noi, e ne fui profondamente colpito. A quel tempo credevo nella violenza. La lettura del libro mi guarì dallo scetticismo e fece di me un fermo credente nell'ahimsā. Quello che più mi ha attratto nella vita di Tolstoj è il fatto che egli ha praticato quello che predicava e non ha considerato nessun prezzo troppo alto per la ricerca della verità. Fu l'uomo più veritiero della sua epoca. La sua vita fu una lotta costante, una serie ininterrotta di sforzi per cercare la verità e metterla in pratica quando l'aveva trovata. [...] Fu il più grande apostolo della non-violenza che l'epoca attuale abbia dato. Nessuno in Occidente, prima o dopo di lui, ha parlato e scritto della non-violenza così ampiamente e insistentemente, e con tanta penetrazione e intuito. [...] La vera ahimsa dovrebbe significare libertà assoluta dalla cattiva volontà, dall'ira, dall'odio, e un sovrabbondante amore per tutto. La vita di Tolstoj, con il suo amore grande come l'oceano, dovrebbe servire da faro e da inesauribile fonte di ispirazione, per inculcare in noi questo vero e più alto tipo di ahimsa
(Mahatma Gandhi[2])

Il Mahatma Gandhi, rifacendosi alla dottrina tolstojana della "non resistenza al male", utilizzava l'espressione non-violenza per porre l'accento su ciò che di negativo (la violenza) bisognava sforzarsi di eliminare al fine di costruire un mondo di pace: «In effetti la stessa espressione “non-violenza”, un'espressione negativa, sta ad indicare uno sforzo diretto ad eliminare la violenza».[3]

In Italia è stato Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento, a proporre di scrivere la parola senza il trattino separatore, per sottolineare come la nonviolenza non sia semplice negazione della violenza bensì un valore autonomo.

D'altra parte, già l'espressione "resistenza passiva" non veniva condivisa da Gandhi, che preferiva parlare della non-violenza come di una "resistenza attiva" contro il male.
Inoltre Gandhi voleva che fosse coniata una parola indiana per il movimento di indipendenza del suo Paese. Satyagraha fu la parola che infine venne scelta. Letteralmente significa forza della verità (Satya: Verità, graha: forza). Gandhi adottò tale termine distinguendo la “nonviolenza del debole” (di chi non ricorre alle armi per pura viltà) dalla “nonviolenza del forte” (di chi può usare la violenza, ma preferisce ricorrere alla forza dell'amore); solo la seconda era per Gandhi vera non-violenza e satyagraha.

Come già per Tolstoj, anche secondo Gandhi e Capitini l'autentico nonviolento non può rivelarsi tale solamente nei riguardi degli altri esseri umani, ma deve esserlo anche nei confronti degli animali. Perciò, siccome nonviolenza significa non-uccidere (ed evitare di essere conniventi con delle uccisioni), questi tre padri della nonviolenza erano convinti vegetariani.[4]

Il termine non-violenza, nell'accezione gandhiana, fu utilizzato anche da Simone Weil[5] e risalì poi alla ribalta mondiale grazie alle prediche di Martin Luther King.

Il 30 gennaio di ogni anno, per l'anniversario della morte di Gandhi, viene praticata la Giornata Scolastica della Non-violenza e della Pace (DENIP), istituita nel 1964.

Il 10 novembre 1998 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il primo decennio del XXI secolo e del III millennio, gli anni dal 2001 al 2010, Decennio internazionale di promozione di una cultura della nonviolenza e della pace a profitto dei bambini del mondo.

Nel 2007 l'ONU ha dichiarato il 2 ottobre (giorno di nascita di Gandhi) Giornata Mondiale per la Nonviolenza.

Difesa civile non armata e nonviolenta DCNAN[modifica | modifica wikitesto]

Con le Sentenze della Corte costituzionale n. 164 del 1985 e n. 228 del 2004 si è sancito che il dovere Costituzionale dei cittadini della Difesa della Patria, può venire svolto in maniera equivalente con modalità diverse e/o estranee alla Difesa militare. Con DPCM del 18 febbraio 2004 è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un Comitato di consulenza per la difesa civile non armata e nonviolenta (DCNAN)[6].

I vari ambiti di intervento dei peacekeeper, detti anche operatori di pace[7]:

  • prevenzione dei conflitti (conflict prevention).
  • edificazione della pace (peace making).
  • mantenimento della pace (peacekeeping).
  • assistenza umanitaria (humanitarian aid).
  • consolidamento della pace (peace building).

Esempi sono i Corpi Civili di Pace, i Caschi Bianchi.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Voce dell'Enciclopedia Treccani Online
  2. ^ Mahatma Gandhi, Antiche come le montagne, ed. di Comunità, Milano 1963, pp. 234-235.
  3. ^ Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza, p.77
  4. ^ Citazioni sul vegetarismo di Tolstoj, Gandhi, Capitini e altri
  5. ^ In L'ombra e la grazia (Bompiani, 2002) la Weil scrive: «Sforzarsi di sostituire sempre più nel mondo la non-violenza efficace alla violenza».
  6. ^ http://www.serviziocivile.gov.it/smartFiles_Data/b77792b9-3b3d-4c5a-bb1a-508e32fc9372_DCNAN%2030%20gen%2006.pdf
  7. ^ http://www.pacedifesa.org/public/documents/I%20Quaderni_n.1.08.pdf
  8. ^ Introduzione

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., I movimenti per la pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1989
  • AA. VV., Nonviolenza in cammino. Storia del Movimento Nonviolento dal 1962 al 1992, Edizioni del movimento nonviolento, Verona, 1998
  • AA. VV., Agire la nonviolenza. Prospettive di liberazione nella globalizzazione, Atti del convegno del Partito della Rifondazione Comunista, San Servolo 28-19 febbraio 2004, Venezia.
  • Hannah Arendt, Sulla violenza, Pratiche, Parma, 2001
  • J. Bennet, La resistenza contro l'occupazione tedesca in Danimarca, Edizioni del Movimento Nonviolento, Perugia, 1979.
  • Id., Resistenza nonviolenta in Norvegia sotto, Perugia, 1979.
  • Norberto Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, il Mulino, Bologna, 1997.
  • Brock-Utne B., La pace è donna, EGA Editore, Torino, 1991.
  • Aldo Capitini, Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano, 1989.
  • Id., Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, 1991.
  • Catarci M., Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2007.
  • Cozzo A., Conflittualità nonviolenta. Filosofia e pratiche di lotta comunicativa, Mimesis, 2004.
  • Diodato R., Pacifismo, Editrice Bibliografica, Milano, 1995.
  • Gallie W.B., Filosofie di pace e di guerra, Il Mulino, Bologna, 1993.
  • Johan Galtung, Ci sono alternative! Quattro strade per la sicurezza, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1987.
  • Id., Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1987.
  • Id., Pace con mezzi pacifici, Esperia, Milano, 2000.
  • López Martínez, Mario, Política sin violencia. La Noviolencia como humanización de la política, 2010, Loja (Ecuador), Ed. UTPL (Universidad Técnica Particular de Loja), pp. 534, ISBN 978-9942-00-791-9.
  • Mohandas Karamchand Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino, 1996.
  • Id., Antiche come le montagne, Mondadori, Milano, 1993.
  • Giuseppe Lanza del Vasto, Che cos'è la non violenza, Jaca Book, Milano, 1978.
  • Manara F. C., Una forza che dà vita. Ricominciare con Gandhi in un'età di terrorismi, UNICOPLI, Milano, 2006.
  • Marrone A. e Sansonetti P., Né un uomo né un soldo, Baldini Castoldi Dalai, 2003.
  • Muller J.M., Significato della nonviolenza, Edizioni del Movimento Nonviolento (Quaderni di azione nonviolenta n.7) Torino
  • Id., Simone Weil. L'esigenza della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1994
  • Id., Lessico della nonviolenza, Satyagraha editrice, 1992
  • Id., Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, Traduzione di Enrico Peyretti, Prefazione di Roberto Mancini, Plus, Pisa University Press, 2004
  • Pontara G., Introduzione a Gandhi M.K.: Teoria e pratica della nonviolenza. Dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine mondiale, Einaudi, Torino, 1996.
  • Giovanni Salio, Il potere della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1995.
  • Id., Le guerre del golfo, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1991.
  • Salvatore A., Il pacifismo, Carocci, Roma 2010.
  • Sémelin J., Senz'armi di fronte a Hitler, Edizioni Sonda, Torino, 1991
  • Sharp G., Politica dell'azione nonviolenta, EGA, Torino, 1985-1997.
  • Silo, Opere Complete I e II, Edizioni Multimage, Firenze, 2003.
  • Smith - Christopher D.L., La Nonviolenza nelle religioni, Emi, Bologna, 2004
  • Vaccaro,Hedi-Giampietro,Giulio, Giorgio scopre la Nonviolenza, edizioni Paoline 1985
  • Antonio Vigilante, Il pensiero nonviolento, Edizioni del Rosone, Foggia 2004.
  • Simone Weil, Sulla guerra, Pratiche, Parma, 1996.

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