Táhirih

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Fátimih Zarrín Táj Baragháni, o Táhirih (Persiano: طاهره‎, cioè "la Pura", o Qurratu'l-`Ayn (Persiano: قرة العين‎), cioè "Consolazione degli occhi" (Qazvin, 1814- 1817[1]Teheran, 1852), figlia di Muhammad Salih Baragháni, fu una influente poetessa teologa del Babismo,[2] spesso menzionata nella letteratura bahá'í come un esempio di coraggio nella lotta per i diritti delle donne.

Mausoleo del Báb, Haifa

La giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Táhirih apparteneva a una famiglia di religiosi islamici, il padre, un mujtahid è ricordato per delle interpretazioni del Corano, per le sue eulogie sulla battaglia di Karbala oltre che per lo zelo che metteva nell'esecuzione delle punizioni e nella persecuzione del consumo del vino, bevanda proibita nell'Islam. [3]

Lo zio, Mulla Muhammad-Taqi Baraghani, era anche lui un mujtahid[4].

Durante la sua fanciullezza le fu consentito, anche se era una donna, di intraprendere gli studi islamici: era nota per la sua capacità di memorizzare il Corano e di comprenderne con facilità i passi più difficili[5].

All'età di quattordici anni sposò il cugino Muhammad ibn Muhammad Taqi da cui ebbe tre figli e una figlia. Suo marito divenne il lettore della preghiera del venerdì[6].

Avendo ricevuto dal padre una educazione religiosa, entrò in corrispondenza con i leaders dello Shaykhismo, compreso Siyyid Kázim, che le diede il titolo di Qurratu'l-`Ayn[7][8], divenendone una sostenitrice nonostante la propria famiglia fosse nemica di questo movimento religioso[9].

Ciò causò tensioni tra Táhirih e il marito, tensioni che portarono alla separazione, nel 1843, tra i due coniugi.

Táhirih si recò Karbala con la sorella per visitare Siyyid Kázim, ma non poté incontrarlo perché nel frattempo era morto, tuttavia fu ospitata nella sua casa dove continuò i suoi studi[10].

Nel 1844, Táhirih riconobbe e accettò la rivelazione di Ali Muhammad di Shiraz, il Báb, come il Mahdi, divenendone la diciassettesima discepola o Lettera del Vivente, e, unica donna del gruppo, la più fedele e devota seguace[11].

Táhirih, che, al contrario delle altre Lettere del Vivente, non aveva mai incontrato il Báb, iniziò a diffondere, dalla casa di Sayyid Kázim, dove continuava a dimorare, la nuova religione, il Bábismo, facendo numerosi proseliti fra i seguaci dello Shaykhismo.

Conferenza di Badasht[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conferenza di Badasht.

La Conferenza di Badasht, 26 giugno-17 luglio del 1848, segnò la rottura tra il Babismo e l'Islam e il disconoscimento da parte del primo della legge islamica.

I protagonisti della conferenza furono Bahá'u'lláh, che avrebbe fondato la religione bahai, Quddús e Táhirih[12].

Si evidenziarono due posizioni programmatiche, una moderata e conservatrice di Quddús che voleva mantenere il Babismo nell'ambito islamico e quella più radicale e rivoluzionaria di Táhirih che voleva la rottura con l'Islam, mentre l'altro importante esponente, Bahá'u'lláh, cercava il compromesso fra i due[13].

Alla fine la linea vincente fu quella di Táhirih che vedeva il Babismo come una religione autonoma staccata dall'Islam di cui riconosceva il Corano ma non la Sharīʿa[14].

Martirio[modifica | modifica sorgente]

Dopo la Conferenza di Badasht, Táhirih fu sottoposta agli arresti domiciliari a Tehran[15].

Due anni dopo il martirio del Báb, tre Babisti tentarono di assassinare Nasser-al-Din Shah a causa delle persecuzioni a cui erano sottoposti. Il tentativo fallito scatenò la repressione da parte delle autorità imperiali e il 31 agosto 1852 trenta Babisti, tra cui Táhirih, furono uccisi[16].

Táhirih prima di morire disse: Potete uccidermi quando volete, ma non potete fermare l'emancipazione delle donne[17].

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bahiyyih Nakhjavani.

Sulla vita di Táhirih, sul periodo storico in cui visse e sulla corte Qajar dell'epoca, la scrittrice Bahiyyih Nakhjavani ha scritto l'opera La donna che leggeva troppo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La sua data di nascita non è certa essendo stati distrutti i suoi atti di nascita dopo la sua esecuzione.
  2. ^ Peter Smith, Táhirih. A concise encyclopedia of the Bahá'í Faith, Oxford, Oneworld Publications, 2000. ISBN 1-85168-184-1, pp. 332-333.
  3. ^ Moojan Momen, Usuli, Akhbari, Shaykhi, Babi: The Tribulations of a Qazvin Family. Iranian Studies 36, 2003, pp. 317–337.
  4. ^ Peter Smith, ibid.
  5. ^ Peter Smith, ibid.
  6. ^ Peter Smith, ibid.
  7. ^ Peter Smith, ibid.
  8. ^ `Abdu'l-Bahá, op. cit. in bibliografia
  9. ^ Momen Moojan ibid.
  10. ^ Peter Smith, ibid.
  11. ^ Peter Smith, ibid.
  12. ^ Peter Smith, op. cit.
  13. ^ Peter Smith, op. cit.
  14. ^ Peter Smith, op. cit.
  15. ^ Hasan Balyuzi, Op. cit. in bibliografia, pp. 163–171.
  16. ^ Hasan Balyuzi, Op. cit.
  17. ^ Susan Maneck, Religion and Women. Albany, SUNY Press, 1994. Donne e fede.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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