William S. Burroughs

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« Parole, colori, luci, suoni, pietra, legno, bronzo appartengono all'artista vivente. Appartengono a chiunque sappia usarli. Saccheggiate il Louvre»
("Les voleurs", in La scrittura creativa, 1994, SugarCo, Varese, pag. 83)
William S. Burroughs nel 1983

William Seward Burroughs II, più comunemente noto come William S. Burroughs, pronuncia /ˈbʌroʊz/ (Saint Louis, 5 febbraio 1914Lawrence, 2 agosto 1997), è stato uno scrittore e saggista statunitense, vicino al movimento della Beat Generation.

Considerato uno degli artisti più importanti e innovativi del ventesimo secolo, ha influenzato considerevolmente la cultura popolare e la letteratura. Burroughs scrisse diciotto romanzi, sei raccolte di racconti e quattro raccolte di versi. Cinque, inoltre, sono i libri pubblicati, che raccolgono interviste o corrispondenze. Apparve in vari film, e collaborò con numerosi musicisti e performer. Cominciò a scrivere i primi versi in età adolescenziale. Nel 1932 entrò alla Harvard University, studiando inglese, e in seguito antropologia, come specializzazione. Più tardi entrò in una scuola di medicina a Vienna.

Dopo essere stato scartato dall'esercito e dalla marina militare nel 1942, divenne schiavo della droga, problema che lo accompagnerà per il resto della vita, influenzando molto i suoi scritti. Nel 1943 si trasferì a New York City e divenne amico di Allen Ginsberg e Jack Kerouac, formando così il nucleo centrale del movimento conosciuto come Beat Generation. Molti dei suoi lavori sono semi autobiografici e parlano delle sue esperienze con la droga, vissute a Città del Messico, Londra, Parigi, Berlino, nel Sud America e a Tangeri in Marocco. Divenne celebre grazie al suo primo romanzo, La scimmia sulla schiena, pubblicato nel 1953, che ottenne successo e lo rese uno scrittore famoso. Il suo lavoro più rinomato rimane però Pasto nudo.

Pubblicato per la prima volta in Francia nel 1959, è uno scritto controverso che fu il primo volume di una tetralogia, che prosegue con la trilogia The Nova Trilogy (1961–64). Nel 1983, Burroughs ottenne la nomina dell'American Academy and Institute of Arts and Letters, e nel 1984 il riconoscimento dell'Ordre des Arts et des Lettres dalla Francia. J. G. Ballard lo definì "il più importante scrittore emerso dopo la Seconda Guerra Mondiale", mentre Norman Mailer lo dichiarò "l'unico scrittore americano che può meritarsi l'appellativo di genio". Burroughs ebbe un figlio, William Seward Burroughs III (1947–1981), dalla seconda moglie Joan Vollmer, la quale morì nel 1951 a Città del Messico, per mano dello stesso Burroughs. William Burroughs morì nella sua casa di Lawrence, in Kansas, dopo aver sofferto di un attacco di cuore, nel 1997.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte dei lavori di Burroughs sono semi-autobiografici e ispirati alle sue esperienze legate all'uso di droghe e alla dipendenza da oppiacei, una condizione che marcò gli ultimi cinquanta anni della sua vita. Legato alla Beat Generation, ma per sua ammissione molto lontano dalla realtà dei beatniks o hippies ("Io i fiori ai poliziotti li lancerei, ma con tutto il vaso e la terra", disse una volta[1]), fu un autore d'avanguardia che influenzò la cultura popolare e la letteratura. Nel 1984 fu eletto all'Accademia e Istituto Americano delle Arti e delle Lettere.

Burroughs viene spesso citato come scrittore di fantascienza vicino ad autori come J. G. Ballard. Non la fantascienza con mostri o astronavi, ma un ramo poco frequentato, che usa non lo spazio esterno ma lo spazio interno dell'uomo: gli esseri umani che agli occhi visionari di Burroughs diventano mutanti, le città che si trasformano in paesaggi metafisici, la percezione di forze occulte. Pecora nera di una famiglia di ricchi, nota per la produzione di calcolatrici meccaniche (il nonno di Burroughs inventò la prima addizionatrice scrivente), si laureò all'Università Harvard. Dopo la laurea, i suoi genitori decisero di sostenerlo economicamente, nella speranza che prima o poi trasformasse quell'imponente carriera scolastica in un impegno professionale di prestigio, e anche perché la lontananza di quel figlio omosessuale evitava molti imbarazzi per i Burroughs.

Burroughs, liberatosi da regole e imposizioni, dedicò l'intera esistenza alle più svariate sperimentazioni, ma in rare righe, sparse nella sua opera, trapela il dolore per una famiglia che lo riteneva scomodo. Stando a La scimmia sulla schiena, nel 1944-45 fece la prima conoscenza con fialette di morfina, e dopo qualche mese divenne tossicodipendente. Cominciò a comprare morfina ed eroina con ricette mediche (all'epoca queste droghe erano vendute legalmente in farmacia), o al mercato nero. A volte per mantenersi con la droga fece il rapinatore e lo spacciatore. Perso il sostegno familiare, William Burroughs lavorò prima come barista, poi come operaio, finché a New York si improvvisò reporter e giornalista ma finì anche con lo stringere rapporti con criminali.

Da sinistra: Carl Solomon, Patti Smith, Allen Ginsberg e William S. Burroughs

Nel 1943 conobbe Allen Ginsberg, noto poeta della Beat Generation, con il quale ebbe anche una lunga relazione, Neal Cassady e Jack Kerouac, che ammirandone la genialità lo elessero loro padre spirituale.

« Drogato omosessuale pecora nera di buona famiglia »
(William Seward Burroughs[2])

Nonostante la sua omosessualità, si sposò due volte: la prima in Croazia con Ilse Kappler, una ragazza ebrea, solo per farle ottenere il visto per gli Stati Uniti, e la seconda volta con un’amica, Joan Vollmer, con la quale condivideva la passione per le droghe. Con Joan decise di allontanarsi da New York per fermarsi a Città del Messico dove scrisse il suo primo romanzo Junkie (La scimmia sulla schiena). La parentesi messicana si concluse, però, in tragedia: nel tentativo di imitare Guglielmo Tell, armeggiando una pistola invece di arco e freccia, sparò e uccise la moglie; il figlio fu affidato ai genitori dello stesso Burroughs, mentre lui s'imbarcò in un viaggio che lo condusse a percorrere in lungo e in largo l'America Latina, fino a raggiungere l'Africa e fermarsi a Tangeri, in Marocco. Molti critici si chiedono ancora oggi per quali motivi non fosse stato processato per uxoricidio.

« La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili »
(William Seward Burroughs[3])

A Tangeri fu raggiunto da Kerouac e Ginsberg, che lo ritrovarono sommerso di fogli e frammenti di carta, sui quali lo scrittore annotava pensieri sconnessi e deliranti, deliri non certo dovuti a pentimenti o rimorsi tardivi. Kerouac e Ginsberg lo convinsero a riordinare questi scritti; nacque così Naked Lunch (Pasto nudo), pubblicato solo nel 1958, che lo rese una celebrità. Dopo un periodo a Tangeri, si spostò in Europa, a Parigi, dove iniziò la convivenza e la relazione con Brion Gysin, scrittore e pittore, e seguitò nella ricerca e nella realizzazione di altri esperimenti letterari di cut-up, dai quali presero origine i testi The Soft Machine, The Ticket That Exploded, Nova Express. La sua opera letteraria si concluse nel 1994 con My Education: A Book of Dream, che precede di tre anni la morte, avvenuta a 83 anni, smentendo quanti avevano affermato che la sua vita "dissoluta" lo avrebbe condotto a una rapida fine.

Mai economicamente abbandonato dalla famiglia, che lo mantenne per quasi tutta la vita, ebbe sempre rapporti "cordiali" sia con la madre, Laura Lee, che con il padre Mortimer e il fratello maggiore Mortimer II. Non ha mai lavorato davvero, e uno dei suoi impieghi che durò più a lungo, sei mesi, fu lo "sterminatore" cioè il disinfestatore. La famiglia conosceva la sua tossicodipendenza e l'ha sempre, a malincuore, tollerata. Nel 1939 si amputò con una cesoia da giardino l'ultima falange del mignolo sinistro come "parte di un rituale di iniziazione indiano" e lo mostra al proprio analista che lo fa internare a Bellevue[4]. Successivamente si trasferì a Chicago, a New Orleans e a Parigi dove ebbe una relazione con Ian Sommerville[5].

La famiglia ebbe dissesti: le azioni della Burroughs finirono presto nelle tasche del socio del nonno. Laura e Mortimer avevano una piccola rendita e un negozio di oggetti da regalo. Iniziò a scrivere La scimmia sulla schiena (Junkie), firmato con lo pseudonimo "William Lee", nei primi anni cinquanta in Messico. Mandò i capitoli del libro per posta a Ginsberg, il quale lo fece pubblicare da una casa editrice dello zio di Carl Salomon cui aveva dedicato The Howl (L'urlo), dopo averlo conosciuto durante un ricovero in un ospedale psichiatrico.

Così Jack Kerouac parla dell'amico William Burroughs (Old Bull Lee), nel suo capolavoro Sulla strada: “Ci vorrebbe una notte intera per raccontare di Old Bull Lee; per adesso diciamo solo che faceva l'insegnante, e a buon diritto, si può dire, perché passava tutto il tempo a imparare; le cose che imparava erano quelle che considerava e chiamava “i fatti della vita”; le imparava non solo per necessità, ma per scelta. Aveva trascinato quel suo corpo lungo e sottile in giro per tutti gli Stati Uniti, e in gran parte dell'Europa e del Nord-Africa, ai suoi tempi, solo per vedere cosa succedeva; negli anni Trenta aveva sposato una contessa russa in esilio solo per strapparla ai nazisti. […] Faceva tutte queste cose solo per sperimentarle. Ora si dedicava allo studio della tossicodipendenza. […] Passava lunghe ore coi libri di Shakespeare in grembo; il “Bardo Immortale”, lo chiamava. A New Orleans aveva cominciato a passare lunghe ore in compagnia dei codici Maya, e anche quando parlava con gli amici teneva il libro aperto in grembo. Una volta avevo detto: “Cosa ci succederà quando moriremo?”, e lui aveva risposto: “Quando si muore si muore, ecco tutto”. […] Bull aveva un debole sentimentale per l'America dei vecchi tempi, specialmente degli anni Dieci, quando […] il Paese era selvaggio, rissoso e libero, libertà di ogni genere in abbondanza per tutti. La cosa che odiava di più era la burocrazia di Washington; subito dopo venivano i progressisti; poi i poliziotti. Passava il tempo a parlare e a insegnare agli altri. Jane sedeva ai suoi piedi; io anche; e anche Dean (Neal Cassady, ndr); e in passato anche Carlo Marx (Allen Ginsberg, ndr). Avevamo tutti imparato da lui.”

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

William S. Burroughs, ritratto a penna di Graziano Origa

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

  • Valentine's Day Reading (1965)
  • Time (1965)
  • APO-33 (1966)
  • The Dead Star (1969)
  • Ali's Smile (1971)
  • Mayfair Academy Series More or Less (1973)
  • White Subway (1973)
  • Exterminator! (1973)
  • The Book of Breething (1974)
  • Snack... (1975)
  • Cobble Stone Gardens (1976)
  • Blade Runner, un film (1979)
  • Dr. Benway (1979)
  • Die Alten Filme (1979)
  • Streets of Chance (1981)
  • Early Routines (1981)
  • Sinki's Sauna (1982)
  • Ruski (1984)
  • The Four Horsemen of the Apocalypse (1984)
  • The Cat Inside (1986)
  • The Whole Tamale (1987-1988)
  • Interzone (1987)
  • Tornado Alley (1989)
  • Ghost of Chance (1991)
  • Seven Deadly Sins (1992)
  • Paper Cloud; Thick Pages (1992)

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

Varie[modifica | modifica wikitesto]

  • Letter from a Master Addict to Dangerous Drugs, British Journal of Addiction, Vol. 53, No. 2, August 3rd, 1956 (1956)
  • Letters to Allen Ginsberg (1953-1957)
  • The Burroughs File (1984)
  • Uncommon Quotes Vol. 1 (1989)
  • Selected Letters (1993)
  • Burroughs Live: The Collected Interviews of William S. Burroughs (19601997)
  • The Letters of William S. Burroughs (1945-1959)
  • Word Virus: The William Burroughs Reader (1998)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ William Burroughs, Rai Arte
  2. ^ William Burroughs: citazioni e aforismi
  3. ^ Aforisma di William Burroughs
  4. ^ Biografia William S. Burroughs, progettobabele.it
  5. ^ The William S. Burroughs/Beatles connection
  6. ^ Articolo su Pop Damage e Articolo su Ashè Journal

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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