Báb

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Mausoleo del Báb a Haifa

Il Báb, al secolo Mírzá `Alí Muḥammad, noto anche come Siyyid `Alí Muḥammad Shírází, (persiano: سيد علی ‌محمد شیرازی‎), Shiraz 20 ottobre 1819 (il primo giorno di Muharram del 1235 dell'Egira[1]) – Tabriz 9 luglio 1850, figlio di Siyyid Muhammad Ridá e di Fátimih Bagum, figlia di un ricco mercante di Shiraz, fu il fondatore del Bábismo, e una delle tre figure centrali della religione Bahá'í.

Mírzá `Alí Muḥammad discendeva da Maometto attraverso l'Imam Husayn tramite entrambi i suoi genitori[2], per questo era un Siyyid, denominazione che divenne parte del suo patronimico[3].

Anch'egli mercante, il 23 maggio (giorno Bahai[4])[5] 1844 rivelò che

« Dio Glorioso lo aveva eletto allo stato di Báb»
([6] )

ossia la Porta, il tramite tra Dio e gli uomini, il messaggero divino.

I Bahai considerano il Báb oltre che "Manifestazione Divina" anche il precursore della loro religione, che ha preparato la strada a Colui che Dio farà manifesto[7].

Bahá'u'lláh, fu un suo seguace e dichiarò di essere il compimento della profezia del Báb e di essere

« Colui la cui venuta era stata predetta dal Báb: il Prescelto da Dio. »
([8] )

Primi anni[modifica | modifica sorgente]

Il padre, Siyyid Muhammad Ridá, un mercante molto noto, morì poco dopo la nascita di Mírzá `Alí Muḥammad che venne affidato allo zio materno Hájí Mirzá Siyyid 'Ali, anche lui mercante.

Da bambino, sotto le cure dello zio, fu avviato allo studio presso una scuola religiosa dove imparò a leggere e a scrivere ricevendo l'istruzione normale per i ragazzi della sua età e del suo stato[9].

Mostrò già da fanciullo delle capacità eccezionali per la propria età, delle maniere affascinanti e grande nobiltà di carattere oltre che una forte devozione religiosa nell'osservanza delle preghiere e dei dettami della fede musulmana.[10].

Tra i 15 e i 20 anni si unì allo zio tutore e poi a un altro zio di Bushehr nell'esercizio del commercio divenendo mercante egli stesso[11].

Da alcuni suoi scritti si rileva, tuttavia, che preferisse alla attività commerciale dedicarsi allo studio della religione.[12].

Un contemporaneo lo descrisse come

« molto taciturno, non avrebbe mai proferito una parola se non fosse stato assolutamente necessario. Non rispondeva mai alla nostre domande. Era costantemente assorbito dai suoi pensieri, ed era immerso nella recitazione delle preghiere e dei versetti.

È un uomo di bell'aspetto con una barba fluente, vestito con abiti puliti, indossa uno scialle verde e un turbante nero. »

([13] )

Un medico inglese disse di lui

« Era un uomo dall'aspetto molto mite e delicato, di statura piuttosto piccola e con carnagione molto chiara per un persiano, con una voce melodiosa e gentile che mi colpì molto. »
([14] )

Matrimonio[modifica | modifica sorgente]

In 1842 sposò Khadíjih-Bagum, (1820-1882), figlia di un ricco mercante di Shíráz.

Il matrimonio risultò essere felice[15], ebbero, nel 1843, un figlio a cui fu dato il nome di Ahmad, che morì lo stesso anno.[16].

La gravidanza mise a rischio la vita di Khadíjih Bagum, che dopo di allora non rimase più incinta. La coppia di sposi visse in una modesta casa di Shíráz vicina a quella della madre del Báb[17]..

Khadíjih Bagum sarebbe diventata più tardi una fedele della religione Bahá'í[18]..

Karbala[modifica | modifica sorgente]

Attorno al 1839-1840 il Báb si recò in pellegrinaggio in Iraq, dimorando prevalentemente a Karbala e nei suoi dintorni.

Durante quel soggiorno incontrò il leader del movimento religioso Shaykhismo, Siyyid Kázim, che gli dimostrò una profonda riverenza.[19]

Si ritiene abbia presenziato a qualche lezione pubblica di Siyyid Kázim: questo periodo è, comunque, quasi del tutto non documentato.[20]

Siyyid Kázim aveva consigliato ai suoi seguaci di lasciare le proprie case e cercare il Mahdi che sarebbe dovuto apparire presto.[21]

Uno di questi seguaci, di nome Mullá Husayn, dopo aver digiunato e pregato in una moschea per 40 giorni, si recò a Shiraz dove incontrò il Báb.[22]

Rivelazione[modifica | modifica sorgente]

Poco dopo essere arrivato a Shiraz sul far della sera, Mullá Husayn, alle porte della città, incontrò il Báb. La notte tra il 22 e il 23 maggio 1844 Mullá Husayn invitato dal Báb a casa gli disse che stava cercando di individuare il Mahdī (lett. "ben guidato da Dio") indicato da Siyyid Kázim, il Promesso, allora il Báb gli propose di considerare se poteva essere egli stesso il Mahdī, il Promesso, il possessore della conoscenza divina.[23]

Dopo qualche riflessione e dopo che il Báb rispose in maniera soddisfacente a tutte le sue domande, dopo che scrisse in sua presenza, con estrema rapidità, un lungo commento sulla sura di Giuseppe, Mullá Husayn fu il primo ad accettare la sua rivelazione di essere la Porta verso la Verità e l'iniziatore di un nuovo ciclo profetico.[24]

Lettere del Vivente[modifica | modifica sorgente]

Mullá Husayn fu il primo discepolo del Báb, mentre nei cinque mesi successivi altri diciassette discepoli di Siyyid Káẓim riconobbero autonomamente il Báb come Manifestazione di Dio e furono da lui successivamente mandati per l'Iran e il Turkestan per diffondere la notizia del suo avvento.[25]

Fra costoro, che furono chiamati Lettere del Vivente, c'era Fátimih Zarrín Táj Baragháni, una poetessa, che successivamente fu soprannominata Táhirih, la Pura.

Proclamazione[modifica | modifica sorgente]

Nei suoi primi scritti il Báb si identificò con la Porta al dodicesimo Imam occulto e chiarì anche che egli stesso era il Mahdi, il messaggero di Dio, profetizzato da Maometto[26].

Successivamente il Báb assieme al diciottesimo dei suoi discepoli si recò in pellegrinaggio alla Mecca e a Medina, luoghi santi dell'Islam.

Alla Mecca il Báb scrisse allo Sceriffo della Mecca (in arabo: شريف مكة) illustrandogli la sua missione; alla fine del pellegrinaggio ritornò con il suo compagno a Bushehr[27].

Arresto[modifica | modifica sorgente]

La predicazione del Báb e quella delle Lettere del Vivente ebbero un grande successo presso tutte le classi sociali iraniane e moltissimi ne accettarono il messaggio e gli insegnamenti[28].

Ciò inasprì il clero islamico contro il Báb e i suoi seguaci che subirono, a Teheran, Mazandaran, nella regione di Fars e in altre località, repressioni e persecuzioni sempre più violente, crudeli e sanguinarie[29].

« Molti furono decapitati, impiccati, messi innanzi alla bocca del cannone prima della scarica, bruciati vivi o squartati »
([30].)

Il supplizio tuttavia produsse, come spesso accade, l'effetto contrario di quello voluto dai persecutori, perché alimentò maggiormente il movimento religioso con nuovi fedeli e con la stima di molte persone verso di esso[31].

Spinto dal clero il governatore di Shiraz ordinò l'arresto del Báb', che venuto a conoscenza di quell'ordine lasciò Bushehr, dove si trovava, per tornare a Shiraz nel giugno 1845 consegnandosi alle autorità: fu posto agli arresti domiciliari presso la casa di un suo zio fino a quando scoppiò, nel settembre 1846 una epidemia di colera[32].

Il Báb fu rilasciato e si recò a Isfahan, dove molte persone gli resero visita lasciandosi coinvolgere dai suoi insegnamenti, aumentando sempre di più la popolarità di cui godeva[33].

Dopo la morte del governatore di Isfahan, che era diventato un suo supporter, lo Shah, Mohammad Shah Qajar, per le pressioni del clero della provincia, ordinò, nel gennaio 1847, il trasferimento del Báb a Teheran[34]

Dopo alcuni mesi e prima che il Báb potesse incontrare lo Shah, il Primo Ministro lo confinò a Tabriz[35].

Dopo quaranta giorni passati a Tabriz, il Báb fu trasferito nella fortezza di Maku nella regione iraniana dell'Azarbaijan occidentale vicino al confine con la Turchia.

Durante questa carcerazione il Báb iniziò il suo più importante lavoro, il Bayān persiano, che lasciò, però, incompiuto.

A causa della crescente popolarità del Báb e della conversione del governatore di Maku, il primo ministro, nell'aprile del 1848, transferì il Báb nella fortezza di Chihríq[36], ma anche in questa nuova situazione la sua popolarità crebbe e i suoi carcerieri alleviarono la sua detenzione

Il primo ministro ordinò, allora, il trasferimento del Báb nuovamente a Tabriz dove il governo richiese alle autorità religiose di sottoporre il Báb a un processo per blasfemia e apostasia[37].

Processo[modifica | modifica sorgente]

Il processo che si svolse nel luglio del 1848, alla presenza di un principe della Corona, e con il coinvolgimento di un numeroso clero pregiudizialmente nemico del Báb[38], non portò a un risultato decisivo.

Il clero pretendeva la pena capitale mentre il governo spingeva per una pena più leggera a causa della popolarità del Báb, e per questo chiese a dei medici di dichiarare l'inquisito insano di mente per evitarne l'esecuzione[39].

Lo Shaykh al-Islam, un religioso molto importante campione della campagna anti-Báb, che non era presente al processo, emise una sentenza di morte condizionata alla eventuale sanità del Báb.

Fu emessa una fatwa che dichiarò l'apostasia del Báb, Ridda ردة, ossia apostasia dall'Islam, e che

« La reputazione di una incorregibile apostasia non è accettata, e che l'unico motivo del rinvio della sua esecuzione è solo il dubbio sulla sua sanità mentale. »
([40])

William Cormick, il medico del principe della corona, esaminò il Báb e si conformò con la richiesta del governo di trovare elementi per la clemenza, ma, pur rinviandone l'esecuzione, non lo salvò dalla bastinado, venti colpi di frusta alla pianta dei piedi[41].

Il rapporto ufficiale dichiarò che a causa di questa tortura il Báb avesse ritrattato e si sia scusato, con l'impegno a non più rivendicare la propria divinità[42].

Nonostante il rapporto ufficiale, molti ritennero le asserzioni ivi contenute non veritiere e che vi fossero state inserite al solo scopo di minare presso la gente l'autorità morale del Báb[43].

Esiste un documento di ritrattazione predisposto dalle autorità dopo il processo, ma che il Báb si rifiutò di firmare[44]. .

Il Báb fu alla fine riportato nella fortezza di Chihríq.

Successione del Bab[modifica | modifica sorgente]

Documento di nomina di Ṣubḥ-i-Azal come successore del Báb, trascritto da lui stesso.

Prima che il Bab morisse un suo seguace, Abd al-Karim, gli prospettò la necessità che nominasse un successore alla guida del suo movimento religioso.

Durante la sua prigionia nella fortezza di Chehriq, qualche tempo dopo il martirio di Quddús, il Báb scrisse nel 1849 una lettera intitolata Lawh-i-Vasaya, considerata come il suo testamento, con la quale nominava Ṣubḥ-i-Azal suo successore e guida della comunità babi dopo la sua morte, fino al momento in cui non sarebbe apparso "Colui che Dio renderà manifesto" (man yuẓhiruhu'lláh, in arabo: من یظهر الله , e in persiano: مظهر کلّیه الهی )(versetto 27), con le consegne di:

  • assicurare la sua propria sicurezza, quella dei suoi scritti e di tutto ciò che è rivelato nel Bayán.
  • comunicare con i Babi e domandare consiglio ai Testimoni del Bayán, come pure a Áqá Siyyid Ḥusayn Yazdí.
  • raccogliere e completare gli scritti santi del Báb, per poi distribuirli tra i Babi e farli conoscere all'umanità.
  • invitare tutti gli uomini ad imbracciare la rivelazione del Báb.
  • decidere quando sarà venuto il momento del trionfo e designare il suo proprio successore.
  • riconoscere "Colui che Dio renderà manifesto" quando verrà e invitare gli uomini a fare altrettanto.

E. G. Browne,[45] nel commento alla sua edizione della storia dei Babi di Hajj Mirza Jani di Kashan, scrive a proposito di questa nomina:

"Briefly what clearly appears from this account is that Mirza Yahya received the title of Subh-i-Azal because he appeared in the fifth year of the Manifestation, which, according to a tradition of Kumayl (p. 3, last line of the text) is characterized by ”a Light which shone forth from the Dawn of Eternity”; that the Bab bestowed on him his personal effects, including his writings, clothes and rings, nominated him as his successor (Wali), and bade him write the eight unwritten Wahids of the Bayan, but abrogate it if ”’He whom God’, shall manifest” should appear in his time, and put into practice that with which he should be inspired."[46]

Come ha scritto A.-L.-M. Nicolas[47] "Que ce Mîrzâ Yahya [Subh-i-Azal ] ait été considéré par tous les bâbî comme le khalîfe du Bâb défunt, cela ne peut faire de doute pour personne et les Bèhâ'i sont de mauvaise foi quand ils le nient."[48]

Dopo la morte del Bab, Subh-i-Azal fu dapprima accettato da tutti i Babi come il leader del movimento, ma la sua leadership fu in seguito controversa.[49]

Nel periodo in cui entrambi, Bahá'u'lláh e Subh-i-Azal, erano a Baghdad, Bahá'u'lláh indicò pubblicamente, oralmente e nelle sue lettere, Subh-i-Azal come il leader della comunità, anche se questi rimaneva nascosto e teneva i contatti con i Babisti tramite degli emissari chiamati i "Testimoni del Bayan". Supplendo alla debolezza di Subh-i-Azal, Bahá'u'lláh si occupò della cura quotidiana della comunità[50].

Nel 1863 Bahá'u'lláh rivelò a un piccolo gruppo di seguaci di essere Colui che Dio renderà manifesto, la figura messianica profetizzata dal Bab, e nel 1866 rese pubblica questa rivelazione[51].

La rivelazione di Bahá'u'lláh colpì la leadership di Subh-i-Azal, che rifiutò questa pretesa, trovando però seguito solo tra una minoranza di Babisti[52], mentre la maggioranza riconobbe la rivelazione di Bahá'u'lláh, confluendo in quella che sarebbe poi stata la nuova religione Bahá'í.

Esecuzione[modifica | modifica sorgente]

Attorno alla metà del 1850 il nuovo primo ministro, Amir Kabir,[53] ordinò l'esecuzione del Báb, probabilmente a causa di alcune rivolte dei suoi fedeli, peraltro represse, e perché la popolarità del movimento babista sembrava essere diminuita.

Il Báb fu portato a Tabríz da Chihríq per esservi fucilato da un apposito squadrone d'esecuzione. La notte precedente la sua esecuzione mentre era condotto in cella un giovane fedele, Muḥammad-`Alíy-i-Zunúzí, chiamato Anís, lo implorò di condividere la sua sorte[54], Anís fu arrestato e posto nelle stessa cella del Báb.

La mattina del 9 luglio 1850, il Báb e Anís furono sospesi a una parete e uno squadrone di soldati armeno-cristiani si preparò all'esecuzione[55].

Presenziarono numerosi testimoni compresi alcuni diplomatici occidentali[56].

Dopo che l'ordine di fuoco fu dato e dopo che il fumo dei settecentocinquanta moschetti svanì si vide che il Báb e Anís non erano stati colpiti ma che i proiettili avevano tagliato le corde a cui erano stati appesi[57].

Questo fatto, ritenuto miracoloso, suscitò una grande emozione e lo squadrone di soldati armeno-cristiani si rifiutò di eseguire un secondo tentativo di esecuzione[58].

Un nuovo squadrone di soldati musulmani, eseguì il secondo tentativo e questa volta il Báb e Anís furono uccisi[59].

I loro resti, orribilmente mutilati, furono scaricati fuori dalla città per essere dati in pasto agli animali, ma furono recuperati da alcuni fedeli babisti e nascosti.

Successivamente furono segretamente portati a Isfahan, Kirmanshah, Baghdad e Damasco, a Beirut e quindi, nel 1899 via mare ad Acri.

Nel 1909, le spoglie furono tumulate in uno speciale mausoleo sul Monte Carmelo a Haifa in Israele, voluto da `Abdu'l-Bahá.

La sede amministrativa mondiale Bahá'í è situata nei pressi di questo mausoleo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ J. E. Esslemont, op. cit. in bibliografia, p. 18, 24.
  2. ^ Hasan M. Balyuzi, op. cit. in bibliografia, p. 32.
  3. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 18.
  4. ^ La data esatta secondo la scansione del tempo occidentale sarebbe due ore e undici minuti dopo il tramonto del 22 maggio ossia del quarto giorno di Jamadiyu'l-Avval del 1260 dell'Egira, ma poiché il giorno Bahai inizia dal tramonto e non dalla mezzanotte la rivelazione è celebrata il quinto giorno di Jamadi, corrispondente al 23 maggio.
  5. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 20.
  6. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 19.
  7. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 28.
  8. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 41.
  9. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 18.
  10. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 19.
  11. ^ Dennis MacEoin, Bāb, Sayyed `Ali Mohammad Sirazi, Encyclopædia Iranica, 1989.
  12. ^ Dennis MacEoin, ibidem.
  13. ^ Hajji Muhammad Husayn, citato da Abbas Amanat, Resurrection and Renewal: The making of the Babi Movement in Iran, 1844-1850, p. 132–33, Cornell University Press, 1989.
  14. ^ H.M. Balyuzi, The Bab - The Herald of the Day of Days, p. 146.
  15. ^ H.M. Balyuzi, Khadijih Bagum, - Wife of the Bab
  16. ^ H.M. Balyuzi, ibid.
  17. ^ H.M. Balyuzi, ibid.
  18. ^ H.M. Balyuzi, ibid.
  19. ^ A. Bausani, Encyclopedia of Islam, articolo Bāb, Leiden, Koninklijke Brill.
  20. ^ Dennis MacEoin,op. cit.
  21. ^ A. Bausani, ibid..
  22. ^ H.M. Balyuzi, op. cit. p. 13.
  23. ^ Dennis MacEoin, ibid.
  24. ^ A.Bausani, ibid.
  25. ^ J. E. Esslemont, ibid., p. 21
  26. ^ J. E. Esslemont, ibid.
  27. ^ H. M Balyuzi, op. cit. p. 30.
  28. ^ J. E. Esslemont, ibid., p. 23
  29. ^ J. E. Esslemont, ibid.
  30. ^ J. E. Esslemont, ibid.
  31. ^ J. E. Esslemont, ibid.
  32. ^ Dennis MacEoin, ibid.
  33. ^ Amanat, Resurrection and Renewal, p. 257.
  34. ^ Amanat, ibid., 258.
  35. ^ Dennis MacEoin, ibid.
  36. ^ A. Bausani, ibid.
  37. ^ Dennis MacEoin, ibid.
  38. ^ Dennis MacEoin, ibid.
  39. ^ Abbas Amanat, op. cit. p. 390-393.
  40. ^ Abbas Amanat, ibid.
  41. ^ Abbas Amanat, ibid.
  42. ^ E.G. Browne, Materials for the Study of the Babi Religion, Cambridge University Press, 1918
  43. ^ Abbas Amanat, ibid.
  44. ^ Abbas Amanat, ibid.
  45. ^ Nato il 7 febbraio 1862 e morto il 25 gennaio 1926, Edward Granville Browne studiò a Eton e a Cambridge il persiano, l'arabo e il sanscrito. È stato uno dei più celebri orientalisti britannici ed è stato professore all'Università di Cambridge, dove ha creato una scuola di lingue orientali viventi. Arrivò in Persia nell'ottobre del 1887 e ha descritto i suoi viaggi nel suo libro intitolato A Year amongs the Persians 1893. Ha scritto molti libri ed articoli sul Babismo e la religion Baha'i. Ha incontrato personalmente tanto Baha'ullah quanto Ṣubḥ-i-Azal, come pure 'Abd ul-Bahá, col quale ha avuto uno scambio epistolare, e del quale ha scritto una necrologia nel 1921.
  46. ^ Kitab-i Nuqtatu l-Kaf Being the Earliest History of the Babis compiled by Hajji Mirza Jani of Kashan between the years A.D. 1850 and 1852, edited from the unique Paris MS. Suppl. Persan 1071 by Edward G. Browne, p. 20
  47. ^ Séyyèd Ali Mohammed dit le Bâb, Parigi, 1905, p. 20
  48. ^ La questione è stata definitivamente chiarita da Denis MacEoin, "Division and authority claims in Babism (1850-1866)", Studia iranica, Parigi, t. 18, fasc. 1, 1989, pp. 93-129.
  49. ^ The Sources for Early Bābī Doctrine and History, scritto da Denis MacEoin, pubblicato da E.J. Brill, Leiden, 1992, ISBN|9004094628.
  50. ^ "Baha'u'llah's Surah of God: Text, Translation, Commentary", tradotto da Juan Cole e pubblicato in Translations of Shaykhi, Babi and Baha'i Texts, 2002, vol. 6, n°1.
  51. ^ Dennis MacEoin, ibid.
  52. ^ Dennis MacEoin, ibid.
  53. ^ Shoghi Effendi, op. cit. in bibliografia, pp. 273–289
  54. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 24.
  55. ^ Dennis MacEoin, ibid.
  56. ^ Sir Justin Shiel, Inviato Straordinario e Ministro Plenipotentiario a Teheran della Regina Vittoria, fece un rapporto dell'esecuzione, il 22 luglio 1850, a Lord Henry Temple Palmerston, Segretario di Stato Britannico per gli Affari Esteri
  57. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 24.
  58. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 25.
  59. ^ J. E. Esslemont, ibid.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Hasan M. Balyuzi, The Báb: The Herald of the Day of Days. Oxford, George Ronald 1973. ISBN 0-85398-048-9.
  • Shoghi Effendi, God Passes By. Wilmette, Bahá'í Publishing Trust, 1944. ISBN 0-87743-020-9.
  • John E. Esslemont, Baha'u'Llah́ e la nuova era. Roma, G. Bardi, 1954.

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