Ludwik Lejzer Zamenhof

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Ludwik Lejzer Zamenhof

Ludwik Lejzer Zamenhof (Białystok, 15 dicembre 1859Varsavia, 14 aprile 1917) è stato un medico, linguista e glottoteta polacco. È universalmente noto per aver fondato le basi dell'esperanto, la lingua ausiliaria internazionale più parlata al mondo[1]. Il suo nome viene a volte italianizzato in Ludovico Lazzaro Zamenhof.

Il 26 luglio 1887 pubblicò infatti l'Unua Libro, il primo libro dell'esperanto. Da questo momento la sua attività si divise tra il lavoro di oculista, per mantenere la famiglia, la diffusione dell'esperanto e la costituzione di una "religione pienamente umana", denominata prima hilelismo, poi homaranismo.

Il nome esperanto deriva da uno dei suoi pseudonimi, Doktoro Esperanto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita, nome, famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Targa commemorativa presso la casa natale di Zamenhof

Ludwik Lejzer Zamenhof nacque a Białystok il 15 dicembre 1859 (3 dicembre secondo il calendario giuliano e 19 kislev secondo il calendario ebraico), figlio dell'insegnante di lingue Mordechai Zamenhof (il quale preferiva la dizione russa Marko). La famiglia Zamenhof (o Samenhof secondo alcune grafie) era una famiglia di ebrei lituani, ma Ludwik Lejzer si definì sempre "ebreo russo".

Il secondo nome per i gentili Ludwik lo elesse in onore a Francis Lodwick, che nel 1652 pubblicò una lingua artificiale, della quale Zamenhof venne a sapere nelle opere di Comenius.

La formazione[modifica | modifica wikitesto]

Zamenhof (1879)

La città di Białystok, oggi in Polonia, all'epoca era assoggettata all’impero zarista ed era abitata da diversi gruppi etnici che si differenziavano per le distinte posizioni politiche, sociali, linguistiche e religiose: i russi (greco-ortodossi), erano per lo più impiegati e militari; gli ebrei (di lingua yiddish) erano commercianti; e i polacchi (cattolici) erano operai. Le tensioni tra le varie etnie erano forti e assumevano a volte forme violente, come racconta lui stesso nell'Originala Verkaro, con l'aggiunta di questo commento: “Questo luogo della mia nascita e degli anni della mia fanciullezza ha impresso il primo corso a tutte le mie aspirazioni successive”.[2].

Nel 1874 la famiglia si trasferì a Varsavia, dove il giovane Zamenhof frequentò il ginnasio. Studiò poi medicina prima a Mosca e poi di nuovo a Varsavia, specializzandosi infine in oftalmologia a Vienna.

Per quanto riguarda la formazione religiosa, mentre la madre era un'ebrea osservante, il padre, fortemente influenzato dalla Haskalah (illuminismo ebraico), si definiva ateo; e Zamenhof derivò da queste diverse influenze una visione molto personale della religione.

Il matrimonio, i figli[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 agosto 1887 Zamenhof sposò Klara Silbernik.

Ludwik e la moglie Klara ebbero tre figli: Adam, Sofia e Lidia (che si convertì al bahaismo). Adam fu ucciso dai nazisti, mentre le due figlie morirono nel campo di sterminio di Treblinka. Il nipote Louis-Christophe Zaleski-Zamenhof ora vive in Francia.

L'esperanto[modifica | modifica wikitesto]

Pur avendo coscienza di essere strettamente legato alle proprie origini ebraiche, Zamenhof era deciso a non legarsi con “gli obiettivi e gli ideali di un particolare gruppo o religione”[3], individuando nella diversità linguistica la causa principale “che allontana la famiglia umana e la divide in fazioni nemiche”[4].

Giudicati il latino ed il greco inadatti per la vita moderna perché troppo difficili ed arcaici, Zamenhof contestò anche l’uso di un idioma nazionale in ambito internazionale, e si orientò verso la pianificazione di una lingua nuova, di cui tracciò, già tra il 1875 ed il 1878, un suo primo progetto, chiamato Lingwe Universala.

Dopo la parentesi moscovita, tornato nel 1881 a Varsavia, Zamenhof venne a sapere che i suoi manoscritti erano stati distrutti, ma non s'abbatté e riprese a lavorare al suo progetto.

Finalmente, il 26 luglio 1887, Zamenhof, con l'aiuto economico del futuro suocero, riuscì a pubblicare un primo manuale in russo della nuova lingua, battezzata Lingua Internazionale. In quell'occasione adottò lo pseudonimo di "Dottor Esperanto", che avrebbe avuto in seguito un'insospettata fortuna.

La nuova lingua ebbe una rapida fortuna. Nel 1905 si tenne, a Boulogne-sur-Mer in Francia, il primo congresso internazionale, a cui parteciparono circa 700 persone di 20 paesi.


Sionismo[modifica | modifica wikitesto]

Monumento commemorativo in suo onore: «Quando i popoli potranno liberamente comprendersi, cesseranno di detestarsi.»

Quando si trasferì a Mosca per i suoi studi, Lejzer venne a contatto con i primi circoli (pre)sionistici e con gli ambienti letterari russi; collaborò con diversi giornali tra i quali il “Russkij Jevrei” (“Ebreo Russo”) ed il “Moskovskije Vjedomosti” (“Bollettino moscovita”), sul quale pubblicò dietro compenso alcuni articoli e recensioni di libri tedeschi firmate con lo pseudonimo “Z.”.

Poco dopo il ritorno a Varsavia nel 1881, fondò il primo circolo sionista della sua città, Ibat Sion (“Gli amanti di Sion”) e partecipò, dalle colonne del settimanale Rasvjet (“Aurora”), al dibattito sulla Terra Promessa degli ebrei. Le ipotesi allo studio erano principalmente due: la Palestina oppure un qualche territorio dell’America, come auspicava inizialmente lo stesso Lejzer, che pubblicò nel 1882, nei primi fascicoli della testata l’articolo Infine, cosa è necessario fare? sotto lo pseudonimo “Gamzefon”.

Pur rigettando la tesi secondo la quale gli ebrei avrebbero dovuto assimilarsi alle altre popolazioni (in Russia avvenivano frequenti tumulti e non di rado dimostrazioni antisemite), Zamenhof escludeva la Palestina sia perché ritenuta una terra primitiva, considerata “santa” da cristiani ed islamici, sia per la sua appartenenza alla Turchia, che non vi avrebbe mai rinunciato. Pertanto Lejzer concludeva che la migliore soluzione del problema ebraico consistesse nell’acquistare un qualsiasi territorio disabitato degli Stati Uniti d’America per trasferirvi tutta la comunità nel corso di cinque o sei anni.

La soluzione “americana” sarà, tuttavia, smentita di lì a poco dallo stesso Zamenhof, il quale, nell’articolo Sotto il comune stendardo[5], suggerirà di evitare inutili divisioni nella comunità e di migrare verso Sion, segnando così l’apogeo della tesi “palestinese”; cambiamento di opinione riconducibile alla convinzione di Lejzer che per una comunità è necessaria una terra ed avere con essa un raccordo storico e non un’idea artefatta.

La grammatica yiddish[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito del mondo ebreo, Zamenhof tentò anche di trovare una lingua comune per tutti gli ebrei, aschenaziti e sefarditi, formalizzando lo yiddish, del quale scrisse la prima grammatica in russo, pubblicata nel 1909 sotto lo pseudonimo di Dr. X[6].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore
Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michael Byram, Routledge Encyclopedia of Language Teaching and Learning.
    «L'esperanto è l'unica lingua artificiale ad aver conseguito un uso relativamente ampio; si stima tra cinque e quindici milioni il numero di persone ad averlo studiato, anche se coloro che ne fanno un uso regolare probabilmente non superano l'uno per cento di tale numero.».
  2. ^ L. L. Zamenhof, Eltiro el privata letero de s-ro B., in Originala Verkaro, a c. di J. Dietterle, Ferdinand Hirt & Sohn, Leipzig 1929, pp. 417-422.
  3. ^ L. L. Zamenhof, Respondo de la 30.VI.1914, in Originala Verkaro, cit., pp. 344–345.
  4. ^ L. L. Zamenhof, Eltiro el privata letero de s-ro B., in ivi, pp. 417 -422.
  5. ^ Rasvjet, n. 13
  6. ^ Dr.X - Vegn a yidisher gramatik un reform in der yidisher shprakh in Lebn un visnshaft, n° 1, 1909

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Z. Adam, Historio de Esperanto: 1887 - 1912, L. Boguslawski, Varsavia 1979.
  • M. Boulton, Zamenhof, Stafeto, La Laguna 1962.
  • R. Centassi e H. Masson, L'homme qui a défié Babel, ISBN 2-84114-114-4.
  • F. Niederhausen: Zamenhof: father of Esperanto, in: The UNESCO Courier, 1959, XII
  • E. Privat, Vivo de Zamenhof, 5. Auflage, Orelia 1977 (London 1920), ISBN 0-85230-200-2
  • N. Z. Maimon, La kasita vivo de Zamenhof, Japana Esperanto-Instituto, Tokio 1978.
  • Stefano La Colla, L.L. Zamenhof, in Enciclopedia Italiana, volume 35, Treccani, 1937

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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