La Espero
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La Espero (La Speranza) è l'inno del movimento esperantista. Fu pubblicato da Ludwik Lejzer Zamenhof (1859-1917) insieme ad altre poesie in Esperanto. La musica fu composta intorno al 1909 da Félicien Menu de Ménil. Originariamente però lo stesso testo si cantava su una melodia dello svedese Claes A. Adelsköld del 1891. Versioni successive furono opera del francese Achille Motteau e del polacco Andrzej Koszewski.
Mai ufficializzato da un'istituzione esperantista, è tuttavia regolarmente usato nelle cerimonie di inaugurazione e chiusura di ogni Universala Kongreso. Nel 2001 l'inno è stato adottato nella Costituzione della Esperanta Civito.
Ascolta l'inno in MP3 eseguito dal gruppo esperanto Akordo.
Testo integrale [modifica]
| (EO) « En la mondon venis nova sento, tra la mondo iras forta voko; per flugiloj de facila vento nun de loko flugu ĝi al loko. Ne al glavo sangon soifanta ĝi la homan tiras familion: al la mond' eterne militanta ĝi promesas sanktan harmonion. Sub la sankta signo de l' espero kolektiĝas pacaj batalantoj, kaj rapide kreskas la afero per laboro de la esperantoj. Forte staras muroj de miljaroj inter la popoloj dividitaj; sed dissaltos la obstinaj baroj, per la sankta amo disbatitaj. Sur neŭtrala lingva fundamento, komprenante unu la alian, la popoloj faros en konsento unu grandan rondon familian. Nia diligenta kolegaro en laboro paca ne laciĝos, ĝis la bela sonĝo de l' homaro por eterna ben' efektiviĝos. » |
(IT) « Giunto è al mondo un nuovo sentimento, per il mondo va una forte voce; sulle ali d'un prospero vento già s'invola e va di luogo in luogo. Alla spada di sangue assetata non attira dell'uomo la genia: già al mondo in eterna lotta fa promessa di santa armonia. Alle sante insegne di Speranza si raccolgon di pace i combattenti e veloce cresce la faccenda nel lavoro di color che speran. Forti s'ergon dei millenni i muri tra i cento popoli divisi cederanno le barriere ostili dall'amore santo sfracellate. Sulla base d'una lingua neutra, comprendendosi alfin l'un l'altro, ecco i popoli diverranno una sola grande famiglia. Non si stancan i nostri colleghi diligenti nel lavor di pace finché il sogno più bello dell'uomo per l'eterno bene si realizzi. » |