Bahá'í

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Stella bahai, simbolo della fede

La fede Bahá'í[1] (persiano: بهائي‎) è una religione monoteistica nata in Iran durante la metà del XIX secolo, i cui membri seguono gli insegnamenti di Bahá'u'lláh (1817-1892), il fondatore.

Tale religione sottolinea l'unità spirituale di tutta l'umanità. Tre principi fondamentali stabiliscono la base degli insegnamenti Bahá'í: l'unità di Dio (un solo Dio che è la fonte di tutta la creazione), l'unità della religione (tutte le grandi religioni hanno la stessa origine spirituale e provengono dallo stesso Dio) e l'unità dell'umanità (tutti gli uomini sono stati creati uguali e le diversità di razza e cultura sono considerate meritevoli di apprezzamento e accettazione). La fede bahá'í spiega il rapporto dell'uomo nel suo storico e dinamico legame con Dio attraverso il concetto di relatività e progressività della religione; riconciliando così la Storia con ogni monoteismo e anche con le ere precedenti Abramo.

La religione bahai conta circa 7 milioni di fedeli sparsi in oltre duecento Paesi e territori del mondo.[2] Gli aderenti alla fede bahá'í sono chiamati bahá'í.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fede Bahá'í nasce in seno al babismo, movimento nato a sua volta in seno all'Islam sciita, sorto in Persia nel XIX secolo ad opere del Báb, considerato precursore della fede Bahá'í.

Il fondatore della fede bahá'í è invece considerato Bahá'u'lláh (1817-1892), nobile persiano che per quarant'anni soffrì prigionia ed esilio, considerato dai bahá'í l'ultimo in ordine di tempo - ma non definitivo - profeta o messaggero di Dio, titolo riservato dai bahá'í a personaggi come Adamo, Abramo, Mosè, Zoroastro, Krishna, Buddha, Gesù, Maometto e il Báb.

Nel 1844 a Shiraz in Persia un giovane mercante, soprannominato in seguito "il Bāb" (in arabo e persiano "la porta"), aveva preannunciato la venuta del "grande educatore universale" tanto atteso. Questo profeta precursore, che dava fastidio all'ambiente clericale islamico, nel 1850 venne martirizzato ("settecentocinquanta colpi sono stati tirati su di lui, ma il Báb non era morto"). Analoga sorte venne riservata a moltissimi suoi discepoli. Il suo corpo venne poi trasportato sul monte Carmelo sotto la direzione di Bahá'u'lláh, dopo essere rimasto nascosto per parecchi decenni in vari luoghi segreti onde sottrarlo allo scempio dei nemici.

Haifa, tempio bahá'í sul Monte Carmelo.

Nel 1863, un nobile persiano di Teheran sostenitore del Báb, che prese il nome di Bahá'u'lláh (letteralmente "la gloria di Dio") rivelò di essere lui il promesso preannunciato dal Báb e da tutti i testi sacri del passato. A causa di ciò venne perseguitato, esiliato e imprigionato per quasi quarant'anni con decreti congiunti dei governi persiano e ottomano; morì sempre esule e prigioniero in Palestina nel 1892.

Il suo corpo riposa nella tomba a Bahjí, poco distante da Akká attuale Israele, e perciò vicinissimo al monte Carmelo, ed è, per i bahá'í, il punto di adorazione a cui si volgono durante alcune loro preghiere specialmente dedicate. Ad Haifa, città ai piedi del Carmelo, è stato eretto il mausoleo del Báb che è uno dei due luoghi sacri più importanti della religione bahá'í. Vicino a Haifa, e cioè a Bahjí presso Akka, riposa il corpo di Bahá'u'lláh e la sua sepoltura è l'altro dei due più importanti luoghi sacri della fede bahá'í.

Alcune sue opere sono Il libro più santo, Il libro della certezza, Le sette valli, Le parole celate.

I bahá'í considerano il periodo compreso tra la dichiarazione del Báb nel 1844 e la scomparsa nel 1921 di 'Abdu'l-Bahá come l'"età eroica" della fede. Durante questo periodo i primi credenti sperimentarono grandi persecuzioni e furono poste le fondamenta della loro fede in numerosi Paesi nel mondo.

Il periodo successivo al 1921 viene descritto come l'"età formativa". Shoghi Effendi (18971957) caratterizzò tale periodo come coincidente con l'emergere della religione bahá'í dall'oscurità, attraverso lo stabilirsi della "maturazione" delle sue istituzioni amministrative e grazie all'espansione del credo in tutto il mondo. Shoghi Effendi, interpretando fedelmente gli scritti di Bahá'u'lláh, indicò che l'età formativa sarebbe stata seguita da una situazione di crisi mondiale tale da costringere i popoli e le nazioni — sebbene ancora incoscienti della grandezza della fede bahá'í — a rivedere i loro concetti di politica internazionale fondando una confederazione mondiale, con un governo mondiale espressione di un parlamento mondiale eletto dai popoli del mondo, e dotata, inoltre, di un tribunale internazionale per dirimere le contese di interessi tra nazioni ed evitare la guerra con sentenze vincolanti fatte eventualmente valere da un unico esercito mondiale con susseguente abolizione degli eserciti nazionali destinati a divenire obsoleti; questa situazione di unità confederale mondiale e semplice cessazione della guerra viene definita "pace minore" a cui poi, nei secoli, seguirà una futura età d'oro in cui la religione bahá'í sarà abbracciata dalla maggioranza delle persone in un gran numero di stati confederati del mondo e che viene chiamata "pace maggiore" e nella quale l'unità mondiale non sarà solo istituzionale e confederale ma anche sentita dai popoli come parte ed espressione dell'unità divina.

Il 1º agosto 2013 la Guida Suprema iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha emesso una fatwa che colpisce la maggior minoranza religiosa del Paese che sono i bahá'í, per mettere fuori legge la loro religione per apostasia,[3] sebbene al momento una sessantina di appartenenti siano già in carcere in Iran con l'accusa di aver commesso reati di opinione. La fatwa della guida spirituale iraniana invita gli iraniani a evitare i contatti con i bahá'í e il sito web dell'agenzia Tasnim, riferisce che Khamenei li considera “anormali e sviati”.[4]

Dottrina[modifica | modifica sorgente]

Il principio fondamentale della fede bahá'í è che la rivelazione religiosa non è assoluta, ma relativa e progressiva. Il messaggio essenziale di Bahá'u'lláh è quello dell'unità: c'è un unico Dio inconoscibile, che gradualmente ha rivelato e rivelerà all'umanità il suo verbo tramite i vari messaggeri divini. Tutte le religioni sono viste come stadi correlati della rivelazione della volontà e degli scopi di Dio. Per questo motivo, anche se la religione bahá'í non viene solitamente citata tra le Religioni di Abramo, essa però ne riconosce ed onora tutti i protagonisti. La rivelazione divina è considerata un processo ininterrotto e progressivo; tutte le grandi religioni del mondo hanno origine divina, i loro insegnamenti sono sfaccettature di un'unica verità.

La fede bahá'í afferma quindi che esiste un solo Dio e che esiste una sola religione che percorre la storia; tutte le manifestazioni di Dio fanno parte dell'identica catena di rivelazione divina e sono state inviate sulla terra per educare l'umanità. I suoi credenti considerano la vita di Bahá'u'lláh, le sue opere e la sua influenza pari a quelle delle altre Manifestazioni di Dio, come per esempio Abramo, Krishna, Mosè, Zoroastro, Buddha, Cristo e Maometto. I bahá'í considerano il loro iniziatore, nella successione dei messaggeri divini, il più recente.

Lo scopo ultimo della religione bahá'í è l'unità del genere umano e la pace universale. Dice Bahá'u'lláh in un suo scritto: "La Terra è un solo paese e l'umanità i suoi cittadini". La fede bahá'í tende all'instaurazione di una comunità mondiale in cui tutte le religioni, razze, credenze e classi si uniscano, non obliando tuttavia la loro peculiare genesi storica e diversità. Secondo Bahá'u'lláh una società globale per poter fiorire deve basarsi su alcuni principi fondamentali, che includono: la libera indipendente ricerca della verità, l'eliminazione di tutte le forme di pregiudizio; piena parità di diritti e doveri tra uomo e donna; riconoscimento dell'apporto storico di ogni civiltà, progressività e unità essenziale delle grandi religioni mondiali; unicità di Dio; eliminazione degli estremi di povertà e ricchezza; istruzione primaria universale e obbligatoria; armonia tra religione e scienza; consultazione, come metodo usuale, per la soluzione dei problemi; glorificazione della giustizia come principio adatto a governare l'umana società; compartecipazione degli operai agli utili dell'azienda.

Le risorse del sottosuolo vanno considerate come patrimonio comune dell'umanità intera, in un equilibrio sostenibile tra natura e tecnologia; una sola lingua ausiliaria universale e una moneta unica mondiale oltre allo stabilirsi di un sistema legale federativo mondiale, che conduca al benessere e alla sicurezza collettiva.

Vari simboli religiosi sulla colonna di un tempio bahá'í, che sintetizzano l'unità della Religione, propugnata dalla fede bahá'í.

Stile di vita[modifica | modifica sorgente]

Preghiera e meditazione personale, coinvolgimento in attività volte alla pace mondiale e al rispetto dei diritti dell'uomo. Digiuno da cibi solidi e liquidi annuale di diciannove giorni dall'alba al tramonto tra il 2 e il 20 marzo, a differenza degli islamici che lo fanno per ventinove giorni e in periodi diversi. Astinenza totale da alcol e droghe alteranti e intossicanti il sistema nervoso centrale; salvo prescrizione medica e con scopi strettamente terapeutici. Astensione dall'attivismo partitico e dalla semplice iscrizione a partiti (in quanto la fede bahá'í racchiude in sé un insieme di ideali propedeutici a una nascente, pacifica politica universale) con rispetto comunque per i governanti e obbedienza alle leggi in vigore nel Paese di residenza tranne nel caso di richiesta di abiura della fede – caso non ipotetico poiché in taluno stato islamico ciò viene richiesto ai bahá'í anche sotto minaccia di pena capitale; minaccia incombente tuttora in Iran, dove si vuole introdurre la pena di morte per apostasia (da notare che i bahá'í considerano Maometto sullo stesso piano del fondatore della loro fede). Unità nella diversità. Lavoro non visto solo come fonte di mero guadagno, ma anche come atto di culto, se fatto in spirito di servizio all'umanità. Introduzione di un nuovo calendario solare (calendario Badì), composto da diciannove mesi, di diciannove giorni ciascuno, cui si aggiungono (di volta in volta, a seconda se l'anno è bisestile o meno) quattro o cinque giorni, definiti “giorni intercalari”. Apporto alla vita comunitaria attraverso le feste del diciannovesimo giorno (in concomitanza con l'inizio di ogni nuovo mese baha'i) e alla democrazia consiliare elettiva interna attraverso le elezioni annuali dell'assemblea spirituale locale (a suffragio universale, per i maggiori di 21 anni, totalmente senza campagne pubblicitarie; in quanto dovrebbero essere valutate ed elette persone con qualità morali, intellettuali e spirituali che siano intimamente e praticamente vissute e non sbandierate per secondi fini), istituzione che guida le comunità locali in ogni località che presenti almeno 9 baha'i adulti. Ne consegue l'inesistenza tra i bahá'í di qualsiasi forma di clero professionale. La fede bahá'í considera il vegetarianismo come possibile scelta di alimentazione ideale per l'uomo del futuro.

Testi sacri[modifica | modifica sorgente]

Tra le sacre scritture della fede Bahai spicca il Libro più Santo,[5] scritto dal fondatore della religione: Bahá'u'lláh. Fu completato a San Giovanni d'Acri attorno al 1873 anche se alcune sue parti erano state scritte precedentemente. Attorno al 1891 si ebbe la pubblicazione del testo originale in arabo a Mumbai.

Altro testo fondamentale della fede Bahai è il Libro della Certezza, scritto da Bahá'u'lláh, parte in lingua persiana e parte in lingua araba, nel 1861 durante il suo esilio a Baghdad, allora provincia dell'Impero ottomano; seguono Le Parole Celate, La proclamazione di Bahá'u'lláh ai re e ai governanti del mondo, Gli inviti del Signore degli Eserciti, Gemme di misteri divini, Le sette valli e le quattro valli, L'epistola al figlio del lupo, Preghiere e meditazioni, Tavole di Bahá'u'lláh. Questi testi, e altri ancora, sono stati tradotti in italiano e pubblicati dalla Casa Editrice Bahá'í italiana, mentre parecchi scritti sono ancora da tradurre dall'arabo o dal persiano, lingue usate da Bahá'u'lláh per la sua rivelazione. I baha'i parlano di un centinaio di libri scritti dal fondatore della loro fede.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

La comunità mondiale è organizzata con una rete di consigli locali, nazionali e internazionali. Ha un unico sistema di amministrazione globale, con consigli governativi elettivi in più di diciottomila località. Riconosciuta dall'ONU come organizzazione internazionale, la sede centrale è a Haifa (Israele) sulle falde del monte Carmelo dove risiede la Casa Universale di Giustizia che è un consiglio formato da nove credenti eletti ogni cinque anni, con elezioni a scrutinio segreto e senza candidatura né propaganda da una convenzione internazionale composta dai membri, allora in carica, di tutte le assemblee nazionali baha'i del mondo, a loro volta elette annualmente nelle rispettive nazioni con metodo analogo. La religione bahá'í ha resistito con successo all'impulso di frazionarsi in sette, mantenendo la sua unità a dispetto di una storia turbolenta quanto quella di altre religioni dell'antichità, grazie alle linee guida del Centro del Patto, che attualmente è la Casa Universale di Giustizia. I bahá'í hanno avviato numerosi progetti di sviluppo economico e sociale in varie parti del mondo.

L'ufficio di sacerdote non esiste nella religione. I fedeli sono soliti accogliere nelle loro abitazioni altri fedeli per le feste sacre; tuttavia esistono dei templi che si trovano in Germania, India, Panamá, Samoa, Australia, Uganda, Illinois e uno in fase di costruzione in Cile, oltre al complesso del Centro mondiale bahá'í a Haifa, in Israele. La contribuzione ai fondi baha'i, per la costruzione e gestione delle strutture e delle molte attività baha'i, è concessa unicamente agli aderenti dichiarati della fede baha'i e quindi non sono accettati fondi dai non aderenti.

La stella a nove punte con il "Più Grande Nome" (O Gloria del Gloriosissimo)[6]

La fine dei tempi[modifica | modifica sorgente]

Il fondatore della Fede Baha'i, Bahá'u'lláh, affermava di rappresentare egli stesso il Ritorno di Cristo come pure di rappresentare le aspettative di altre religioni portando anche prove della Fine del mondo e della Sua posizione al riguardo. L'affermazione della Fede Baha'i coincide con la profezia di William Miller, che indica l'anno 1844. Per i bahá'í di provenienza cristiana, Bahá'u'lláh adempie le promesse del Cristo di "ritornare nella Gloria del Padre" e come "un ladro nella notte." La data del 1844, anno di fondazione della Fede, si lega a numerose profezie cristiane. I bahá'í, per esempio fanno notare che l'Africa Centrale fu aperta alla Cristianità intorno al 1840 e che quell'evento fu ampiamente commentato come l'adempimento della promessa del Cristo di ritornare dopo che "il Vangelo fosse stato predicato a tutte le nazioni." I bahá'í vedono negli insegnamenti di Bahá'u'lláh l'adempimento della promessa di Cristo di riunire tutte le genti così da divenire "un solo gregge" sotto "un solo pastore." Il 27 giugno del 1844 - Joseph Smith, il fondatore del Mormonismo, viene ucciso a Carthage.

Relativamente a particolari attese della fine dei tempi, è stato argomentato che la battaglia di Armageddon è già avvenuta e che i martirii di massa previsti per la fine dei tempi siano già avvenuti nel contesto storico della Fede Baha'i [7]. Il dottor Joseph Wolff (1795-1862) è stato un grandissimo missionario ebreo tedesco convertito a Gesù Cristo. I suoi viaggi sponsorizzati dalla Società Biblica per le Sacre Scritture di Londra furono per lo più alla ricerca delle Dieci tribù perdute d'Israele. Portò il messaggio di Cristo in ben 14 lingue in tutto il mondo. Evangelizzando il secondo avvento di Cristo e distribuendo materiale biblico in molte lingue come Bibbie, Nuovi Testamenti e porzioni di essa. Avvicinò a Cristo giudei, cristiani e Musulmani. Questo al tempo che William Miller predicò il ritorno di Cristo per il 22 ottobre 1844 secondo la profezia di Daniele 8:14 [8].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'ortografia di quest'ultima parola può anche variare in Bahá'í, Bahai o Baha'i.
  2. ^ Manfred Hutter, s.v. «Bahā'īs», in Encyclopedia of Religion (2nd ed.) 2: pp. 737-740. Detroit, Ed. Lindsay Jones, Macmillan Reference USA, 2005. ISBN 0-02-865733-0.
  3. ^ Vale la pena di ricordare che una fatwa non esprime alcuna cogenza assoluta, essendo non infrequente il caso di una fatwa del tutto, o solo in parte, difforme, anche a distanza di tempo. Sarà il consenso indirettamente espresso della maggioranza dei fedeli a dare valore all'una oppure all'altra.
  4. ^ Iran. Fatwa di Khamenei contro la minoranza religiosa Baha'i - Geopolitica
  5. ^ Kitáb-i-Aqdas, Bahá'u'lláh, Casa Editrice BAHÁ'Í, pag. 2 PDF
  6. ^ La stella a nove punte
  7. ^ Am A Bahai. URL consultato il 1/11/2013.
  8. ^ Israele-Gerusalemme. Nuova Gerusalemme. URL consultato il 1/11/2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bahá'u'lláh, Spigolature dagli scritti. Roma, Edizioni Bahai, 1956.
  • Bahá'u'lláh, Kitáb-i-Íqán. The Book of Certitude. Wilmette, Illinois, Bahá'í Publishing Trust 2003. ISBN 1-931847-08-8.
  • Hasan Balyuzi, Bahá'u'lláh, King of Glory. Oxford, UK, George Ronald, 2000. ISBN 0-85398-328-3.
  • Alessandro Bausani, «ʿAbd-al-Bahāʾ, Life and work», in Encyclopædia Iranica, 1989.
  • Christopher Buck, The eschatology of Globalization. The multiple-messiahship of Bahā'u'llāh revisited, in Moshe Sharon, Studies in Modern Religions, Religious Movements and the Bābī-Bahā'ī Faiths. Boston, Brill, 2004. ISBN 90-04-13904-4.
  • J. E. Esslemont, Bahá'u'lláh e la nuova era. Roma, Edizioni Bahai, 1954.
  • Manfred Hutter, «Bahā'ī», in Lindsay Jones (ed.), Encyclopedia of Religion. 2 (2nd ed.), Detroit, Macmillan Reference, USA, 2005. ISBN 0-02-865733-0.
  • Baha'i Faith and Holy People, in Jestice, Phyllis G. Holy People of the World. A Cross-cultural Encyclopedia, Santa Barbara, 2004. ISBN 1-57607-355-6.
  • Anthony A. Reitmayer, Adrianople – Land of Mystery. Istanbul, Bahai Publishing Trust, 1992.
  • Nader Saiedi, Gate of the Heart. Waterloo, ON, Wilfrid Laurier University Press 2008. ISBN 978-1-55458-035-4.
  • Peter Smith, The Bábí & Bahá'í Religions From Messianic Shí'ism to a World Religion. Cambridge, The University Press 1987. ISBN 0-521-30128-9.
  • Adib Taherzadeh, The Revelation of Bahá'u'lláh. Baghdad 1853-63. Oxford, George Ronald, 1976. ISBN 0-85398-270-8.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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