Tuareg

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Se hai problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Tuareg (disambigua).
« Sacco marino, kalashnikov
sulle spalle, la via è teshumara
la velocità, Toyota
il turbante quindici metri sulla testa
la mia testa, una pentola a pressione.
Acchiappatela
e il mio cervello vi esploderà
fra le mani. »
(Canto Tuareg.[1])
Tuareg
(Imushagh)
(Imuhagh)
Tuareg(Imushagh)(Imuhagh)
Un tuareg col volto velato dalla tagelmust
Luogo d'origine Nordafrica
Popolazione 5,2 milioni[2]
Lingua Lingue Tuareg (Tamasheq, Tamajeq, Tamahaq)
Religione Islam
Gruppi correlati Berberi
Distribuzione
bandiera Niger 1.720.000 (1998)
bandiera Mali 1.440.000 (1991)
bandiera Algeria 1.025.000 (1987)
bandiera Burkina Faso 600.000 (1991)
bandiera Libia 557.000 (1993)

I Tuareg (con la g dura, scritto anche Tuaregh)[3] sono una popolazione berbera africana che vive nomade nel Sahara (soprattutto Mali e Niger ma anche in Algeria, Libia, Burkina Faso e perfino nel Ciad dove sono chiamati Kinnin).
Essi sono Berberi e la loro lingua (tamahaq, tamashek o tamajeq a seconda dei parlanti) è un dialetto del berbero.
Il nome "twareg" è di origine araba: è un plurale arabo dalla parola Targi "abitante della Targa" (targa in berbero significa "canale" e come toponimo indica il Fezzan). I Tuareg non si designano con questo nome, ma semplicemente come Kel tamahaq, cioè "Quelli che parlano la tamahaq". Il termine arabo è ovviamente di origine dialettale, poiché l'arabo classico non conosce il suono g. Per questo, in ambito arabofono spesso questo nome viene "classicizzato" in Tawāriq.

Indice

[modifica] Caratteristiche

Per quanto riguarda il loro aspetto fisico, presentano statura anche molto alta, faccia lunga e stretta, corporatura robusta, capelli ed occhi scuri. La pelle può essere anche molto chiara, ma non di rado è bruno-scura.

[modifica] Religione

La religione che praticano è l'Islam, anche se vi è chi ha visto in diverse loro pratiche e leggende dei residui di un anteriore animismo. L'epoca precisa di adozione dell'Islam è controversa, ma comunque risale a diversi secoli fa. Le donne hanno una libertà maggiore rispetto ad altre culture islamiche, e tra l'altro possono divorziare dal marito. Quando ciò si verifica, dal momento che le tende sono di proprietà della donna, l'ex-marito si ritrova senza un tetto e deve cercare ospitalità presso parenti di sesso femminile (madre, sorelle).[4]

[modifica] Cenni storici

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cronologia tuareg.

Circa la storia più antica dei tuareg si sa poco di preciso. Ogni confederazione conserva tradizioni relative all'arrivo nelle sedi storiche. Spesso il progenitore ancestrale è una donna (per esempio Tin Hinan presso i tuareg del Nord), e quasi sempre si ricorda la presenza anteriore di altre popolazioni (gli Isebeten, dalla lingua un po' diversa e dai modi più primitivi).

Comunque sia, per secoli i Tuareg sono vissuti come dominatori del deserto, esercitando l'allevamento, il commercio transahariano e la razzia, il che portava a frequenti scontri tra tribù. Oggi allevano dromedari e vivono in villaggi provvisori formati da tende.

Sottomessi (almeno nominalmente) dai Francesi intorno agli inizi del Novecento, i Tuareg poterono mantenere a lungo i propri capi e le proprie tradizioni. Ma con la decolonizzazione videro il loro paese frammentato in una serie di Stati, con la conseguente creazione di frontiere e di barriere che rendevano estremamente difficile, quando non impossibile, il modo di vita tradizionale basato sul nomadismo. L'attrito con i governi al potere si fece sempre più forte e sfociò, negli anni novanta, in aperti scontri tra tuareg e i governi di Mali e Niger; l'intervento militare, che a volte ha massacrato la popolazione di interi villaggi (Tchin Tabaraden, Niger, maggio 1990), ha causato la morte di molte persone.

Soprattutto nel nord del Niger esistono ancora oggi gruppi di guerriglieri Tuareg che portano avanti la lotta armata per l'indipendenza e l'autodeterminazione politica e culturale del proprio popolo. Uno dei gruppi più famosi è il Movimento dei Nigeriani per la Giustizia (Mouvement des Nigériens pour la justice, MNJ), che, oltre alla libertà della gente Tuareg, richiede la democratizzazione della politica del Niger, la fine della repressione sul popolo Tuareg e la sua entrata nella politica decisionale nigerina, la liberazione dei propri prigionieri politici, la fine dello sfruttamento intensivo e colonialista del proprio popolo e delle proprie terre, una più equa ripartizione dei proventi che il governo di Niamey trae dalle miniere di uranio svendute alle multinazionali occidentali (come la francese Areva). Altro gruppo combattente è il Fronte delle Forze per il Risanamento (Front des forces de redressement, FFR). Il Fronte Patriottico del Niger (Front patriotique nigérien, NPF), altra formazione ribelle, ha già deposto le armi.

[modifica] Società

La società tuareg tradizionale è molto gerarchizzata. Al suo interno si distinguono diverse classi, vere e proprie "caste". In particolare, le tre classi principali sono:

  • Imajaghan (al nord: Ihaggaren): gli appartenenti alle tribù nobili
  • Imghad (o kel ulli "quelli delle capre"): i "tributari", gli appartenenti a tribù vassalle,
  • Iklan (singolare akli): gli schiavi negri (denominati anche Bella in lingua songhay e Buzu in lingua hausa).

Un ruolo a parte spetta poi a:

  • Ineslemen (= "i musulmani"): le tribù marabuttiche, cui viene di norma affidata la gestione del sacro.
  • inăḍăn: i fabbri, o artigiani, che costituiscono una classe a sé con forte endogamia.
  • Ighawellan (singolare Eghawel) e Iderfan (singolare aderef; al nord conosciuti anche col nome arabo di Harratin): antichi schiavi affrancati, al gradino inferiore degli uomini liberi ma in posizione superiore rispetto agli Iklan.

Con l'avvento della modernità, molte divisioni tradizionali sono oggi meno acute, se non del tutto scomparse, e in particolare gli "schiavi" non sono più tali, anche se spesso costituiscono, di fatto un personale a poco prezzo, al servizio dei loro antichi padroni.

Le entità collettive di appartenenza dei tuareg sono, dalla più piccola alla più grande: la famiglia, il clan, la tribù (tawshit, plurale tiwsatin) e la confederazione (ettebel). Le principali confederazioni sono:

  • Kel Ahaggar (Algeria)
  • Kel Ajjer (Algeria/Libia)
  • Kel Adagh (Nord del Mali)
  • Kel Air (Nord del Niger)
  • Iwellemmeden dell'est (Kel Denneg, Niger)
  • Iwellemmeden dell'ovest (Kel Ataram, Mali)
  • Kel Gress (sud del Niger)
  • Tuareg della curva del Niger (Mali)
  • Tuareg dell'Udalan (Burkina Faso)

Di norma le confederazioni hanno a capo un amenukal, mentre le tribù sono rette da un amghar. La successione è spesso, ma non sempre, matrilineare.

I Tuareg praticano la monogamia, anche se secondo l'Islam qualunque individuo potrebbe avere più mogli. Il futuro marito porterà una dote composta da dromedari alla famiglia della sposa. La tenda e il suo arredamento sono forniti alla coppia dalla famiglia della sposa, in caso di divorzio la proprietà resterà alla moglie e il marito si ritroverà senza tetto. Di norma, la coppia di sposi deve appartenere alla stessa casta.

[modifica] Usi e tradizioni

Ai Tuareg spetta il merito di aver introdotto l'utilizzo dei dromedari, animali resistenti, ideali per lunghi trasferimenti e utili fornitori di latte.

I Tuareg sono anche soprannominati "Uomini Blu", con riferimento alla tradizione degli uomini di coprirsi il capo ed il volto con un velo blu (la tagelmust), del cui colore rimangono alcune tracce sulla pelle.

I Tuareg portano un velo sulla testa di colore diverso secondo la casta da cui provengono: esso è indaco per i nobili e ricchi, nero per la gente comune e bianco per i servi e per gli schiavi. Gli uomini della comunità hanno imparato a mangiare e a bere senza togliersi la tagelmust (il velo). Il velo è d'obbligo solo per gli uomini, mentre per le donne è necessario un velo che copre solo la testa.

I Tuareg usano in abbondanza i cosmetici, a scopo terapeutico contro le malattie dell'apparato visivo, quali l'oftalmia.

I giovani, abitualmente, si rasano la testa, mentre gli adulti, maschi e femmine, portano i capelli lunghi e intrecciati. Gli uomini, tradizionalmente, fanno crescere la barba ma sono privi di baffi, le donne curano l'estetica della pelle usando belletti e ocra rossa a scopo protettivo.

I Tuareg mantengono molti aspetti linguistici e culturali originari delle popolazioni berbere che popolano il Nordafrica dalla notte dei tempi. La lingua dei Tuareg, a differenza di quella dei Berberi del nord, ha un apporto trascurabile di prestiti dall'arabo. Inoltre i Tuareg hanno mantenuto fino ad oggi l'uso della scrittura tradizionale del Nordafrica, detta tifinagh, che discende da quella delle antiche iscrizioni libiche (I millennio a.C.).

La cultura tradizionale dei Tuareg ha conservato numerosi miti antichi, in cui non è difficile scorgere un fondo preislamico, anche se in molti casi si osserva un'integrazione tra elementi antichi ed elementi più recenti, di origine arabo-islamica. Per esempio i miti della progenitrice Tin Hinan, della dromedario Fakrou, dell'eroe fondatore Amerolqis, dell'astuto Aligurran, ecc.

[modifica] Note

  1. ^ Tratto dal libro di Tiziana Villani I cavalieri del vuoto, Mimesis, Milano (1992)
  2. ^ (EN) Africa | Q&A: Tuareg unrest. BBC News, 07-09-2007. URL consultato il 18-06-2010.
  3. ^ Vocabolario Treccani; altre grafie attestate: Touareg (per esempio: Carlo Appoggi, Glossario dei nomi e delle terminologie più in uso nei paesi abitati dai Touareg degli Azgher, compilato dal sottotenente C. A., Tripoli, Tipo-Litografia del Regio Comando Truppe Coloniali della Tripolitania, 1939; Detalmo Pirzio-Biroli, Il Sahel: sopravvivenza, autosufficienza, sviluppo, restaurazione dell'ecosistema, Firenze, Sansoni, 1986, ISBN 88-383-0029-1 p. 262, 264, 266) e Twareg (per esempio: Costanzo Di Marzo, I Twareg attraverso i loro proverbi, Napoli, Ciolfi, 1927 (estr. da L'Africa italiana, N.S., anno 6, 15 pp.); Giorgio Raimondo Cardona, Storia universale della scrittura, Mondadori, 1986, p. 79 e passim).
  4. ^ Casajus 1987: 66-67.

[modifica] Bibliografia

Due eccellenti introduzioni sono i volumi:

  • Gian Carlo Castelli Gattinara. I tuareg attraverso la loro poesia orale. Roma, 1992
  • Attilio Gaudio. Uomini Blu. Firenze, 1993

Due volumi in italiano scritti da un Tuareg che narra la lotta del suo popolo:

Su aspetti particolari si possono consultare inoltre:

  • Vanni Beltrami; Harry Proto. Niger. Tuareg e altre genti del deserto. Firenze, 2001
  • Vermondo Brugnatelli (a cura di). Fiabe del Sahara. Milano, 1996
  • Lia Dragani. Giavellotti tifinagh. Poesia e poeti dei Tuareg del Sahara. Torino, 2005
  • Mano Dayak. Tuareg, la tragedia. Bologna, 1995
  • Hawad e Hélène Claudot-Hawad. Il paese dilaniato. Torino, 1996
  • Dominique Casajus, La tente dans la solitude. La société et les morts chez les touaregs Kel Ferwan, Cambridge (UP)-Paris (MSH) 1987
  • Elena Dak, "La carovana del sale". Torino, 2007. CDA & Vivalda Editori

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Berberi
Marocco : Masiri | Chleuh | Rifiani | Zayani - Algeria : Chaoui | Cabili | Chenouai | Mozabiti - Egitto : Isiwan - Libia : At Willul | Nefusi - Sahara : Tuareg | Kinnin
Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue