Piero Martinetti

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Piero Martinetti

Piero Martinetti (Pont-Canavese, 21 agosto 1872Cuorgnè, 23 marzo 1943) è stato un filosofo italiano.

Fu professore di filosofia, in particolare filosofia teoretica e morale; si distinse per essere stato uno dei docenti universitari, e l'unico filosofo universitario italiano , che rifiutò di prestare il giuramento di fedeltà al Fascismo.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Famiglia

Pier Federico Giuseppe Celestino Mario Martinetti fu il primo dei quattro figli (tre maschi e una femmina, senza contare una bambina che morì piccolissima) dell'avvocato Francesco Martinetti (1846-1921) e di Rosalia Bertogliatti (1846-1927).

[modifica] Studî

Dopo aver frequentato il Liceo classico Carlo Botta di Ivrea, si iscrisse all'Università di Torino, dove ebbe come insegnanti G. Allievo, R. Bobba, P. D'Ercole[1], G. Flechia[2] e A. Graf[3], laureandosi in filosofia nel 1893 all'età di 21 anni[4], con una tesi su Il Sistema Sankhya. Studio sulla filosofia indiana[5] discussa con Pasquale d'Ercole, docente di filosofia teoretica, pubblicata a Torino da Lattes nel 1896 e, grazie all'interessamento di Giovanni Allievo, vincitrice del Premio Gautieri.[6]

Dopo la laurea Martinetti fece un soggiorno di due semestri presso l'Università di Lipsia[7], dove poté venire a conoscenza del fondamentale studio di Richard Garbe sulla filosofia Sāṃkhya da poco pubblicato[8]. Si può dunque "ipotizzare che tra gli scopi del viaggio vi fosse anzitutto quello di approfondire gli studi indianistici, iniziati a Torino con Giovanni Flechia e Pasquale d'Ercole."[9]

[modifica] L'insegnamento

Martinetti insegnò dapprima filosofia nei licei di Avellino (1899-1900)[10] Correggio (1900-1901), Vigevano (1901-1902), Ivrea (1903-1904) e per finire al Liceo Alfieri di Torino (1904-1905).

Nel 1904 pubblicò la monumentale Introduzione alla metafisica. I Teoria della conoscenza, che - dopo che ebbe conseguito nel 1905 la libera docenza in filosofia teoretica all'Università di Torino - gli valse di vincere il concorso per le cattedre di filosofia teoretica e morale dell'Accademia scientifico-letteraria di Milano (che nel 1923 diventò Regia Università degli Studî) nella quale insegnò dal novembre del 1906 al novembre del 1931.

[modifica] La critica della politica e della guerra

Martinetti fu una singolare figura di intellettuale indipendente, estraneo alla tradizione cattolica come ai contrasti politici che viziarono il suo tempo[11], non aderì nè al Manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile nè al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce. Fu uno dei rari intellettuali che criticò la prima guerra mondiale, scrisse infatti che la guerra è "sovvertitrice degli ordini sociali pratici ed un'inversione di tutti i valori morali [...] dà un primato effettivo alla casta militare che è sia intellettualmente sia moralmente l'ultima di tutte subordinando ad essa le parti migliori della nazione [...] strappa gli uomini ai loro focolari e li getta in mezzo ad una vita fatta di ozio, di violenze e di dissolutezze."[12]

[modifica] La Società di studi filosofici e religiosi

Mentre nelle sue lezioni universitarie sviluppava un sistema di filosofia della religione, il 15 gennaio 1920 Martinetti inaugurò a Milano una Società di studi filosofici e religiosi, formata da un gruppo di amici in "piena e perfetta indipendenza da ogni vincolo dogmatico"[13] dove si riunirono autorevoli intellettuali del panorama filosofico e intellettuale italiano dell'epoca e in cui tenne una serie di conferenze. Le prime conferenze furono tenute da Antonio Banfi e da Luigi Fossati oltre che, naturalmente, da Martinetti, le cui tre conferenze riunite sotto il titolo comune di Il compito della filosofia nell'ora presente segneranno la sua rottura con Giovanni Gentile.[14] Nel febbraio 1926, in seguito ad una denuncia per «vilipendio della eucaristia», presentata da un certo Ricci al rettore Luigi Mangiagalli, dovette sottoscrivere un memoriale in difesa dei propri corsi sulla filosofia della religione.

[modifica] Il Congresso Nazionale di Filosofia del 1926

Nel'aprile 1926, incaricato dalla "Società filosofica italiana", organizzò e presiedette il "VI Congresso Nazionale di Filosofia", che fu sospeso dopo solo due giorni dal rettore e poi chiuso d'imperio dal questore a causa di agitatori politici fascisti e cattolici (Padre Agostino Gemelli[15], fondatore e rettore dell'Università Cattolica, che faceva parte del Comitato organizzatore quale rappresentante dell'Università Cattolica ma che non era tra i relatori)[16]e della partecipazione, fortemente voluta da Martinetti, di Ernesto Buonaiuti, scomunicato "vitandum" dal Sant'Uffizio.[17]

Come scrive Davide Assael[18]:

« Il Congresso rappresentò comunque un atto di indipendenza da parte di intellettuali italiani che non poteva essere ammesso dal regime, determinando così la reazione degli ambienti fascisti. »

[modifica] La Rivista di filosofia

A partire dal 1927 Martinetti fu il direttore della Rivista di filosofia, ma per prudenza il suo nome non vi comparve mai come tale.[19]

[modifica] Il rifiuto del giuramento di fedeltà al Fascismo

Nel dicembre 1931 il ministro dell'educazione nazionale Balbino Giuliano impose ai professori universitari il Giuramento di fedeltà al Fascismo: Martinetti fu uno dei pochi a rifiutare fin dal primo momento[20]

In una lettera ad Adelchi Baratono del 27 dicembre 1931[21]Martinetti scrive:

« Io non ho voluto giurare (e così credo molti degli undici) per un motivo religioso, per non subordinare le cose di Dio alle cose della terra: dove sta per andare il rispetto della coscienza? Ciò è triste e annuncia oscuramente un avvenire triste per tutti, anche per i persecutori. »

Come scrive al proposito Fabio Minazzi[22]

« Martinetti ha infine opposto un netto rifiuto a sottostare al giuramento preteso e voluto dalla dittatura fascista, nel 1931, da tutti i docenti universitari italiani. Giustamente occorre sempre sottrarre, criticamente, questo straordinario gesto martinettiano, invero assai emblematico, da ogni ottundente e vacua retorica antifascista, onde comprenderlo in tutta la sua genesi specifica. Nel caso di Martinetti non può allora essere certamente negato, in sintonia con Franco Alessio, il carattere dichiaratamente religioso di questa sua scelta che, non per nulla, lo ha infine indotto ad essere l'unico filosofo italiano universitario che ha avuto l'incredibile capacità critica di sottrarsi nettamente e senza compromessi all'imposizione del regime fascista. In questa prospettiva Martinetti non ha giurato proprio perché nutriva una particolare percezione critica dello stesso "giuramento" in connessione con i suoi più profondi convincimenti morali che avevano peraltro guidato tutta la sua attività di docente e di filosofo. Tuttavia, nel riconoscere questa precisa matrice religiosa della sua scelta, non deve essere neppure negato il suo specifico valore e il suo preciso significato civile, culturale e anche filosofico. »

[modifica] Il ritiro

In seguito a questo suo rifiuto, Martinetti venne messo in pensione d'autorità, e dal 1932 fino alla morte si dedicò unicamente agli studi personali di filosofia, ritirandosi nella villa di Spineto, frazione di Castellamonte, vicino al suo paese di nascita.[23]In questo lasso di tempo tradusse i suoi classici preferiti (Kant, Schopenhauer), studiò approfonditamente Spinoza e ultimò la trilogia (iniziata con la Introduzione alla metafisica e continuata nel 1928 con La libertà) scrivendo Gesù Cristo e il cristianesimo (1934; Il Vangelo è del 1936; Ragione e fede venne completato nel 1942).

[modifica] L'arresto e il carcere

Dal 15 al 20 maggio 1935 fu incarcerato a Torino per sospetta connivenza con gli attivisti antifascisti di Giustizia e Libertà, benché fosse del tutto estraneo alla congiura antifascista di A. Monti e degli altri intellettuali che facevano riferimento alla casa editrice Einaudi.[24]

[modifica] La morte

Il suo declino fisico cominciò nel settembre 1941, in seguito a una trombosi che menomò le sue capacità mentali, consecutiva ad una caduta accidentale da un pero nella tenuta di Spineto. Affetto da arterite acuta al cervello, fu ricoverato all'ospedale Molinette di Torino, sfollato a Cuorgnè, dove morì il 23 marzo 1943.[25]

[modifica] Il funerale e la cremazione

Nonostante "l'invito del parroco di Spineto di non dare onore alla salma dell'eretico, ateo e scandaloso anche nella morte perché aveva disposto di essere cremato"[26], una diecina di persone seguirono l'autofurgone che portò il corpo di Martinetti alla stazione, da dove partì in treno per Torino, per la cremazione.

[modifica] L' eredità intellettuale

La sua casa di Spineto è attualmente sede della "Fondazione Casa e Archivio Piero Martinetti", che intende promuovere la diffusione del suo pensiero e della sua opera a livello internazionale.

[modifica] Filosofia

La filosofia di Martinetti è un'interpretazione originale dell'idealismo post kantiano, nella linea dell'idealismo razionalistico trascendente che va da Platone a Kant, nel senso di un dualismo panteista trascendente, un'interpretazione che lo avvicina a quel post-kantiano atipico che fu Africano Spir (1837-1890), il quale (ancor più di Kant, Schopenhauer o Spinoza) fu il filosofo preferito di Martinetti, quello a cui fu più particolarmente legato, sul quale scrisse molti studi e un denso saggio monografico steso verso il 1908-1912 (rimasto inedito e pubblicato postumo) e al quale fece consacrare il terzo numero del 1937 della Rivista di filosofia, filosofo che fu come lui profondamente inattuale.

Scrive al proposito Franco Alessio[27]:

« Il carattere speculativo dell'interpretazione di P. Martinetti dipese da particolarissime circostanze. La speculazione di A. Spir esercitò sul pensiero suo un influsso profondo sin dagli inizi; e anche nella costruzione dell'idealismo trascendente di P. Martinetti la speculazione di A. Spir rivestì un peso pressoché decisivo. Oltre che in Kant, in Schopenhauer e in Spinoza, le radici e la linfa dell'idealismo di P. Martinetti si trovano nella speculazione di A. Spir. In nessun altro pensatore A. Spir occupò tanto spazio ed ebbe un pari rilievo. D'altra parte, senza perdere la configurazione sua propria, il pensiero di Spir viene trasposto da Martinetti entro la sua propria filosofia, riferito in modo diretto al suo proprio pensiero, così intimamente consonante con quello di Spir e cresciuto, per così dire, anche su di esso. Proprio questo condusse P. Martinetti a penetrare e nell'atto stesso a svolgere in armonia con il proprio il pensiero di A. Spir e questo si trova come penetrato e attraversato da quello di P. Martinetti. In nessun altro pensatore A. Spir fu tanto intimamente valorizzato e, in qualche misura, continuato in ciò che della sua speculazione parve propriamente essenziale.[28] »

Come scrive Amedeo Vigorelli[29]:

« La lettura di Martinetti insiste sul nucleo metafisico del suo [di Spir] pensiero, che gli pare incarnare "la forma pura della visione religiosa". L'affermazione fondamentale, in cui per Martinetti si riassume tutta la filosofia dello Spir, è quella della dualità fondamentale tra il vero essere - l'Unità incondizionata, assoluta e trascendente in cui si esprime il divino - e l'essere apparente e molteplice rivelato dal mondo dell'esperienza. L'approccio alla rivelazione di tale realtà dualista mediante la teoria della conoscenza (l'idealismo gnoseologico di Spir) non è che premessa e introduzione all'autentico nucleo metafisico della sua filosofia, consistente in una forma di dualismo acosmista. Il dualismo di realtà e apparenza è in effetti esso stesso apparente: "non è fra due effettive realtà, ma fra un'unica realtà assoluta e l'irrealtà in cui il mondo sprofonda."  »

Ma in Martinetti[30]

« il motivo desunto probabilmente da Spir, il contrasto tra "anormale" (il mondo dell'esperienza empirico e molteplice) e "norma" (il principio d'identità, rivelazione incoativa del divino in noi) si spoglia qui dell'originario aspetto dualista per confluire in una visione coerentemente monista dell'esperienza di coscienza. Monismo coscienzialista, quello martinettiano, che non sfocia però in una forma di panteismo, in quanto il termine finale di questa unificazione formale rimane trascendente. L'unica realtà metafisica assoluta - si afferma in conclusione - è l'"Unità formale assoluta", che trascende l'intero processo del'esperienza, che di tale unità è solo un'espressione simbolica. »

Della filosofia di Spir, Martinetti mantenne sostanzialmente inalterata la morale, di derivazione kantiana.

[modifica] La riflessione religiosa

L'antologia Il Vangelo - scrive Martinetti -

« lasciando da parte l'elemento leggendario e dogmatico, cerca di disporre il materiale evangelico nell'ordine logicamente più appropriato. Tutto quello che i vangeli contengono di essenziale per la nostra coscienza religiosa è stato qui conservato. »

Il risultato di questo ordinamento logico è l'espunzione - in quanto elaborazione teologica successiva ai lòghia di Gesù o ancora propria all'ebraismo da cui Gesù stesso non è immune - del Vangelo di Giovanni, degli Atti degli Apostoli, delle Lettere (anche le Lettere di Paolo) e dell'Apocalisse. Gesù di Nazaret, e non di Betlemme, è un profeta ebraico, l'ultimo e il più grande dei profeti. Non quindi Figlio di Dio, nemmeno resuscitato dalla morte, né apparso realmente ai suoi, Gesù in quanto Messia annuncia un regno messianico a cui succederebbe escatologicamente il regno dei cieli, quello di Dio. Tuttavia non chiarendo tale avvento escatologico, di fatto Gesù è soprattutto un maestro di dottrina morale che esorta a rinunciare al mondo per unirsi spiritualmente e interiormente a Dio, il bene supremo, amando il prossimo.

Per Martinetti bisogna aspirare ad una "Chiesa invisibile", in cui si possano compendiare i valori moralmente più elevati di tutte le culture religiose, dando vita così ad una società universale fraternamente unita, egli scrive:

« In tutti i tempi, ma specialmente nelle età come la nostra, la vera Chiesa non risiede in alcuna delle chiese visibili che ci offrono il triste spettacolo dei loro dissensi, ma nell'unione invisibile di tutte le anime sincere che si sono purificate dall'egoismo naturale e nel culto della carità e della giustizia hanno avuto la rivelazione della verità e la promessa della vita eterna.[31] »

Con decreto del 3 dicembre 1937 Gesù Cristo e il cristianesimo, Il Vangelo e Ragione e fede furono messi all'Indice dei libri proibiti della Chiesa cattolica[32] e messi sotto sequestro dalla Prefettura.

[modifica] La riflessione sugli animali

Negli scritti La psiche degli animali e Pietà verso gli animali, Martinetti sostiene che agli animali, così come gli esseri umani, possiedono intelletto e coscienza, quindi l'etica non deve limitarsi alla regolazione dei rapporti infraumani, ma deve estendersi a ricercare il benessere e la felicità anche per tutte quelle forme di vita senzienti (cioè provviste di un sistema nervoso) che come l'uomo sono in grado di provare gioia e dolore:

« Nella relazione sulla psiche degli animali Martinetti tra l'altro affronta il problema dello scandalo morale suscitato dall'indifferenza delle grandi religioni positive occidentali di fronte all'inaudita sofferenza degli animali provocata dagli uomini: gli animali hanno una forma dell'intelligenza e della ragione, sono esseri affini a noi, possiamo leggere nei loro occhi l'unità profonda che ad essi ci lega.[33] »

Martinetti cita le prove di intelligenza che sanno dare animali come cani e cavalli, ma anche la stupefacente capacità organizzativa delle formiche e di altri piccoli insetti, che l'uomo ha il dovere di rispettare, prestando attenzione a non distruggere ciò che la natura costruisce.

Nel proprio testamento Martinetti dispose che una somma significativa fosse versata alla Società Protettrice degli Animali; egli personalmente nutriva per gli animali una profonda pietà e tale sentimento lo aveva persuaso a darsi al vegetarismo, una scelta che assumeva per lui quasi il carattere di un valore religioso.

Scrive al proposito Amedeo Vigorelli:

« La scelta del vegetarianesimo non era "generica simpatia, e neppure un ideale politico, bensì meditato atteggiamento filosofico", da porsi in relazione sia con la sua profonda conoscenza della filosofia indiana sia con convinzioni radicate in una personale metafisica, sulla "unicità" della sostanza vivente e sul destino di "perennità" dello spirito.[34] »

[modifica] La scelta della cremazione

Martinetti fu un fautore della cremazione[35]e una testimonianza "ci dice come Martinetti portasse sempre con sé, in una busta, le ceneri di sua madre."[36]Secondo Paviolo, "Per i Martinetti la cremazione era una specie di tradizione familiare e la cosa appare strana in quei tempi nei quali, specie nei piccoli centri era pressoché ignota a tutti, e oggetto di scandalo per il gran rumore che, in questi casi, ne facevano i parroci."[37]Non è però da escludere, nel caso preciso di Piero Martinetti, che questa scelta, come quella del vegetarianesimo, avesse anche una relazione con il suo interesse per la filosofia indiana, e dunque un valore filosofico e religioso.

[modifica] Note

  1. ^ "Ebbe molta influenza sulla scelta che Martinetti fece di iscriversi alla facoltà di Filosofia, fu suo professore, ma non un Maestro. [...] Scrisse di lui Martinetti: Era un uomo; quando andai a visitarlo l'ultima volta, pochi giorni prima della sua morte, mi disse di avere un'unica certezza, che dopo questa vita non c'è nulla. Le mie idee erano assolutamente opposte alle sue, su questo come su tutti gli altri punti. Ma non potei non ammirare la fermezza delle sue convinzioni." Angelo Paviolo, Piero Martinetti aneddotico. L'uomo, il filosofo, la sua terra, Le Château Edizioni, Aosta, p. 121
  2. ^ "che morì proprio durante l'iter scolastico di Martinetti ma che ebbe con lui, forse per la comune origine canavesana, un particolare rapporto." Ibid., p. 20
  3. ^ "Di una reale affinità tra Martinetti e i suoi maestri torinesi si può parlare forse solo in un caso: quello di Arturo Graf, del cui dualismo e pessimismo si può trovare qualche traccia nel pensiero del Nostro e alla cui poesia, piena di dolente (e a tratti cupa) riflessività filosofica, Martinetti tornerà anche negli anni maturi, come a una sorgente di ispirazione e conforto spirituale. Più documentata è l'influenza sul giovane Martinetti di un'altra singolare figura di poeta-filosofo: quel Pietro Ceretti da Intra (noto anche con lo pseudonimo poetico di Alessandro Goreni e con quello di Theophilo Eleuthero), alla cui postuma riscoperta si adoperarono intensamente Pasquale D'Ercole e Vittore Alemanni, nell'ultimo decennio del secolo scorso e ai primi del nostro." Amedeo Vigorelli, Piero Martinetti. La metafisica civile di un filosofo dimenticato, Bruno Mondadori, Milano, 1998,p. 46-47
  4. ^ "Nel breve verbale relativo all'esame di laurea (qui il laureando è indicato come Pietro Martinetti) si dice semplicemente che il Candidato ha sostenuto durante quaranta minuti innanzi alla commissione la disputa prescritta, sopra la dissertazione da lui presentata e sopra le tesi annesse alla medesima; ed ha sostenuto anche la prova pratica assegnatagli dalla Commisssione, Angelo Paviolo, op. cit., p. 20
  5. ^ La tesi ottenne la votazione di 99/110: "Il lavoro di tesi non ebbe, come noto, "il riconoscimento che meritava - anche a motivo di certe resistenze accademiche nel settore filologico della Università di Torino - e forse per questo il giovane studioso sentì il bisogno di attingere direttamente alle fonti dell'erudizione tedesca, , fuori dal chiuso ambiente provinciale. Del resto l'intento di Martinetti era più filosofico che filologico, e la prima suggestione a interessarsi del Samkhya poté venirgli, piuttosto che dalle lezioni di Flechia, dalla conversazione con Pasquale d'Ercole, docente di Filosofia teoretica [...] Proprio del Samkhya D'Ercole si era interessato alcuni anni primi in una breve Memoria uscita sulla "Rivista Italiana di Filosofia" diretta da Luigi Ferri.", Amedeo Vigorelli, op. cit., p. 42-44.
  6. ^ Dell'interesse costante di Martinetti per la filosofia indiana testimonia il corso di lezioni tenuto a Milano nel 1920, pubblicato a Milano nel 1981 da Celuc libri: Piero Martinetti, La sapienza indiana. Corredata da un'antologia di testi Indù e Buddhisti.
  7. ^ "Ma è antefatto significativo, giacché lascia intravvedere ancora una volta, questa volta sotto il rispetto particolare dei primi contatti di Martinetti coi testi di A. Spir, l'importanza della permanenza a Lipsia (1894-1895) nella formazione filosofica di Martinetti. Nella Lipsia conosciuta da Martinetti sopravviveva Drobitsch, l'antico maestro herbartiano di Spir e dalla Lipsia di Martinetti si diffondevano le edizioni di A. Spir entro il moto allora nascente in Germania dell'interesse per la filosofia sua." Franco Alessio, introduzione a Piero Martinetti, Il pensiero di Africano Spir, Torino, Albert Meynier, 1990, p.IV-V.
  8. ^ Richard Garbe, Die Samkhya-Philosophie, eine Darstellung des indischen Rationalismus nach der Quellen, Leipzig, H. Haessel, 1894.
  9. ^ Amedeo Vigorelli, op. cit., p. 32, note 4.
  10. ^ Anno che fu per lui particolarmente duro, vedi: Piero Martinetti, "Lettere ai famigliari dalla Siberia dell'Italia meridionale", a cura di Fabio Minazzi, Il Protagora, gennaio-giugno 2004, XXXII, V serie, n. 3, p. 73-110.
  11. ^ "Prima che della dittatura fascista, Martinetti fu critico altrettanto risoluto del socialismo marxista e della democrazia, di cui colse gli aspetti degenerativi dell'affarismo e dell'ultraparlamentarismo.", Amedeo Vigorelli, op. cit., p. 292.
  12. ^ Ibid., p. 167.
  13. ^ Ibid., p. 202.
  14. ^ Ibid., p. 207-223.
  15. ^ Che accusò Martinetti, ricambiato, di disonestà intellettuale nel riguardo della filosofia scolastica, cf. Helmut Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, Firenze, 2000, p. 192.
  16. ^ Per Martinetti "Padre Gemelli è tutto fuorché un filosofo"; Martinetti intende respingere con fermezza la pretesa dei cattolici di fare "del Congresso un comizio ciarlatanesco: invitare P. Gemelli come filosofo (!) tanto varrebbe quanto invitare l'Onorevole Ciarlantini di allegra notorietà.", Amedeo Vigorelli, op. cit., p. 248.
  17. ^ Ibid., 3.4 Il congresso di filosofia del 1926, p. 245-263.
  18. ^ Davide Assael, Alle origini della scuola di Milano: Martinetti, Barié, Banfi, Guerini e Associati, Milano, 2009, p. 75.
  19. ^ " Quando Martinetti, con il rifiuto del giuramento di fedeltà al fascismo, abbandonò l'insegnamento non rinunciò a quegli incarichi o a quelle adesioni che non erano a tale giuramento connesse: guardò di non compromettere quella sua creatura che era diventata "La Rivista di Filosofia" e non ne volle la direzione "effettiva", ma continuò l'intensa e puntuale collaborazione redazionale sino a che le sue condizioni di salute glielo permisero.",Ibid., p. 39.
  20. ^ Helmut Goetz, op. cit. e Giorgio Boatti, Preferirei di no, Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini, Einaudi, Torino, 2001.
  21. ^ Piero Martinetti, "Lettere inedite", a cura di Irene Riboni, Il Ponte, 1951, VII, p. 342.
  22. ^ Presentazione a: Davide Assael, op. cit., p. 18.
  23. ^ Sulla cui porta fece mettere un'indicazione che diceva: "Piero Martinetti - agricoltore", Angelo Paviolo, op. cit., p. 68.
  24. ^ "Martinetti [...] veniva rinchiuso in una cella sulla cui porta veniva apposo il cartellino "Politico: sorveglianza particolare". Il giorno successivo cominciavano gli interrogatori che si ripetevano finché dopo alcuni giorni d'arresto il Martinetti veniva finalmente scarcerato.", Michelangelo Giorda, Piero Martinetti, Castellamonte, 1993, p.14.
  25. ^ " Si può comunque, in base a testimonianze diverse ritenere che Martinetti sia deceduto all'Ospedale Molinette sfollato a Cuorgnè, ove si tentò inutilmente di salvarlo e che il corpo sia stato immediatamente trasferito (abitudine che rimase in uso per decenni in circostanze analoghe) alla casa d'abitazione, per evitare lungaggini burocratiche e maggiori spese funerarie. "[...] L'atto di morte recita: " il giorno 23 del mese di Marzo dell'anno 1943 alle ore quattro e minuti zero, nella casa posta in frazione Spineto n. 106 è morto Martinetti Piero, anni 70, residente in Torino, professore pensionato. " Angelo Paviolo, op. cit., p. 81.
  26. ^ Ibid., p. 82.
  27. ^ "Ma è stato Alessio a dimostrare l'importanza e l'anteriorità, rispetto ad altri autori, della lettura di Spir per la maturazione della metafisica martinettiana." Amedeo Vigorelli, op. cit., p. 66-67.
  28. ^ Franco Alessio, op. cit. , p. II.
  29. ^ Op. cit., p. 69
  30. ^ Ibid., p. 94-95.
  31. ^ Piero Martinetti, Breviario spirituale, Bresci, Torino, 1972, p. 282.
  32. ^ Sulla riflessione religiosa di Martinetti vedi Franco Alessio, L'idealismo religioso di Piero Martinetti, Brescia, Morcelliana, 1950 (Tesi di Pavia: relatore Michele Federico Sciacca)
  33. ^ Angelo Paviolo, op. cit., p. 28.
  34. ^ Amedeo Vigorelli, "Martinetti e Capitini: attualità di un confronto", in: Amedeo Vigorelli, La nostra inquietudine. Martinetti, Banfi, Rebora, Cantoni, Paci, De Martino, Rensi, Untersteiner, Dal Pra, Segre, Capitini, Bruno Mondadori, Milano, 2007, p. 174.
  35. ^ "e si conversò a lungo della inumazione e della cremazione (aveva fatto cremare il cadavere della mamma, per avere vicine le sue ceneri)" Aldo Capitini, Antifascismo tra i giovani, Célèbes Trapani, 1966, p. 57.
  36. ^ Angelo Paviolo, op. cit., p. 17.
  37. ^ Ibid., p. 83.

[modifica] Opere

Una "Bibliografia martinettiana" a cura di C. Ferronato si trova nel fascicolo speciale della Rivista di Filosofia a cura di Pietro Rossi: Piero Martinetti nel cinquantenario della morte, 1993, LXXXIV, p. 521-554.

Dopo questa data, di Martinetti sono stati ripubblicati:

[modifica] Bibliografia

  • AA. VV., Commemorazione di Piero Martinetti, Torino, Accademia delle Scienze, 1973.
  • AA. VV., Giornata Martinettiana, 16 novembre 1963, Torino, Edizioni di "Filosofia", 1964.
  • AA. VV., "Per il 50o della morte di Piero Martinetti", Rivista di Filosofia, dicembre 1993, v. LXXXIV.
  • Evandro Agazzi, "La storiografia filosofica nel pensiero di Piero Martinetti", Rivista critica di storia della filosofia, 1969, XXVI, p. 267-301.
  • Franco Alessio, L'idealismo religioso di Piero Martinetti, Brescia, Morcelliana, 1950.
  • Franco Alessio, introduzione a Piero Martinetti, Il pensiero di Africano Spir, Torino, Albert Meynier, 1990, p. I-XLIV.
  • Davide Assael, Alle origini della Scuola di Milano: Martinetti, Barié, Banfi, Milano, Guerrini e Associati, 2009.
  • Antonio Banfi, "Piero Martinetti e il razionalismo religioso", in: Filosofi contemporanei, Firenze, Parenti, 1961, p. 51-66.
  • Guido Bersellini, Il fondamento eleatico della filosofia di Piero Martinetti, Milano, Il Saggiatore, 1972.
  • Guido Bersellini, La fede laica di Piero Martinetti. Appunti sul confronto religioso e politico (in Italia e nel villaggio globale), Lecce, Manni, 2005 ISBN 9788881765928.
  • Guido Bersellini, Appunti sulla questione ebraica. Da Nello Rosselli a Piero Martinetti, Milano, FrancoAngeli, 2009 ISBN 9788856813517.
  • Giorgio Boatti, Preferirei di no, Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini, Torino, Einaudi, 2001 ISBN 8806151940.
  • Brigida Bonghi, La fiaccola sotto il moggio della metafisica kantiana. Il Kant di Piero Martinetti, Milano, Mimesis Editrice, 2011.
  • Franco Bosio, "Pietro Martinetti: l'uomo e l'assoluto", in: AA. VV., Filosofie "minoritarie" in Italia tra le due guerre, a cura di P. Ceravolo, Roma, Aracne Editrice, 1986 ISBN 88-548-0400-2.
  • Remo Cantoni, "L’illuminismo religioso di Piero Martinetti", in: Studi filosofici, 1943, IV, pp. 216-233.
  • Giuseppe Colombo, La filosofia come soteriologia. L'avventura spirituale e intellettuale di Piero Martinetti, Milano, Vita e Pensiero, 2005 ISBN 88-343-1233-3.
  • Augusto Del Noce, Filosofi dell'esistenza e della libertà, Milano, Giuffrè, 1992 ISBN 8814040451.
  • Mario Dal Pra, "Momenti di riflessione sull'esperienza religiosa in Italia tra idealismo e razionalismo critico", in: Aa. Vv. La filosofia contemporanea di fronte all'esperienza religiosa, Parma, Pratiche editrice, 1988.
  • Cecilia Ferronato, "Filosofia e religione in Piero Martinetti", in: Percorsi e Figure Filosofi italiani del '900, a cura di Salvatore Natoli, Genova, Marietti, 1998, p. 121-147 ISBN 88-211-7261-9.
  • Pietro Gervasio, Piero Martinetti: l'interpretazione di Kant nel quadro della filosofia italiana tra Ottocento e Novecento, 2005.
  • Michelangelo Giorda, Piero Martinetti, Castellamonte, 1993.
  • Helmut Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, Firenze, La Nuova Italia, 2000 ISBN 882213303X.
  • Eliodoro Mariani, Esperienza ed intuizione religiosa: saggio sul pensiero di Piero Martinetti, con appendice sugli inediti, Roma, 1964.
  • Carlo Mazzantini, "Piero Martinetti e l'Oriente", Filosofia, XIV, 1963, p. 819-820.
  • V. Meattini, Ragion teoretica e ragion pratica. Martinetti interprete di Kant, Pisa, Vigo Cursi Editore, 1989.
  • Giuseppe Morelli, Piero Martinetti, tesi di laurea in Filosofia(relatore prof.Antonio Aliotta),Biblioteca Facoltà di Lettere e Filosofia,Università di Napoli,1° dicembre 1947.
  • Angelo Paviolo, Piero Martinetti aneddotico. L'uomo, il filosofo e la sua terra, Aosta, Le Château Edizioni, 2003 ISBN 8887214905.
  • Alfredo Poggi, Piero Martinetti (1872-1943), Vicenza, Collezione del Palladio, 1943, ora Riedizione a cura di Cosimo Scarcella e Introduzione di Enrico De Mas, Milano, Marzorati, 1990 ISBN 8828000929.
  • Carlo M. Santoro, Piero Martinetti. Il problema della libertà, Lecce, Milella, 1993 ISBN 9788870482423.
  • Cosimo Scarcella, La dottrina politica di Piero Martinetti: aspetti teoretici ed aspetti pratici, in Il Pensiero Politico, Firenze, Olschki Editore, a. XXI, gennaio-aprile 1988, pp. 72-88.
  • Cosimo Scarcella, Piero Martinetti. Politica e filosofia. Con alcuni ‘Pensieri’ inediti, Napoli, Collana La Cultura delle Idee diretta da Fulvio Tessitore e Giuliano Marini, Edizioni Scientifiche Italiane, 1989.
  • Carlo Terzi, Piero Martinetti, la vita e il pensiero originale, Bergamo, Editrice San Marco, 1966.
  • Carlo Terzi, "Lettere inedite di Piero Martinetti", in: Giornale di metafisica, Torino, 1972.
  • Amedeo Vigorelli, Piero Martinetti. La metafisica civile di un filosofo dimenticato, Milano, Bruno Mondadori, 1998 ISBN 8842494550.
  • Amedeo Vigorelli, La nostra inquietudine. Martinetti, Banfi, Rebora, Cantoni, Paci, De Martino, Rensi, Untersteiner, Dal Pra, Segre, Capitini, Bruno Mondadori, Milano 2007.

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