Comportamentismo
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Il comportamentismo (o psicologia comportamentale) è un approccio alla psicologia, sviluppato dallo psicologo John Watson agli inizi del Novecento, basato sull'assunto che il comportamento esplicito è l'unica unità di analisi scientificamente studiabile della psicologia.
Indice |
[modifica] Antecedenti storici e premesse teoriche
I costrutti teorici utilizzati fino a quel momento dagli strutturalisti (Edward Titchener) e dai funzionalisti (James R. Angell) sembravano a Watson troppo esposti al rischio di soggettivismo; l'unica possibilità, secondo lui, per giungere ad uno studio realmente scientifico del comportamento umano consisteva appunto nell'elidere a priori il costrutto teorico di mente, per focalizzare la ricerca sperimentale solo sui comportamenti manifesti.
La mente viene quindi considerata una sorta di black box, una scatola nera il cui funzionamento interno è inconoscibile e, per certi aspetti, irrilevante: quello che importa veramente per i comportamentisti è giungere ad un'approfondita comprensione empirica e sperimentale delle relazioni tra certi tipi di stimoli (ambientali) e certi tipi di risposte (comportamentali). All'interno di questo ampio approccio, viene posta enfasi su particolari aspetti. Uno degli assunti principali è il meccanismo del condizionamento, in base al quale l'associazione ripetuta di uno stimolo, detto stimolo neutro, con una risposta che non è ad esso direttamente correlata, farà sì che, dopo un periodo di tempo, a tale stimolo segua la risposta condizionata.
Ad esempio nell'esperimento del fisiologo russo Ivan Pavlov (1849-1936), il primo autore che ha identificato il meccanismo, si faceva precedere alla somministrazione del cibo a dei cani un suono; con il tempo il cane apprende che, dopo il suono, gli verrà fornito il cibo; a seguito del condizionamento, il suono di per sé generava la salivazione del cane. Lo stimolo neutro, non in grado di determinare la risposta condizionata -la salivazione-, dopo tale ripetuta associazione, determina la risposta condizionata. Alcuni comportamentisti sostengono semplicemente che l'osservazione del comportamento è il modo migliore, o il più conveniente, per investigare i processi psicologici e mentali.
Alcuni ritengono che sia in realtà l'unico modo per indagare tali processi, mentre altri sostengono che il comportamento stesso sia l'unico soggetto appropriato della psicologia, e che i comuni termini psicologici (credo, scopi, ecc.) non abbiano referenti e/o si riferiscano solo al comportamento. I sostenitori di questo punto di vista talvolta fanno riferimento al loro campo di studio chiamandolo analisi comportamentale, psiconomia o scienza comportamentale, piuttosto che psicologia.
Tale interesse per ciò che non è astratto e soggettivo fu nutrito per la prima volta dallo psicologo John B. Watson (1878-1958), il quale intendeva per comportamento il movimento di specifici muscoli. Il suo programma di ricerca ebbe forte impulso dal lavoro di ricerca sperimentale dello psicologo statunitense Burrhus Skinner (1904-1990), della Harvard University, che ne fu probabilmente il più grande esponente storico. Skinner con i testi "The Behaviour of Organisms" del 1938 e "Science and Human Behaviour" del 1953, pose le basi per la scoperta delle leggi e dei più importanti paradigmi della materia, dando origine ad un modo nuovo di concepirne le cause e consentendo così di allargare in modo significativo le possibilità di influire sui comportamenti osservabili. Il suo grande merito, è infatti quello di avere scoperto che i comportamenti umani sono prevedibili e controllabili attraverso una opportuna gestione di due classi di stimoli dell'ambiente fisico: gli stimoli “antecedenti” che l'organismo riceve prima di attuare un comportamento e gli stimoli “conseguenti” che l'organismo riceve immediatamente dopo che il comportamento è stato posto in essere.
Dopo le scoperte di Skinner, un numero crescente di ricercatori ha progressivamente messo a punto innumerevoli tecniche per la modificazione dei comportamenti in quasi tutti gli ambiti di applicazione e, a partire dalla metà degli anni settanta, anche in ambito organizzativo e nello specifico campo della Sicurezza sul lavoro, attraverso molte applicazioni concrete ad opera di importanti ricercatori. Attualmente, grazie alla diffusa implementazione di tali metodiche scientifiche in molti contesti applicativi a livello internazionale, in particolare nel nord america, sono disponibili numerosi studi che ne documentano l'efficacia e diversi manuali riportanti strategie e tecniche scientifiche utilizzabili per lo sviluppo di comportamenti di sicurezza in azienda, al fine di ridurre l'influenza della componente legata all'errore umano nella dinamica della maggior parte degli eventi incidentali. Tali tecniche sono note collettivamente con il nome di Behavioral Safety (BS) o Behavior Based Safety (BSS).
Altri psicologi comportamentisti, detti "neocomportamentisti" (tra cui Edward Tolman), proposero dei correttivi (le cosiddette "variabili intervenienti del processo S-R") all'eccessiva semplicità e rigidità del paradigma comportamentista, aprendo la strada ai successivi sviluppi della psicologia cognitiva.
[modifica] Fasi del Comportamentismo
Durante la sua storia il comportamentismo ha attraversato tre fasi:
- la fase pre-paradigmatica con Watson, per il quale dato uno stimolo S si può prevedere la risposta (S—R) e viceversa.
- la fase paradigmatica con Robert Woodworth, il quale ammette l'esistenza di una variabilità individuale (ma non biologica) secondo questo schema: S—O—R.
- la fase post-paradigmatica con Raymond Bernard Cattell, per il quale le variabili organiche si trovano in S e R, ovvero sia nell'insorgenza dello stimolo sia nella risposta, secondo lo schema: SO?RO.
[modifica] Storia del comportamentismo
[modifica] Le origini
Per oltre duemila anni la psicologia è stata intesa nel suo senso etimologico di "disciplina avente per oggetto l'anima".
Quando nel 1600 e poi nel 1700 cominciò a farsi strada l'idea che la psiche potesse essere meglio conosciuta attraverso lo studio dell'esperienza, si crearono le premesse per un mutamento nel metodo d'indagine. Ma l'oggetto della psicologia rimaneva lo stesso, cioè la psiche, anche se la sua caratterizzazione di sostanza (l'anima) veniva sostituendosi con l'analisi delle sue funzioni. Pochi avrebbero messo in dubbio che la psicologia potesse avere altro oggetto di studio, dal momento che rinnegando quell'oggetto avrebbe negato se stessa.
Il comportamentismo rappresenta un capovolgimento dell'oggetto di studio della psicologia, che diventa il comportamento osservabile e non la coscienza. L'oggetto psiche viene espresso nei contenuti psicologici (emozione, abitudine, apprendimento, personalità) e per essi si propone lo studio attraverso la loro manifestazione osservabile nei termini di comportamenti emotivi, abitudinari, d'apprendimento, costitutivi della personalità.
Uno dei motivi fondamentali del comportamentismo è l'aspirazione a dare una fondazione scientifica alla psicologia, in maniera da collocarla fra le scienze biologiche, nella grande famiglia delle scienze naturali. Fra gli psicologi più rilevanti del comportamentismo: Max Meyer, Karl Lashley, John Watson, Hunter, Kuo, C. L. Hull, Burrhus Skinner, N. E. Miller.
[modifica] La nascita
Il comportamentismo nasce ufficialmente nel 1913 nel Nord America, anno in cui Watson pubblica l'articolo "La psicologia così come la vede un comportamentista". Watson era stato il primo dottore in psicologia dell'università di Chicago 1903, presso la cui sede stava delineandosi il funzionalismo. Benché non sia facile ritrovare delle coordinate precise dell'orientamento funzionalistico si può dire che esso influì ampiamente sul comportamentismo, sia accogliendo decisamente la biologia darwiniana, sia spostando l'attenzione dalla natura della coscienza ai processi adattivi che essa esibisce, sia per l'idea che «l'uomo è un animale che reagisce nell'ambiente», sia per la fiducia nelle grandi capacità conoscitive e nelle potenzialità applicative della psicologia.
Nel saggio di Watson è evidente l'influenza esercitata sul comportamentismo dalla sperimentazione sugli animali. L'evoluzionismo darwiniano aveva chiarito che fra l'uomo e le altre specie animali non vi era una differenza radicale, tale per cui l'uomo ha un'anima e gli animali no. Era perciò plausibile fare ricerca psicologica anche con gli animali e ciò offriva una serie di incomparabili vantaggi: controllare variabili concomitanti (quantità e tipo di alimentazione, ore di riposo e di attività, condizioni di vita), possibilità di conoscere e di tenere sotto controllo l'influenza dell'esperienza passata sulle azioni compiute dall'individuo esaminato, alla libertà nelle procedure (sperimentazioni lunghe e stressanti), manipolabilità dell'organismo (danneggiamento delle funzioni sensoriali, operazioni chirurgiche).
Studiare la psicologia degli animali poteva voler dire diverse cose. In particolare, se l'oggetto della psicologia è la coscienza, si sarebbe dovuti pervenire a conoscere la natura della coscienza dell'animale. Ma in base all'esame del comportamento osservabile dall'esterno, il così detto: comportamento manifesto (gli animali non hanno un linguaggio attraverso cui esplicitare i loro contenuti mentali). Watson affermò che «la vera psicologia degli animali doveva semplicemente considerare il loro comportamento, dato che questo è l'oggetto di studio della psicologia».
L'apprendimento che si verificava in un ratto addestrato a percorrere un labirinto appariva consistere nell'acquisizione di una serie di movimenti piuttosto che di nozioni. L'animale cominciava ad essere considerato cavia di laboratorio, ideale per la conoscenza psicologica dell'uomo.
Edward Lee Thorndike è forse il primo psicologo nordamericano senza un curriculum europeo di studi. Le sue ricerche furono eseguite con apparati quali il labirinto a T e la gabbia. Nel labirinto l'animale dopo aver percorso le gambe di tante T, si trova davanti a luoghi di scelta rappresentati dal punto in cui la gamba della T si incontra col suo segmento orizzontale e deve apprendere quale delle due direzioni (destra o sinistra) è quella giusta.
Invece la richiesta tipica rivolta all'animale chiuso in gabbia era quella di imparare che per uscire e poter trovare del cibo bisogna abbassare una maniglia. Osservando i gatti Thorndike concluse che il loro apprendimento si verificava gradualmente attraverso una serie di tentativi ed errori che portava al consolidamento delle reazioni dell'organismo che erano state ricompensate (legge dell'effetto).
La legge dell'effetto di Thorndike è una legge di tipo comportamentista. Noi potremmo pensare che l'intelligenza consista nel comprendere la relazione che esiste fra l'atto di premere la leva e la possibilità di uscire, ma ciò che effettivamente osserviamo è che quell'atto si verifica tanto più spesso, quanto più ad esso è seguita una ricompensa. La legge empirica dell'effetto ci dice all'incirca che un'azione accompagnata o seguita da uno stato di soddisfazione tenderà a ripresentarsi più spesso, un'azione seguita da uno stato di insoddisfazione tenderà a ripresentarsi meno spesso.
La legge dell'effetto sottolinea sia il carattere adattivo e utilitaristico dell'azione umana, il cui manifestarsi appariva semplicemente legato alla possibilità di venire ricompensati, che l'apprendimento è graduale facendo l'analisi dei tempi richiesti al gatto per arrivare alla pressione della maniglia.
Thorndike era favorevole all'idea che l'apprendimento fosse graduale anziché frutto di una comprensione improvvisa. Infatti osservò che il tempo necessario ad un gatto per uscire da una gabbia decresceva regolarmente e gradualmente senza brusche cadute, e ciò lo fece concludere che l'animale non afferrava la soluzione, ma che procedeva a piccoli passi, imprimendosi le risposte giuste e cancellando quelle sbagliate.
[modifica] Rifiuto dell'introspezione
Watson rivolse i suoi attacchi al metodo introspettivo. L'introspezione significa "guardare dentro di sè". Riteneva l'introspezione un metodo non scientifico per due motivi fondamentali:
- L'osservatore si identifica con l'osservato (ciò significava, ad esempio, che, non appena l'osservatore cominciava a osservare la coscienza, mutava per definizione il suo oggetto di osservazione, dal momento che esso veniva ad includere la coscienza di osservare).
- L'osservazione introspettiva era compiuta da una persona che parlava di cose che gli altri non potevano vedere direttamente (i dati introspettivi sono cioè privati in contrapposizione ai dati pubblici delle scienze naturali).
Watson pensava a due abusi del metodo introspettivo e cioè a quello tradizionale, che aveva portato alla proliferazione di concetti non chiaramente specificati (anima, libertà) e a quello strutturalista personificato in particolare nella figura di Titchener. In questo secondo caso introspezione aveva un significato più definito e limitato, concerneva cioè una maniera sofisticata di descrivere la propria esperienza cosciente componendola in elementi semplici. Per compiere questo esame lo psicologo doveva andare oltre il dato cosciente puro e semplice (io vedo la casa), ed individuarne i costituenti semplici (le distinte sensazioni di cui si compone la mia esperienza di vedere una casa).
Il metodo introspettivo aveva infatti portato a conclusioni estremamente differenziate (ad esempio sulla presenza o meno di pensiero senza immagini) e non era pervenuto ad una unificazione dei termini usati. Lo studio del comportamento anziché della coscienza permetteva di utilizzare metodi più soddisfacenti ed oggettivi suscettibili di un immediato controllo nella verifica del consenso intersoggettivo.
[modifica] Comportamentismo ortodosso
[modifica] Watson
Fra il 1913 e il 1930 si sviluppa il comportamentismo watsoniano. Nella teoria elaborata da Watson il comportamento è stato esplicitato nei termini di: "adattamento dell'organismo all'ambiente", "contrazioni muscolari", "insieme integrato di movimenti", "azioni".
L'unità d'osservazione psicologica è per Watson il comportamento nel senso di azione complessa manifestata dall'organismo nella sua interezza, qualsiasi cosa esso compia come voltarsi verso la luce o in direzione opposta, saltare al presentarsi di un suono. In altre parole è tutto ciò che è possibile osservare nell'altrui comportamento, nel senso letterale del termine ("io vedo che tu stai sorridendo", dunque il tuo comportamento manifesto è il sorridere; e non l'essere felice! la mente, e tutto ciò che vi è dentro, è insondabile dal metodo delle scienze naturali; il metodo galileano).
Questi comportamenti non si identificano nelle singole reazioni psicologiche che l'organismo manifesta (contrazione di un singolo muscolo, oppure attività di singoli organi come la respirazione, le digestione), che costituiscono il differente oggetto di studio della fisiologia.
Quei comportamenti non sono altro che la combinazione di reazioni più semplici, di molecole costituite dai singoli movimenti fisici che in quanto tali sono studiati dalla fisiologia e dalla medicina. Infatti i principi di composizione delle unità semplici in unità complesse non modificano la natura delle prime, ma semplicemente le compongono.
I principi cui Watson fa riferimento sono la frequenza, la recenza e il condizionamento. I principi della frequenza e recenza ci dicono che tanto più spesso o tanto più recentemente un'associazione si è verificata, con tanta maggiore probabilità si verificherà.
Il principio del condizionamento sostiene che nell'organismo esistono risposte incondizionate a determinate situazioni. Un organismo affamato che riceve del cibo sicuramente reagirà salivando, un improvviso fascio di luce sugli occhi provocherà sicuramente una contrazione della pupilla. Il cibo e il fascio di luce sono chiamati stimoli incondizionati cioè eventi che si producono nell'ambiente e che provocano incondizionatamente una determinata risposta nell'organismo.
[modifica] Il condizionamento
Il condizionamento comincia ad occupare un posto centrale nella teoria comportamentista, Watson appare influenzato non solo da Pavlov, ma anche dai riflessologi russi (Sečenov che aveva affermato che gli atti della vita cosciente e inconscia non sono altro che riflessi) e da Bechterev che era in particolar modo interessato ai riflessi muscolari. Ad esempio, il cane di Pavlov salivava quando sentiva il suono di una campanella, per il semplice fatto che tale suono era stato precedentemente associato con una certa frequenza alla presentazione del cibo. La ricerca sul condizionamento era di particolare importanza per il comportamentista perché individuava precise unità-stimolo, che consentivano di definire meglio l'ambiente cui l'organismo reagisce, e precise unità-risposta, poiché offriva un principio-chiave per spiegare la genesi delle risposte complesse. Si poteva infatti ipotizzare che i comportamenti complessi potessero essere il risultato di condizionamenti ripetuti.
Assunse particolare importanza per Watson lo studio dell'apprendimento nei bambini. Nell'analizzare le emozioni, Watson esprimeva l'idea che la paura, amore e rabbia siano le emozioni elementari e si definiscano sulla base degli stimolo ambientali che le provocano. A partire da quelle emozioni si costruirebbero le altre.
[modifica] Il caso del piccolo Albert
Uno studio assai noto di apprendimento delle emozioni è il caso del piccolo Albert che Watson studiò. Albert giocava piacevolmente con un topolino allorché gli venne fatto sentire alle sue spalle un violento rumore. Da quel momento, il bambino manifestò una grande paura sia per i topi, sia per altri animali e oggetti pelosi. Il rumore era uno stimolo incondizionato in grado di provocare per sé una risposta di paura; la sua associazione con un altro stimolo (il topolino) faceva sì che il bambino fosse condizionato ad avere paura anche del topolino e anche per altri oggetti aventi caratteristiche simili.
Per Watson le stesse leggi che regolano l'apprendimento emotivo erano alla base di altre acquisizioni ed in particolare delle abitudini. Ben più difficile era spiegare i processi psicologici come il pensiero e i suoi rapporti col linguaggio. Per Watson il linguaggio viene acquisito per condizionamento. Il bambino sente associare ad un oggetto il suo nome e di conseguenza il nome finisce per evocare la stessa risposta evocata dall'oggetto. Progressivamente all'intero sistema di movimenti (delle corde vocali), che provocano l'emissione del suono-parola può sostituirsi una parte di movimenti per cui la parola viene solo pronunciata sotto voce. Watson riteneva che in questa maniera si venisse formando il pensiero e suggeriva che esso potesse essere ricondotto ad un insieme di abitudini laringiche. Sul piano teorico l'attività di pensiero era un risultato degli apprendimenti comunicativi (che non si esaurivano nel linguaggio verbale, ma potevano includere altre forme di comportamento: ad esempio l'atto di alzare le spalle) e non aveva per sé stesso rilevanza e interesse conoscitivo.
Nel secondo e terzo decennio del secolo, le teorie psicologiche più popolari negli Stati Uniti furono quella di Mc Dougall e Freud in particolare modo la prima si caratterizzavano per l'importanza attribuita agli istinti ereditari nell'uomo. Watson in un primo tempo accolse questa idea. Optò per una posizione che da un lato non riconosceva l'utilità e la validità psicologica del concetto di istinto, dall'altro negava che l'uomo fosse al momento della nascita dotato di un bagaglio psicologico personale. Nel 1925 Watson giunse ad affermare che il neonato ha un repertorio di reazioni estremamente limitato, quali riflessi, reazioni posturali, motorie, ghiandolari e muscolari, ed interessano il corpo e non sono tratti mentali. Il bambino nasce senza istinto, intelligenza o altre doti innate e sarà solamente l'esperienza successiva a caratterizzare la sua formazione psicologica. Watson in questo modo assumeva una posizione egualitaristica (gli uomini nascono tutti uguali).
Watson dichiarava che se gli avessero dato una dozzina di bambini sani, ne avrebbe potuto fare a piacimento buoni dottori, magistrati, artisti. Secondo questa posizione l'uomo è totalmente il prodotto delle sue esperienze; vi è da notare che tale posizione è agli antipodi rispetto al libero arbitrio, il quale è completamento "eradicato". Conseguentemente, assumeva importanza centrale lo studio dell'apprendimento, cioè della maniera in cui l'uomo acquisisce attraverso l'esperienza un repertorio di comportamenti motori, verbali, sociali che verranno poi ad essere gli elementi costitutivi della sua personalità complessiva.
Gli psicologi della tradizione comportamentista hanno accettato l'idea che parte dei tratti psicologici di una persona sia legata alle sue predisposizioni ereditarie ancora più che all'ambiente. Gran parte delle teorie dell'apprendimento elaborate fra il 1920 e il 1960 è riconducibile al comportamentismo. Le più famose sono quelle di Tolman, Hull, Skinner.
[modifica] Skinner
Se Hull credeva nell'utilità della teoria, Skinner vi fu invece in linea di principio contrario. Skinner si oppone solo alle teorie che introducono concetti "mentalistici" (all'interno del quadro teorico comportamentista, definire mentalista una ipotesi, un metodo, una teoria, equivale a negarle il ruolo di scientificità e a "cacciarla" nel mondo della speculazione filosofica) che rischiano di ipostatizzare processi ed eventi puramente ipotetici.
Burrhus Skinner è interessato all'osservazione del comportamento e alla sua relazione con le contingenze di rinforzo, cioè delle occasioni in cui ad una determinata risposta ha fatto seguito una ricompensa. La sua idea è che questo tipo di analisi possa essere sufficiente a spiegare ogni forma di apprendimento, incluso quello linguistico.
Skinner studia il comportamento di ratti e piccioni immessi in una gabbietta (quest'ultime prenderanno il nome di "skinner-box"). Fra le varie risposte che l'animale può dare ne è scelta una (ad esempio, la pressione di una leva) di maniera che ad essa faccia seguito uno stimolo rinforzante (ad esempio un granello di cibo). Si osserverà che la risposta seguita da rinforzo tenderà a presentarsi con sempre maggiore frequenza.
Questo paradigma (un insieme coerente e articolato di teorie, metodi e procedimenti che contraddistinguono in modo predominante una fase dell'evoluzione di una determinata scienza), è detto condizionamento operante (o strumentale o skinneriano). E si differenzia da quello di Pavlov (condizionamento classico o rispondente) per il fatto che la risposta precede piuttosto che seguire lo stimolo critico (Skinner autodefiniva: il condizionamento di Pavlov come "condizionamento tipo S", ed il proprio come "condizionamento tipo R").
Nel caso del ratto di Skinner l'organismo emette sempre più spesso quella risposta cui ha fatto seguito un rinforzo.
[modifica] Condizionamento operante
Il paradigma del condizionamento operante è diventato uno schema fondamentale in psicologia e fisiologia per studiare anche altre variabili ad esempio, (il farmaco x ha effetti collaterali sul comportamento ?), ma è diventato una chiave di volta per spiegare apprendimenti complessi che apparivano inesplicabili sulla base del condizionamento classico. Quest'ultimo infatti si fondava sulla esistenza di reazioni incondizionate e sulla formazione di condizionamenti di second'ordine (la campanella associata al cibo provoca la salivazione, a sua volta il battito d'un metronomo associato alla campanella provoca la salivazione) e quindi di ordine successivo. È chiaro invece che il condizionamento operante si applica a qualsiasi tipo di risposta perché ciascuno di essi può essere seguito da rinforzo. A tutt'oggi il condizionamento operante è di importanza capitale in molti esperimenti di neurologia, psicologia, etologia, e più in generale in tutte le neuroscienze comportamentali.
[modifica] Il neocomportamentismo
[modifica] Tolman
L'opera di Tolman, costituisce uno dei tanti casi anomali all'interno della scuola comportamentista. Venne via via differenziandosi dal comportamentismo watsoniano per accogliere idee cognitiviste o anche psicoanalitiche.
La posizione "molecolaristica" di Watson rischiava di identificare il comportamento con le contrazioni muscolari e di rimandarne lo studio alla fisiologia. Per Tolman il comportamento deve essere molare e non molecolare, non deve limitarsi alle singole risposte muscolari o ghiandolari. Tiene conto dello scopo e alcuni processi intervenienti tra stimolo e risposta. Tolman è considerato un precursore del cognitivismo.
Tolman riteneva esistesse uno "specifico psicologico" caratterizzato per la sua "molarità" (cioè non scomponibile). Questo "specifico" non era tuttavia di natura psichica, ma di natura comportamentale, solo che si caratterizzava per il fatto di possedere proprietà emergenti.
Per Tolman, se caratterizzassimo il comportamento ad esempio di un topo che tira una cordicella per avvicinarsi del cibo, nelle sole componenti motorie (ad esempio, contrae e distende la zampa destra, alza il capo, rizza i peli del collo) avremmo dato una descrizione fisiologica. Per pervenire ad una descrizione psicologica dovremmo tenere conto dei predicati emergenti del comportamento di quel topo e cioè del fatto che esso rivela "cognizioni" e "intenzionalità" (è cioè orientato verso scopi).
Tolman spiegò in termini empirici la problematica inerente all'intenzionalità del comportamento. Lo scopo è descrittivamente presente quando è presente almeno una delle seguenti condizioni in rapporto all'oggetto meta, cioè allo scopo dell'azione:
- la costanza dell'oggetto-meta a dispetto delle variazioni nell'adattamento agli ostacoli intervenienti
- la variazione nella direzione finale corrispondente alle posizioni differenti dell'oggetto-meta
- la cessazione dell'attività quando un determinato oggetto-meta è tolto
In questi tre casi la descrizione del comportamento diventerebbe insoddisfacente se non si facesse riferimento ad un oggetto-meta Tolman parla sovente di variabili intervenienti riconoscendo che un metodo oggettivo conosce soltanto la variabile dipendente rappresentata dal comportamento e tuttavia da esso può dedurre la presenza e le caratteristiche delle variabili intervenienti "mentali". Infatti conoscendo i valori delle variabili indipendenti (stimoli ambientali, esperienza precedente, stato pulsionale, variabili che Tolman propone di definire in termini operazionali) e i valori del comportamento effettivo, è possibile dedurre le variabili intervenienti (proprietà che il soggetto attribuisce all'oggetto, connessioni di scopo, capacità) che come dice Tolman sono entità obiettive, definite nei termini delle funzioni "f" che le connettono alle variabili indipendenti da una parte e al comportamento finale dall'altra.
Come ha osservato Fraisse (1967) lo stimolo "S" può provocare risposte diverse R1 R2 R3 RN, che conseguentemente non possono più essere considerate puramente funzione di S, secondo lo schema S-R dunque:
R = f(S)
la (R) risposta comportamentale è in (f) funzione dello (S) stimolo che l'ambiente esercita sull'individuo. (Secondo il modello del comportamentismo ortodosso; vedi Watson, ma anche Burrhus Skinner)
ma devono essere riferite pure ad una variabile che interviene fra S e R: R = f(I * S)
S-I-R dunque.
In particolare il superamento della semplice connessione S-R sarebbe avvenuto in un primo tempo in riferimento all'importanza di variabili intervenienti dell'organismo, in un secondo tempo con riferimento all'intera personalità. Due movimenti epistemologici interconnessi ebbero, attorno al 1930 un peso rilevante sulla psicologia: il neopositivismo e l'operazionismo. Dal neopositivismo molti psicologi trassero in particolare i criteri per costruire teorie e modelli fondati e valicati sui dati empirici, ma includenti pure costrutti teorici (la teoria ipotetico-deduttiva di Hull ne avrebbe costituito l'esempio più rilevante), e inoltre la distinzione fra dati empirici accettabili (sono i dati "pubblici") e dati non-accettabili ( i dati privati). Questa distinzione fu spesso descritta nei termini operazionisti, per cui lo scienziato può eseguire solo determinate "operazioni" quelle buone che sono ripetibili ed eseguibili.
Anche esperti psicologi sono spesso usi dire "questo ragazzo ha poca intelligenza"; in realtà sarebbe più corretto dire: " ho sottoposto in quella data circostanza il ragazzo al test WISC ed egli ha ottenuto un punteggio ponderato di 80". I comportamentismi hanno sempre sottolineato l'esigenza di definire questi casi empiricamente, piuttosto che usando concetti vaghi: ho osservato il ragazzo per un'ora sei mattine di seguito constatando che egli non ha preso un'iniziativa neanche una volta, mentre i suoi compagni lo facevano diverse volte.
Come si può vedere una descrizione che si fonda sulla osservazione del comportamento manifesto può soddisfare facilmente i requisiti proposti dal neopositivismo e dell'operazionismo.
[modifica] Hull
Hull accolse da Watson il comportamentismo molecolare, da Thorndike l'idea che la ricompensa costituisce un requisito fondamentale dell'apprendimento e da Tolman il riferimento metodologico alle variabile intervenienti. Hull costruì una teoria ipotetico-deduttiva che tentava per la psicologia la stessa sistematizzazione logica e matematica presente nelle scienze fisiche. Il sistema di Hull consta infatti di definizioni, postulati e permette di fare previsioni non solo sulla direzione, ma anche sugli aspetti quantitativi del comportamento. Se si pensa che la psicologia incontra spesso difficoltà nel predire se una cosa succederà (si deciderà Pierino ad andare al telefono?), appare oltremodo affascinante il tentativo di Hull di pervenire attraverso sofisticate equazioni anche quantitativamente il comportamento (quanto tempo ci metterà Pierino per arrivare fino al telefono?). La teoria generale di Hull apparve nel 1943 in un libro dal titolo Principi del comportamento.
[modifica] L'apprendimento sociale e la formazione della personalità
Uno degli elementi caratteristici del comportamentismo è rappresentato dalla sua insistenza sui processi di apprendimento e sulle leggi basilari attraverso cui l'individuo acquisisce nuove abilità e comportamenti. Poiché è indubbio che ampia parte della personalità sociale dell'uomo sia il prodotto di apprendimenti piuttosto che il risultato della maturazione di strutture geneticamente predeterminate, il comportamentismo avrebbe dovuto offrire un contributo fondamentale alla comprensione dei fenomeni psicologici sociali. Ciò non è per lungo tempo avvenuto causa della insistenza dei teorici comportamentismi a favore dei pochi principi basilari della learning theory sviluppati dall'analisi degli apprendimenti semplici di ratti e piccioni.
I contributi di Miller e Dollard trovano ampio spazio ai fenomeni quali la frustrazione, l'aggressività, il conflitto, gli impulsi e le ricompense sociali.
Un principio d'apprendimento, ampiamente trascurato dalle teorie classiche dell'apprendimento e da loro invece collocato fra quelli fondamentali, è costituito dall'imitazione sociale, la quale gioca un ruolo centrale nelle acquisizioni sociali, a partire dall'apprendimento linguistico, e contribuisce a mantenere la conformità sociale e la disciplina. Per Miller e Dollard il bambino acquisisce una tendenza ad imitare poiché è stato rinforzato nelle prime risposte di carattere imitativo. Progressivamente questa tendenza assume un valore sempre maggiore: il comportamento dei modelli potenziali costituisce il "suggerimento" per l'emissione di comportamenti simili che il soggetto deve quindi avere già nel suo repertorio.
Bandura si è occupato dei comportamenti aggressivi, dimostrando (in contrapposizione a Miller e Dollard) come, pur con livelli bassi di frustrazione, si possa avere un bambino molto aggressivo, qualora gli si mostrino modelli aggressivi fortunati. Si è notato che i rinforzi intermittenti (dati cioè solo di tanto in tanto in relazione alle risposte del soggetto) siano quelli maggiormente in grado di mantenere comportamenti aggressivi. Il rinforzo per Bandura agisce nella fase di mantenimento delle risposte. Nella teoria comportamentista dell'apprendimento sociale si sottolinea come modelli e rinforzi possano agire non solo ad incentivare le risposte, ma anche a inibirle, sempre che queste fossero state precedentemente apprese. Inoltre un soggetto può mostrarsi socialmente inadeguato, non solo perché ha appreso risposte scorrette, ma anche perché non ha sufficienti abilità sociali, o non ha appreso in maniera solida alcune risposte sociali necessarie.
Nella teoria del comportamento sociale di Staats viene attribuita particolare importanza agli stimoli emozionali che sono collegati a risposte di carattere emozionale. Staats si ricollega alla classica teoria dell'apprendimento e al ruolo che essa attribuisce a concetti quali il condizionamento rispondente ed operante e rinforzo, ma allarga la sua analisi a fenomeni come le differenze individuali, gli apprendimenti cognitivi, l'acquisizione di atteggiamenti, l'attrazione, il pregiudizio, la comunicazione e la persuasione, il conformismo, la leadership, che sono tipico oggetto d'interesse della psicologia sociale.
Staats fa l'esempio di un animale che si avvicina ad una femmina in calore e che riesca a montarla. Questo fatto rinforzerà una serie di comportamenti elicitati da uno stimolo che ha una valenza emozionale positiva, col risultato che, alla fine l'animale avrà appreso un certo numero di comportamenti che sono evocati da stimoli aventi la medesima caratteristica. Tali risposte di avvicinamento potranno essere in seguito evocate da qualsiasi evento che aumenti la tendenza di uno stimolo ad elicitare risposte emozionali positive. Le analisi della personalità proposte da Bandura, Staats e Mischel riprendono idealmente l'affermazione watsoniana per cui la personalità non è altro che una costellazione di comportamenti.
L'apparente stabilità di alcuni tratti di personalità viene spiegata, da un lato, in base alla generalizzabilità e difficoltà di estinzione di risposte che sono state apprese (fino al livello di abitudini altamente automatizzate), d'altro lato, in base alla stabilità che può avere l'ambiente complessivo che interagisce con l'individuo.
L'atteggiamento comportamentista nei confronti della psicanalisi è duplice: - ne critica la debolezza metodologica inerente alle affermazioni sia di carattere teorico sia di interesse pratico riferite alla presunta efficacia delle terapie analitiche - è propenso a dare il giusto risalto e ad analizzare, in base al proprio apparato teorico, fenomeni messi in luce soprattutto in ambiente psicoanalitico, quali transfert, ambivalenza, fattori inconsci, paure e nevrosi. Vi è da notare che paradossalmente i due approcci sono paralleli:
- stimolo ambientale --> black box --> risposta comportamentale
- pulsione inconscia --> io --> sintomo (lapsus, atto mancato, ecc.)
Nel Comportamentismo e nella Psicoanalisi, ciò che è consapevole, ciò che è conscio (di sé stesso e del mondo) è detronizzato, per far posto ad un qualcosa di non-consapevole, di non cosciente (inconscio o condizionamento che sia; quando un organismo è condizionato a comportarsi in un determinato modo non ne è consapevole, almeno inizialmente).
[modifica] Considerazioni finali
Punto di partenza del comportamentismo è il classico dualismo mente-corpo, di cui si sceglie il corpo, esibente un comportamento (oggetto di analisi).
Il comportamento è definibile come:
- movimento molecolare, del tipo delle contrazioni muscolari
- attività nervosa
- movimento molare (irriducibile alle sue componenti)
- movimento molare con effetto sull'ambiente
- movimento molare diretto verso uno scopo
- azione umana.
I comportamentisti hanno optato per il corpo (esibente un comportamento manifesto) per motivazioni sia di carattere metodologico, sia filosofico (positivismo logico). Sul piano metodologico il comportamento appariva osservabile in maniera più "scientifica" della psiche; in ossequio al principio riduzionista delle scienze della materia (fisica, chimica, biologia). Sul piano filosofico il comportamento appariva una variabile più importante per attingere una reale conoscenza dell'uomo psicologico; in quanto direttamente conoscibile dallo sperimentatore (esterno).
È indubitabile che gli eventi psichici esistano e di conseguenza, come di ogni fenomeno deve essere possibile una descrizione.
Nel privilegiare il comportamento, la relazione comportamento-mente può essere intesa come:
- un parallelismo psico-comportamentale (ogni evento psichico ha un suo corrispettivo comportamentale)
- una priorità del comportamento, da cui si originano in un secondo tempo i fenomeni psichici (il pensiero si genera dall'azione, il livello motivazionale è provocato dalle contingenze esterne di rinforzo, ecc.)
Il comportamento può essere inteso come un aspetto (o come l'oggetto attraverso il cui studio si perviene ad un aspetto) dell'uomo psicologico. Il comportamento è determinato, esistono cioè degli antecedenti dati i quali il comportamento in questione non poteva non risultare (il comportamentismo prende vita dal riduzionismo, operativismo, determinismo, positivismo logico. Se così non fosse, in psicologia sarebbe possibile sola la descrizione, non la spiegazione.
Le leggi psicologiche sono analoghe alle leggi che governano il mondo fisico; l'uomo può perciò essere considerato come un meccanismo estremamente perfezionato.
Alcuni concetti occupano un posto centrale nella storia del comportamentismo: stimolo, risposta e rinforzo.
Lo stimolo riguarda l'impatto che l'ambiente ha sull'individuo, la risposta la reazione all'ambiente, il rinforzo gli effetti dell'azione in grado di modificare le successive reazioni all'ambiente.
Kendler ritiene che i concetti stimolo-risposta possano essere intesi in quattro maniere diverse:
- un linguaggio tecnico
- un orientamento metodologico che invita la psicologia ad affrontare i suoi problemi nei termini di variabili indipendenti manipolabili (stimoli identificati) e variabili dipendenti osservabili (risposte comportamentali identificate)
- un modello teoretico che viene applicato anche agli eventi interni
- un gruppo di teorie
Il punto più critico dell'uso dei concetti di stimolo, risposta e rinforzo è quello che per la loro identificazione si rimandano l'un l'altro.
Il rinforzo si definisce come quello stimolo che aumenta la probabilità di comparsa della risposta che lo ha preceduto; lo stimolo come quella modificazione dell'ambiente in grado di provocare una risposta; la risposta viene identificata nei termini del mutamento, nelle manifestazioni comportamentali dell'individuo, che è in connessione con uno stimolo.
I comportamentisti hanno distinto uno stimolo nominale (l'evento fisico) da uno stimolo funzionale e hanno introdotto la nozione di stimolo mediatore in maniera da spiegare il perché talvolta a parità di condizioni stimoli diversi producano la medesima risposta, stimoli uguali producano una risposta diversa oppure la risposta appaia prodotta da stimoli interni.
Uno sviluppo particolarmente interessante nella nozione di stimolo, fu la stimulus sampling theory, che rappresenta lo stimolo come un altissimo numero di componenti o aspetti dell'ambiente, ciascuno dei quali varia indipendentemente dall'altro. In ogni momento, solo una parte di quegli elementi-stimolo influisce effettivamente sul comportamento del soggetto.
Per quanto concerne la risposta già nel 1922 Tolman ne aveva messo in luce la pregnanza psicologica. Tolman osservava che Watson poteva riportare una determinata risposta ad una specifica emozione, solo col confronto dell'introspezione che gli diceva che quella risposta era effettivamente di paura. Più tardi Tolman avrebbe distinto l'apprendimento dalla risposta comportamentale (la performance) che consente solo approssimativamente di conoscere il livello d'apprendimento del soggetto.
Osservava McDougall che il comportamentista non era interessato né alle contrazioni muscolari che provocano l'emissione di suoni, né alle proprietà fonetiche del linguaggio, ma ai suoi significati. La distinzione fra stimolo nominale (l'evento fisico) e lo stimolo reale (l'evento rilevante per il soggetto) rinvia pure essa ad una specificazione nei termini di pregnanza psicologica.
Per quanto concerne infine la nozione di rinforzo si sono avuti diversi chiarimenti sia sul piano terminologico sia sul piano dei contenuti, sia sul piano concettuale. Negli esperimenti classici di condizionamento operante il rinforzo era specificato anche tecnicamente (il grano di cibo all'animale affamato); quando invece la teoria venne estrapolata ad altri ambiti, il concetto di rinforzo incontrò difficoltà di definizione. Ad esempio nell'istruzione programmata il bambino è rinforzato dal fatto di sapere che ha risposto in maniera giusta. Questo rinforzo è di natura del tutto diversa rispetto ai cosiddetti rinforzi primari così come sono diversi i rinforzi sociali, affettivi. Il rinforzo è qualsiasi evento operazionalmente definito, in grado di soddisfare le esigenze motivazionali del soggetto. Il rinforzo diventa per definizione condizione di apprendimento dal momento che senza motivazione non c'è azione. Resta il problema di individuare gli eventi rinforzanti. Premack ha proposto di considerare il rinforzo con un ordine di preferenza. Si può disporre il soggetto in libere situazioni operanti: il numero di volte in cui il soggetto sceglierà una determinata attività potrà darci una misura della preferenza accordata ad essa.
Le prescrizioni metodologiche del comportamentismo sono diventate parte del patrimonio di chiunque voglia studiare sperimentalmente la condotta umana.
[modifica] Voci correlate
- Storia della psicologia
- condizionamento
- condizionamento operante
- condizionamento classico
- black box
- stimolo
- risposta
- comportamento manifesto
- apprendimento
- libero arbitrio
- molecolaristica
- atomista
- comportamentismo ortodosso
- variabile interveniente
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