John Watson (psicologo)

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John Watson

John Broadus Watson (Greenville, 9 gennaio 1878New York, 25 settembre 1958) è stato uno psicologo statunitense, padre del comportamentismo, scuola della psicologia nata dall'osservazione del comportamento degli animali.

Fu allievo del funzionalista James Angell.

Insegnò come docente universitario alla Johns Hopkins University, dalla quale fu costretto a dimettersi a causa di una relazione intrapresa con una sua studentessa, fu prontamente ingaggiato dall'agenzia pubblicitaria americana J. Walter Thompson Company.

Indice

[modifica] Il comportamentismo di Watson

Il programma comportamentista è riassunto nell’articolo “Psychology as the behaviorist views it” di Watson (1913), spesso considerato il manifesto del comportamentismo, in cui lo psicologo parla della psicologia dal punto di vista comportamentista e definisce il comportamento oggettivo degli individui osservabile e misurabile come unico oggetto legittimo dell'indagine psicologica, rilevabile con metodi obiettivi che permettono la ripetizione di esperimenti e interpretabile secondo lo schema stimolo-risposta.

Il suo obiettivo teorico è la previsione e il controllo del comportamento.

  • Il comportamentista, impegnato ad individuare uno schema unitario delle risposte animali, non trova alcuna linea divisoria tra l’uomo e l’animale.
  • Il comportamentista esamina tutto ciò che è chiamato comportamento (Overt).
  • Il controllo del comportamento implica che il comportamento non solo può essere osservato e studiato, ma anche manipolato e –o controllato.

In una recensione del 1785 a un'opera di Herder, Kant aveva scritto che "i materiali per lo studio dell’uomo non possono essere ricercati né nella metafisica né nel gabinetto delle scienze naturali ... ma possono essere rintracciati nelle sue azioni, attraverso le quali manifesta il suo carattere".[1] Il comportamentista rende la psiche una scatola nera soggetta alle influenze esterne (stimoli) e produttrice di reazioni relative (risposte) e il comportamento può essere studiato attraverso la relazione tra stimoli e risposte, senza far riferimento a quanto accade nella scatola.

Nel manifesto del 1913 il rifiuto della coscienza fu indubbiamente il punto centrale al quale ci si sarebbe poi richiamati per identificare, in modo semplicistico, il comportamentismo. Un altro tema importante fu quello dello scopo nel comportamento. Watson rifiutava ogni accenno allo scopo perché interno alla coscienza e quindi non accessibile.

[modifica] Il comportamento infantile: Little Albert

Watson aveva compiuto anche qualche studio sul comportamento infantile. Il più famoso è quello di Little Albert, un bambino di undici mesi. Al bambino furono mostrati da vicino diversi animali, tra cui una scimmia, un cane e un topo bianco da laboratorio. Dapprima il bambino non mostrava alcun timore, arrivando a interagire serenamente con gli animali. In un secondo momento fu introdotto un elemento in più: ogni qualvolta al bambino veniva mostrato il topo da laboratorio, Watson e Rayner producevano un forte rumore sbattendo un martello su una sbarra di ferro posta dietro di lui. Il bambino imparò presto ad associare il rumore, che lo spaventava, alla presenza del topo. Il piccolo Albert iniziò poi a manifestare paura alla sola vista del topo, senza che fosse più prodotto alcun tipo di rumore, e ben presto arrivò a generalizzare la sua risposta (paura) estendendola alla presenza di qualsiasi tipo di animale di taglia medio-piccola, e perfino ai capelli bianchi dello stesso Watson. Il processo di apprendimento avvenne quindi secondo questo schema: - Presentazione di vari animali tra cui il topo bianco - Introduzione di uno stimolo esterno (rumore) - Presentazione del topo associato al rumore - Paura di Albert in presenza del topo o di qualsiasi animale in qualche modo simile (generalizzazione). Watson aveva quindi dimostrato che era possibile condizionare le persone, mediante stimoli, modificandone il comportamento. Le risposte agli stimoli costituivano l'apprendimento. Questo esperimento creò un "mito" su come il comportamentista avrebbe potuto modificare a piacere il comportamento di un individuo umano cominciando a condizionarlo opportunamente fin dai primi mesi di vita. Lo stesso Watson infatti scrisse: “Datemi una dozzina di bambini sani, ben formati e l’ambiente specifico che dico io per tirarli su e vi garantisco che, dopo averlo preso a caso, farò di ognuno di loro uno specialista a piacere – un dottore, un avvocato, un artista, un capitano d’industria oppure perfino un mendicante o un ladro – a prescindere dal suo talento, dalle sue inclinazioni, tendenze, capacità, vocazioni, e dalla razza dei suoi avi”. [2] La speranza del comportamentismo di costruire una nuova umanità mediante le procedure di condizionamento faceva intravedere un mondo utopico che alcuni accettavano e altri giudicavano utopistico.

[modifica] Note

  1. ^ Citato da Luciano Mecacci in "La cornice storico-metodologica della psicologia culturale", 2004
  2. ^ Bernardi – Condolf, Psicologia per il tecnico dei servizi sociali, CLITT, Roma, 1998, p.53.

[modifica] Bibliografia in italiano

  • Antologia di scritti, a cura di Paolo Meazzini, Bologna: Il Mulino, 1977.
  • Il comportamentismo, a cura di Paolo Meazzini, tr. Adriano Corao e Mario Di Pietro, Firenze: Giunti-Barbera, 1984 e Milano: Fabbri, 2007.

[modifica] Altri progetti

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