Aldo Capitini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Aldo Capitini

Aldo Capitini (Perugia23 dicembre 1899 – Perugia19 ottobre 1968) è stato un filosofo, politico, antifascista ed educatore italiano. Fu uno tra i primi in Italia a cogliere e a teorizzare il pensiero gandhiano, al punto da essere appellato come il Gandhi italiano[1].

« Io non dico: fra poco o molto tempo avremo una società che sarà perfettamente nonviolenta... a me importa fondamentalmente l'impiego di questa mia modestissima vita, di queste ore o di questi pochi giorni; e mettere sulla bilancia intima della storia il peso della mia persuasione »
(da: Aldo Capitini - Elementi di un'esperienza religiosa - 1937)
« Col vegetarianesimo si decide di rinunciare al cibo che comporti uccisione di animali; e con ciò stesso muta il nostro modo di avvicinarci ad essi, il nostro modo di considerarli [...]. Questa "sospensione" introdotta nella leggerezza sterminatrice e nella freddezza utilitaria si riflette in accrescimento di valore interiore. Io [...] mi decisi al vegetarianesimo nel 1932, quando, nell'opposizione al fascismo, mi convinsi che l'esitazione ad uccidere animali avrebbe fatto risaltare ancora meglio l'importanza del rispetto dell'esistenza umana. »
(da: Aldo Capitini - Il problema religioso attuale - 1948)

Indice

[modifica] Cenni biografici

Nato in una famiglia modesta, Capitini si dedica dapprima agli studi tecnici per necessità economiche e, in seguito, a quelli letterari come autodidatta. La madre lavora come sarta e il padre è impiegato comunale, custode del campanile municipale. Ritenuto inabile al servizio militare per ragioni di salute, non partecipa alla prima guerra mondiale. Dopo gli studi della scuola tecnica e dell'istituto per ragionieri, dai 19 ai 21 anni si dedica alla lettura dei classici latini e greci, studiando da autodidatta anche dodici ore al giorno, dando così inizio al suo lavoro ininterrotto di approfondimento interiore e filosofico.

In questi anni legge D'Annunzio, Marinetti, Boine, Slataper, Jahier, Ibsen, Leopardi, Manzoni, la Bibbia, Gobetti, Michelstaedter, Kant, Kierkegaard, profondamente influenzato dal Vangelo, Francesco d'Assisi, Mazzini, Tolstoj e Gandhi.

Nel 1924 vince una borsa di studio presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, nel curriculum universitario di Lettere e Filosofia.

Nel 1929 Capitini critica aspramente il concordato con la Chiesa cattolica, da lui giudicato una "merce di scambio" per ottenere da Pio XII e dalle gerarchie ecclesiali un atteggiamento "morbido" nei confronti del fascismo. In uno dei suoi libri arriva ad affermare che "se c'è una cosa che noi dobbiamo al periodo fascista è di aver chiarito per sempre che la religione è una cosa diversa dall'istituzione".

Nel 1930 viene nominato segretario della Normale di Pisa. Durante il periodo trascorso a Pisa, Capitini matura la scelta del vegetarianesimo come estrema conseguenza della scelta di non uccidere, e ogni suo pasto alla mensa della Normale diventa un comizio efficace e silenzioso.

Nel 1931 è tra i 14 docenti universitari che rifiutarono di prestare il Giuramento di fedeltà al Fascismo, e venne per questo motivo allontanato dall'insegnamento assieme agli altri docenti obiettori.

Nel periodo di tempo tra il 1932 e il 1934 Capitini compì frequenti viaggi a Roma, Firenze, Bologna, Torino e Milano per incontrare numerosi amici antifascisti e intessere in questo modo una fitta rete di contatti.

Nell'autunno del 1936 Capitini frequenta la casa di Benedetto Croce, a cui consegna un pacco di dattiloscritti intitolato Elementi di un'esperienza religiosa, che Croce farà pubblicare nel gennaio dell'anno seguente presso l'editore Laterza di Bari. In poco tempo gli Elementi diventano uno tra i principali riferimenti letterari della gioventù antifascista.

In seguito alla larga diffusione del suo libro, Capitini promuove assieme a Guido Calogero un movimento culturale che negli anni successivi cercherà di trasformare in un progetto politico le idee di libertà individuale e di uguaglianza sociale contenute negli "Elementi". Nasce così nel 1937 il Movimento Liberalsocialista, in un anno segnato dall'assassinio dei Fratelli Rosselli, dalla morte di Antonio Gramsci e da una forte ondata di violenza repressiva contro l'opposizione antifascista. Alle attività del movimento collaborano, tra gli altri, Ugo La Malfa, Pietro Amendola, Norberto Bobbio e Pietro Ingrao.

Nel febbraio 1942 la polizia fascista effettua una retata nel corso di una riunione del gruppo dirigente liberalsocialista, in seguito alla quale Capitini e gli altri partecipanti alla riunione vengono rinchiusi nel carcere fiorentino delle Murate. Dopo quattro mesi Capitini viene rilasciato, grazie alla sua fama di "religioso". "Quale tremenda accusa contro la religione, se il potere ha più paura dei rivoluzionari che dei religiosi", commenterà più tardi. Nel maggio 1943 Capitini viene nuovamente arrestato, questa volta nel carcere di Perugia, e viene definitivamente liberato col 25 luglio.

Nell'agosto del 1943 nasce il Partito d'Azione, la cui dirigenza proviene direttamente dalle file del liberalsocialismo. Capitini rifiuta di aderire a qualsiasi partito, poiché a suo giudizio "il rinnovamento è più che politico, e la crisi odierna è anche crisi dell'assolutizzazione della politica e dell'economia". Per il suo rifiuto di collocarsi all'interno delle logiche dei partiti, Capitini rimane escluso sia dal Comitato di Liberazione Nazionale che dalla Costituente, pur avendo dato la sua impronta indelebile alla nascita della Repubblica con il suo lavoro culturale, politico, filosofico e religioso di opposizione morale al fascismo.

Nel 1944 Capitini cerca di realizzare un primo esperimento di democrazia diretta e di decentralizzazione del potere, fondando a Perugia il primo Centro di Orientamento Sociale (COS), un ambiente progettuale e uno spazio politico aperto alla libera partecipazione dei cittadini, uno "spazio non violento, ragionante, non menzognero", secondo la definizione data dallo stesso Capitini. Durante le riunioni del COS i problemi di gestione delle risorse pubbliche vengono discussi liberamente assieme agli amministratori locali, invitati a partecipare al dibattito per rendere conto del loro operato e per recepire le proposte dell'assemblea, con l'obiettivo di far diventare "tutti amministratori e tutti controllati". A Partire da Perugia, i COS si moltiplicano in diverse città d'Italia: Ferrara, Firenze, Bologna, Lucca, Arezzo, Ancona, Assisi, Gubbio, Foligno, Teramo, Napoli e in moltissimi altri luoghi.

I Centri di Orientamento Sociale si sono diffusi sul territorio nazionale, scontrandosi tuttavia con l'indifferenza della sinistra e con l'aperta ostilità della Democrazia Cristiana, che impediscono l'affermazione su scala nazionale dell'autogoverno e della decentralizzazione del potere sperimentati con successo nelle riunioni dei COS.

Nel primo dopoguerra Capitini diventa rettore dell'università per stranieri di Perugia, un incarico che sarà costretto ad abbandonare a causa delle fortissime pressioni della locale Chiesa cattolica. Si trasferisce a Pisa, dove ricopre il ruolo di docente incaricato di filosofia morale presso l'università degli Studi.

Parallelamente all'attività didattica, politica e pedagogica, Capitini prosegue la sua attività di ricerca spirituale e religiosa, promuovendo il Movimento di religione assieme a Ferdinando Tartaglia, un ex-prete cattolico di Firenze. Negli anni che vanno dal 1946 al 1948 il Movimento di religione organizza una serie di convegni con cadenza trimestrale, che culminano con il "Primo congresso per la riforma religiosa" (Roma 13/15 ottobre 1948).

Nel 1948 il giovane Pietro Pinna, dopo aver ascoltato Capitini in un convegno promosso a Ferrara dal movimento di religione, matura la sua scelta di obiezione di coscienza: e' il primo obiettore del dopoguerra. Pinna è processato dal tribunale militare di Torino il 30 agosto 1949 e a nulla serve la testimonianza a suo favore di Aldo Capitini. Pinna subisce una serie di processi, condanne e carcerazioni, fino al definitivo congedo per una presunta "nevrosi cardiaca". Uscito dal circolo vizioso carcere/caserma Pinna diventa un assiduo collaboratore di Capitini.

Dopo l'arresto di Pinna, Capitini promuove una serie di attività per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza, convocando a Roma nel 1950 il primo convegno italiano sul tema.

Nel 1952, in occasione del quarto anniversario dell'uccisione di Gandhi, Capitini promuove un convegno internazionale e fonda il primo "Centro per la nonviolenza". Sempre nel 1952 Capitini aggiunge ai Centri di Orientamento Sociale il "Centro di Orientamento Religioso" (COR), fondato a Perugia con l'aiuto di Emma Thomas (una quacchera inglese di ottant'anni). Il COR è uno spazio aperto, in cui trova espressione la religiosità e la fede di tutte le persone, i movimenti e i gruppi che non trovavano posto nel Cattolicesimo preconciliare. Lo scopo dei COR era quello di favorire la conoscenza delle religioni diverse dalla cattolica, e di stimolare i cattolici stessi ad un approccio più critico e impegnato alle questioni religiose.

La Chiesa locale vieta la frequentazione del Centro di Orientamento Religioso, e quando nel 1955 Capitini pubblica "Religione Aperta" il libro viene immediatamente inserito nell'Indice dei libri proibiti. Nonostante l'ostracismo delle alte gerarchie ecclesiali, Capitini stabilisce ugualmente degli efficaci rapporti di collaborazione con alcuni cattolici come Don Lorenzo Milani e Don Primo Mazzolari.

Creò inoltre i COR (Centri di Orientamento Religioso) ed il Movimento di Religione, in collaborazione con Ferdinando Tartaglia, singolare figura di sacerdote scomunicato ed audace teologo, il cui pensiero ha significativi punti di contatto con quello di Capitini.

Nel settembre del 1952 Capitini organizza un convegno su "La nonviolenza riguardo al mondo animale e vegetale" e fonda la "Società vegetariana italiana", attualmente "Associazione vegetariana italiana".

La polemica tra Capitini e la Chiesa Cattolica continua anche dopo il Concilio Vaticano II, con la pubblicazione del libro "Severità religiosa per il Concilio".

A partire dal 1956 Capitini insegna all'Università di Cagliari come docente ordinario di Pedagogia, e nel 1965 ottiene un definitivo trasferimento a Perugia. Nel marzo 1959 è tra i fondatori dell'ADESSPI, l'Associazione di difesa e sviluppo della scuola pubblica in Italia.

Domenica 24 settembre 1961 Capitini organizza la Marcia per la Pace e la fratellanza dei popoli, un corteo nonviolento che si snoda per le strade che da Perugia portano verso Assisi, una marcia tuttora riproposta con cadenza biennale dalle associazioni e dai movimenti per la pace. In questa occasione viene per la prima volta utilizzata la Bandiera della pace, simbolo dell'opposizione nonviolenta a tutte le guerre. Capitini descrive l'esperienza della marcia nel libro "Opposizione e liberazione": "Aver mostrato che il pacifismo, che la nonviolenza, non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarietà che suscita e nelle noncollaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte, è un grande risultato della Marcia".

Negli ultimi anni della sua vita Capitini fonda e dirige un periodico intitolato "Il potere di tutti", sviluppando i principi di quella che lui chiamava "omnicrazia", la gestione diffusa e delocalizzata del potere che Capitini contrapponeva al centralismo dei partiti. In questi anni Capitini fonda il "Movimento nonviolento per la Pace", attivo ancora oggi, e il mensile "Azione nonviolenta", l'organo di stampa del movimento, che attualmente viene pubblicato a Verona.

Il 19 ottobre 1968 Aldo Capitini muore circondato da amici e allievi, dopo aver subito un intervento chirurgico che consuma le sue ultime energie. Il 21 ottobre il leader socialista Pietro Nenni scrive una nota sul suo diario: "È morto il prof. Aldo Capitini. Era una eccezionale figura di studioso. Fautore della nonviolenza, era disponibile per ogni causa di libertà e di giustizia. (...) Mi dice Pietro Longo che a Perugia era isolato e considerato stravagante. C'è sempre una punta di stravaganza ad andare contro corrente, e Aldo Capitini era andato contro corrente all'epoca del fascismo e di nuovo nell'epoca post-fascista. Forse troppo per una sola vita umana, ma bello".

[modifica] Il pensiero

Aldo Capitini aveva l'abitudine di definirsi un "religioso laico". Egli accomunava la religione alla morale in quanto essa critica la realtà e la spinge al cambiamento in positivo. Quella di Capitini era un'opposizione religiosa al fascismo. Il sentimento religioso, inoltre, nasce nei momenti di difficoltà e sofferenza, in particolare nel rapporto individuale con la morte.

L'idea di laicità nasceva dal distacco di Capitini dalla chiesa cattolica, complice del regime: egli sosteneva che col concordato del 1929 la Chiesa avesse legittimato il potere di Mussolini dimenticando le violenze squadriste e, in tal modo, lo sostenesse garantendo la sua moralità di fronte alla maggior parte della popolazione che riponeva fiducia nell'istituzione religiosa.

Col termine persuasione, ripreso da Carlo Michelstaedter, Capitini indicava la fede, la profonda credenza in determinati valori ed assunti.

L'apertura è l'opposto della chiusura conservatrice ed autoritaria del fascismo, e l'elevazione dell'anima verso l'alto e verso Dio.

Un concetto chiave nella filosofia capitiniana era la compresenza di tutti gli esseri, dei morti e dei viventi, legati tra loro ad un livello trascendente, uniti e compartecipi nella creazione di valori.

Nella vita sociale e politica la compresenza si traduce in omnicrazia, o governo di tutti, un processo in cui la popolazione tutta prende parte attiva alla decisioni e alla gestione della cosa pubblica.

Non può mancare il concetto di nonviolenza, un ideale nobile, sinonimo di amore, coerenza di mezzi e fini, la forza in grado di sconfiggere il fascismo.

Il liberalsocialismo di Capitini e di Guido Calogero si sviluppa in modo autonomo dal socialismo liberale di Carlo Rosselli. Si forma infatti in un periodo posteriore, quando il regime fascista è vicino al collasso, nell'ambiente dei giovani crociani che hanno studiato ed insegnato alla Normale di Pisa, mentre il pensiero di Rosselli, che lo precede temporalmente, essendosi forgiato nel fuoco della lotta antifascista, in Italia e in Europa, già a partire dagli anni '20, si iscrive in modo diretto nella tradizione socialista. Capitini per liberalismo intende il libero sviluppo personale, la libera ricerca spirituale e produzione di valori. Il socialismo è invece nei suoi intendimenti la realizzazione nel lavoro, l'assistenza fraterna dell'umanità lavoratrice soggetto corale della storia. Anche se "il socialismo liberale di Rosselli […] è una delle eresie del socialismo, mentre il liberalsocialismo è un'eresia del liberalismo" (M. Delle Piane), si può affermare tuttavia che entrambi condividessero la critica dei totalitarismi sia di destra che di sinistra, una visione laica della politica e l'obiettivo di una profonda riforma morale e sociale dell'Italia distrutta dalla guerra. Per un approfondimento, vedi i seguenti testi: G. Calogero, Difesa del liberalsocialismo, Marzorati, Milano, 1972; M. Bovero, V. Mura, F. Sbarberi (a cura di), I dilemmi del liberalsocialismo, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1994; A. Capitini, Liberalsocialismo, e/o, Roma, 1996 (che raccoglie una serie di scritti apparsi fra il '37 e il '49).

L'educazione profetica è quella di colui che, con uno sguardo al futuro, è capace di criticare la realtà sulla base di valori morali, anche a costo di sembrare fuori dal suo tempo.

Con l'espressione civiltà pompeiana-americana intende biasimare la mentalità materialista che vede nel lusso e nel possesso la realizzazione dell'uomo.

Il "tempo aperto" è il tempo libero che ognuno potrebbe destinare alla discussione, alla socializzazione, al raccoglimento, all'elevazione spirituale.

[modifica] Opere

  • 1937 Elementi di un'esperienza religiosa, Laterza, Bari.
  • 1942 Vita religiosa, Cappelli, Bologna.
  • 1943 Atti della presenza aperta, Sansoni, Firenze.
  • 1947 Saggio sul soggetto della storia, La Nuova Italia, Firenze.
  • 1948 Esistenza e presenza del soggetto in Atti del Congresso internazionale di Filosofia (II Vol.), Castellani, Milano.
  • 1948 La realtà di tutti, Arti Grafiche Tornar, Pisa.
  • 1951 L'atto di educare, La Nuova Italia, Firenze.
  • 1955 Religione aperta, Guanda, Modena.
  • 1967 Le tecniche della nonviolenza, Feltrinelli, Milano (rist. Linea D'Ombra, Milano 1989).
  • 1967-1968 Educazione aperta (2 Voll.), La Nuova Italia, Firenze.
  • 1969 Il potere di tutti, La Nuova Italia, Firenze.
  • 1992 Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia

[modifica] Note

  1. ^ Incontro con il "Gandhi" italiano, La Stampa, 22 giugno 1968; Il Gandhi Italiano, Panorama n.372, 1973

[modifica] Bibliografia

  • Rocco Altieri. La rivoluzione nonviolenta. Biografia intellettuale di Aldo Capitini. BFS edizioni
  • Aldo Capitini (a cura di Mario Martini). Scritti filosofici e religiosi. Protagon, Perugia 1994
  • Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini. Assisi, Cittadella, 2004.
  • Alberto de Sanctis, Il socialismo morale di Aldo Capitini (1918-1948), CET, Firenze, 2005.
  • Caterina Foppa Pedretti, Spirito profetico ed educazione in Aldo Capitini. Prospettive filosofiche, religiose e pedagogiche del post-umanesimo e della compresenza, Vita e Pensiero, Milano 2005, pp. 570.
  • Bibliografia di Scritti su Aldo Capitini, a cura di L. Zazzerini, Volumnia, Perugia, 2007.
  • Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini (1926-2007), Vita e Pensiero, Milano 2007, pp. 191.
  • Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, La Nuova Italia, Firenze 2005.
  • Andrea Tortoreto. La filosofia di Aldo Capitini. Dalla compresenza alla società aperta. Firenze, Clinamen, 2005.
  • Antonio Vigilante. La realtà liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini. Foggia, Edizioni del Rosone, 1999.
  • Giacomo Zanga, Aldo Capitini. La sua vita, il suo pensiero, Bresci Editore 1988.
  • Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini. Torino, EGA 2007.

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali